Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Martedì, 21 Maggio 2019

Per decidere se applicare la cedolare secca sugli affitti oppure il tradizionale regime fiscale previsto per i redditi da locazione, i proprietari interessati dovranno considerare una serie di fattori e di variabili che non si risolvono nel solo livello di reddito e della relativa aliquota Irpef. Fattori e variabili che rendono necessario verificare caso per caso le situazioni con riferimento ad ogni singolo contratto preso in esame.

Lo segnala la Confedilizia, ricordando che il nuovo regime fiscale – disciplinato dal decreto legislativo in materia di federalismo municipale, approvato dal Parlamento ma non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale – potrà trovare concreta applicazione solo allorquando sarà emanato il provvedimento dell’Agenzia delle entrate previsto dal citato decreto.

La valutazione circa la convenienza della cedolare secca – rileva la Confedilizia, che fin da subito ha diffuso simulazioni che facevano riferimento al reddito, ma che ipotizzavano uguali canoni qualunque fosse il tipo di contratto considerato – dipende anzitutto dal tipo di contratto utilizzato, che vede confrontarsi essenzialmente due fattispecie: il contratto libero, di durata di 4 anni più 4, con canone liberamente fissato da proprietario e inquilino, e il contratto agevolato (cosiddetto “concordato”), di durata di 3 anni più 2, con canone stabilito da locatore e conduttore nell’ambito delle fasce previste dagli Accordi territoriali stipulati fra le Parti sociali. Per il primo tipo di contratto, come noto, l’aliquota della cedolare secca è prevista al 21%; per il secondo, l’aliquota è prevista al 19%. La prima delle valutazioni da farsi, dunque, attiene – oltre che alla diversa durata dei due tipi di contratto – al confronto fra il canone liberamente stabilito fra le parti e il canone fissato nel rispetto dell’Accordo territoriale di riferimento siglato dalla Confedilizia con i Sindacati inquilini.

Le altre considerazioni da farsi – rileva ancora la Confedilizia – riguardano invece le ulteriori variabili che caratterizzano il nuovo regime fiscale in relazione a quello tradizionale, ricordando che la cedolare secca assorbe l’Irpef, le relative addizionali, l’imposta di registro e l’imposta di bollo. E in particolare: l’ammontare del reddito che il proprietario interessato ricava da fonti diverse dall’immobile locato (es.: reddito da lavoro) e la relativa aliquota Irpef applicabile in ragione dello scaglione di appartenenza; l’aliquota dell’addizionale regionale e quella dell’addizionale comunale Irpef, variamente stabilite dagli enti impositori, a volte anche distinguendo per fasce di reddito (con un sistema analogo agli scaglioni Irpef); l’incidenza dell’aggiornamento annuale del canone (in ordine al quale peseranno le prossime dinamiche inflazionistiche), variamente applicato nei contratti di locazione ma inibito in caso di utilizzo della cedolare secca; le deduzioni e le detrazioni fiscali eventualmente spettanti al proprietario, che impongono di valutare l’influenza che la scelta dell’uno o dell’altro trattamento fiscale del canone di locazione potrebbe avere sul complessivo carico fiscale del proprietario.

In ogni caso – ribadisce in conclusione la Confedilizia – la valutazione di convenienza della cedolare secca va operata in relazione ad ogni singolo contratto, non dimenticando che alcune considerazioni potranno essere fatte solo sulla scorta del testo del citato provvedimento dell’Agenzia delle entrate, chiamato a stabilire, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo, le modalità di esercizio dell’opzione per la cedolare, le modalità di versamento dell’imposta in acconto (nella misura dell’85% per l’anno 2011 e del 95% dal 2012) e a saldo nonché “ogni altra disposizione utile, anche dichiarativa”, ai fini dell’attuazione delle nuove disposizioni.

Sono state pubblicate le liste circondariali per il conferimento degli incarichi di domiciliazione e/o sostituzione d’udienza a 2635 avvocati esterni.

Le graduatorie, predisposte dalla Commissione centrale che ha esaminato i curricula dei richiedenti, sono disponibili sul sito internet dell’Istituto. Le domande pervenute sono state 7485 delle quali 1651 sono state ritenute non idonee dalle sedi regionali, mentre quelle istruite dalla commissione centrale sono state 5834. Tutti i professionisti partecipanti alla procedura di formazione delle liste saranno avvisati con apposita comunicazione via e-mail. Le liste avranno efficacia fino al 31 dicembre 2013.

 

L’affidamento degli incarichi, da parte dei Direttori regionali dell’Inps, avviene a partire dalla pubblicazione delle liste su internet con apposita lettera, previa sottoscrizione da parte del professionista dell’unita dichiarazione di responsabilità e con contestuale consegna di copia di polizza assicurativa per la copertura della responsabilità professionale per tutta la durata degli affari da trattare.

