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Dove il Fisco è civile tassa i redditi (non i patrimoni)

Un fisco civile, colpisce i redditi e non i patrimoni (che possono anche essere produttivi di nessun reddito, infatti). Negli Stati Uniti, Barak Obama - nel suo discorso dopo la rielezione - ha sostenuto la necessità di aumentare le imposte ai contribuenti “più agiati” (che negli Usa sono quelli che guadagnano più di 152 mila euro all’anno se single, e più di 191 se coppia). Il Presidente Hollande, dal canto suo, ha reso nota la sua “Finanziaria”, anch’essa tutta incentrata sui redditi. Non parliamo del Fisco in Germania, dove addirittura una sentenza della Corte costituzionale impedisce formalmente che le imposte possano colpire i beni oltre il reddito che producono o se non producono alcun reddito. Da noi, invece, anche la sola ipotesi di una minipatrimoniale sui redditi oltre i 150 mila euro ha scatenato la Confindustria (che - ricordate? - è d’accordo su una seconda patrimoniale, dopo l’Imu, sugli immobili, ma solo se sono quelli degli altri, dei non industriali). I giornali della potente organizzazione si sono scatenati, alimentati dagli articoli dei mandarini dagli alti stipendi, evidentemente non investiti nell’edilizia.

Lo spartiacque tra un Fisco civile e un Fisco incivile, sta proprio qua. Il primo, colpisce la capacità contributiva del contribuente (come, del resto, vorrebbe anche la nostra Costituzione) e il secondo - per via dei mandarini, ma anche dell’incapacità di trovare i redditi dove essi davvero sono - colpisce (diventando, così, anche un Fisco disonesto) immobili inagibili o addirittura collabenti, canoni di locazione non percepiti, aree fabbricabili che fabbricabili in effetti non sono, le spese (persino) per mantenere gli immobili abitabili e quindi affittabili, così come grava sui risparmiatori dell’edilizia con una tassa rifiuti che l’anno prossimo crescerà ancora, con un tributo ambientale provinciale che graverà sempre solo sulla proprietà (come se solo i proprietari respirassero), per non parlare dei contributi di (finta) bonifica. Il tutto, nell’ambito di un Catasto i cui valori aumentano soltanto, e mai diminuiscono, neanche col crollo dei valori che è sotto gli occhi di tutti.

La misura, insomma, è colma.

La tassazione immobiliare italiana (come uno studio della nostra organizzazione, da nessuno contraddetto, ha dimostrato) è la più alta d’Europa. Dall’Imu si sono ricavati 24 miliardi invece di 21, ma di ritoccare le aliquote non se ne parla. Il mantenimento dell’attuale Imu “sperimentale” fino al 2014 (come oggi la legge stabilisce) deve essere ripensato, proprio alla luce di quanto accaduto: il blocco del mercato immobiliare (né si compra né si vende) e il crollo dei valori. Gli italiani hanno versato il saldo dell’Imu (proprio perché i suoi importi superano incivilmente, in molti casi, i redditi) ricorrendo ai risparmi. Ma quello della tassazione del patrimonio immobiliare dovrà essere uno dei grandi temi della prossima campagna elettorale, dovendo qualcuno spiegare se sia giusto che i sacrifici per il risanamento vengano compiuti dai risparmiatori dell’edilizia pure oltre il reddito (finché sarà possibile) e non anche, almeno nell’ambito del reddito goduto, dai portatori di altri tipi di patrimonio.

Corrado Sforza Fogliani

Presidente Confedilizia

 

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