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Lunedì, 17 Giugno 2019

A nostro modesto avviso, il sistema “spacca Italia”, in fase di regolamentazione, da parte del Governo nazionale, esiste già, purtroppo, nel “modus operandi”, del sistema economico italiano. Vediamo perché. In base ad una fonte del Ministero dello sviluppo economico, è risultato che, nel Centro-Nord d’Italia, la diffusione delle tecnologie digitali è al 9,5%,-( nel confronto con la diffusione di tecnologie realizzate)- contro il 6% del Sud d’Italia. A ciò vanno aggiunte le politiche economiche attuate nel Mezzogiorno, dalle politiche nazionali, negli ultimi decenni, come ci informa, il Centro statistico, Svimez:” Caratterizzate da una costante riduzione degli investimenti pubblici, (riduzione che va avanti dall’abolizione della Cassa per il Mezzogiorno), che ha contribuito a frenare la crescita delle aree più deboli del Paese, ovvero del Sud”. Nell’attuale gioco neo-mercantilista, dove quello che conta è esportare più di quello che esportino, i concorrenti, il Mezzogiorno conta sempre meno, come mercato di sbocco. A questo punto, noi diciamo che questa difficile realtà economica, da risolvere, ancora, sta diventando un grave problema politico, non solo per i partiti, ma per tutto il Paese Italia.

 

 

 

A nostro modesto avviso, il pericolo di un’Italia spaccata, con il “regionalismo differenziato”, non è stato, ancora, risolto. Vediamo perché. Ad, oggi, manca una strategia ben studiata, da parte del Governo nazionale, con una forte accelerazione del processo, in vista, di una sua rapida conclusione. In tal senso, si è espresso, anche, il Procuratore generale della Corte dei Conti della Campania, Michele Oricchio, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2019: “Il regionalismo differenziato è un pericolo per la complessiva tenuta delle finanze della Repubblica e per la garanzia di analoghi livelli di servizi per tutti i cittadini di questo Paese” (Cfr. “Il Messaggero” dell’1 marzo 2019, pag.2). A questo punto, noi diciamo che per uscire da questa impasse, ed evitare che lo scontro prenda una piega esplosiva, c’è una soluzione: il Governo nazionale convochi, intorno ad un tavolo, tutte le regioni del Sud, del Centro, del Nord, d’Italia. In conclusione, diciamo, senza mezzi termini, che l’unità nazionale è un valore indiscutibile del nostro Stato repubblicano e un bene, da salvaguardare, in assoluto.

 

 

In primis, diciamo che le regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna stanno trattando con il Governo sul progetto di “Autonomia Regionale Differenziata” che dovrebbe trasferire a loro, poteri su alcune materie e in futuro, anche, dipendenti e denaro pubblico. A questo punto diciamo, senza mezzi termini, che è necessario l’Alt delle Regioni del Sud, all’autonomia del Nord Italia. In tal senso, diciamo che qualcosa si sta muovendo: il primo Alt è partito dalla Calabria; il Consiglio regionale della Calabria ha approvato, all’unanimità-una mozione che impegna la Regione ad agire, con tutti i mezzi, contro l’autonomia differenziata chiesta dalle Regioni del Nord (Cfr.”Il Messaggero” dell’ 1 febbraio 2019). Ancora, in Puglia, dieci consiglieri regionali hanno firmato un documento: “Per il contrasto all’iniziativa di autonomia rafforzata chiesta, al Governo nazionale, dalle regioni settentrionali”. Poi, in tal senso, il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, chiamando a raccolta gli altri Governatori meridionali, ha affermato:” Siamo pronti al ricorso alla Corte costituzionale, alla mobilità sociale e alla lotta”. In conclusione, noi diciamo che sono i principi costituzionali ad indicare la necessità di sviluppare, da parte del Governo nazionale, la coesione sociale dell’intera comunità nazionale; pertanto, a nostro modesto avviso, è importante sottolineare che lo Stato non può risolvere, il rapporto socio-economico, solo con il Nord, del Paese Italia.