 

Termina così la fase sperimentale durata due anni che, dopo aver introdotto la figura degli avvocati praticanti, ha riguardato i domiciliatari limitatamente ad alcune aree del paese. L’Avvocatura dell’Istituto può ora contare anche sul sostegno degli avvocati domiciliatari e sostituti d’udienza dislocati sull’intero territorio nazionale.

 

“Con questa operazione l’Inps completa la configurazione della sua nuova Avvocatura, sempre più efficiente per poter far fronte al contenzioso più consistente d’Italia. In questi ultimi due anni – commenta il presidente dell’Istituto, Antonio Mastrapasqua – l’andamento delle cause ha segnato un sensibile miglioramento. Con l’apertura agli avvocati domiciliatari e ai sostituti d’udienza in tutto il territorio nazionale potremo contrastare sempre più attivamente le cause rivolte all’Inps. La nostra Avvocatura avrà uno strumento in più per difendere gli interessi dell’Istituto. Nuove tecnologie informatiche a disposizione, un nuovo sistema di gestione del contenzioso e un sostegno per poter sostenere le numerose cause pendenti. Grazie all’impegno dell’Avvocatura e ai percorsi di riorganizzazione dell’Istituto, in questi ultimi due anni, il tasso di soccombenza si è significativamente ridotto e proporzionalmente è cresciuto quello dei successi in giudizio”.

Il contenzioso dell’Inps vale circa il 20% dell’intero contenzioso nazionale (circa un milione di cause sul totale di circa 5 milioni di cause civili pendenti nell’intero Paese). Tra il 2009 e il 2010 si è registrato, nell’ambito dei provvedimenti giurisdizionali definiti, un aumento di quelli conclusi con sentenza favorevole all’Inps, con un incremento del 4,6%, a fronte di quelli con sentenza favorevole alla parte avversa, che hanno fatto rilevare una contrazione del 5,5%.

 

Firmato l’avviso pubblico per i progetti innovativi su fonti rinnovabili nelle regioni meridionali

La nuova procedura , disposta dal Ministero dello Sviluppo Economico riguarda la realizzazione di impianti  di produzione  di energia da font rinnovabili,  su edifici di proprietà’ pubblica , ubicati nelle regioni di  Convergenza  Calabria ,Campania, Puglia ,Sicilia .

Possono  presentare  i progetti i Ministeri , le Università’ le Regioni le Provincie , i Comuni e le Comunità montane  delle aree  di convergenza  che siano titolari delle ubicazioni .

Le domande  vanno presentate dal 1° al 20° aprile 2011 ,  e si prevede un contributo pari al 100% delle spese ammissibili .

I progetti saranno selezionati mediante una  procedura valutativa a graduatoria .

Saranno finanziati  con le risorse messe a disposizioni  dal Programma Operativo Interregionale  (POI) energia 2007 2013 , che coinvolge  diversi   soggetti istituzionali Ministero dello Sviluppo Economico ,  Ministero dell’Ambiente e della Tutela del  Territorio e del Mare   e le regioni  di convergenza .

Sono più di 450mila gli italiani che nel mese di febbraio hanno consultato quotidianamente il sito dell’Inps (www.inps.it). Il valore è riferito ai giorni feriali (da lunedì a venerdì): in totale, nel corso di tutto il mese, sono state 10 milioni e 200mila le visite, circa il 30% in più rispetto allo stesso mese del 2010. Si conferma il trend di incremento che si è avviato dopo il rilascio della nuova versione del sito, a novembre 2010, e dopo la campagna di comunicazione (in tv e sulla stampa) che ha promosso la consultazione del sito.

Nel mese di dicembre le visite sono aumentate addirittura del 44% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In gennaio è stata superata per due volte la soglia delle 500mila visite/giorno e in febbraio la si è sfiorata per tre giorni (con un volume di visite oscillanti intorno alle 480mila).

“Quando abbiamo fatto la campagna di comunicazione, in novembre – ricorda il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua – ci eravamo attestati intorno alle 350mila visite al giorno. I cittadini hanno seguito il nostro consiglio di prendere ulteriore dimestichezza con quello che abbiamo chiamato lo sportello più vicino all’utenza. Quello al quale ci si può rivolgere senza uscire da casa. Il risultato della campagna di comunicazione è ancora più importante per un anno come questo 2011, in cui l’Inps sta svolgendo una grande operazione di telematizzazione della domanda dei suoi servizi. Entro l’anno anche la pensione potrà essere richiesta con domanda online, senza che i cittadini debbano più scomodarsi per andare allo sportello delle nostre sedi”.

