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A nostro modesto avviso, nel settore dell’istruzione, si è creato un altro divario tra il nord e il sud d’Italia. Vediamo perché. In primis, diciamo che molti studenti iscritti nelle sedi meridionali degli istituti di istruzione, lavorano ma, lo fanno peri i bassi redditi delle loro famiglie, e che questo incide sulla loro possibilità di terminare gli studi, nei tempi fissati. Ma c’è di più. L’ultima riforma della “regionalizzazione dell’istruzione”, ovvero, la formalizzazione dell’esistenza di sedi universitarie di serie A e sedi universitarie di serie B. Pertanto, stando ai parametri considerati e agli accertamenti effettuati dall’Agenzia Nazionale di Valutazione della Ricerca (Anvur) le sedi universitarie di seria A, saranno focalizzate tutte al Nord d’Italia. Ancora, ciò che fa la differenza fra le sedi universitarie, del Nord e del Sud, è la reputazione: la quale è legata al contesto economico e sociale nel quale, la singola sede universitaria è localizzata. In conclusione, noi diciamo che la politica nazione dovrebbe rendersi conto che queste misure di regionalizzazione dell’istruzione, non danneggiano solo le università del Sud ma, l’intera economia del Mezzogiorno, in quanto accentuano i flussi migratori degli studenti, attratti dal maggior valore delle università del Nord e dalle conseguenti opportunità lavorative, negli stessi territori.

A nostro modesto avviso, dal connubio, ricerca e innovazione, può crearsi un “pilastro” per lo sviluppo del Mezzogiorno. Vediamo come. Le aziende, i lavoratori, l’intero sistema economico, in particolare del Mezzogiorno, possono sfruttare una promettente opportunità degli ultimi anni: la portata enorme e trasversale dell’innovazione. Ancora, un’altra nostra riflessione riguarda il legame che deve nascere tra ricerca e innovazione, considerando di non poco conto, il profitto che può nascere da questo legame. A questo punto, diciamo senza mezzi termini, che un “trampolino di lancio” tra innovazione e ricerca nel Sud si è, già, creato: due giovani ingegneri napoletani Michela D’Antò e Federica Caracò hanno progettato un algoritmo che permetterà alla macchine di fare la Tac, esponendo i pazienti alla metà delle radiazioni consuete. In conclusione, noi diciamo che se, da un lato, ricerca e innovazione devono sempre guardare avanti, dall’altro lato, le istituzioni locali e nazionali devono investire in questo connubio di creatività delle giovani generazioni del Mezzogiorno.

A nostro modesto avviso, nel Mezzogiorno c’è una problematica, ovvero, un insieme di problemi dal risolvere, per il turismo. Vediamo perché. In primis, noi diciamo che nel settore turistico incide molto la carenza di infrastrutture, soprattutto, nei trasporti, che si è accentuata negli ultimi anni, a causa, di una riduzione degli investimenti pubblici al Mezzogiorno; poi, nel Mezzogiorno c’è scarsa presenza del turismo congressuale, dovuto ad uno scarso finanziamento delle sedi universitarie meridionali; ancora, da una indagine “Beach litter” di Legambiente è sorto un allarme, non di poco conto, ”Le spiagge pugliesi invase dalla plastica: individuati 16.282 rifiuti, 1.163 ogni 100 metri; nel settore turistico, con le dovute eccezioni, si concentra, insieme a quello agricolo, il lavoro nero, ovvero la disoccupazione nascosta: in  tal senso, la Cgil Puglia ha proposto una soluzione: un “Bollino etico” per le imprese turistiche rispettose dei diritti dei lavoratori, del settore. Ora,  diciamo che in Puglia, la problematica del turismo è in via di soluzione, visti i risultati dell’inchiesta del periodico “Industria felix” e da Cerved: 294mila imprese turistiche sono sopra i 500mila euro di fatturato. In conclusione, diciamo, c’è da augurarsi che le soluzioni dei problemi del turismo si attuino, in tutto il Mezzogiorno.

 

Il Comitato Salute Pubblica si è sempre opposto all'idea di fare di Piombino un polo nazionale di lavorazione, smaltimento, stoccaggio e spedizione di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi.

Nel nostro territorio si sono già insediate varie aziende che si occupano di rifiuti: RiMateria, Wecologistic, Tyrebirth. Per ora è scongiurato l’insediamento della Creo, che avrebbe trasformato i rifiuti organici in lignite.

