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Domenica, 21 Aprile 2019

L’unità d’Italia può andare in pezzi. Vediamo perché. C’è, in atto, una trattativa che dovrebbe essere condotta da quasi tutte le regioni, a statuto ordinario, definendo competenze e meccanismi finanziari, caso per caso. Ovvero, si sta così, generando una situazione istituzionale di grande caos. Tutti i protagonisti delle regioni, secondo un nostra opinione, mirano solo ad interessi territoriali, particolari, personali; a nessuno di loro sembra interessare: l’unità d’Italia; il complessivo interesse nazionale; la sostenibilità dell’organizzazione dello stato italiano; il ruolo del Governo dell’intero Paese; un corretto rapporto tra Roma e le regioni e l’eguaglianza dei diritti dei cittadini italiani. Nel particolare, ad esempio, la Regione Veneto vuole una competenza esclusiva su tutto. Non reclama solo le risorse, attualmente, spese dal Governo nazionale; ma propone un nuovo meccanismo di calcolo (sempre stabilito dalla Commissione paritetica Italia-Veneto che dovrebbe valere solo per il Veneto) basato su “fabbisogni standard” che tengano conto, anche, del “gettito dei tributi maturato nel territorio regionale”; con la garanzia, pure, che le risorse crescano nel tempo con” le stesse dinamiche del Pil della Regione”. In sostanza, si tratterebbe di una sostanziale secessione. Ma c’è di più. A chiedere queste condizioni, di particolare autonomia, sono, anche, alcune regioni del Sud, a cominciare dalla Puglia dove, entro il 2020, si terra un referendum, sulla scorta di quanto, già avvenuto, in Lombardia e Veneto, nel 2017. In conclusione, noi diciamo che lo snodo decisivo sarà la Conferenza Stato –Regioni, dove si stanno ponendo le basi, per una negoziazione organica, di tutte le Amministrazioni regionali, in prima linea, sulla battaglia autonomista, in corso.

In primis, noi diciamo che, per l’assegnazione dei Fondi dell’Unione europea, al Mezzogiorno, si è creata una diatriba, ovvero, un discorso aspro e polemico, nei rapporti con l’Unione europea: se il Mezzogiorno non si sveglia, a dargli la sveglia, sarà l’Unione europea. Vediamo perché. Nelle casse del Ministero del Mezzogiorno ci sono 76 miliardi di Fondi europei, per il periodo 2014-2020, da spendere, ancora. Quelle risorse per il Mezzogiorno sono fondamentali, anche, alla luce degli ultimi dati dell’Istat, sulla povertà nel Sud d’Italia, che ci obbligano a fare presto e bene. I dati della Commissione europea valgono più di tante parole.  Tra i fondi sociali, fondi per lo sviluppo regionale e per l’agricoltura, la Campania ha avuto in dono, per il 2014-2020, 6,7 miliardi. Ma, finora, ha annotato la Commissione europea, è riuscita ad allocarne in progetti, la metà e a spenderne una manciata: 255 milioni, pari al 3,7% del totale. Al palo ci sono, anche i Fondi europei della Sicilia: di 7,5 miliardi di euro sono stati, finora, rendicontati, appena, 397 milioni, poco più del 5%. Inchiodata a quota 5%, anche, la Puglia, che ha saputo tradurre, in risultati concreti, soltanto 452 milioni, degli 8,7 miliardi, messi in cassa. Ha fatto, un poco meglio, la Calabria la quale, è riuscita ad utilizzare 338 milioni dei 3,5 miliardi complessivi, avuti a disposizione. Ma va detto, anche, senza mezzi termini, che ci sono, delle giuste doglianze, di Confagricoltura sul nuovo impianto della Politica Agricola Comunitaria: per i tagli al bilancio agricolo (5%, in meno per l’Italia, significherebbe perdere circa 3 miliardi di euro, senza calcolare, poi, il 15%, in meno, per i Programmi di sviluppo rurale). In conclusione, diciamo che il nostro Paese, da un lato, si trova in posizione di credito verso l’Unione europea ma, dall’altro, è debole al tavolo negoziale, della spesa, delle risorse europee.

