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Da una Italia in crisi ad una “Questione meridionale” dimenticata

La drammatica crisi economica nel nostro Paese non accenna a rallentare; lo stallo istituzionale, provocato da una tornata elettorale che non ha espresso né maggioranza né opposizione, ha cancellato dall’agenda: il grido di dolore del sistema produttivo, con una moria continua di piccole e medie imprese, con una conseguente perdita occupazionale. Nel 2012 hanno cessato l’attività circa il 5% delle imprese del Nord-Est; il 4% del Nord-Ovest, più del 6% nel Centro Italia, quasi il 12% nel nostro Meridione. Pertanto, noi diciamo, senza mezzi termini, che l’argomento Meridione fino a pochi anni fa, costituiva il doveroso riferimento di ogni promessa programmatica , ora è dimenticato. A nostro avviso, le ipotesi di un’assenza programmatica della “Questione meridionale” sono due: a) si considera il problema dello sviluppo del Sud del tutto irrisolvibile e, dunque, alla fine accettato come un dogma inspiegabile; b) la crisi economica è diventata così, invasiva da aver travolto non più solo il Meridione povero e dimenticato ma, anche, la parte ricca del Paese, il Settentrione dal quale ogni boom produttivo è stato generato. Così, oggi, “la questione” è diventata Settentrionale e, oscura la Meridionale. Ovviamente, questa situazione è inaccettabile in quanto, se l’Italia arranca il Meridione è già a terra. Vediamo perché. Il Mezzogiorno è senza ossigeno e le previsioni di medio e lungo periodo non sono rassicuranti: il recente Rapporto dell’Osservatorio banche-imprese conferma che sino al 2016(quando il Pil scenderà al 22,6% del totale nazionale) il Meridione vedrà accentuarsi il divario con il resto del Paese. Pertanto, rimuovere il problema della “Questione meridionale” non significa eliminarlo. Diversamente, bisogna riportare al centro dell’Agenda nazionale la “Questione meridionale” e l’emergenza lavoro al Sud. In conclusione, diciamo, pure, che un ritorno proponente delle ragioni di crescita del Mezzogiorno sul palcoscenico nazionale sarà possibile se legato, soprattutto, alla piena mobilitazione di tutte le risorse economiche e sociali dell’intero Meridione.

 

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