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Sabato, 04 Dicembre 2021

Dai Fondi europei una possibile via di salvezza per un Mezzogiorno fermo

Nel 1961 il Pilltaliano impennò del 10,31%, ovvero, fu l’apice del “miracolo italiano” che, ormaiè noto, fuun fenomenostrettamente settentrionale. Ancora, nel giro di un decennio, milioni di italiani meridionali hanno abbandonato le zone rurali del Sud, quelle che il meridionalista, Rossi Doriadefiniva “d’osso”, ovvero, (dure, aride, poco fertili). Dall’annoso problema del Mezzogiorno, ad oggi, purtroppo, la situazione non è cambiata di molto.Vediamo come e perché. In un Mezzogiorno, ancora, con una fase di sviluppo ferma, ora i meridionali menoqualificati non emigrano più; i laureati del Sud, invece, hanno più incentivi a lasciare le loro città di origine. A questo punto, va detto pure, senza mezzi termini, che nel Mezzogiorno si registra, pure, una carenza di iniziativa imprenditoriale. Ebbene, una possibile via di salvezza per un Mezzogiorno fermo, può venire, a nostro modesto avviso, dai Fondi europei. Nel 2015, per il Sud ci sono 13miliardi di Fondi dell’Unione europea, da spendere. Un esempio,per tutto il Mezzogiorno, può venire dalla Puglia. La Regione Puglia ha, già, pubblicato un bando regionale per gli aiuti agli investimenti delle piccole e medie imprese. Questo bando è il primo atto della nuova programmazione dei Fondi europei 2014-2020. Le medie imprese potranno partecipare con investimenti fino a quattro milioni di euro, mentre le piccole imprese potranno continuare a farlo, con investimenti fino a 2milioni di euro. Ad,onor del vero, va detto, anche, che le strategie governative per lo sviluppo del Mezzogiorno sono assenti di una strumentazione specifica del territorio. Purtroppo, in tal senso, è accaduto, recentemente, che i Fondi europei destinati al Sud, sono stati utilizzati,anche, per finanziare politiche dell’intero Paese: stiamo parlando dei 3miliardi e mezzo di euro sottratti al   Piano di azione coesione del Mezzogiorno. In conclusione, diciamo che il Mezzogiorno non deve restare fuori dagli orizzonti della politica nazionale, altrimenti, continua ad essere, da Roma capitale, l’eterno sconosciuto.

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