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Martedì, 11 Dicembre 2018

Il più grande imbroglio, vivere sotto dittatura e non rendersene conto

Per 60 anni  ci hanno detto che siamo una democrazia e che il popolo è sovrano ma la nostra costituzione prevede solamente uno striminzito referendum abrogativo quale strumento di democrazia diretta: il popolo può solo mettere una crocetta per il mantenimento o l'abrogazione di leggi il più delle volte emanate contro il popolo nel postribolo parlamentare. I poteri politico istituzionali rendono innocui i cittadini impedendone la partecipazione con un impianto costituzionale ad hoc e rincretinendoli con Grande Fratello & Calcio. Dai livelli governativi nazionali fino a quelli regionali, provinciali, comunali e, come vedremo per il caso Crotone, anche ai livelli dirigenziali delle amministrazioni, la musica non cambia, il cittadino in buona sostanza non può niente, anche per il semplice accesso agli atti bisogna dotarsi di una squadra di avvocati. Nelle attuali condizioni di democrazia ridotta le leggi possono essere benissimo il frutto di accordi lobbistici e servire interessi esclusivi di pochi “fortunati” tessitori di accordi con il legislatore contro gli esclusi, il popolo sovrano, preso in giro formalmente dalla costituzione e sostanzialmente con atti legislativi ed amministrativi che con il bene comune non hanno niente a che vedere. Particolare che non deve sfuggire è il fatto che noi non si possa far niente per impedire attacchi, aggressioni e rapine al bene comune, non abbiamo strumenti legislativi che ci possano tutelare. A chi viene a mente la petizione per leggi di iniziativa popolare facciamo notare che vengono sistematicamente ignorate dal legislatore che non è tenuto a prenderle in considerazione: non puoi chiedere al tuo aguzzino di concederti la libertà se il suo scopo principale è che tu sia suo schiavo. La costituzione é stata partorita in una fase storica in cui il legislatore costituente poteva concedersi di strutturare uno stato a democrazia limitata, talmente delimitata che si esaurisce in un baleno in cabina elettorale, dopodiché il cittadino ritorna a diventare il nulla politico, limone da spremere, carne umana per una tirannide a cui è stato dato il nome di democrazia. Naturalmente al Sud, povertà imperante, non è libero neanche il voto essendo stato pianificato e realizzato lo smantellamento degli apparati economico produttivi e finanziari e l’asservimento del ceto politico (si legge ascari) ai poteri forti del Nord. I politici al Sud acquisiscono il consenso con le clientele, possono gestire il potere (concesso dal Nord) ma non devono procurare sviluppo alla colonia meridionale. Questa spirale diabolica durerà fin quando non riusciremo ad elevare al rango costituzionale i principi della democrazia diretta e tradurli in leggi da applicare. Ne è riprova l’inapplicazione, a distanza di 10 anni, del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali", che con l’Articolo 8 - Partecipazione popolare prevede la partecipazione dei cittadini  alla gestione del Comune, regole sui  referendum per questioni di interesse generale, procedure per l'ammissione di istanze e petizioni e proposte dei cittadini, termini brevi per l'esame delle istanze e petizioni dei cittadini con le relative sanzioni in caso di inadempimento, consente accessi e controlli agli atti dei comuni a tutti i cittadini. I controlli devono essere possibili specie per gli atti che incidono sui diritti dei cittadini, come lo smaltimento dei rifiuti e i servizi Tutte queste belle cose sono fattibili se i comuni inseriscono negli statuti e nei regolamenti strumenti di  attuazione dell'art 8. “I cittadini possono  pretendere la decadenza dei sindaci, in base all'art 70, se non  attuino l'art 8 della legge 267/2000.” Ma senza un’espressa previsione costituzionale ritorniamo al punto di partenza, il cittadino contro il tiranno, chi può costringere gli amministratori ad adeguare statuti e regolamenti? Il singolo cittadino dovrebbe intraprendere una guerra impari, altra cosa sarebbe il dettato costituzionale in base al quale i regolamenti e statuti comunali debbano contenere tali disposizioni.
