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Mercoledì, 22 Novembre 2017

La porta della felicità

1.Eugenio Fizzotti

 

Ho appena letto La porta della felicità, di Eugenio Fizzotti, pubblicato da D'Ettoris Editori di Crotone (www.dettoriseditori.it), un libro con un titolo così impegnativo e pretensioso dovrebbe andare a ruba, e magari destinato ad avere un successo di vendite straordinarie. Devo chiedere al mio amico Antonio D'Ettoris di Crotone per avere qualche notizia in merito alla diffusione del volumetto.

Eugenio Fizzotti, già docente ordinario di Psicologia della Religione e di Deontologia Professionale all'Università Salesiana di Roma presenta nel volumetto (di sole 127 pagine) della D'Ettoris editori, una chiara esposizione del medico e psichiatra, filosofo e psicoterapeuta, saggista e conferenziere di fama mondiale, Viktor E. Frankl viennese che ha elaborato la teoria della logoterapia, una teoria che aiuta l’uomo a ritrovare il senso della propria vita.

La teoria di Frankl, viene anche definita la terza scuola viennese, cronologicamente successiva alla psicoanalisi di Sigmund Freud e alla psicologia individuale di Alfred Adler. La logoterapia è stata concepita allo scopo combattere, sul piano terapeutico, il sentimento della mancanza di senso della vita. Il fine della pratica logoterapica è quello di aiutare la persona ad individuare e recuperare il significato della propria esistenza, il senso profondo di ciò che si è e di quello che si fa. Si tratta di un orientamento psicoterapeutico composto da un consistente apparato filosofico le cui radici troviamo nell’esistenzialismo.

Eugenio Fizzotti, sacerdote salesiano nonché traduttore e curatore della maggior parte dei testi di Frankl pubblicati in Italia, sostiene che «attraverso la logoterapia, una concezione della vita in perenne ricerca di significati e di compiti da realizzare nel quotidiano, Frankl non soltanto ha ribaltato le obsolete interpretazioni psicoanalitiche, che vedono all'origine dei disturbi psichici solo repressioni e complessi, ma ha soprattutto individuato gli itinerari da seguire per aiutare l'uomo nel recupero della sua identità e della sua maturità».

Frankl mette in dubbio la furia di interpretare della psicologia riduzionistica, è un grave errore voler leggere ogni comportamento e ogni azione con le categorie interpretative. Lo ha fatto Freud, ma anche Adler. “Dire che le decisioni sono 'nient'altro che' il frutto di una battaglia tra gli impulsi personali e la società, - scrive Fizzotti - oppure frutto di una serie di determinismi socioculturali, oppure frutto di un compromesso tra le richieste ambientali e le proprie aspirazioni, vorrebbe dire ridurre la persona umana a un puro automa, incapace di una riflessione personale e, soprattutto, impossibilitata a prendere una posizione autentica dinanzi alle domande esistenziali, spesso tragiche, perché connesse a situazioni di dolore, di solitudine, di vecchiaia, di malattia incurabile”.

Non si può assolutizzare tutto, come il fatto che una persona sia del Sud, comporta che automaticamente venga etichettata come pigra, parassita, indolente, scansafatica, camorrista, mafiosa, 'ndranghetista'. “Assolutizzare è l'errore più grande che si possa fare – per Fizzotti - E non raramente la psicologia si è fatta prendere dalla smania di generalizzare. Ogni comportamento deriverebbe dal tentativo di soddisfare impulsi repressi o tensioni nascoste. Ogni decisione scaturirebbe dalle condizioni ambientali, dalla cultura, dalle strutture”. Certamente l'ereditarietà, essere figli unici, l'aver avuto una infanzia difficile, sono senza alcun dubbio elementi che intervengono nella formazione della persona, ma non si può certo dire che tutto dipende da essi.

Secondo Frankl, “la motivazione centrale dell'agire umano non è, il raggiungimento del piacere (Freud) e neppure il conseguimento del successo e della supremazia (Adler), quanto piuttosto la ricerca e la possibilità di trovare un significato nella propria esistenza”. Il problema è dare un senso alla vita. Per Frankl, al contrario di Freud per il quale nel momento in cui ti interroghi sul senso, sul valore della vita, ti ammali, l'uomo ha il diritto, oltre che il dovere, di chiedersi il 'perché' della sua esistenza. Per ogni uomo è fondamentale perseguire uno scopo.“Una persona, infatti, che tende sempre verso un ideale e si pone in una dinamica di continuo divenire, risulta essere senz'altro molto più integrata psicologicamente di chi ritiene di aver già raggiunto uno scopo soddisfacente nella vita e non sa più dove andare”.

