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Giovedì, 28 Ottobre 2021

Start up e Start Cup terapie d’urto regionali

La Regione Toscana ha sviluppato, sul terreno della formazione e della nuova imprenditorialità giovanile, eccellenze che vanno dal polo pisano della Normale e del Sant’Anna all’incubatore di start-up dell’Ateneo fiorentino; dalla scuola di alta pelletteria di Scandicci al Polimoda, all’Accademia italiana di arte moda design, alla Scuola di scienze aziendali, sempre nel capoluogo regionale. La caratteristica di queste esperienze è l’aver creato un collegamento stretto con il mercato. Pertanto, l’84% dei diplomati del Polimoda(1.200 studenti, il 55% stranieri) ha trovato lavoro entro sei mesi. In particolare va detto pure, che la moda sarà uno dei motori di rilancio della Toscana e le giovani generazioni avranno, con le start-up, un ruolo determinante. La Regione Lombardia, -con Decreto n.3678 del 21.04.2011-, ha approvato il Bando Start-up d’impresa per giovani, donne e soggetti svantaggiati con il Fondo di rotazione per l’imprenditorialità, DGR n.5130 del 2007. Nel 2012 è partita la Start Cup Calabria aperta ai neo imprenditori, ma anche, agli studenti, laureandi, laureati, ricercatori e docenti che hanno idee imprenditoriali innovative da proporre e collegabili alle varie attività di ricerca dell’Università(Cfr.www.pmi.it/economia). In Puglia è partito, recentemente, “Start Cup Puglia 2013”, il concorso che premia le migliori iniziative imprenditoriali innovative e offre la possibilità ai giovani di trasformare un’idea brillante in un’impresa di successo. A nostro modesto avviso, queste terapie d’urto regionali debbono diventare generali e operative per tutto il Paese e, soprattutto, nel nostro Meridione, specie se si tiene conto del Rapporto Bes(il benessere equo e sostenibile in Italia) presentato dall’Istat e dal Cnel, l’11 marzo scorso, alla Camera del Deputati. Da questo Rapporto è emerso un dato particolarmente allarmante: in Italia c’è un boom, il 22,7%, di giovani “neet”(leggi: categoria di giovani scoraggiati e delusi), tra i quali l’8,8% è costituito da laureati che, quindi, non possono neppure accedere ad un livello più alto di formazione per potersi rimettere in gioco.

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