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Venerdì, 22 Febbraio 2019

"L'immigrazione positiva, pulita, che porta idee, energie e rispetto è la benvenuta. Il mio problema sono i delinquenti, come quello che ha ammazzato un italiano di 77 anni a Sessa Aurunca, preso a pugni da una di queste 'risorse' che ci dovrebbero pagare le pensioni. Perchè c'è ancora qualche fenomeno, penso anche al presidente dell'Inps, che dice che senza immigrati è un disastro. Ma ci sarà tanto da cambiare anche in questi apparati pubblici". Lo dice il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, in un video postato su Facebook durante la visita a un'azienda confiscata alla mafia.

Gli scenari più preoccupanti per la spesa pensionistica prevedono una forte riduzione dei flussi migratori che è già in atto' avverte il presidente Inps, Tito Boeri. 'Il sistema pensionistico non è in grado di adattarsi alla diminuzione dei contribuenti' legata al calo dei nati in Italia. 'Il problema è serissimo e dell'immediato - spiega -. Volenti o nolenti l'immigrazione può darci un modo di gestire questa difficile transizione demografica. Avere immigrati regolari ci permette di avere flussi contributivi significativi'.

Intanto la questione di Maria Teresa Arcuri sta per trovare giustizia grazie alle battaglie delle Iene e del Fatto Quotidiano : l 14 maggio scorso, presso il Dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio, si è tenuta la “conferenza dei servizi” , il tavolo tecnico al quale partecipano le amministrazioni che non riescono a trovare la quadra su un procedimento interno che le coinvolge.

La riunione mette un punto fermo. Il verbale consta di 18 pagine e 26 documenti tra contratti, determine, note e mail. Manca però l’unico che conta davvero: una Gazzetta Ufficiale che attesti una volta per tutte il superamento di un concorso pubblico, cosa cui è tenuto per legge anche l’ultimo degli impiegati del più piccolo comune italiano. Perché? Semplicemente perché non c’è, probabilmente perché non c’è mai stato.

Così il 28 giugno l’ente ha comunicato d’aver preso atto della fondatezza dei dubbi che la Arcuri avanza dal lontano 2011 circa la regolarità delle procedure di mobilità interna che avevano permesso alla Infante di transitare da un consorzio privato (Co.Pro.SS) al Mef e da qui all’Inps. Per sette anni però l’Inps li ha ignorati, negati e rimossi, prendendo per buoni i pareri che via via riceveva da alti dirigenti.

“C’è una funzionaria che da cinque anni viene pagata per non far nulla, ma proprio nulla cagionando un danno erariale di almeno 200mila euro. E quella funzionaria, signor giudice, sono io”. Aula 5 del Tribunale di Crotone, a parlare così – sotto giuramento – è Maria Teresa Arcuri, funzionario direttivo presso la sede provinciale Inps del capoluogo calabro. Interviene perché si celebra il processo contro ignoti che hanno violato il suo ufficio prelevando documenti di servizio. Scorrono le immagini delle telecamere. Ma il momento clou dell’udienza è quando il giudice chiede del suo impiego presso l’ente ed è lì che la funzionaria denuncia se stessa e racconta una storia kafkiana che anticipa, a suo modo, la legge sul whisteblowing appena approvata dal Parlamento.

Chi conosce la signora Arcuri, per primo il suo legale Gian Paolo Stanizzi, sa che non sarebbe mai arrivata a tal punto se non fosse stata presa e messa in un angolo “per pura rappresaglia”. E perché mai? Perché la signora Maria Teresa, un giorno, ha deciso di vederci chiaro sul contratto del suo diretto superiore, dubitando che avesse i titoli per l’assunzione nei ruoli della pubblica amministrazione, non avendo svolto alcun concorso come vuole la legge. Circostanza mai negata da tutti i soggetti investiti del caso che, nel Paese dei concorsi truccati, segnerebbe un ulteriore passo verso il baratro: il posto si ottiene senza neppure sporcarsi le mani, perché il concorso da aggirare neppure serve più. 

