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Mercoledì, 26 Febbraio 2020

In memoriam di Maria Rita Saulle

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Nel giorno della commemorazione dei defunti, il 2 novembre, nella Cappella universitaria dell’Università di Roma “La Sapienza”, è stata commemorata Maria Rita Saulle (1935-2011), giudice costituzionale e per molti anni professore ordinario di Diritto internazionale nel medesimo Ateneo. La Messa in suffragio della docente cattolica, morta il 7 luglio scorso dopo lunga malattia, è stata celebrata da monsignor Lorenzo Leuzzi, responsabile della Pastorale universitaria della Sapienza.

Autore di oltre 40 volumi in materie internazionalistiche, di diritto internazionale privato, diritto dell'Unione europea, organizzazione internazionale e tutela dei diritti umani, la prof.ssa Saulle ha contribuito alla stesura di Convenzioni internazionali su temi quali la tutela delle donne, delle persone disabili e, soprattutto, dei bambini. È stata infatti dal 1986 al 1989 il negoziatore per l'Italia della Convenzione delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia, che rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti del bambino. Approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989 a New York, la Convenzione è stata ratificata dal nostro Paese il 27 maggio 1991 con la legge n. 176 e, a tutt'oggi, vi aderiscono 193 Stati, un numero addirittura superiore a quello degli Stati membri dell'ONU. Di fondamentale importanza l’articolo 6 della Convenzione sul diritto alla vita che, come ribadisce la Saulle in uno dei suoi ultimi saggi, andrebbe letto insieme al Preambolo della stessa Carta che recita: «Tenuto presente che, come indicato nella Dichiarazione dei diritti del fanciullo adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1959, “il fanciullo, a causa delta sua immaturità fisica e intellettuale, ha bisogno di una particolare protezione e di cure speciali compresa un'adeguata protezione giuridica, sia prima che dopo la nascita» (cfr. Assemblea generale delle Nazioni Unite, Convenzione sui diritti dell'infanzia, a cura del “Comitato Italiano per l'UNICEF”, Roma 2008). Nel contributo intitolato Un negoziato per una norma preambolare sul diritto alla vita, la studiosa ricordava a tal proposito come «Pochi, ancora oggi, conoscono l’esistenza di una norma preambolare della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del minore del 1989 concernente la tutela giuridica del minore “prima e dopo la nascita» (M. R. Saulle, Lezioni di Organizzazione internazionale, volume II/Le Organizzazioni internazionali e i diritti umani, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2003, p. 343), ricordando come tale inserzione sia merito soprattutto della stessa delegazione italiana alla Convenzione, la quale nel corso dell’elaborazione del Preambolo «precisava che il concetto di maternità responsabile, affermato in numerosi sistemi giuridici, non era contrario alla tutela del bambino prima della nascita» (ibidem., p. 345).

Alla Corte Costituzionale Maria Rita Saulle è stata relatore di importanti decisioni in tema di assistenza alle persone disabili, di tutela della maternità, di misure a sostegno della famiglia.

Come allievo alla sua cattedra di diritto internazionale ho sempre apprezzato l’interesse dimostrato da Maria Rita Saulle verso le “premesse giusnaturalistiche” del diritto internazionale. Quest’ultima, infatti, è disciplina nella quale, ancora, dominano approcci convenzionalistici e positivistici che, fra l’altro, estenuano l’operatore e lo studioso in rassegne giurisprudenziali, dottrinali normative sui singoli temi e problemi che non riescono ad indicare quasi mai soluzioni o direttive chiare al giurista. Ricordo, in particolare, quanto la prof.ssa Saulle insegnava a proposito dei processi di Norimberga.

Il primo problema postosi in seguito all’istituzione, al termine della seconda guerra mondiale (Accordo di Londra dell’8 agosto 1945 tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e URSS), del Tribunale sui crimini di guerra (più noto come Tribunale di Norimberga) fu infatti come noto quello dell’individuazione delle norme internazionali violate dai combattenti, in una situazione in cui la tutela dei diritti umani era solo all’inizio della sua codificazione convenzionalistica e non esistevano ancora trattati come quelli di diritto umanitario di Ginevra che furono conclusi solo nel 1949. Tale carenza fece sì che, in relazione alla istituzione di questo Tribunale (e di quello di Tokio poi), si profilasse la questione dell’applicazione del principio “nullum crimen sine lege”, poiché, prima del secondo conflitto mondiale, la tutela dell’individuo era assai modesta in campo internazionalistico. A tal proposito nelle sopra citate Lezioni di Organizzazione internazionale Maria Rita Saulle rilevò come, «pur in assenza di una normativa specifica, a Norimberga si cominciò e si continuò a porre in luce la circostanza per la quale esiste una parte del diritto internazionale, così come esiste una parte del diritto nazionale, che fa riferimento al concetto di diritto naturale e ne trae le basi contenutistiche sostanziali: diritto naturale che riguarda la tutela essenziale dell’individuo» (p. 122).

Per la multidisciplinarità dell’approccio e l’ispirazione etica seguita nello studio del diritto internazionale Maria Rita Saulle va ricordata come insigne studiosa la cui eredità scientifica, ci auguriamo, possa essere raccolta da operatori e studiosi delle università italiane ed estere.

Giuseppe Brienza

* Dottore di ricerca in Ordine internazionale e diritti umani all’Università di Roma “La Sapienza”.

 

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