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Domenica, 19 Maggio 2019

A cura dalla direzione generale piccole e medie imprese e enti cooperativi del ministero dello sviluppo economico , in base alla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri in attuazione dello Small Business Act . Il rapporto contiene l’analisi dell’Italia ed dei singoli paesi dell’europei che hanno intrapreso a favore delle piccole medie imprese, sia in relazione all’attuazione degli obiettivi fissati dallo Sba, che in ripresa economica. Il monitoraggio è effettuato ogni anno in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri , l’ultimo risale al 2009 . Dal rapporto emerge una previsione ottimistica positiva con un punto di PIL , infatti in tre anni ci sono stati circa 50 mila posti di lavoro in più .

Non ho mai capito perché la Confindustria (ma il discorso vale anche per i sindacati) pretendesse di dire la sua quando il Governo metteva mano, chessò?, alla riforma della scuola. Che c'entra (o, meglio, che c'entrava) un'organizzazione imprenditoriale con la scuola, se non quanto ogni  singolo, attento cittadino (o quanto ogni altra organizzazione)? Ma quel che non ho mai capito, l'ho capito adesso, ragionando su un articolo di Antonio Martino pubblicato su Libero.

La storia inizia da lontano, dai Governi "tecnici" - che Dio ce ne scampi e liberi - di Ciampi e Amato (i Ministeri che più di ogni altro hanno dato man forte al debito pubblico, con aggiunta - per il dottor Sottile, quello che da ultimo ha proposto la patrimoniale - della rapina notturna dei conti correnti bancari, della conferma degli estimi a valore e della istituzione di una patrimoniale ordinaria come l'Ici, solo parzialmente abolita da Berlusconi).

Ora, sta prevalendo - come ha spiegato Martino - il semplice buonsenso: Marchionne, buttando via il contratto di lavoro nazionale (ispirandosi al modello di relazioni industriali della Germania, dove i contratti aziendali - come pure ha rilevato Martino - sono la norma), ha fatto piazza pulita della concertazione. Ma ai tempi di Ciampi e Amato, si partiva dalla radicata convinzione che l'inflazione fosse figlia dei costi, e in particolare della crescita dei salari (considerati - ricordate? - una "variabile indipendente"). E per imporre la "politica dei redditi" di derivazione keynesiana (meglio: per importarla dall'Inghilterra, perché non ebbero neppure il merito di inventarla loro) si mandò in scena la concertazione: una specie di Direttorio (nel quale la Confindustria e la Triplice dettavano il passo e tutti gli altri "convitati" a Palazzo Chigi facevano da comparse) che si attribuì da solo il ruolo di "salvapatria", nella connivenza dei Governi del tempo. Ovvia la conseguenza che, se salvava la patria, il Direttorio doveva poter mettere becco - come fu, e senza che i Governi di cui s'è detto se ne vergognassero - in ogni decisione, anche in quelle non concernenti i salari e neppure la sola politica economica in genere, ma concernenti invero anche la politica scolastica, appunto.

La "politica dei redditi" (con sua figlia, la concertazione) finì presto in Inghilterra - da dove, come detto, l'avevano pedestremente importata – perché la spazzò via la Thatcher. Ma da noi, è durata a lungo. Soprattutto perché andava a fagiolo con la bardatura neocorporativa che caratterizza il nostro Paese (e che è paradossalmente tenuta in piedi, più che da ogni altro, da chi - ad ogni 25 aprile - va rumorosamente in piazza a celebrare la caduta del fascismo, del regime - cioè - che, compiacendo la Chiesa, introdusse da noi il corporativismo).

La rivoluzione di Marchionne punta all'efficienza aziendale e alla competitività internazionale. Ha posto fine - grazie ad un Governo che ha fatto il suo dovere, ha lasciato fare - alla "dittatura del desiderio", che - come ha detto il ministro Sacconi - "fa confondere questo (il desiderio, cioè) con i diritti". Soprattutto, la rivoluzione Marchionne ha distrutto - nei fatti, e anche al di là di quello che direttamente voleva il manager della Fiat - la concezione (è un altro importante concetto di Martino) dei sindacati (e della Confindustria, conseguentemente) come superpartiti, autorizzati (e, addirittura, chiamati) ad interloquire - pur al di fuori di ogni rispetto per la Costituzione, che questo non prevede - nelle decisioni di politica economica e non solo, e perfino anche in quelle di politica fiscale. Dove, in particolare, i "superpartiti" hanno sempre tirato la coperta dalla parte loro, come dalla parte loro la tirano ora proponendo - al di fuori di ogni logica di interesse generale - la patrimoniale sugli immobili (di certo) e sulle rendite finanziarie (magari anche).