«Maria Teresa Arcuri, attuale funzionario direttivo presso la sede provinciale dell’Inps di Crotone, nel maggio del 2011, dubitando delle qualifiche per le mansioni svolte dal proprio superiore, scrive alla direzione delle risorse umane presso la sede centrale di Roma allegando una richiesta di accesso ai dati concorsuali inerente al suo superiore, ma la richiesta viene rigettata adducendo la “mancanza di interesse diretto, concreto e attuale”; successivamente, la Arcuri segnala la vicenda al magistrato della Corte dei conti che svolge funzioni di controllo e anticorruzione interno all’Inps nonché al collegio dei sindaci. Passa un altro anno e, mentre le risposte latitano, si materializzano procedimenti disciplinari nei confronti della Arcuri: nel luglio del 2011 la dirigente del personale, pur informata del sospetto, non lo approfondisce, ma sanziona con un rimprovero chi lo denuncia, anche alla procura di Crotone. Ne nasce un contenzioso che in ultimo, lo scorso marzo, sarà ribaltato in favore della dipendente dalla corte d’appello di Catanzaro che condannerà l’Inps a pagare 11.500 euro di spese legali». 

Sandro Cretella, difensore della signora: “Ci è stato comunicato questo verbale nel quale si sostiene che siano state effettivamente riscontrate in sede di valutazione le asserite illegittimità in ordine alla procedura concorsuale e di mobilità della Infante. Ma l’iniziativa non ha alcun impatto immediato perché di cessazione del rapporto di lavoro si parlerà solo se il Mef condividerà tali posizioni. Per questo stiamo inoltrando formali diffide in ordine alla posizione lavorativa della signora e stiamo valutando un ricorso d’urgenza al giudice ordinario per contestare la posizione assunta in ultimo dall’Inps”. Di sicuro la fermezza di Maria Teresa Arcuri ha cambiato il corso della storia, ribaltando le parti. In attesa di un nuovo capitolo

A febbraio l’attuale presidente Tito Boeri si è dichiarato indisponibile anche solo a parlarne davanti alle telecamera de Le Iene, presto piombate sul caso surreale. Non è dato sapere se abbia poi cambiato idea, né prevedere come finirà anche perché – come in un gioco di specchi – mentre la Direzione generale del personale dell’ente il 28 giugno comunicava provvedimenti contro la “dirigente” decisi a metà maggio, quella regionale il 27 giugno e cioè il giorno prima ancora confermava l’Infante nell’organigramma della propria direzione con apposita determina.

 

 

In primis, diciamo che dal terzo Rapporto nazionale: “Le dinamiche del mercato del lavoro nelle province italiane”, curato dall’Osservatorio Statistico Consulenti del Lavoro, è emersa una radiografia del Paese che certifica il gap di crescita tra il Nord e il Mezzogiorno, tra una lenta ripresa e difficoltà economiche, più evidenti man mano che ci si posta da provincia, in provincia, da Nord a Sud del Paese. Nello specifico, con 1.500 euro, Bolzano rimane la provincia con il primato degli stipendi, medi alti, fra gli occupati alle dipendenze. Invece, la provincia con le retribuzioni più basse, è Ragusa con 1.059 euro; il gap è del 30% rispetto a Bolzano. La ricerca nell’analizzare, a fondo, i dati sull’occupazione e sulla disoccupazione, fornisce un’analisi molto dettagliata. Vediamo come. La provincia, con la quota più alta di occupati, è Bologna (72,9%) mentre quella con il tasso di occupazione più basso è Reggio Calabria, dove lavorano solo 37,5% di persone su 100. Il Rapporto analizza, anche, il mercato del lavoro attraverso un indice sintetico di efficienza e innovazione, stilando una graduatoria delle province italiane, in base al loro livello di professioni altamente qualificate: al primo posto si colloca Bologna, seguita da Trieste, Monza e Brianza; In coda alla classifica troviamo Crotone. Diversamente, nel gruppo delle province meno innovative e competitive sono presenti tre capoluoghi regionali: Palermo al 90° posto, Reggio Calabria al 92° e Napoli al 96° posto. In conclusione, diciamo che a causa di un Sud, ancora, penalizzato dalla disparità con il resto del Paese, la storica “questione meridionale” persiste, senza limiti.

"Chiudere da subito tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100 mila euro, per liberare milioni di italiani incolpevoli ostaggi e farli tornare a lavorare, sorridere e pagare le tasse". Lo dice il ministro dell'Interno Matteo Salvini. "Ora tocca al governo - aggiunge - semplificare il sistema fiscale e ridurre le tasse".