 

In primis, diciamo che il Nord ha espresso questa volontà, mettendo, a nostro modesto avviso, in pericolo, l’Unità d’Italia: “Trattenere al Nord, la maggior parte possibile, del gettito fiscale dello Stato” (Cfr “Il Messaggero” del 18 giugno 2018, 1° pagina). Stiamo parlando di una vicenda decisiva per il futuro dell’Italia. L’obiettivo del Nord di mettere le mani sulle tasse non è stato mai abbandonato.  In concreto, si tratta di un’autonomia fiscale del Nord che comporterà, un pesante danno al Mezzogiorno. In questo quadro, una autonomia regionale del Nord, ben disegnata garantirebbe ai cittadini delle regioni più ricche, risorse sufficienti e scaricherebbe, contemporaneamente, sugli altri cittadini italiani, tutti i problemi delle minori disponibilità dello Stato, ad esempio, per la scuola ed i servizi sociali. E qui va detto, anche, senza mezzi termini, che l’Istat ha rilevato che l’aumento della povertà assoluta, colpisce, soprattutto, il Mezzogiorno, dove vive in questa condizione un cittadino su dieci. Ma c’è di più. Non è un caso se le previsioni economiche, per il 2050, vedono registrare una certa stabilità economica per il Centro-Nord mentre, nel Mezzogiorno il calo economico sarà a due cifre. In conclusione, ci auguriamo che la Politica nazionale si adoperi, con fermezza, affinchè, l’unità d’Italia, non venga messa in pericolo.

In primis, noi diciamo che il futuro del Mezzogiorno passa da un lato, dalla tutela delle sue tradizioni, del suo patrimoni naturale e culturale; dall’altro lato, dalla capacità che avrà di raccogliere le sfide che l’innovazione offre per diventare, un volàno di sviluppo, dell’intero Mezzogiorno. Il futuro, è già qui: nel profondo Sud: lo spazio, certo ma, anche la terra e il mare. Attorno al Distretto tecnologico aerospaziale(Dta) con sede legale e amministrativa presso la cittadella della Ricerca di Brindisi, la Puglia vedrà decollare “super navicelle” che consentiranno di toccare, davvero la luna con un dito. Ancora, c’è un circuito di aziende private 4.0, ad alto concentrato innovativo, che detiene il 46% delle partecipazioni; stiamo parlando di un comparto tecnologico, in fermento, che sempre di più, vede nell’aeroporto di Grottaglie il “cuore pulsante”, come dimostra, anche, un patto siglato per favorire l’attività di ricerca e di sperimentazione sulla cyber security, nella mobilità tra spazio, terra e mare. L’intesa permetterà di sviluppare diversi servizi, tra i quali la sicurezza informatica dei sistemi spaziali, in relazione al settore dei trasporti, oltre a progetti ed eventi specifici con lo scopo di sviluppare una comunità meridionale per l’innovazione. Ma c’è di più. A Lecce, è stato creato un Patto tra Ingegneria dell’Innovazione, dell’ UniSalento  e  Asl Lecce, per accorciare i tempi delle liste d’attesa. Vediamo come: sarà un  algoritmo ad evidenziare le criticità, ma, soprattutto, ad individuare il numero di prenotazioni, che possono essere effettuate; stiamo parlando di un  rivoluzione nella gestione delle liste d’attesa, in un settore, a nostro modesto avviso, così delicato e frequentato della sanità. In conclusione, ci auguriamo, che il Mezzogiorno partendo da queste iniziative, in atto, diventi, in un prossimo futuro, una “culla di crescita” dell’innovazione.

"L'immigrazione positiva, pulita, che porta idee, energie e rispetto è la benvenuta. Il mio problema sono i delinquenti, come quello che ha ammazzato un italiano di 77 anni a Sessa Aurunca, preso a pugni da una di queste 'risorse' che ci dovrebbero pagare le pensioni. Perchè c'è ancora qualche fenomeno, penso anche al presidente dell'Inps, che dice che senza immigrati è un disastro. Ma ci sarà tanto da cambiare anche in questi apparati pubblici". Lo dice il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, in un video postato su Facebook durante la visita a un'azienda confiscata alla mafia.

Gli scenari più preoccupanti per la spesa pensionistica prevedono una forte riduzione dei flussi migratori che è già in atto' avverte il presidente Inps, Tito Boeri. 'Il sistema pensionistico non è in grado di adattarsi alla diminuzione dei contribuenti' legata al calo dei nati in Italia. 'Il problema è serissimo e dell'immediato - spiega -. Volenti o nolenti l'immigrazione può darci un modo di gestire questa difficile transizione demografica. Avere immigrati regolari ci permette di avere flussi contributivi significativi'.

Intanto la questione di Maria Teresa Arcuri sta per trovare giustizia grazie alle battaglie delle Iene e del Fatto Quotidiano : l 14 maggio scorso, presso il Dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio, si è tenuta la “conferenza dei servizi” , il tavolo tecnico al quale partecipano le amministrazioni che non riescono a trovare la quadra su un procedimento interno che le coinvolge.

La riunione mette un punto fermo. Il verbale consta di 18 pagine e 26 documenti tra contratti, determine, note e mail. Manca però l’unico che conta davvero: una Gazzetta Ufficiale che attesti una volta per tutte il superamento di un concorso pubblico, cosa cui è tenuto per legge anche l’ultimo degli impiegati del più piccolo comune italiano. Perché? Semplicemente perché non c’è, probabilmente perché non c’è mai stato.

