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Domenica, 21 Luglio 2019

La commissione di Bruxelles  ha  lanciato l’istituzione dei consulenti per l’imprenditoria femminile. Una iniziativa cofinanziata   dall’  Unione Europea che mira alla creazione di reti in  almeno 15 paesi. Le reti nazionali dovranno :

- individuare selezionari  i mentori per le donne imprenditrici

- identificare e selezionare le donne imprenditrici  di essere mentore.

- ottima forma mentore /mentoree relazioni basate sull’esperienza e le aspettative dei partecipanti

- monitorare  e favorire le relazioni mentore imprenditrice  nel corso del progetto

- valutare e riferire sui questi  rapporti in maniera globale e coerente .

La  domanda di partecipazione  deve essere presentata  entro e non oltre il 20 aprile  2011.

Le  informazioni  sono pubblicate sul sito della commissione europea  , o possono essere richieste tramite e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

 

 

Abbiamo inviato una segnalazione a Bankitalia e al Dipartimento Tesoro del ministero dell'economia in merito all'apertura di credito in conto corrente. Alcune importanti banche prevedono che quando si sconfini rispetto ad un credito concesso, questo sconfinamento non solo (come sarebbe giusto) venga gravato di interessi piu' alti rispetto a quelli concordati per il credito, ma che tutto lo scoperto di credito sia gravato di questi interessi maggiori rispetto a quelli concordati. Un metodo diffuso e furbesco che compromette la stabilita' di chi, dovendo gia' ricorrere ad un credito per difficolta' nella gestione dei propri affari, viene penalizzato due volte (per l’extra fido e per il fido). Applicare la maggiorazione di tasso nell’ambito del fido è una contraddizione in termini. Fino a tale limite il correntista ha tutto il diritto di vedersi applicate le condizioni contrattuali più favorevoli perché soltanto  a quel punto ha inizio il suo utili
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scorretto. Una situazione che appare piu' chiara se si  pensa che uno sconfinamento estremamente modesto –al limite un solo centesimo– finisce per generare interessi, a debito del correntista, molto maggiori del capitale eccedente.

A seguire l'intero testo della segnalazione inviata a Bankitalia e al Dipartimento Tesoro del ministero dell'Economia

Oggetto: Aperture di credito in conto corrente

Questa Associazione  ha ricevuto una  richiesta di consulenza - accolta anche se non proveniente da un consumatore, ma da un piccolo commerciante - mirante ad accertare il trattamento che veniva praticato ad un intestatario del prodotto “Conto Commercio” della Banca Monte dei Paschi in relazione alla connessa apertura di credito in conto corrente.
Abbiamo così verificato che la banca in questione applicava, conformemente a quanto previsto dallo specifico Documento di Sintesi, un tasso per gli utilizzi entro il fido e un tasso, maggiorato, per gli sconfinamenti da esso, ma il tasso maggiorato non era applicato al solo importo dello sconfinamento, ma a tutto l'utilizzato (entro ed extra il fido) con risultati che ci sono immediatamente apparsi abnormi. Si tratta di un sistema di interesse a tassi alternativi la cui esistenza e il cui funzionamento ci venivano confermati dall’esame del Foglio Informativo del  prodotto in questione pubblicato sul web.
Abbiamo altresì accertato che tale sistema non risulta applicato, dalla Banca Monte dei Paschi, solamente agli operatori commerciali, ma anche ai consumatori.
Ne è un esempio il prodotto “CONTO CORRENTE DI CORRISPONDENZA ORDINARIO – CONSUMATORI” della banca citata il cui Foglio Informativo del 7 marzo 2011, alla “Legenda”, così recita:
“In ordine alle aperture di credito, gli interessi sono calcolati applicando alternativamente due tassi contrattualmente prestabiliti: un tasso di interesse a fronte di fido qualora l'affidamento sia utilizzato entro i limiti concessi o entro un ulteriore margine di tolleranza (cinque giorni consecutivi) e un tasso per il c.d. “sconfinamento” in ipotesi di superamento del limite suddetto (c.d. “extra-fido”), che deve essere autorizzato. Questo tasso di sconfinamento, superiore al tasso ordinario, sarà applicato all'intero importo effettivamente utilizzato, per i giorni della durata del superamento del fido”.
Il Foglio Informativo citato formula anche un esempio che conferma l’effettiva e concreta applicazione del metodo di calcolo degli interessi in questione.
Dal momento che eravamo molto perplessi sulla correttezza di un simile modus operandi, ci siamo chiesti se si trattasse di un caso isolato o no, per cui siamo passati all’esame di Fogli Informativi di altre banche  concludendo che altri intermediari del credito risultano comportarsi allo stesso modo.
La nostra indagine, sebbene del tutto sommaria e volta solo ad avere un’idea di massima, ci ha consentito di rilevare i seguenti casi riferiti ad alcune importanti banche:

