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Dalla formazione alla innovazione una crescita sostenibile per il Paese

La formazione, in Italia, è ancora molto sottovalutata; gli investimento in questo campo, rappresentano il 4,1% del Pil, meno della media europea. L’Italia è al 127° posto nel mondo e quart’ultima in Europa per gli investimenti delle imprese nella formazione del personale(Cfr. Paolo Pasini, Professor, Sda Bocconi School of Management, Information Systems Management & Technology Department, su “IL MESSAGGERO” del 18 ottobre 2012). A questo punto, noi diciamo che è fondamentale colmare questo gap del nostro Paese con il resto del mondo con una formazione che punti, soprattutto, all’innovazione del sistema produttivo. Peraltro, va detto pure, senza mezzi termini, che l’era digitale si ispira, ormai, alla vita quotidiana e trova nell’informatica e nelle telecomunicazioni gli strumenti per favorire l’innovazione delle attività umane, sollecitandone la creatività e la rapidità di realizzazione; ci sono già, infatti, nel nostro Paese, segmenti emergenti dell’economia collegati all’uso del web e alla diffusione dei servizi e dei contenuti digitali, che stanno creando nuovi modelli di business, ovvero, start up innovative creando nuove occasioni di lavoro. Ma c’è di più. Questa ultima componente potrà beneficiare nei prossimi anni, dell’avvento della “Nuova Internet”, ovvero, il paradigma di fruizione basato su nuovi prodotti ad alta tecnologia(tablet, smartphone e internet TV), che potrebbe far recuperare all’Italia, un gap accumulato con la “Vecchia Internet”, basata su PC e Web. Ancora, l’Unione europea sta preparando nuove regole per dare certezza dei diritti e garantire parità di accesso a tutti, alla “Nuova Internet”. E dulcis in fundo, accendiamo un faro sulla necessità di politiche scolastiche e formative che, basate sul merito e la meritocrazia, siano in grado, poi, di riportare il nostro sistema educativo a livelli di eccellenza e di rafforzare il legame con il mondo del lavoro e delle imprese.

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