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Dallo spirito d’iniziativa imprenditoriale, alla crescita occupazionale del Mezzogiorno

Per venire incontro all’aspirazione dei “Millennial”, dei giovani di questo millennio”, consistente nel mischiare insieme, imprenditorialità e lavoro alle dipendenze, occorre, a nostro avviso, nel nostro Paese e, soprattutto, nel Mezzogiorno, incoraggiare la propensione all’imprenditorialità. Peraltro, non cessa di ripetercelo, anche, la Commissione europea: “Con più imprenditori si alzano i livelli occupazionali.”. Del resto, secondo la classifica del “Sole 24 Ore” sulla Qualità della vita delle 107 Province italiane(si veda “Il Sole 24 Ore del lunedì del 28 novembre 2012), nel Mezzogiorno lo spirito d’iniziativa imprenditoriale(imprese registrate su 100 abitanti a settembre 2012) è poco meno dell’8% inferiore nelle quattro città del Sud(Roma, Napoli, Bari e Palermo), rispetto alle quattro del Nord prese in esame(Milano, Torino, Padova e Bologna). Pertanto, lo spread(leggi:la differenza) Nord-Sud del nostro Paese sta aumentando sensibilmente sulla rampa di lancio delle nuove iniziative imprenditoriali. La facilità d’avvio d’impresa è nell’ordine del 25% a sfavore del nostro Meridione,in particolare, con uno spread di 20 punti percentuali per gli imprenditori sotto i trent’anni. A questo punto, un cambio di passo è ciò che serve al Mezzogiorno per ridurre lo spread imprenditoriale, soprattutto, nell’avvio di imprese innovative, ovvero le cosiddette “start up” fondate da giovani meridionali, oggi, in gran parte, impigliati nella ragnatela della disoccupazione intellettuale. Vediamo, un po’ cosa è possibile fare. Noi riteniamo, in primis, che il punto centrale, in Italia, è quello di “avvicinare” Università e impresa, attraverso il ‘transfer tecnologico’ fra il mondo accademico e quello produttivo. Poi, far seguire tre proposte che ci sembrano particolarmente interessanti: 1) l’istituzione di “dottorati in azienda”; in verità, esistono già nel nostro Paese programmi di dottorati da svolgersi nell’ambito di di contesti produttivi, ma la loro diffusione non è tale da coinvolgere le piccole e medie imprese, che più ne avrebbero bisogno; 2) la revisione dei criteri di assegnazione dei Fondi pubblici per la ricerca:. in Italia si faciliterebbe l’assegnazione di risorse già scarse, in base a criteri in grado di cogliere la qualità e il merito di certi atenei, con elevata vocazione alla scienza applicata, incentivando, peraltro, gli stessi ad avere un ruolo pro-attivo e propositivo verso la diffusione delle innovazioni e delle ricerche; 3) questa ultima proposta, poi, intende stimolare i collegamenti diretti tra atenei, innovazione e impresa. E, dulcis in fundo,   diciamo che innovazione e ricerca sono da un lato, la chiave di volta del rapporto: università - iniziativa imprenditoriale di alto livello; dall’altro il motore della crescita occupazionale, soprattutto, del Mezzogiorno.

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