L’Unità d’Italia, battendo la Resistenza durata 14 anni dei Briganti Duosiciliani, sancisce la nascita della Questione Meridionale con la quale si avviava lo sviluppo industriale al Nord contemporaneamente all’impoverimento forzoso del Meridione, e dava avvio ad un fenomeno sconosciuto al Sud, l’emigrazione, prima prevalentemente di braccia ora di cervelli. Il che ha fatto appassire l’impianto dei riferimenti valoriali essenziali alla crescita della democrazia: la diaspora di 25 milioni di meridionali costretti all’abbandono della propria terra ha letteralmente demolito la struttura societaria con lo smembramento delle famiglie e la generazione di quel fenomeno sociale distruttivo delle “vedove bianche”: la cellula familiare privata dei capi famiglia fa venire meno la fonte primaria che detta le regole su cui si regge la società. Il risultato è che l’irresponsabilità civica è divenuta la matrice dei mali del Sud essendosi perso il senso, l’importanza di essere cittadino custode del territorio dal quale la collettività trae sussistenza.
Si é creato un vuoto d’identità ed intellettuale ed il vuoto, si sa, da qualcosa deve essere riempito, al Sud è stato colmato interamente da ceti politico amministrativi che in gran parte, forse la maggiore parte dei casi, cristallizzano lo status quo, mantengono il presente senza lievito, sotto vuoto, non stimolano la crescita culturale, essi stessi sono condizionati dal determinismo ambientale che appiattisce verso il basso non essendovi neanche modelli illuminanti a cui ispirarsi. Una discesa senza fine, un gioco al ribasso in cui alla quasi totale assenza di senso civico di molta parte dei sottoposti malgovernati (leggasi assenza dello Stato) corrisponde l’ottusa mediocrità di istituzioni e politici che non riescono a fare di meglio che perpetuarsi avvelenando la società con il cancro clientelare.                                                                                                                             
L’eccezione alla regola dell’inefficienza sono le lodevolissime realtà in cui è stata praticata con successo la raccolta differenziata, ma sono troppo pochi questi paesi e distanti fra loro da riuscire a innescare processi di emulazione positiva. Questa è la parte buona, anzi eccellentissima, dei rarissimi casi di amministratori che (in terra da gara ad ostacoli per realizzare qualcosa di buono) sono riusciti a far decollare una differenziata reale, il che costituisce uno dei primi ma indefettibili passi sulla strada del recupero.
E paradossalmente rientrano nella parte alta di questa sorta di classificazione del ceto politico, ma all’ultimo gradino, gli amministratori inetti, il meno peggio a cui siamo costretti ad affidare le amministrazioni, quelli né carne né pesce che non promuovono la crescita ma riescono a stare fuori dai circuiti più deleteri della cosiddetta zona grigia, l’inestricabile commistione mafio politica.
Vi sono poi i casi in cui la società viene violentata in modo diretto dall’antistato con manutengoli che fanno regredire spietatamente i territori e le popolazioni stringendoli nella morsa collusiva della politica con i poteri mafiosi che sottraggono gli elementi di crescita alla gente a cui mettono scarpe di piombo bloccandone letteralmente slancio e tensioni verso il progresso.