A nostro modesto avviso, dall’“autonomia differenziata” del Nord del Paese, avremo una Italia spaccata. In tal senso, per dovere di cronaca, riportiamo, anche, quanto affermato, dalla vignetta di Ciompi: Donna Italia afferma: “Dalle nuove autonomie regionali, Mi sento a pezzi” (Cfr.”Il Messaggero” del 17 febbraio 2019). Nel particolare, con la riforma dell’autonomia, all’esame del Governo nazionale, una serie di materie diverranno di competenza esclusiva di alcune regioni che ne hanno fatto richiesta: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. In primis, una materia che sta preoccupando i giuristi costituzionali è la Sanità per la quale, va seguito quello che dice la Costituzione, sull’unità nazionale e sui diritti fondamentali, come il Diritto alla Salute.  Ancora, un’altra materia preoccupante è la quotidianità di vita dei cittadini meridionali. Un recente studio dell’Osservatorio sulla salute dell’Università Cattolica di Roma, realizzato su dati dell’Istat, ha dimostrato che, anche, per effetto delle migliori condizioni socio-economiche, il crescente divario fra Nord e Sud d’Italia, si riflette, anche, sulla speranza di vita. Pertanto, nelle regioni ricche del Nord, non solo si vive meglio, ma, pure più, a lungo. In conclusione, noi diciamo, senza mezzi termini, che il Mezzogiorno deve trovare la forza dell’unità per non correre il rischio di essere messo da parte, dal resto del Paese Italia.

Quasi un barattolo di pomodori pelati Made in Italy su cinque esportati finisce in Gran Bretagna che è dipendente dall’estero per l’80% del pomodoro che consuma e rappresenta per l’Italia uno sbocco di mercato di vitale importanza che la Brexit, soprattutto in caso di mancato accordo, potrebbe mettere a rischio. E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione del primo grande patto salva Made in Italy per salvaguardare le esportazioni agroalimentari italiane in Gran Bretagna dopo la Brexit.
Si tratta della storica firma dell’accordo tra Filiera Agricola Italiana spa e Princes Industrie Alimentari, il colosso inglese che è il più grande trasformatore di pomodori pelati in Italia destinati in buona parte proprio al mercato inglese e ha il suo più grande stabilimento a Foggia. L’intesa, sottoscritta a Roma dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini e dall’Amministratore Delegato di Princess Gianmarco Laviola, alla presenza dell’Ambasciatore del Regno Unito in Italia Jill Morris, interessa le produzioni di pomodoro dei territori delle regioni Puglia, Basilicata e Molise, nei quali si concentra quasi il 40% della produzione nazionale di pomodoro da industria.
L’obiettivo – sottolinea la Coldiretti - è creare le condizioni per evitare il rischio del crollo delle esportazioni in quello che rappresenta il primo mercato di riferimento delle conserve di pomodoro nazionali, il prodotto simbolo della dieta mediterranea ma anche un settore determinate per l’economia e l’occupazione in Italia. A spaventare – sottolinea la Coldiretti – sono gli effetti dei ritardi doganali e dei dazi con aumenti tariffari a doppia cifra che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea. Un problema che minaccia l’intero export agroalimentare Made in Italia sui mercati inglesi, con forniture che nel 2018 hanno raggiunto i 3,4 miliardi di euro.

Nel contesto dell’accordo, Princes e Coldiretti svilupperanno congiuntamente un’innovativa piattaforma digitale basata sulla tecnologia blockchain che per la prima volta in Italia verrà applicata a un prodotto trasformato industrialmente. La piattaforma garantirà la tracciabilità del prodotto lungo tutta la filiera e il rispetto di tutti i requisiti previsti con forti benefici in termini di sicurezza, efficienza e automazione delle transazioni interaziendali. La blockchain, grazie a registri informatici distribuiti e concatenati, fornirà ulteriore garanzia che il pomodoro provenga da cooperative che rispettano gli standard etici richiesti.

Siglato alla presenza dell’Ambasciatore britannico presso la Repubblica Italiana Jill Morris, l’accordo rafforza il legame fra l’Italia e il Regno Unito che condivide con il nostro Paese il valore della propria esperienza nel contrasto alle forme di caporalato e promuove la cultura della legalità in una filiera determinante per l’export italiano.

“L’accordo rientra nell’azione di responsabilizzazione dal campo allo scaffale promossa da Coldiretti per garantire che dietro tutti gli alimenti in vendita ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con un’equa distribuzione del valore – sottolinea Ettore Prandini, presidente di Coldiretti -. Ma l’intesa con Princes rappresenta anche un prezioso volano di sviluppo per il territorio del Mezzogiorno, dove l’agricoltura si dimostra un settore capace di garantire lavoro e opportunità di futuro”.

“Siamo orgogliosi di condividere con Coldiretti il nostro impegno quotidiano per sostenere la filiera del pomodoro pugliese basandoci sull’applicazione di pratiche di lavoro etico e su condizioni economiche eque e sostenibili per tutti i nostri fornitori di pomodoro. Nell’ambito del nostro impegno, crediamo che questo “Contratto di Filiera” sia un’ulteriore accelerazione e una pietra miliare per il futuro di tutto il settore - commenta Gianmarco Laviola, Amministratore Delegato di Princes Industrie Alimentari – e speriamo venga presto seguito da altri attori della filiera, con i quali siamo sempre disponibili a condividere obiettivi comuni.”

