Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Venerdì, 19 Luglio 2019

Nella giornata di ieri è partita la grande campagna mediatica dell’INPS, con paginate sui quotidiani e presenze televisive del Presidente Mastrapasqua, con la quale l’Istituto annunciava trionfalmente di aver raggiunto incredibili risultati nel contrasto dei “falsi invalidi”.

Una campagna con tempi sospetti: giunge all’indomani di diffuse proteste dei disabili veri contro gli abusi nei controlli (convocate migliaia di persone Down, autistici, pluriamputati, tetraplegici) e per i ritardi gravissimi in cui versa il nuovo processo di riconoscimento dell’invalidità gestito proprio dall’INPS.

Per restituire lustro alla propria immagine, l’Istituto annuncia che il 23% dei controlli (non si è ben compreso se i 100mila del 2009 o i 200mila del 2010) avrebbe prodotto la revoca delle provvidenze economiche. Si arrivano a sparare dati ad effetto: 76% a Sassari, 53% a Perugia... e così via.

L’equazione per la stampa più scandalistica è facile: un invalido su quattro è dunque falso.

L’INPS ha effettuato i controlli secondo standard propri, ispirati al taglio della spesa, non certo nel rispetto delle norme approvate dal Parlamento. Un obiettivo, quello del taglio a qualsiasi costo, indicato a suo tempo da Tremonti.

È bastato questo per raccogliere nella rete dei “falsi invalidi” anche persone alle quali arbitrariamente è stata abbassata la percentuale di quel tanto che basta per togliere l’indennità di accompagnamento e la pensione. Tutte queste persone presenteranno ricorso al Giudice e, se va come lo scorso anno, l’INPS perderà più della metà delle cause. A spese dello Stato.

Ma sulla veridicità dei dati si profilano già le prime ombre. È di oggi la lettera aperta inviata alla FISH e alle altre maggiori Associazioni dei disabili dall’Associazione dei medici INPS (ANMI – FeMEPA) che smentisce la stessa dirigenza dell’Istituto.

L’ ANMI – FeMEPA ha appreso dal Corriere della Sera dati di fonte INPS che riportano revoche di prestazioni in tema di invalidità civile che arrivano persino al 76% in alcune città d’Italia. L’Associazione si dissocia da tale lettura interpretativa dei dati che non reputa corrispondenti alla realtà, specie per i più eclatanti. Per l’allarme sociale che tale notizia sta generando tra i cittadini affetti da disabilità sarebbe opportuno effettuare ulteriori approfondimenti e verifiche numeriche”.

Insomma, se perfino i medici dell’INPS smentiscono l’Istituto, il fenomeno va indagato in modo più serio e trasparente e soprattutto slegato dalle mistificazioni e dalle demagogie che danneggiano migliaia di persone con vera disabilità.

Com’era prevedibile, l’INPS, sottoposto a critiche e a richieste di chiarimenti dai Cittadini, dalle Associazioni e dai suoi stessi medici, reagisce ribadendo il suo ruolo salvifico contro la piaga del secolo: i falsi invalidi.

Lo fa con un’intervista al Presidente Mastrapasqua a cui il Corriere della Sera concede oggi (16 febbraio) un’intera pagina corredata di dati espressi in funzione di una ben precisa tesi: l’INPS è efficiente, efficace e giusta, combatte le odiose evasioni ed è dalla parte dei Cittadini.

Si guarda bene il Presidente Mastrapasqua dal commentare lo sfacelo che si trova davanti qualsiasi Cittadino che oggi richieda l’accertamento dell’invalidità, un diritto civile da cui ne discendono degli altri strettamente necessari a sopravvivere dignitosamente.

Si limita il Mastrapasqua ad ammettere che si è ben lontani dai 120 giorni di tempo massimo fra la domanda e la concessione eventuale della pensione, ma l’anno di attesa media è da imputare all’arretrato delle ASL... non certo alla procedura burocratica e informatica attivata da oltre un anno dall’Istituto. Insomma, i dati sui falsi invalidi sono funzionali a mettere in un angolo il fatiscente stato delle procedure ordinarie, quelle per i veri disabili.

E anche sui dati ci sono alcuni silenzi inquietanti e ben poca trasparenza. Che in Italia vi fossero delle sacche di furberie, che le provvidenze per gli invalidi venissero usate come ammortizzatore sociale, che talora vi fossero infiltrazioni mafiose, la FISH lo ha denunciato ben prima che Mastrapasqua si occupasse di invalidi (veri e soprattutto falsi) su ordine del Ministro Tremonti e con il solo fine di restringere la spesa assistenziale.

