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Sabato, 23 Gennaio 2021

Fatima, una profezia che non si è conclusa

benedetto xvi fatima

 

Mi sembrava giusto e doveroso in occasione della festa della Madonna di Fatima e anche un po’ per staccare la spina sui temi della crisi politica ed economica, leggere il volume L’ultimo segreto di Fatima, scritto dal compianto Giuseppe De Carli edito da Rai, Eri, Rizzoli. Si tratta di una lunga intervista al cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato e Camerlengo di Sacra Romana Chiesa. Fatima è stato definito giustamente l’avvenimento più importante del secolo XX. Il libro riporta una rigorosa ricognizione di documenti, tra l’altro le pagine autografe di suor Lucia e l’interpretazione teologica dell’allora prefetto della dottrina della Fede Ratzinger. Il cardinale Bertone che allora nel 2000, ha condiviso, con il prefetto la storia della pubblicazione e l’interpretazione della Terza Parte del Segreto, mette in luce la rilevanza di un messaggio che è fra i più “politici e profetici” del XX secolo e tocca il destino dell’intera umanità.

Con Fatima abbiamo a che fare con la più clamorosa apparizione delle apparizioni della Vergine Maria, quella che ha attirato sul luogo ben tre Papi: Paolo VI nel 1967; tre volte Giovanni Paolo II e ora Benedetto XVI. Il messaggio ci viene incontro col linguaggio del sangue e della sofferenza intorno alla figura di Giovanni Paolo II, in particolare nella terza parte. C’è un “mistero di sangue” che ha segnato la vita di Karol Wojtyla, quel “vescovo vestito di Bianco che cammina tra i cadaveridei carbonizzati”, e c’è anche Benedetto XVI che, quasi a sigillo dei suoi primi cinque anni di pontificato, va pellegrino nel santuario portoghese.

Il libro di De Carli è accompagnato da una lettera di presentazione di papa Benedetto XVI, che sancisce l’importanza del testo. L’Ultimo segreto di Fatima, segue il precedente volume, L’Ultima veggente di Fatima, è strutturato in due parti distinte, nella prima prevale la “grammatica celeste” di suor Lucia. Nella seconda parte si concentra nel colloquio con il cardinale Bertone, che ha vissuto una irripetibile esperienza attraverso il messaggio di Fatima.

Il testo di de Carli e del cardinale Bertone risponde alle discussioni e alle critiche emerse di recente, in merito a possibili altri messaggi o segreti su Fatima. A questo proposito mi sembra utile rileggere alcuni passaggi dell’insegnamento del viaggio apostolico che Benedetto XVI ha compiuto in Portogallo dall’11 al 14 maggio 2010 in occasione del decimo anniversario della beatificazione di due dei tre veggenti di Fatima, Giacinta (1910-1020) e Francesco (1908-1919). Per chi è interessato suggerisco l’ottima e attenta lettera che fa il professore Massimo Introvigne, esponente e dirigente dell’associazione Alleanza Cattolica, “Fatima e il dramma della modernità. Il viaggio di Benedetto XVI in Portogallo”, pubblicato sul sito Cesnur.org.

«Sono venuto a Fatima – ha detto il Papa – perché verso questo luogo converge oggi la Chiesa […]». «Luogo benedetto che Dio si è scelto per ricordare all’umanità, attraverso la Madonna, i suoi disegni di amore misericordioso», Fatima è la “casa” che Maria ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni (…)offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo».

Per quanto riguarda l’evento accaduto 93 anni fa, si tratta di un « un amorevole disegno di Dio, che non dipende dal Papa, né da qualsiasi altra autorità ecclesiale: “Non fu la Chiesa che ha imposto Fatima – direbbe il Cardinale Manuel Cerejeira [1888-1977], di venerata memoria –, ma fu Fatima che si impose alla Chiesa”»afferma Benedetto XVI.

Il Papa afferma con singolare vigore la verità storica delle apparizioni, che non derivano dalla psicologia dei veggenti ma fanno irruzione nella loro vita dall’esterno, dal Cielo. A Fatima, afferma, «tre bambini si sono arresi alla forza interiore che li ha invasi nelle apparizioni dell’Angelo e della Madre del Cielo». Certo, in ogni apparizione «un impulso soprannaturale […] entra in un soggetto e si esprime nelle possibilità del soggetto. Il soggetto è determinato dalle sue condizioni storiche, personali, temperamentali, e quindi traduce il grande impulso soprannaturale nelle sue possibilità di vedere, di immaginare, di esprimere, ma in queste espressioni, formate dal soggetto, si nasconde un contenuto che va oltre, più profondo, e solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità, che era – diciamo – “vestita” in questa visione possibile alle persone concrete». 

Pertanto, per Introvigneresta “ferma la premessa secondo cui nessuna rivelazione privata può pretendere la stessa autorità della rivelazione pubblica, lo stesso vale per Fatima. La dialettica spiega anche perché – a differenza di quel che pensa, quanto alla Sacra Scrittura, l’accostamento fondamentalista tipico di un certo protestantesimo – il testo richiede sempre un’esegesi e un’interpretazione. Il testo non cambia, ma nella storia la Chiesa vi scopre ricchezze sempre nuove”. E soprattutto questi principi sono presenti quando si tratta della materia delicata del terzo segreto di Fatima, o più esattamente della terza parte del segreto di Fatima, pubblicata in modo molto ufficiale dalla Santa Sede con un commento dell’allora cardinale Joseph Ratzinger nel 2000. Qui la Madonna mostra «il Santo Padre [che] attraversa una grande città mezza in rovina; e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce» (Congregazione per la Dottrina della Fede 2000).

Nel commento teologico al segreto del 2000 l’allora cardinale Ratzinger aveva messo in relazione la visione di Fatima con l’attentato che Giovanni Paolo II (1978-2005) aveva subito il 13 maggio 1981, giorno della festa della Madonna di Fatima. “Chi ha scritto - commenta Introvigne - che nel viaggio in Portogallo Benedetto XVI ha «corretto» il cardinale Ratzinger, cioè se stesso, proponendo una diversa interpretazione della terza parte del segreto non soltanto sbaglia, ma dimostra un’insufficiente comprensione del modo in cui la Chiesa Cattolica legge i testi a diverso titolo divinamente ispirati. E questo a prescindere dalla vexata quaestio se esistano testi della veggente di Fatima più a lungo sopravvissuta, suor Lucia di Gesù dos Santos (1907-2005), che ancora attendono la pubblicazione, questione su cui – contrariamente a certe attese giornalistiche – Benedetto XVI in Portogallo non si è pronunciato.

Le profezie hanno sempre più di un significato. La terza parte del segreto, ripete ora Benedetto XVI, è una «grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Papa Giovanni Paolo II». Ma questa «prima istanza» interpretativa, se mantiene tutta la sua importanza, non ne esclude altre. Al contrario nel segreto, afferma il Papa, «sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. Perciò è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della Chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta per la Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano». Nella terza parte del segreto la vicenda centrale è l’immagine di tutte le persecuzioni che i Papi e la Chiesa nella storia continuamente subiscono. Anche il tradimento dei preti pedofili e le relative persecuzioni mediatiche contro il Papa fanno parte dei «colpi d’arma da fuoco e frecce» del segreto, che sempre «soldati» al servizio di progetti ideologici anticristiani sono pronti a lanciare contro il Papa.

Gli attacchi al Papa non vengono solo da fuori, ma soprattutto dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa […]».

Più in generale, «si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa», afferma benedetto XVI e in questo senso si può dire che sia sbagliato riferire la terza parte del segreto solo all’attentato a Giovanni Paolo II. Nel 1917 la Madonna annunciava una «passione della Chiesa», che si manifesterà «in modi diversi, fino alla fine del mondo». È certo la passione di Giovanni Paolo II colpito dall’attentato del 1981. Ma si può lecitamente pensare che si tratti anche della passione di Paolo VI (1963-1978), colpito e amareggiato dagli attacchi inauditi del dissenso teologico postconciliare dopo la pubblicazione dell’enciclica Humanae vitaedel 1968. È la passione di Benedetto XVI, ferito sia dai crimini dei preti pedofili sia dalle calunnie di quanti manipolano i tragici casi di pedofilia per attaccare direttamente il Pontefice. Sarà la passione di un prossimo Papa fra cinquanta o fra cento anni, perché essere calunniata e perseguitata fa parte della natura e della storia della Chiesa, non solo secondo la profezia di Fatima ma secondo la parola profetica dello stesso Signore Gesù: « Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15, 18).

Secondo Introvigne il messaggio di Fatima è soprattutto un giudizio sulla storia, e in particolare sulla storia moderna. Così “le tragedie annunciate a Fatima non sono finite con la fine delle ideologie del XX secolo e del comunismo, cui pure il messaggio del 1917 si riferisce. La crisi non è risolta. Da un certo punto di vista è oggi più seria che mai, perché è anzitutto crisi di fede, quindi crisi morale e sociale”.

Il Papa fa riferimento alla perdita della fede in tante parti del mondo. «Molti dei nostri fratelli vivono come se non ci fosse un Aldilà, senza preoccuparsi della propria salvezza eterna».

Certo, Dio continua ad andare alla ricerca del cuore di ogni uomo, anche nel nostro tempo come in ogni tempo. «Ma chi ha tempo per ascoltare la sua parola e lasciarsi affascinare dal suo amore? Chi veglia, nella notte del dubbio e dell’incertezza, con il cuore desto in preghiera? Chi aspetta l’alba del nuovo giorno, tenendo accesa la fiamma della fede?». All’interno stesso della Chiesa non mancano infedeltà, fraintendimenti, assenza di sano realismo. «Spesso – ha aggiunto il Papa – ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista. Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni; ma cosa accadrà se il sale diventa insipido?».

 

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