Princes lavora nello stabilimento di Foggia - il più grande sito industriale d’Europa - unicamente pomodoro di origine pugliese e si rifornisce esclusivamente da produttori che rispettano i più alti standard in tema di lavoro etico, secondo le certificazioni “Global G.A.P. GRASP” o “SA8000”.

“Il 40 percento del pomodoro italiano viene proprio dalla Capitanata. La provincia di Foggia è leader nel comparto con 3.500 produttori di pomodoro che coltivano mediamente una superficie di 32 mila ettari, per una produzione di 22 milioni di quintali ed una P.L.V. (Produzione Lorda Vendibile) di quasi 175.000.000 euro. Un bacino produttivo straordinario se confrontato al resto d’Italia con i suoi 55 milioni di quintali di produzione e i 95mila ettari di superficie investita, una realtà che va salvaguardata e promossa”, ha detto il presidente di Coldiretti Foggia, Giuseppe De Filippo, ricordando i numeri della produzione in provincia di Foggia.

Con il supporto di Coldiretti, l’azienda vuole ulteriormente sostenere e promuovere la filiera del pomodoro pugliese, unica al mondo per la qualità del prodotto e che da sola contribuisce per circa il 30% all’intero volume del pomodoro italiano da industria.

I contenuti dell’accordo

I produttori associati a Coldiretti che sottoscriveranno questo “Contratto di Filiera” si impegnano a rispettare un disciplinare di produzione altamente sfidante, in grado di garantire produzioni di qualità eccellenti, sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale, elementi imprescindibili per assicurare un futuro prospero alla filiera del pomodoro pugliese.

Princes offre ai produttori associati a Coldiretti la possibilità di sottoscrivere contratti di fornitura della durata di 3 anni, introducendo così un’innovazione senza precedenti per la filiera in Italia, riconoscendo anche un prezzo “equo” per il pomodoro, cioè basato sugli effettivi costi sostenuti.

Princes è a fianco di Coldiretti nella sua battaglia contro l’”Italian sounding” e questo accordo contribuirà a contrastare il fenomeno, valorizzando in maniera univoca la qualità inimitabile del pomodoro pugliese.

Riconoscendo la determinazione e l’impegno di Princes a favore della promozione degli standard etici nei rapporti di lavoro e consapevoli dell’importanza di unire le forze nella lotta al caporalato, i lavoratori agricoli impiegati nei contratti di filiera, grazie alla collaborazione con la Federazione Provinciale di Foggia, potranno usufruire del trasporto pubblico presso i campi di pomodoro in forma gratuita in attuazione della DGR PUGLIA 11 luglio2018, n. 1261 e garantendo così i massimi livelli di sicurezza.

I produttori, inoltre, potranno accedere a forme agevolate di credito all’impresa e beneficiare di servizi di consulenza specialistica per l’accesso agli aiuti nazionali e comunitari previsti per il settore agricolo. Specifici percorsi formativi saranno inoltre realizzati per l’innovazione della filiera del pomodoro nella direzione della sostenibilità ambientale (riduzione consumo energetico, di acqua, etc.).

Nel 2018 è partita la prima raccolta del pomodoro con l’importante elemento di novità e trasparenza dell’etichettatura Made in Italy – ricorda Coldiretti Puglia - dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 47 del 26 febbraio 2018 del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro.

"L’accordo si sposa perfettamente con la misura di trasparenza per produttori e consumatori entrata in vigore l’anno scorso, dopo che dall'estero – rileva Savino Muraglia, presidente Coldiretti Puglia - sono arrivati nel 2017 ben 170 milioni di chili di derivati di pomodoro che rappresentano circa il 25% della produzione nazionale in equivalente di pomodoro fresco. Un fiume di prodotto che per oltre 1/3 arriva dagli Stati Uniti e per oltre 1/5 dalla Cina e che dalle navi sbarca in fusti da 200 chili di peso di concentrato da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro”.

Grazie alla nuova normativa nazionale non sarà più possibile spacciare per Made in Italy i derivati del pomodoro importati dall’estero.  Il decreto approvato – spiega la Coldiretti – prevede infatti che le confezioni di tutti i derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:

  1. a) Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato;
  2. b) Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato.

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

 

 

 

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