1) UNICREDIT:
il Foglio Informativo “AFFIDAMENTI IN CONTO CORRENTE”  ( n° AD001 aggiornamento n° 17 data ultimo aggiornamento 26-07-2010) sotto la rubrica “TASSI SCONFINAMENTI EXTRA FIDO ED IN ASSENZA DI FIDO”recita: “Modalità di calcolo: il tasso maggiorato viene calcolato sull’intero saldo debitore limitatamente ai giorni in cui permane detto utilizzo”.
Ad onor del vero il prodotto in questione è destinato alle imprese piuttosto che ai consumatori, ma il solo fatto che cambiano i destinatari dell’operatività in questione non toglie valore alle nostre considerazioni.

2) INTESA SANPAOLO:
nel Foglio informativo n. 210/016 relativo al “Conto corrente. Conto ordinario per clienti consumatori” sotto la rubrica “Sconfinamenti extra fido” si stabilisce che  il tasso di sconfinamento  “E’ applicato sull’intero importo del credito utilizzato dal Cliente, e non soltanto sull’importo utilizzato oltre l’ammontare dell’apertura di credito. E’ applicato solo per il numero di giorni in cui lo scoperto si è verificato”.

3) BANCA ETRURIA:
nel Foglio informativo “CONTO CORRENTE ORDINARIO” aggiornato al 31.01.2011 fra le VOCI DI COSTO relative a FIDI E SCONFINAMENTI si legge: “variazione tasso debitore: In caso di scoperto di conto o di sconfinamento rispetto alla linea di credito concessa, verrà applicato il tasso extrafido contrattualmente previsto riferito all'intero saldo debitore del rapporto, per tutta la durata dello scoperto o dello sconfinamento”.

Da quanto riportato risulta che il comportamento delle banche indicate è, in linea di massima, lo stesso nel senso che il tasso di sconfinamento viene applicato all’intero saldo e non solo allo sconfinamento, anche se ciascun intermediario propone proprie “variazioni sul tema”.  Così, ad esempio la Banca Monte dei Paschi concede un margine di tolleranza di cinque giorni consecutivi nei quali continua ad applicare il tasso previsto per gli utilizzi entro il fido, mentre Unicredit e Banca Etruria non risultano concedere alcun margine.
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Sappiamo bene -e non è  qui necessario precisarlo- che la maggiorazione del tasso per gli utilizzi extra-fido è sempre stata praticata e si legittima come  disincentivo al cliente ad un uso scorretto del fido stesso nonchè come  remunerazione per il maggior rischio assunto dalla banca. Non avremmo, pertanto, alcuna obiezione all’applicazione di un tasso più oneroso sulla eccedenza dal fido.
Ciò detto, non è accettabile che il correntista venga penalizzato due volte (per l’extra fido e per il fido). Applicare la maggiorazione di tasso nell’ambito del fido è, secondo noi, una contraddizione in termini. Fino a tale limite il correntista ha tutto il diritto di vedersi applicate le condizioni contrattuali più favorevoli perché soltanto  a quel punto ha inizio il suo utilizzo scorretto.
A ben vedere, poi, l’applicazione del maggior tasso a tutto l’utilizzato genera, a danno della clientela, conseguenze predatorie e illecite. Infatti la variazione (ampliamento) della base di calcolo che il congegno comporta, maschera una diversa realtà, ossia un drammatico innalzamento del saggio di interesse  sullo sconfinamento. In altre parole si “diluisce” quello che sarebbe un esoso interesse applicato sull’eccedenza facendolo figurare come relativo al tutto, con l’intento di renderlo meno eclatante e di aggirare i limiti  posti dalla normativa sull’usura con riferimento ai  tassi soglia.
Il nostro assunto apparirà chiaro se si  pensa che uno sconfinamento estremamente modesto –al limite un solo centesimo di euro – finisce per generare interessi, a debito del cliente, molto maggiori del capitale eccedente.
Quanto detto è senz’altro suscettibile di approfondimenti e analisi ulteriori e ad esse, se ve ne sarà necessità o opportunità, volentieri parteciperemo.  Per il momento, i rilievi fatti ci sembrano sufficienti a motivare la presente segnalazione che sottoponiamo  a codeste Autorità per le eventuali conseguenti iniziative che vorranno assumere.