Nel 3° capitolo il testo di Fizzotti affronta il tema del vuoto esistenziale nella nostra società, un vero tabù, come lo era nei decenni passati la sessualità. Per il mondo di oggi secondo Fizzotti non bisognerebbe interrogarsi sul significato della vita, del lavoro, dell'amore, della sofferenza, della morte. “Va solo affermato che la vita dell'uomo è una candela che si consuma lentamente come un processo di combustione, che egli e dominato da meccanismi di azione e reazione, che è vittima assoluta di processi condizionanti di carattere psicologico, sociologico, biologico. Dire, invece che la vita ha un senso nonostante tutto, che la vita è degna di essere vissuta in qualsiasi condizione, che l'uomo è realmente tale quando anela a un significato autentico da realizzare: questo è tabù”.

Nel 4° capitolo il libro addirittura sostiene che anche la sofferenza ha un valore positivo per l'uomo. Il medico o il terapeuta, non devono occuparsi solo della salute fisica e psichica del malato, ma devono aiutarlo a sopportare con accettazione e comprensione le inevitabili sofferenze, deve essere aiutato a soffrire. Nel mondo scrive Fizzotti “troviamo uomini che vivono nella disperazione interiore nonostante un successo esteriore, proprio perché la loro esistenza è piombata nel vuoto esistenziale, ci sono anche uomini che vivono con pienezza nonostante l'apparente fallimento”. Basta vedere la fine che hanno fatto certi uomini o donne dello spettacolo.

Per essere felici c'è la necessità di un incontro esistenziale, affettivo ed effettivo, con altre persone. Occorre per il professore Fizzotti, uscire dall'anonimato costruendo un'identità forte, grazie alla quale agire con responsabilità e con entusiasmo, senza mezze misure, senza nascondigli, senza maschere sul volto. Così appartenere a un'associazione, significa, conquistare un modo di pensare, un modo di rapportarsi con gli altri, uno stile di vita, un cuore che pulsa per chi soffre. Occorre partecipare attivamente, alla trasformazione del mondo (…) senza stare alla finestra a guardare ciò che altri, magari per interessi privati, decidono sulla pelle degli altri. Partecipare spesso significa fare scelte coraggiose e controcorrente. In queste riflessioni del professore Fizzotti ritrovo molto della mia vita sociale. L'uomo si realizza quando vive per uno scopo, per Frankl, essere uomo significa andare aldilà di se stessi (…) vuol dire essere sempre rivolto verso qualcosa o verso qualcuno...

Nella società odierna dove si cerca la felicità e la propria auto-realizzazione nei successi professionali, crescono cliniche mediche che offrono, sostenute da martellanti messaggi pubblicitari, e seguendo le loro istruzioni, meravigliosi e stilizzati corpi secondo la “moda”imperante. Frankl, inverte questo ordine di valori, i presupposti della felicità non si ottengono mettendo al centro la nostra narcisistica immagine, ma si raggiungono nella misura in cui ci occupiamo degli altri e ci dimentichiamo di noi stessi. In questo momento penso a Madre Teresa di Calcutta, forse la persona che ha sperimentato una grande felicità occupandosi degli ultimi su questa terra. Pertanto, “una personalità sana e ben formata psicologicamente è, per Fizzotti, piuttosto, quella che sa aprire le porte e le finestre della sua coscienza verso la luce e il chiarore del mondo esterno, dirigendosi verso la gente che la circonda e interessandosi di essa”. Bloccare questa apertura naturale verso gli altri, può procurare vere e proprie malattie, disturbi nevrotici, un accumulo di infelicità.

In conclusione si può affermare che chi insegue la felicità con ansia non la raggiungerà mai, più la cerchiamo e più ci sfugge. La felicità è una conseguenza di un modo di vivere, è il risultato, il frutto maturo... che si ottiene quando si vive con un atteggiamento di apertura verso gli altri, dimenticando se stessi.

 

 

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