Così il 28 giugno l’ente ha comunicato d’aver preso atto della fondatezza dei dubbi che la Arcuri avanza dal lontano 2011 circa la regolarità delle procedure di mobilità interna che avevano permesso alla Infante di transitare da un consorzio privato (Co.Pro.SS) al Mef e da qui all’Inps. Per sette anni però l’Inps li ha ignorati, negati e rimossi, prendendo per buoni i pareri che via via riceveva da alti dirigenti.

“C’è una funzionaria che da cinque anni viene pagata per non far nulla, ma proprio nulla cagionando un danno erariale di almeno 200mila euro. E quella funzionaria, signor giudice, sono io”. Aula 5 del Tribunale di Crotone, a parlare così – sotto giuramento – è Maria Teresa Arcuri, funzionario direttivo presso la sede provinciale Inps del capoluogo calabro. Interviene perché si celebra il processo contro ignoti che hanno violato il suo ufficio prelevando documenti di servizio. Scorrono le immagini delle telecamere. Ma il momento clou dell’udienza è quando il giudice chiede del suo impiego presso l’ente ed è lì che la funzionaria denuncia se stessa e racconta una storia kafkiana che anticipa, a suo modo, la legge sul whisteblowing appena approvata dal Parlamento.

Chi conosce la signora Arcuri, per primo il suo legale Gian Paolo Stanizzi, sa che non sarebbe mai arrivata a tal punto se non fosse stata presa e messa in un angolo “per pura rappresaglia”. E perché mai? Perché la signora Maria Teresa, un giorno, ha deciso di vederci chiaro sul contratto del suo diretto superiore, dubitando che avesse i titoli per l’assunzione nei ruoli della pubblica amministrazione, non avendo svolto alcun concorso come vuole la legge. Circostanza mai negata da tutti i soggetti investiti del caso che, nel Paese dei concorsi truccati, segnerebbe un ulteriore passo verso il baratro: il posto si ottiene senza neppure sporcarsi le mani, perché il concorso da aggirare neppure serve più. 

«Maria Teresa Arcuri, attuale funzionario direttivo presso la sede provinciale dell’Inps di Crotone, nel maggio del 2011, dubitando delle qualifiche per le mansioni svolte dal proprio superiore, scrive alla direzione delle risorse umane presso la sede centrale di Roma allegando una richiesta di accesso ai dati concorsuali inerente al suo superiore, ma la richiesta viene rigettata adducendo la “mancanza di interesse diretto, concreto e attuale”; successivamente, la Arcuri segnala la vicenda al magistrato della Corte dei conti che svolge funzioni di controllo e anticorruzione interno all’Inps nonché al collegio dei sindaci. Passa un altro anno e, mentre le risposte latitano, si materializzano procedimenti disciplinari nei confronti della Arcuri: nel luglio del 2011 la dirigente del personale, pur informata del sospetto, non lo approfondisce, ma sanziona con un rimprovero chi lo denuncia, anche alla procura di Crotone. Ne nasce un contenzioso che in ultimo, lo scorso marzo, sarà ribaltato in favore della dipendente dalla corte d’appello di Catanzaro che condannerà l’Inps a pagare 11.500 euro di spese legali». 

Sandro Cretella, difensore della signora: “Ci è stato comunicato questo verbale nel quale si sostiene che siano state effettivamente riscontrate in sede di valutazione le asserite illegittimità in ordine alla procedura concorsuale e di mobilità della Infante. Ma l’iniziativa non ha alcun impatto immediato perché di cessazione del rapporto di lavoro si parlerà solo se il Mef condividerà tali posizioni. Per questo stiamo inoltrando formali diffide in ordine alla posizione lavorativa della signora e stiamo valutando un ricorso d’urgenza al giudice ordinario per contestare la posizione assunta in ultimo dall’Inps”. Di sicuro la fermezza di Maria Teresa Arcuri ha cambiato il corso della storia, ribaltando le parti. In attesa di un nuovo capitolo

A febbraio l’attuale presidente Tito Boeri si è dichiarato indisponibile anche solo a parlarne davanti alle telecamera de Le Iene, presto piombate sul caso surreale. Non è dato sapere se abbia poi cambiato idea, né prevedere come finirà anche perché – come in un gioco di specchi – mentre la Direzione generale del personale dell’ente il 28 giugno comunicava provvedimenti contro la “dirigente” decisi a metà maggio, quella regionale il 27 giugno e cioè il giorno prima ancora confermava l’Infante nell’organigramma della propria direzione con apposita determina.

 

 

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