P.S.Copia della presente è rimessa al Ministero dell'Economia ai sensi e per gli effetti dell'art. 2 bis c. 1 ultimo periodo del D.L. 29.11.2008 n. 185

Aduc

Vincenzo Donvito, presidente

From left to right Mr. Sergio Marchione, CEO of Fiat and Mr. Dario Scannapieco, Vice President of the EIB

 

La Banca europea per gli investimenti (BEI) e Fiat Spa hanno firmato a Torino un contratto di finanziamento di 250 milioni di euro finalizzato a sostenere i piani in ricerca e sviluppo (R&S) della casa automobilistica. La BEI era rappresentata da Dario Scannapieco, vicepresidente responsabile per le operazioni in Italia, Malta e Balcani Occidentali; Fiat Spa dall’amministratore delegato, Sergio Marchionne.

Il progetto riguarda i centri di ricerca e sviluppo di Fiat SpA in Italia, la cui attività è focalizzata sull’obbiettivo dell’incremento dell’efficienza energetica delle automobili sia grazie alla riduzione di emissione di anidride carbonica dei motori sia attraverso lo studio di nuove strutture delle vetture stesse.

Per BEI, l’operazione si inquadra all’interno di due fra i tradizionali filoni di investimento a sostegno dell’economia europea: i progetti di ricerca e sviluppo e quelli per la protezione dell’ambiente tramite diminuzione delle emissioni e miglioramento dell’efficienza energetica.

L’operazione Fiat SpA è realizzata in continuità con le previsioni dell’European clean transport facility (ECTF), il pacchetto di misure della BEI rivolto ai produttori europei per  investimenti finalizzati alla riduzione di emissioni di anidride carbonica e alla maggiore efficienza energetica, sviluppato due anni fa per arginare gli effetti della crisi economica.

Group picture of the signature between FIAT and the EIB in Turin on March 2011

 

Nel dettaglio, per BEI il progetto di Fiat Spa risponde ai seguenti requisiti:

-contribuisce a migliorare il know-how della società nei campi dell’innovazione di prodotto (inclusi i motori a gas, ibridi, a risparmio energetico e basati su nuovi materiali);

-contribuisce a incrementare il livello tecnologico complessivo dell’industria automobilistica europea tramite i processi di collaborazione della R&S di Fiat SpA con analoghe strutture di altre case automobilistiche, centri di ricerca esterni e con il mondo delle università;

-contribuisce in definitiva alla riduzione delle emissioni di CO2 e di altre sostanze nocive permettendo così a Fiat SpA di raggiungere gli obiettivi di emissione di CO2 fissati dall’Unione europea per il 2015 e il 2020 (rispettivamente 122/123 g/km e 95 g/km).

Con il finanziamento perfezionato si consolidano i rapporti di collaborazione esistenti tra la BEI e la casa automobilistica italiana, che nel corso degli anni si sono concretizzati in più operazioni di finanziamento. L’ultima in ordine di tempo risale al 2009, quando sempre all’interno delle previsioni della ECTF fu siglato un prestito di 400 milioni per i progetti in R&S del Gruppo Fiat.

From left to right, Mr. Sergio Marchione, CEO of Fiat and Mr. Dario Scannapieco, Vice President of the EIB

 

Continua e si rafforza la nostra consuetudine di lavoro con la Fiat, primo gruppo manifatturiero italiano e tra i protagonisti mondiali dell`auto; siamo particolarmente soddisfatti di contribuire alle iniziative che il gruppo ha nella progettazione e realizzazione di nuove tecnologie a ridotto impatto ambientale per il settore dei trasporti. E’ su questo fronte che si gioca la sfida che le case automobilistiche hanno di fronte nei prossimi anni a livello globale, perché uno sviluppo duraturo è basato su un impegno costante ed efficace sul fronte della ricerca e dell’innovazione. Tale impegno è decisivo oggi per migliorare la competitività. La Fiat ha fatto propria questa sfida”, ha dichiarato Scannapieco.

