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Lunedì, 10 Agosto 2020

Dalla Questione Meridionale ad una possibile ricrescita del Mezzogiorno

Nel Regno delle due Sicilie, prima del 1861, si registrava la più bassa pressione fiscale, il più alto numero di occupati e un rapporto Deficit-Pil del 17%. Oggi, invece, dall’inizio della Grande Crisi, anno 2009, le regioni meridionali, in base a quanto, già, segnalato dalla Banca d’Italia, fanno i conti con una preoccupante desertificazione economica e sociale; quanto riguarda, in particolare, l’occupazione giovanile, nel Mezzogiorno, la caduta è stata intorno al 10%, a fronte di un calo, nel Centro-Nord, dell’1,1%. Ancora, il prodotto lordo, nel Centro-Nord, si è ridotto tra il 5 e l’8 per cento;nel Sud è sceso, invece, del 13,5%. A questo punto, a nostro modesto avviso, va detto, senza mezzi termini, che senza una possibile ricrescita del Mezzogiorno, non sarà facile la ripresa dell’intero Paese Italia. In primis, noi diciamo che se le Istituzioni nazionali e locali, decidono di intraprendere un’azione efficace per una sorta di “risarcimento” del nostro Sud, è necessario uno strumento di intervento straordinario, in particolare, per quelle aree meridionali dove, attualmente, gli unici euro sui quali si può contare, giungono dall’ Unione Europea. In verità, in tal senso, qualcosa si sta muovendo: il Governo sta accelerando sul Piano Finanza e Crescita; e sull’”Investment compact” per attrarre gli investimenti stranieri nel nostro Paese e favorire lo sviluppo delle piccole e medie imprese, già, più numerose nel Mezzogiorno, rispetto al resto del Paese. E, dulcis in fundo, noi pensiamo che ci troviamo, già, in mano, un volàno per la ripresa del Mezzogiorno e dell’intero Paese.

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