RiMateria, tratta rifiuti speciali non pericolosi e ha richiesto l’autorizzazione per un ampliamento che le consentirebbe di conferirne altri 2,850 milioni di metri cubi, raggiungendo in questo modo, insieme all’attuale discarica, la volumetria di circa 5 milioni di metri cubi.

Wecologistic tratta i rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi in un’area precedentemente industriale D2, trasformata ad hoc solo a vantaggio di questa azienda in area F6, adibita alla lavorazione di rifiuti. La quantità di rifiuti che potrà lavorare, stoccare e spedire può arrivare a 50.000 tonnellate all’anno per quanto riguarda i rifiuti speciali pericolosi e a 130.000 tonnellate all’anno di rifiuti speciali non pericolosi: a pieno regime ci saranno circa 6.000 TIR all’anno in arrivo nei capannoni di Wecologistic che si andrebbero a sommare ai circa 10.000 TIR all’anno in arrivo per RiMateria.

Rispetto a RiMateria, aperta nella giornata di ieri al pubblico, Wecologistic si distingue, per adesso, perché tratterà anche rifiuti pericolosi. Ma nessuno potrebbe impedire a RiMateria, in futuro, di qualificarsi anche per il trattamento dei rifiuti pericolosi: il mercato è così vasto e redditizio che ci sarebbe lavoro sufficiente per le due aziende. Il Direttore Chiti, lo scorso 2 maggio durante l’ultima riunione presso il Multizonale, ha già annunciato questa eventualità, indicando i capannoni ex Asiu  per la loro lavorazione, il loro stoccaggio e la successiva spedizione.

Tyrebirth, collocata in un ex capannone industriale in Località Montegemoli a poche centinaia di metri dalle abitazioni, è un impianto sperimentale di pirolisi a microonde di pneumatici fuori uso per la produzione di materie prime seconde. Ha ottenuto il permesso per effettuare una sperimentazione della durata di 2 anni sottoposta al monitoraggio e controllo da parte di ARPAT, ancora non è dato sapere quante e quali emissioni produrrà questo tipo di lavorazione rispetto a quelle dichiarate.

Il Comitato Salute Pubblica continuerà ad opporsi all’ampliamento della discarica di Ischia di Crociano e si opporrà anche alla eventuale nuova linea industriale di RiMateria, da qualcuno pretestuosamente indicata come “indispensabile per le bonifiche e la ripresa industriale”. In realtà sarà solo un nuovo strumento di business che consentirà ai privati di fare soldi facili. Per trattare i rifiuti pericolosi e in quantità tali da essere ben superiori a quelli provenienti dal SIN c'è già Wecologistic! Che bisogno c'è di trasformare anche RiMateria in un nuovo impianto capace di trattare rifiuti pericolosi rispetto alle esigenze locali?

Non vogliamo un “nuovo impianto di rifiuti pericolosi” a Piombino,  non vogliamo il raddoppio della discarica, non vogliamo nuove aziende che trattano rifiuti sul nostro territorio.

Non vogliamo che questo sia il futuro di Piombino.

 

A nostro modesto avviso, dalla burocrazia si è creato un intoppo al turismo del Mezzogiorno. Vediamo perché. In primis, diciamo che nel Sud è necessaria una pianificazione turistica, sia sul fronte economico-finanziario che su quello urbanistico. Ma, purtroppo, una poca certezza del diritto e un sistema organizzativo burocratico, ancora, oltremodo farraginoso, sono due fattori che da un lato, possono danneggiare l’iniziativa imprenditoriale, dall’altro, possono compromettere il comparto produttivo di un settore, quale il turismo, che, ad oggi, per il Mezzogiorno, data la sua ricchezza naturale e culturale, può essere, economicamente, trainante. Ancora, l’impresa turistica, meridionale, nel Terzo Millennio, deve necessariamente confrontarsi, con un panorama internazionale: questo rende le nostre imprese, per via di procedimenti farraginosi, costi esosi e incertezza delle norme, tutt’altro, che competitive; e il territorio diventa poco attrattivo per gli investitori turistici. In conclusione, noi diciamo che in un territorio come il Mezzogiorno, con rilevate difficoltà di accesso al credito, per l’economia del turismo, i finanziamenti comunitari, dell’Unione europea, possono diventare, in quest’ottica, determinanti.

 

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