 

Occorrono al più presto i chiarimenti necessari per l’applicazione concreta della cedolare secca sugli affitti, altrimenti vi è il rischio di impedire il decollo della nuova misura e la realizzazione dell’obiettivo di rilancio della locazione che la stessa si prefigge. E’ quanto rileva la Confedilizia nel segnalare l’avvenuta pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo in materia di federalismo fiscale municipale, all’interno del quale è appunto prevista l’introduzione della cedolare.

Il decreto legislativo – ricorda la Confedilizia – prevede la possibilità di applicare la cedolare secca a decorrere dal 2011. Lo stesso decreto, però, demanda ad un provvedimento dell’Agenzia delle entrate – da emanarsi entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto – la definizione delle modalità di esercizio dell’opzione per la cedolare, delle modalità di versamento dell’imposta in acconto e a saldo nonché di “ogni altra disposizione utile, anche dichiarativa”, ai fini dell’attuazione delle nuove disposizioni.

Ora, considerato che il decreto legislativo entrerà in vigore il prossimo 7 aprile, l’Agenzia delle entrate ha tempo fino al successivo 6 luglio per emanare il citato provvedimento attuativo. Prima di tale data, però, scadono i termini relativi agli acconti Irpef per il 2011, sia per i contribuenti che presentano il Modello 730 (al datore di lavoro o al Caf) sia per quelli che presentano il Modello Unico. Si tratta, in particolare, delle scadenze del 2 maggio, del 31 maggio e del 16 giugno.

Alla luce di quanto sopra, risulta indispensabile che l’Agenzia provveda, anche prima di emanare il previsto provvedimento attuativo, a fornire chiarimenti in merito ai versamenti degli acconti, che scongiurino che di fatto la cedolare non diventi operativa già da quest’anno, come pure la legge prevede.

In una situazione diversa, su quel pronunciamento avremmo fatto spallucce. Ma ora, in questo clima di caccia alle streghe, sembra una sentenza ad orologeria. Non dimentichiamo che il controricorrente è l’INPS e che sono in corso ciclopici controlli su cui l’Istituto è in affanno e che non stanno portando i risultati attesi da Tremonti”.

Questo il primo commento di Pietro Barbieri, Presidente FISH, dopo la lettura della Sentenza n. 4677 (25 febbraio 2011) con cui la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha affermato che il limite reddituale da tenere in considerazione per la concessione della pensione agli invalidi totali non è solo quello personale, ma anche quello del coniuge.

Un po’ di numeri per definire il contesto. Il limite reddituale per ottenere la pensione di 260 euro mensili è fissato, per il 2011, a 15.154,24 euro lordi. Il limite scende a 4.470,70 euro lordi per l’assegno agli invalidi civili parziali. I titolari di assegni o pensioni sono circa 850mila.

La Sentenza – di segno contrario a recenti pronunciamenti della stessa Cassazione – ignora le indicazioni della Corte Costituzionale ed accoglie le motivazioni dell’INPS, lasciando non poche perplessità di natura giuridica sulle quali spicca l’enfasi sul “ragionevole punto di equilibrio circa il concorso tra la solidarietà coniugale e quella collettiva”.

Ora c’è da aspettarsi che l’Istituto applichi questi nuovi “orientamenti”, revocando – con tutta probabilità – migliaia di provvidenze economiche. Un’indicazione che sembra cadere a fagiolo per l’INPS a cui è attribuito il compito di effettuare 250.000 controlli nel corso del 2011 ed altrettanti nel 2012.

Potrebbe revocare migliaia di provvidenze – prosegue Barbieri – solo sulla base dei nuovi requisiti reddituali, evitandosi l’incombenza, costosa e fonte di sovraccarichi, delle migliaia di visite di controllo. Ed è da credere che tutte queste revoche saranno annoverate come ‘false invalidità’”.

A fronte di una giustificata esplosione dei contenziosi in giudizio (già ad un livello patologico che sfiora le 300mila cause giacenti) e di fronte ad un evidente danno per le persone con disabilità, come intende agire la FISH?

La soluzione deve essere politica! Riprendendo gli atti dei lavori parlamentari delle norme originarie, volutamente ignorati dalla Cassazione, va approvata celermente una interpretazione autentica da parte del Parlamento. Senza una decisa precisazione, verranno private anche di queste minime risorse migliaia di persone. Per tale intervento normativo – ma prima ancora di civiltà – chiederemo l’appoggio dei Parlamentari più attenti e sensibili”.

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