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Domenica, 21 Aprile 2019

A nostro modesto avviso, troppa burocrazia, negli organi statali e locali, sta creando una sorta di “paralisi” per lo sviluppo, necessario e irrinunciabile, del nostro Mezzogiorno. Questa nostra opinione, ovvero, le ragioni di questa forma di “paralisi” sono, in effetti, molte, perché, molti sono gli organismi amministrativi che possono impedire l’inizio o il proseguimento di un’opera pubblica, già, programmata. Ancora, stiamo parlando, anche, di un complesso normativo farraginoso, contraddittorio, oscuro che conferisce un incontrollabile arbitrio a più diversi organi centrali e periferici. A questo punto, diciamo che una volta individuate: nella confusione delle leggi e nel timore di sanzioni le due cause principali di questa stagnazione, dello sviluppo territoriale del Sud, ovvero, troppe leggi e sanzioni che frenano le opere pubbliche, i rimedi dovrebbero essere di conseguenza: una radicale semplificazione delle procedure normative; ed un’adeguata individuazione delle competenze amministrative. In conclusione, diciamo che alcuni motori di sviluppo del Mezzogiorno, ovvero, le piccole e medie imprese hanno bisogno, immediato, per crescere, di una burocrazia amica, sostenuta da adeguate semplificazioni e snellimenti, da parte di una pubblica amministrazione alleata.

 

A nostro modesto avviso, il sistema “spacca Italia”, in fase di regolamentazione, da parte del Governo nazionale, esiste già, purtroppo, nel “modus operandi”, del sistema economico italiano. Vediamo perché. In base ad una fonte del Ministero dello sviluppo economico, è risultato che, nel Centro-Nord d’Italia, la diffusione delle tecnologie digitali è al 9,5%,-( nel confronto con la diffusione di tecnologie realizzate)- contro il 6% del Sud d’Italia. A ciò vanno aggiunte le politiche economiche attuate nel Mezzogiorno, dalle politiche nazionali, negli ultimi decenni, come ci informa, il Centro statistico, Svimez:” Caratterizzate da una costante riduzione degli investimenti pubblici, (riduzione che va avanti dall’abolizione della Cassa per il Mezzogiorno), che ha contribuito a frenare la crescita delle aree più deboli del Paese, ovvero del Sud”. Nell’attuale gioco neo-mercantilista, dove quello che conta è esportare più di quello che esportino, i concorrenti, il Mezzogiorno conta sempre meno, come mercato di sbocco. A questo punto, noi diciamo che questa difficile realtà economica, da risolvere, ancora, sta diventando un grave problema politico, non solo per i partiti, ma per tutto il Paese Italia.

 

 

 

A nostro modesto avviso, dall’“autonomia differenziata” del Nord del Paese, avremo una Italia spaccata. In tal senso, per dovere di cronaca, riportiamo, anche, quanto affermato, dalla vignetta di Ciompi: Donna Italia afferma: “Dalle nuove autonomie regionali, Mi sento a pezzi” (Cfr.”Il Messaggero” del 17 febbraio 2019). Nel particolare, con la riforma dell’autonomia, all’esame del Governo nazionale, una serie di materie diverranno di competenza esclusiva di alcune regioni che ne hanno fatto richiesta: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. In primis, una materia che sta preoccupando i giuristi costituzionali è la Sanità per la quale, va seguito quello che dice la Costituzione, sull’unità nazionale e sui diritti fondamentali, come il Diritto alla Salute.  Ancora, un’altra materia preoccupante è la quotidianità di vita dei cittadini meridionali. Un recente studio dell’Osservatorio sulla salute dell’Università Cattolica di Roma, realizzato su dati dell’Istat, ha dimostrato che, anche, per effetto delle migliori condizioni socio-economiche, il crescente divario fra Nord e Sud d’Italia, si riflette, anche, sulla speranza di vita. Pertanto, nelle regioni ricche del Nord, non solo si vive meglio, ma, pure più, a lungo. In conclusione, noi diciamo, senza mezzi termini, che il Mezzogiorno deve trovare la forza dell’unità per non correre il rischio di essere messo da parte, dal resto del Paese Italia.

A nostro modesto avviso, il pericolo di un’Italia spaccata, con il “regionalismo differenziato”, non è stato, ancora, risolto. Vediamo perché. Ad, oggi, manca una strategia ben studiata, da parte del Governo nazionale, con una forte accelerazione del processo, in vista, di una sua rapida conclusione. In tal senso, si è espresso, anche, il Procuratore generale della Corte dei Conti della Campania, Michele Oricchio, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2019: “Il regionalismo differenziato è un pericolo per la complessiva tenuta delle finanze della Repubblica e per la garanzia di analoghi livelli di servizi per tutti i cittadini di questo Paese” (Cfr. “Il Messaggero” dell’1 marzo 2019, pag.2). A questo punto, noi diciamo che per uscire da questa impasse, ed evitare che lo scontro prenda una piega esplosiva, c’è una soluzione: il Governo nazionale convochi, intorno ad un tavolo, tutte le regioni del Sud, del Centro, del Nord, d’Italia. In conclusione, diciamo, senza mezzi termini, che l’unità nazionale è un valore indiscutibile del nostro Stato repubblicano e un bene, da salvaguardare, in assoluto.

 

 

In primis, diciamo che le regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna stanno trattando con il Governo sul progetto di “Autonomia Regionale Differenziata” che dovrebbe trasferire a loro, poteri su alcune materie e in futuro, anche, dipendenti e denaro pubblico. A questo punto diciamo, senza mezzi termini, che è necessario l’Alt delle Regioni del Sud, all’autonomia del Nord Italia. In tal senso, diciamo che qualcosa si sta muovendo: il primo Alt è partito dalla Calabria; il Consiglio regionale della Calabria ha approvato, all’unanimità-una mozione che impegna la Regione ad agire, con tutti i mezzi, contro l’autonomia differenziata chiesta dalle Regioni del Nord (Cfr.”Il Messaggero” dell’ 1 febbraio 2019). Ancora, in Puglia, dieci consiglieri regionali hanno firmato un documento: “Per il contrasto all’iniziativa di autonomia rafforzata chiesta, al Governo nazionale, dalle regioni settentrionali”. Poi, in tal senso, il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, chiamando a raccolta gli altri Governatori meridionali, ha affermato:” Siamo pronti al ricorso alla Corte costituzionale, alla mobilità sociale e alla lotta”. In conclusione, noi diciamo che sono i principi costituzionali ad indicare la necessità di sviluppare, da parte del Governo nazionale, la coesione sociale dell’intera comunità nazionale; pertanto, a nostro modesto avviso, è importante sottolineare che lo Stato non può risolvere, il rapporto socio-economico, solo con il Nord, del Paese Italia.

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