Ma l’INPS, enfatizzando le revoche, dimentica di dire che ha cambiato le regole in corsa, modificando senza nessuna indicazione del Parlamento i criteri per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento. Secondo Mastrapasqua a suo tempo le ASL “potrebbero essere state troppo generose”.

L’INPS parla di revoche di pensioni, scordando di dire che per revocare un assegno basta abbassare la percentuale di invalidità di un punto. Per togliere l’indennità di accompagnamento basta riconoscere che un anziano è “solo” invalido al 100%. E sono queste le situazioni che quotidianamente ci vengono segnalate: persone con Alzheimer, con autismo, con tetraparesi spastica a cui viene revocata l’indennità. La stessa Unione Italiana Ciechi non più tardi di qualche giorno fa ha denunciato in modo documentato le vessazioni cui sono stati costretti moltissimi non vedenti.

Pertanto in moltissimi di quei casi che compongono il 23% di revoche, l’INPS ha dichiarato non che le persone non erano disabili, ma che non erano (con il suo metro) sufficientemente invalidi per avere 250 euro di pensione.

E Mastrapasqua sembra poi non ricordarsi che l’INPS è la più grande fabbrica di ricorsi che ci sia in Italia. Con grande gioia dei periti e degli avvocati e con meno gradimento per la giustizia civile. Un dato per tutti: a inizio 2011 erano giacenti 822.959 cause relative all’invalidità civile.

Le cause concluse nel corso del 2009 sono state 137.154. Il giudice ha dato ragione all’INPS in 58.866 casi. Meno della metà, visto che in 64.063 casi il giudice ha dato ragione agli invalidi. Nel corso del 2011 l’INPS, avendo cambiato arbitrariamente le regole per la concessione dell’indennità di accompagnamento senza nessun supporto normativo, perderà un numero ben maggiore di cause, costringendo a ingenti spese l’erario e causando enormi disagi alle persone con vera disabilità.

Va ricordato infine che l’INPS è titolare da ben quattro anni delle funzioni di verifica su tutti i certificati di invalidità emessi dalle ASL. Prima quella competenza era del Ministero del Tesoro.

Oggi – dice Mastrapasqua – un vero invalido si vergogna di dirlo perché teme di essere additato come un falso invalido”. E questa è l’unica affermazione che la FISH sottoscrive: è lo stigma sociale che l’INPS, le dichiarazioni di Tremonti e certa stampa hanno contribuito a diffondere.

L’INPS, secondo le parole di Mastrapasqua, ha anche una “funzione di deterrenza”. Sbaglia il termine. Non è “deterrenza”. È una funzione di terrorismo: e l’INPS ci riesce benissimo.

La FISH chiede trasparenza sui dati che interessano i Cittadini e il bilancio dello Stato. La FISH chiede il rispetto dei diritti civili la cui prima garanzia, in questo caso, sta nelle prerogative di controllo attribuite al Parlamento.


Con una Convenzione siglata tra Inps e ANIA (Associazione Nazionale  fra le Imprese Assicuratrici) sarà più facile rivalersi sui responsabili di incidenti stradali o fatti dolosi e colposi che portano all’erogazione dell’indennità di malattia o addirittura della pensione di inabilità del lavoratore assicurato vittima dell’incidente.

L’obbligo dell’Inps prevede tuttavia la possibilità surrogatoria, cioè di recuperare dal responsabile dell’incidente – o dalla sua assicurazione – l’equivalente del danno pagato alla vittima dell’incidente. Il recupero delle somme liquidate è però reso spesso difficoltoso da comportamenti fraudolenti e da un laborioso sistema di comunicazione fra le strutture dei due Enti.

 

Obiettivo dell’Inps, nella ricerca di livelli sempre maggiori di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa, è quello di arrivare ad ottenere il completo recupero delle somme erogate.

“Nel 2010 sono stati recuperati quasi 56 milioni di euro – commenta il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua - con un incremento del 12,56% rispetto al 2009, e, in confronto al 2006, anno di partenza del progetto che si occupa della surroga all’interno della più vasta attività di recupero crediti, il recupero è cresciuto del 47,78%. Con la convenzione firmata, quindi, con la collaborazione di ANIA siamo convinti di migliorare di molto queste performance, che vuol dire rendere più efficiente il lavoro dell’Istituto anche da questo punto di vista”.