Ora - con Marchionne - un po' d'aria nuova s'è liberata, qualche monopolio corporativo comincia - come s'è visto - a cadere. Se i conservatori dello status quo non torneranno ad avere il sopravvento, si può anche cominciare a sperare. Possono cominciare a sperare anche i giovani, il cui precariato non è figlio di una condizione giuridica, ma dell'ingessatura del resto della società imposta dalle corporazioni, che precari i giovani  manterranno fin che riusciranno a conservare certe rigidità nel mondo del lavoro che sono proprio quelle che rendono - per differenza - tutto il resto  precario. Impediscono infatti che tutto il resto sia invece semplicemente flessibile (se allargato ad ogni tipo di prestazione di ogni settore, del privato e del pubblico) com'è negli Stati Uniti.

La concertazione - teniamolo ben presente - ha allargato, inevitabilmente, la spesa pubblica, soddisfacendo la fame delle corporazioni, ma è la sconfitta di queste che può consentire di "affamare la bestia" dello Stato moderno. E solo l'aria libera (dalle corporazioni) può dimostrare quel che tutti sappiamo, e cioè che non chi predica la solidarietà (con le  tasse a carico degli altri) o chi erige barricate (coi mobili altrui), ma solo chi crea ricchezza fa il bene di tutti.

 

Corrado Sforza Fogliani

Presidente Confedilizia

Su proposta del Ministro dello Sviluppo Economico  Paolo Romani  il Consiglio dei Ministri ha  nominato  Guido   Bortoni  , già  Capo dipartimento per l'Energia al Ministero dello Sviluppo Economico.

Nella stessa sede si e’ proceduto alla nomina  dei componenti dell’Autorità’ per l’energia elettrica e il gas  che sono .  Luigi Carbone (capo dipartimento del ministero della semplificazione normativa ) Rocco Colicchio (attuale  revisore dei conti dell’Attuale Energia) , la ( professoressa universitaria ) Valeria Termini , e Alberto Biancardi (direttore generale  della Cassa conguaglio per il settore elettrico) .

Si e’ svolto presso il Ministero dello Sviluppo Economico  il vertice  bilaterale Italia - Francia , capeggiato  da Paolo Romani e dal ministro  dell’industria  francese  Eric  Besson .

Nella riunione  si sono  affrontati  i principali temi di collaborazione energetica e industriale .

Il ministro Romani ha affermato  “che  il nucleare  e’ una ricchezza per il paese  e si augura  che prevalga il senso delle responsabilità  di tutte le forze politiche  , perche l’Italia   deve tornare al nucleare “

Il ministro francese  ha aggiunto  “il nucleare  rappresenta una opportunità  per il consumatore  finale , per il sistema industriale  e per l’indipendenza energetica del paese “.

Al termine dell’incontro  il ministro francese Eric Besson  ha annunciato  che per metà febbraio ci sarà un vertice sul tema energetico  a Nizza tra l’Italia , Francia  e Germania  .

In occasione  di un evento particolare: la Giornata della Piccola impresa, tenutasi a Roma, il 18 novembre scorso, il Pmi Day, come è stato sinteticamente battezzato, le piccole e medie imprese italiane hanno aperto le porte ai giovani per mostrare i luoghi di lavoro, le eccellenze del made in Italy. I numeri sono già di tutto rilievo: hanno aderito 51 associazioni industriali, oltre 300 imprese, più 250 scuole medie inferiori e superiori, per un totale di 15mila partecipanti, soprattutto studenti, accompagnati dagli insegnanti e dalle famiglie. Pertanto la piccola impresa va vista come fattore di ricchezza del territorio, come progetto di vita e di passione per i giovani. Ma c’è di più. A nostro avviso, va affermato il valore delle piccole e medie imprese, molto diffuse nel nostro Paese, essenzialmente trasformatore,  puntando sulla loro capacità di costruire benessere collettivo e di difendere con il lavoro, la dignità delle persone e la libertà di tutti come affermato dall’art.1 della Costituzione  italiana.  Peraltro, in un contesto economico di rallentamento della ripresa, come quello attuale, un debito pubblico più alto di tutti i tempi; una disoccupazione a livello inaccettabile, le piccole e medie imprese richiedono un’attenzione speciale, in quanto generatori chiave di impieghi lavorativi. Va detto pure, senza mezzi termini che  questi soggetti economici hanno  subito l’impatto da un lato del calo della domanda e, dall’altro della contrazione del credito. Ci sembra necessario dire, in questa situazione di difficoltà economiche, che servono riforme strutturali, a lungo termine, per migliorare il contesto economico e del business, fornendo, in particolare, alla Pmi innovative, l’opportunità di competere sul mercato, tramite strutture di finanziamento legali, specifiche, in un campo di gioco livellato, con obiettivi, ben indirizzati ed efficaci. E dulcis in fundo, diciamo che questa linea di indirizzo socio economico  e politico va seguita in quanto, oggi, un piccolo imprenditore, - (da informazioni, da noi acquisite), - quando entra la mattina in ufficio, non si chiede più quale sarà il futuro della mia azienda, ma quale sarà il futuro del Paese. Un senso di responsabilità, questo, che dimostra i passi avanti fatti dalle  attuali, piccole imprese.

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