Ma l’antistato assume anche forme che non puoi vedere né toccare, come le multinazionali che annichiliscono le amministrazioni. Ad esempio, il sindaco di Crotone Peppino Vallone, relativamente all’autorizzazione a piazzare un’altra mega piattaforma per l’estrazione di gas metano a ridosso dell’Area Marina Protetta Capo Rizzuto  e di petrolio nientepocodimenoche all’interno del Parco Archeologico di Capo Colonna, di fronte all’indignazione dei crotonesi dice candidamente “io non ne sapevo nulla”, scaricando la responsabilità alla dirigente! Che rimane al suo posto! E tutto ciò a coronamento dei 5 anni precedenti di disamministrazione sotto il segno del completo immobilismo. Nel passaggio fra la prima e la seconda consiliatura i crotonesi hanno assistito al salto evolutivo del sindaco Vallone dal nullismo, che suscitava sentimenti fra sbigottimento ed indignazione, alla fase di attacco violento, di demolizione della speranza di poter contare almeno sul potenziale di risorse naturali come carta da tenere in serbo per la migliore valorizzazione, violando la dignità di chi lo ha votato e se lo deve tenere, perché l’aspetto più drammatico è proprio questo, vivere sotto dittatura, non rendersene conto (o magari accorgersene in ritardo) e non poterci fare niente. I cittadini, soprattutto con l’aiuto dei socialnetwork, ci provano a reagire, hanno lanciato una petizione online http://www.petizionionline.it/petizione/chiediamo-le-dimissioni-del-sindaco-vallone-e-di-tutta-la-giunta-comunale-di-crotone/5147 per chiedere le dimissioni del sindaco, hanno lanciato il sondaggio su Repubblica “Allarme estrazioni a Crotone”  http://temi.repubblica.it/repubblica-sondaggio/?cmd=vedirisultati&pollId=2849 ma ritorniamo sempre al punto di partenza, non esistono strumenti di tutela validi ed efficaci. Come possiamo vedere la situazione italiana è nel complesso rappresentabile con i cittadini rinchiusi in gabbia ma gli stessi cittadini al Sud sono messi sulla graticola.
"Una delle punizioni che ti spettano per non aver partecipato alla politica è di essere governato da esseri inferiori". Questo aforisma di Platone ci suggerisce che per avere buone leggi che consentano un reale beneficio comune non possiamo delegare, almeno non sempre.
Il problema è che la partecipazione è stata osteggiata dal sistema politico venuto fuori dal dettato costituzionale, strutturato in modo da lasciare ai cittadini spazi ristrettissimi, praticamente inesistenti, di democrazia diretta, cosicché il cittadino perde sempre più interesse per la politica in quanto sa che la sua inclusione é vietata, inutile interessarsi alla progettazione politica quando la partecipazione richiesta e quindi la libertà di decidere, si esauriscono in cabina elettorale, 30 secondi.  Oggi la coscienza politica sociale ha una consistenza di spessore decisamente accresciuto, non sempre ai vertici di consapevolezza ma con un generale grado evolutivo tale che grazie ad internet si parla di intelligenza aumentata collettiva per cui risulta molto sentita l’esigenza di partecipazione politica. La gente vuole poter contribuire alla realizzazione delle leggi per favorire un vero progresso basato su riflessioni e decisioni partecipate e deliberate a favore degli stessi destinatari dei provvedimenti, il popolo solo così sarà sovrano, non certo per decisioni delegate.
Altra esecrabile mancanza della costituzione é la possibilità di revocare amministratori e politici, e Dio sa quanto ci sia bisogno di strumenti legislativi, opportunamente regolati, per sostituire gente che da oltre mezzo secolo si arricchisce impoverendo la società. Il fatto stesso che l’azione di revoca sia prevista per legge costituirebbe già di per sé uno stimolo a fare meglio ma anche un deterrente per chi pensasse di rivestire una carica istituzionale investendo dei soldi per poi essere revocato.
Azione di revoca e referendum deliberativo, propositivo e legislativo sono strumenti di democrazia diretta essenziali per il passaggio dalla eterodecisione, fatta passare surrettiziamente come democrazia rappresentativa, al recupero della centralità dell'elaborazione e decisione in seno al popolo in quanto fruitore di scelte modellate non per affare personale ma per utilità del progresso sociale. La vera democrazia favorirà l'apporto collettivo alle decisioni perchè realizzate direttamente da coloro che ne dovranno ricevere gli effetti. E soprattutto perché saranno rimossi gli ostacoli alla partecipazione.
Per realizzare la democrazia sostanziale, e non solo apparente come quella prevista dalla nostra costituzione, dovremo batterci per l'istituzione dei referendum e dell'azione di revoca per dare significato concreto all'espressione, ora solo formale, della sovranità popolare.

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