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Catania - Notai, dal testamento ai "patti" per cambio generazionale in aziende familiari

Dagli strumenti del “Dopo di Noi” per garantire l’autonomia delle persone disabili, ai “patti” per consentire agli imprenditori di lasciare in sicurezza l’azienda nelle mani dei propri figli: in Italia il sistema normativo del passaggio generazionale della ricchezza si evolve, ma lentamente rispetto ad altri Paesi e con un impianto ancora poco flessibile. Il tema è dibattuto tra i professionisti del settore, in primis tra i Notai che, anche attraverso associazioni di categoria, forniscono contributi e interpretazioni che possano essere sempre più adeguati alle esigenze delle imprese o dei cittadini. Anche a Catania se ne discute: il Consiglio Notarile etneo ha patrocinato l’evento promosso dall’associazione Civil Law sugli strumenti alternativi al testamento, tenutosi questa mattina (15 giugno) al Four Points by Sheraton. «Il Notariato nazionale si spende molto per dare contezza alla società civile degli strumenti disponibili, basti pensare alle iniziative per tutelare e dare dignità a coloro che sono affetti da disabilità – ha affermato il presidente dei Notai di Catania e Caltagirone Giuseppe Balestrazzi – In quest’ambito i destinatari delle nuove disposizioni sono 3milioni e 200mila persone, di cui circa 1milione e 700mila rientra tra le patologie gravi. È una fascia ampia e importante della collettività, e questo ci suggerisce la portata sociale dei provvedimenti, voluti per favorire il completo inserimento di questi cittadini ed evitarne il ricovero in strutture».

Anche nel campo imprenditoriale si sono compiuti sforzi legislativi per rendere meno controversa e contestata l’eredità aziendale. In Italia circa il 70% delle imprese con fatturato tra 20 e 50 milioni di euro è a matrice familiare, di queste quasi una su cinque dovrà affrontare il ricambio generazionale nei prossimi 5 anni (fonti: Sole24Ore e Osservatorio Aub). È un’operazione in cui, nella maggior parte dei casi, le aziende rischiano di subire forti contraccolpi. «La nostra proposta – ha dichiarato Giuseppe AM Trimarchi, alla guida dell’associazione Civil Law – è quella di continuare a usare come base strumenti presi dal Codice civile, che hanno un impianto tradizionale e conosciuto, ma al tempo stesso consentire ai professionisti – notai, avvocati, commercialisti – di interpretare le leggi in chiave più moderna e flessibile, anche dal punto di vista fiscale».

Le altre relazioni – presiedute da Filippo Pennisi, presidente della III sez. civile del Tribunale di Catania – sono state curate da Diego Barone (notaio in Catania), Francesco Fasano (notaio in Napoli), Giancarlo Iaccarino (notaio in Massa Lubrense), Ubaldo La Porta (docente ordinario Università Piemonte orientale), Giacomo Oberto (magistrato IV sez. civile Tribunale di Torino).

 

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