Il ministro dell'Interno ha partecipato alle celebrazioni del 224° anniversario della Fondazione della Guardia di Finanza e ha ringraziato il Corpo per i risultati raggiunti. "Dodicimila evasori totali sconosciuti al fisco e grandi evasori che hanno rubato una media di 2 milioni di euro a testa - ha detto - onore alla Guardia di Finanza che li ha scovati, ora tocca al governo ridurre le tasse e semplificare il sistema fiscale".

Salvini vuole la pace fiscale: "Chiudiamo cartelle Equitalia sotto 100mila euro E mentre promette che prima o poi il governo giallo-verde farà la flat tax, annuncia il desiderio di tagliare le cartelle di Equitalia inferiori a 100mila euro.

Insomma, non si tratta di commercianti o piccoli imprenditori il vero cancro del Belpaese. Ma "soggetti fiscalmente pericolosi i cui patrimoni sono espressione diretta di gravi reati tributari o economico-finanziari". Tradotto: significa che gli accertamenti hanno permesso di notare come tra redditi dichiarati e disponibilità economiche effettive la sproporzione fosse troppo grande.

Ecco dunque spiegato l'intervento di Salvini. "12.000 evasori totali sconosciuti al fisco e grandi evasori che hanno rubato una media di 2 milioni di euro a testa - ha detto il ministro - Onore alla Guardia di finanza che li ha scovati, ora tocca al governo semplificare il sistema fiscale, ridurre le tasse e, da subito, chiudere tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100.000 euro, per liberare milioni di italiani incolpevoli ostaggi e farli tornare a lavorare, sorridere e pagare le tasse".

Il governo italiano si impegnerà a porre in essere iniziative di contrasto all'evasione e alle frodi, nella consapevolezza che solo da un contrasto efficace dell'illegalità possono derivare maggiori risorse per ridurre la pressione fiscale", ancora "elevata", e sostenere la crescita dell'economia. Lo ha detto il ministro dell'Economia Giovanni Tria all'anniversario della Gdf.

Il contesto economico, fiscale e amministrativo italiano è "poco favorevole" all'attività di impresa, soprattutto per i 4,1 milioni di microimprese attive nel Paese "penalizzate dai tempi lunghi dei procedimenti amministrativi, dei processi civili e dalla distorsione della concorrenza" legata a corruzione e criminalità, ha detto ancora Tria, alla Gdf, rilevando "una diffusa disaffezione per la cultura della legalità".

"Le sfide condizionate dalla particolare situazione economica dovranno essere affrontate nel segno della continuità con le politiche adottate nel passato per gestire al meglio il presente - ha detto ancora il ministro dell'Economia -, per verificare l'aderenza delle strategie intraprese rispetto al contesto economico e giuridico fortemente e contraddittoriamente in continua evoluzione, nonché per pianificare con lungimiranza il futuro".

Ridurre al minimo l'invasività dei controlli e montare sulla buona fede dei cittadini. È questa la nuova linea d'azione della Guardia di Finanza indicata del Comandante generale Giorgio Toschi Nel corso delle Celebrazioni del 224/esimo anniversario del corpo. Toschi ha sottolineato che il corpo intende "sostenere convintamente il cambiamento nei rapporti tra amministrazione finanziaria e contribuente". E per questo punta a " un approccio fondato sulla semplificazione fiscale, sulla buona fede e sulla cooperazione tra le parti teso ad eliminare le misure che penalizzano i cittadini onesti, favorendo invece l'adeguamento spontaneo agli obblighi tributari e riducendo al minimo, dove possibile, l'invasività dei controlli".

Due miliardi e 300 milioni, più di due milioni a testa: è quanto hanno sottratto al fisco i mille grandi evasori scoperti dalla Guardia di Finanza dal 1 gennaio del 2017 al 31 maggio di quest'anno. I Finanzieri hanno anche individuato quasi 13mila evasori totali e contestato 23mila reati fiscali.

Dei 2,3 miliardi evasi dai grandi evasori, che non sono piccoli artigiani, commercianti o imprenditori ma soggetti che si avvalgono di una rete di connivenze e spesso anche della consulenza di studi tributari, più della metà - 1,3 miliardi - sono però già stati confiscati acquisiti in via definitiva al patrimonio dello Stato.