Ad oggi sono già cinque i servizi la cui domanda può essere svolta in via telematica (disoccupazione, mobilità, accentramento contributivo, cure termali, ricorsi): servizi che diventeranno esclusivamente richiedibili online (e tramite numero verde).

 

In febbraio i 10 milioni e 200mila visitatori del sito Inps hanno sfogliato 261 milioni di pagine, lo stesso numero di gennaio. Con questo ritmo è lecito immaginare che entro fine anno potrebbero essere sfogliate quasi 3 miliardi di pagine, contro gli oltre 2 miliardi del 2010.

 

“La scommessa sullo sportello web è inevitabile – conclude il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua – va nel solco di quella insostituibile multimedialità che deve rendere disponibile il servizio dell’Istituto all’interno di tutti i canali di comunicazione frequentati dai cittadini. Infatti, quando parliamo di servizi fruibili online, non dimentichiamoci che si tratta sempre di una possibilità che si estende al servizio offerto al telefono dal nostro contact center. Al numero verde 803.164 ci si può rivolgere per richiedere servizi, così come li si possono chiedere via web”.

 

Condividiamo le affermazioni del ministro Giancarlo Galan che “è inutile rincorrere con aiuti il prezzo del gasolio” e che “ci vuole più pesce, quindi politiche di tutela della risorsa e pensare ad alternative quali l’allevamento, l’ittiturismo eccetera…”. Certo, il nodo cruciale della crisi del settore non è rintracciabile solo nell’aumento del costo del gasolio e quindi dei costi di gestione, benché qualche dato in proposito non può che aiutare a chiarire la portata del problema: comparando i dati del costo del gasolio del primo trimestre 2005 con quelli dello stesso periodo del 2011 si registra un incremento del costo medio del 64%, a partire dal +42% di Imperia fino ad arrivare al +90% di Livorno, passando dal +46% di Cagliari e dal +80% di Salerno. Sulla base dei valori medi, una giornata di pesca a strascico, per esempio, per la quale si arrivano a consumare in Adriatico circa 2.000 litri di gasolio, se nel 2005 costava 894 euro, oggi ne costa 1.462 (+63%). Se a ciò aggiungiamo che nel settore si è assistito a una progressiva riduzione dei prezzi alla produzione da 5,10 euro per kg nel 2006 a 4,87 nel 2008, che le catture sono diminuite, nello stesso arco temporale, da 296.523 tonnellate a 227.011, che i consumi pro capite si sono contratti da 21,9 kg nel 2007 a 20,6 nel 2008, trova piena giustificazione la riduzione dei ricavi, passati dai 1.513 milioni del 2006 a 1.106 nel 2008. Non solo, ancora una volta si ha la dimostrazione che gli operatori della filiera non sono in grado di trasferire gli aumenti dei costi operativi sui prezzi al consumatore: la tendenza, peraltro, viene confermata dall’elaborazione dei primi dati disponibili per il 2010.

Nonostante l’evidenza di questi dati macro, concordiamo con il ministro Galan che sulla crisi incide anche il sovrasfruttamento delle risorse, che però non può essere risolto con la riduzione della flotta e con il dirigismo e controllo sull’attività economica, così come continua a pretendere l’Unione europea. Riteniamo che la situazione sia esplosiva, emergenziale, e che chiami in causa risposte straordinarie e non più differibili. La risposta va trovata non solo nella pesca compatibile e nella legalità, ma anche nel rimuovere tutti quegli obiettivi intermedi che frenano il recupero della redditività dell’impresa attraverso il sostegno all’innovazione, alla competitività e all’efficienza aziendale. Ciò significa non solo semplificare un sistema impastoiato dalla burocrazia ma anche favorire il ricambio generazionale, valorizzare il ruolo multifunzionale dell’impresa, anche attraverso la concentrazione dell’offerta, la ristrutturazione produttiva e finanziaria, attraverso il salvataggio e la ristrutturazione, le fusioni e le concentrazioni: interventi che vanno sostenuti dalla ricerca e dallo sviluppo tecnologico anche per introdurre energie alternative e più pulite, dall’accesso al credito e ai capitali di rischio, da una nuova strumentazione di supporto che il settore non ha ma che reclama da tempo. Sarà necessario mettere al centro dell’attenzione l’impresa, connotata da una elevata presenza di micro-imprese familiari, spesso estranea a processi di concentrazione e distrettualizzazione. Una struttura artigianale e sottocapitalizzata, con una frantumazione dei punti di sbarco (circa 800) e con debolezza nei servizi, con scarso potere contrattuale nei confronti dei grossisti e degli intermediari commerciali, una struttura debole con difficoltà di accesso al sistema creditizio.

Questo cambiamento non può certo avvenire con la teoria della crescita a costo zero vagheggiata dal nostro ministro dell’Economia.

 

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI