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Il cammino ecumenico della Chiesa visto dal Papa

Ricevendo in udienza il 27 gennaio scorso i partecipanti alla plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, Benedetto XVI si è soffermato su alcuni aspetti del cammino ecumenico della Chiesa, in coincidenza con la conclusione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani. Il Papa ha ricordato come i dialoghi ecumenici, che pure hanno portato “non pochi buoni frutti” esigono “la nostra vigilanza”, per il rischio sempre ricorrente di “un falso irenismo e di un indifferentismo, del tutto alieno alla mente del Concilio Vaticano II”.

Si discute in effetti negli ultimi tempi del recepimento del Concilio Vaticano II, non solo in ambito ecclesiastico, ma anche per le influenze culturali che ha apportato nella società tutta. Sicuramente nell'analisi del problema non bisogna far confusione tenendo ben distinte premesse e conseguenze dell’assise conciliare con i suoi esiti successivi ed attuali, se è vero che la storia la si legge nelle cause ma anche negli effetti. Uno strumento utile per investigare questi aspetti è l’ultimo numero (n. 113, Parigi ottobre-dicembre 2011) della rivista francese “Catholica” (http://www.catholica.fr), a partire proprio dall'editoriale che apre il fascicolo, firmato dal direttore Bernard Dumont ed intitolato “Rottura-Riforma-Rinnovamento”.

Si ricorda che nell'enciclica “Fides et Ratio” del 14 settembre 1998 Giovanni
Paolo II aveva affrontato vari problemi di ordine filosofico individuati come causa di una società caduta nello sbandamento, proprio a causa del travisamento post-conciliare. Infatti, due atteggiamenti nello studio della materia legata al Concilio hanno prevalso, l'eclettismo e lo storicismo. Se il primo in quanto fusione di più elementi rappresenta un errore di metodo
mescolando più derivati di differenti filosofie, il secondo finisce per stabilire una verità filosofica a partire dal suo proprio adeguamento ad un periodo determinato. Segue un articolo di Miguel Gambra sull'analogia storica, con il discorso del 22 dicembre 2005 di Benedetto XVI, riguardante l'ermeneutica della “riforma nella continuità”, operata dal Concilio, soprattutto nei rapporti fra Stato e Chiesa.

Da segnalare all'interno della rivista, infine, è l'intervista realizzata a Giuseppe Parlato, Ordinario di Storia contemporanea presso l’Università Luspio di Roma, sulla situazione dell'Italia all'indomani della seconda guerra mondiale. Nella stessa il presidente della “Fondazione Spirito/De Felice” si sofferma anche sulla figura di mons. Roberto Ronca, rettore del seminario lateranense fra il 1931 ed il 1948, fondatore e direttore del movimento civico-politico Unione Nazionale Civiltà Italica (1946-1955) e Prelato-Arcivescovo di Pompei (1948-1955). La vicenda ecclesiale di questo vescovo romano, infatti, argomenta Parlato citando la prima ed unica biografia finora pubblicata (cfr. Giuseppe Brienza, Identità cattolica e anticomunismo nell'Italia del dopoguerra. La figura e l'opera di mons. Roberto Ronca, D’Ettoris Editori, Crotone 2008, con Prefazione di Marco Invernizzi, presidente dell’Istituto Storico dell’Insorgenza e per l’Identità nazionale, pp. 244, con ill., € 18,90), offre anche una nuova luce sulla storia delle “correnti” che si affrontarono poi al Concilio. Su disposizione del Vicariato di Roma, infatti, Ronca rimpiazzò nel 1933 l’allora assistente nazionale della locale Fuci, Giovan Battista Montini (1897-1978), futuro Papa Paolo VI (1963-1978), il primo poi in ombra mentre il secondo fra i protagonisti dell’assise conciliare, a causa «[…] del liturgismo quasi da “sale protestanti [di Montini], come gli disse il card. vicario Marchetti Selvaggiani [Francesco (1871-1951)] a proposito di alcuni fogli da lui diffusi tra gli assistenti fucini e trasmessi da mons. Ronca al Vicario» (op. cit., p. 34).

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