I dati di quasi un anno e mezzo di attività sono stati resi noti in occasione della festa del Corpo: da gennaio 2017 sono stati scoperti anche 12.824 evasori totali, soggetti del tutto sconosciuti al fisco, che hanno evaso 5,8 miliardi di Iva. I finanzieri hanno inoltre portato alla luce quasi 23mila reati fiscali - il 67% dei quali riguardano emissione di fatture false, dichiarazioni fraudolente e occultamento di documenti contabile - e denunciato 17mila persone, di cui 378 arrestate. Infine, sono 30.818 i lavoratori in nero impiegati da 6.361 datori di lavoro.

A nostro modesto avviso, per allineare, ovvero, disporre una stessa linea di sviluppo, per tutto il Paese Italia, si deve partire dal Sud. Vediamo Perché. Ad esempio, in Puglia, la quota di occupati con il titolo di studio più alto è inferiore, rispetto alla media del Mezzogiorno e del Paese; ovvero, le imprese pugliesi assumono pochissimi laureati, solo il 12,4% del totale; un dato questo, che riguarda il quinquennio 2012-2016. Poi, il Report dell’Istat fotografa un Mezzogiorno, in affanno, dove il lavoro continua a latitare. A questo punto, la docente di Economia degli intermediari finanziari dell’Università di Bari, Federica Miglietta, ha fatto queste due proposte: “1) un database aggiornato, in tempo reale, che metta in connessione Università, Regione e associazioni di categoria; 2) favorire strumenti di incentivazione, per far sì, che le imprese assumano una quota maggiore di laureati. Questo sarebbe un beneficio diretto per la competitività e lo sviluppo delle nostre aziende”. Ancora, noi aggiungiamo che questa soluzione, della suddetta docente universitaria, può servire, anche, ad evitare che un terzo degli studenti universitari pugliesi se ne vada al Nord Italia; La Svimez, infatti, ha rilevato: su 126 mila studenti immatricolati, in 40 mila, sono emigrati, al Nord, per frequentare l’università. Ma c’è di più. Cresce il divario Nord-Sud del Paese, a causa di un aumento della disuguaglianza della spesa, tra le famiglie più ricche del Nord e quelle più povere del Sud: la Lombardia è la prima regione, per consumi, la Calabria, ultima regione, dove si registrano i consumi più bassi (questa è la fotografia scattata dal Report dell’Istat). In conclusione, noi diciamo che una strategia per il rilancio del Sud e dell’intero Paese può essere: imprese, agricoltura e turismo, uniti per il made in Italy; questa ci sembra la scelta giusta perché, l’Italia è un Paese unico capace di abbinare la bellezza naturale del Sud, del mare, delle colline toscane, delle montagne, delle città d’arte cariche di storia, ad un grande patrimonio gastronomico. Va detto, pure, che le competenze sul tema, sono delle Regioni, delle quali va valorizzato, a livello nazionale, il loro ruolo.

 

 

 

 

 

In primis, noi diciamo che le grandi opere, come le infrastrutture, servono per connettere le zone meno sviluppate dell’Italia, come il Sud, a quelle più produttive, del Centro-Nord. Ad esempio, investire dalla Napoli-Bari alla Salerno-Reggio Calabria, ferrovia, l’intento deve essere quello di ricucire il Paese e di sveltire molti progetti produttivi. In tal senso, così si è espresso il governatore della Campania:” Dobbiamo combattere, affinchè, le risorse destinate alle infrastrutture del Sud, siano mantenute o aumentate”. A questo punto, va detto, anche, senza mezzi termini, che vi sono, ancora, differenze molto forti tra Nord e Sud del Paese: nella quantità e nella qualità delle grandi opere. In gran parte, dipendono da dotazioni infrastrutturali, assai dispari che, da decenni, non vengono perequate. E’ nelle economie urbane che crescono le imprese dei servizi avanzati che sono gran parte dell’economia di oggi e di domani. Si pensi, che sono lo sviluppo delle imprese e le reti di servizio che possono migliorare la qualità della vita nei grandi e piccoli centri del Mezzogiorno. A nostro modesto avviso, sarebbe stato più utile, per la politica nazionale, ad esempio, individuare precise linee strategiche, di carattere territoriale indicando interventi per il sostegno dell’imprenditorialità con politiche di attrazione, degli investimenti pubblici per le grandi opere del Sud. E, dulcis in fundo, diciamo che una parte rilevante del futuro dell’Italia, si gioca nel Mezzogiorno.

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