 

Proprio questi confortanti risultati hanno indotto l’Inps a ricorrere ad ogni strumento utile alla piena conoscenza del fenomeno e al contrasto dei comportamenti fraudolenti.

Con la Convenzione firmata in dicembre tra Inps e ANIA, si dovrebbe rendere più efficiente ed efficace il sistema di comunicazione tra le sedi territoriali dell’Istituto e le imprese di assicurazione, al fine non solo di contrastare eventuali comportamenti colposi o dolosi dell’assicurato che potrebbero pregiudicare il diritto di surroga dell’Inps, ma anche per velocizzare l’iter di definizione delle azioni surrogatorie e, conseguentemente, la liquidazione dei sinistri da parte delle imprese assicuratrici.

 

La Convenzione Inps-ANIA è stata resa pienamente operativa con la circolare Inps n. 15  del  31 gennaio 2010.

 

Come detto, nei casi di infortunio prodotto da fatti dolosi o colposi di terzi, in particolare se derivanti da incidenti stradali, l’Inps è obbligato a corrispondere l’indennità di malattia, se il danneggiato è temporaneamente incapace di lavorare, oppure la pensione di inabilità o l’assegno ordinario di invalidità, se la capacità di lavoro è soppressa o ridotta a meno di un terzo, salvo poi rivalersi sul terzo responsabile e sulla sua compagnia di assicurazione per recuperare le somme così erogate.

 

Inps e ANIA inoltre si propongono di svolgere sinergicamente, attraverso la creazione di un apposito Osservatorio, una funzione di coordinamento volta a:

·     definire indirizzi operativi;

·     monitorare qualitativamente e quantitativamente le azioni surrogatorie sul territorio;

·     proporre interventi per l’attuazione della Convenzione, con particolare riguardo alle iniziative rivolte alla risoluzione di problemi di natura tecnico-amministrativa.

 

Scende per la prima volta sotto il 48% il “tiraggio” della cassa integrazione. Gli ultimi dati disponibili sono aggiornati a tutto il mese di novembre, e fissano in 47,26% la percentuale di utilizzo delle ore autorizzate di cig. In sostanza tra gennaio e novembre 2010 sono state autorizzate un miliardo e 117 milioni di ore di cig, ma ne sono state utilizzate meno della metà, cioè 528 milioni.

“Da cinque mesi calano le ore autorizzate di cig e da un anno continua a comprimersi anche il tasso di utilizzo della cassa integrazione – commenta il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua – si tratta di un doppio segnale che viene dal mercato: le aziende che continuano a chiedere sempre meno cassa integrazione, continuano a chiederne sempre molta più di quello che poi ne utilizzano”.

 

Nel corso dell’intero 2009 erano state autorizzate 914 milioni di ore e ne erano state utilizzate poco meno di 600 milioni (circa il 65% del totale richiesto), nei primi undici mesi dell’anno 2010 le ore autorizzate sono state un miliardo e 117 milioni, ma ne sono state utilizzate poco più di 500 milioni (47,26%). Con questo andamento (si utilizza meno della metà delle ore richieste) è probabile che con i dati del mese di dicembre, l’ultimo mese che manca per completare il 2010, si arrivi a un totale delle ore utilizzate che dovrebbe restare sensibilmente al di sotto della soglia di 600 milioni di ore, quindi sullo stesso livello del 2009.

Si potrà dire di no alle chiamate con le quali le  aziende  contattano i clienti  che hanno scelto  di passare alla concorrenza  o con cui propongono nuove offerte commerciali di vario tipo .

E’ entrato infatti, in vigore  a febbraio  la legge varata  nell’anno 2009  che ha cambiato radicalmente  la gestione degli elenchi degli abbonati.

Il registro e’ gestito  dalla fondazione Bordoni , per potersi cancellarsi dal registro delle opposizioni  basta  seguire le indicazioni contenute nel sito della fondazione , www.registrodelleopposizioni.it , o al numero verde 800265265 .

Si tratta di  un nuovo servizio a tutela del cittadino , il cui numero  e’ presente negli elenchi telefonici pubblici , e che decide di non voler ricevere telefonate a scopi commerciali, o di ricerche di mercato.

Ogni  abbonato si può iscrivere   al registro se non intende  essere contattato  da operatori di telemarketing , solo se le loro utenze sono presenti negli elenchi telefonici  pubblici .

Inoltre il registro pubblico delle opposizioni  serve  per raggiungere un corretto equilibrio  tra le esigenze dei cittadini  che hanno scelto di non ricevere più  telefonate commerciale  .

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI