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Venerdì, 06 Dicembre 2019

Sete di acqua... sete di profitto

L’acqua è un bene prezioso!

Questa frase è talmente lapalissiana che rischia di passare inosservata.

Forse le cifre rendono meglio la verità e la drammaticità di questa affermazione: 3/4 del nostro pianeta è coperto di acqua, ma, se non consideriamo l’acqua salata, l’acqua dei ghiacciai e l’acqua del sottosuolo, la percentuale di acqua disponibile si riduce allo 0,008%.

Non è necessario essere dei matematici per capire che si tratta di un quantitativo irrisorio, per di più distribuito in modo ineguale sulla superficie terrestre.

Se un piccolo diamante ci cadesse nello scarico del lavandino, smonteremmo il sanitario per recuperarlo, invece, senza la minima consapevolezza, sprechiamo tutti i giorni qualche cosa di ben più prezioso, un elemento indispensabile alla nostra stessa sopravvivenza.

L’Italia, con ben 1200 metri cubi pro capite all’anno, è al terzo posto nel mondo (dopo Stati Uniti e Canada) per consumo d’acqua.    Le vie di sperpero sono essenzialmente due: le condutture troppo vecchie (nel tragitto dalla fonte al consumatore se ne perde circa il 47%) e le cattive abitudini dei consumatori.

Entrambe queste cause non sono ineluttabili: basterebbe mettere in atto una corretta politica urbanistica e avviare una estesa campagna educativo/informativa; basterebbe ascoltare i lamenti dei popoli assetati, invece di cedere alle lusinghe di facili guadagni.

Oggi, in media, ogni abitante del pianeta consuma il doppio di acqua rispetto all’inizio del 1900 e il consumo mondiale è decuplicato, ma, come al solito, la statistica ci fornisce una verità solo matematica, la verità “sociale”ci dice che oggi 400 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e nel 2025 saranno 3 miliardi.

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità più di 200 milioni di bambini muoiono ogni anno a causa del consumo di acqua insalubre e sempre ad una cattiva qualità dell’acqua sono imputabili l’80% delle malattie che affliggono il Paesi del Sud del mondo.

E la sete d’acqua scatena …… la sete di profitto!

Il mondo della finanza, banche e multinazionali in prima fila, hanno da tempo intuito che la gestione dell’acqua è un’occasione d’oro da non lasciarsi sfuggire.

E il potere politico, ancora una volta “complice” del potere economico, favorisce il crescente fenomeno di privatizzazione dell’acqua.

Nel marzo del 2000, all’Aia, il 2° Forum Mondiale sull’Acqua ha rigettato l’idea dell’accesso all’acqua come un diritto umano e sociale inalienabile.

La Dichiarazione dell’Aia riduce l’acqua ad una merce e, come tale, soggetta alle regole dell’economia capitalistica di mercato.

Autorevoli voci si sono levate contro la mercificazione dell’acqua.

Già nel 1994, Papa Giovanni Paolo II sottolineava la necessità di: “…… considerare l’importanza dell’acqua per la vita e la sussistenza degli individui e delle comunità. Giacché ognuno deve avere la possibilità di accesso a rifornimenti d’acqua incontaminata; la comunità internazionale è chiamata a cooperare per proteggere questa preziosa risorsa da forme di utilizzazione non adeguate e dal suo spreco irrazionale….”

Riccardo Petrella, Consigliere alla Commissione Europea per la ricerca sulla politica dell’acqua e autore del “Manifesto dell’acqua”, sostiene che …“qualunque sia la motivazione, la privatizzazione dell’acqua non è una soluzione efficace dal punto di vista politico, sociale, economico, ambientale, etico. Non è giustificabile considerare l’acqua come una fonte di profitto. In quanto fonte di vita, l’acqua è un bene patrimoniale che appartiene agli abitanti del pianeta. ….Il dominio (dell’acqua) provocherà innumerevoli conflitti territoriali e condurrà a rovinose battaglie economiche, industriali e commerciali”.

Per ricordare quanto sia preziosa questa risorsa e quanto sia sconsiderato lo spreco che ne facciamo, nel 1992, l’ONU ha istituito la Giornata Mondale dell’Acqua che ricorre il 22 marzo.

Il referendum di giugno non solo ha detto NO alla privatizzazione dell’acqua, ma ,forse, è servito anche a farci prendere coscienza che sprecare o inquinare la nostra principale fonte di vita è insensato e criminale.

Ma aver detto NO alla privatizzazione non basta, ora bisogna dire tutti insieme un grande sì: sì alla sensibilizzazione, sì all’educazione, sì alla solidarietà, sì alla difesa e alla condivisione delle risorse vitali.

Il mondo della Cultura, e la Scuola in prima fila, deve mobilitarsi per promuovere l’unica globalizzazione che può salvarci: dobbiamo rendere globale il rispetto e l’amore per la nostra Terra e per l’umanità che la abita.

Non trinceriamoci dietro al disfattismo e alla rassegnazione del “tanto non cambia nulla”, già essere informati è un valore in sé, parlarne in famiglia, con gli amici, sul posto di lavoro, significa fare comunicazione, significa diffondere conoscenza e solo chi sa può decidere liberamente da che parte stare.

Voglio concludere con le parole di una poetessa americana, Emily Dickinson:

L’acqua è insegnata dalla sete.

La terra, dagli oceani traversati.

La gioia dal dolore.

La pace, dai racconti di battaglia. ………..

Amara constatazione! Speriamo che l’uomo non debba “imparare l’acqua dalla sete”, perché, forse, a quel punto, sarebbe troppo tardi!

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