Un ricordo di Augusto del Noce

2.Augusto Del Noce


Nova Historica, la rivista trimestrale diretta dal prof. Roberto de Mattei, fondata nel 2002 con l'intento di contribuire al rinnovamento degli studi storico-politici in un momento, come l’attuale, di profonda crisi della civiltà occidentale, esce in questi giorni dedicando nel fascicolo nr. 33 del 2010 il suo Dossier centrale al grande politologo e filosofo cattolico Augusto Del Noce, a vent’anni dalla morte, avvenuta a Roma, il 30 dicembre 1989. Sull'Autore degli indimenticabili saggi Il suicidio della rivoluzione (Rusconi, Milano 1978), Il cattolico comunista (Rusconi, Milano 1981) e Il problema dell'ateismo (Il Mulino, Bologna 1990) intervengono, oltre allo stesso de Mattei, nomi prestigiosi come Rocco Buttiglione, Francesco Perfetti e Marcello Veneziani.

Il primo, attuale Vicepresidente della Camera dei Deputati, offre un dettagliato profilo della cultura politica che ha nutrito il pensiero  di Del Noce e, quindi, di quella che esso ha generato fino ai giorni nostri: si vede bene che, in qualche modo, tutti i protagonisti dell'attuale scenario politico e culturale italiano gli sono debitori, non esclusi quelli che l'hanno spesso avversato. Il professor Perfetti, docente di storia ordinaria presso l'Università LUISS di Roma e direttore dell'Archivio storico della Farnesina evidenzia invece il ruolo attivo svolto da Del Noce nella 'liberazione culturale' nazionale dal pensiero egemone liberal d'impronta storicista e laicista della 'scuola torinese' (almeno da Piero Gobetti (1901-1926) a Norberto Bobbio (1909-2004)), imperante in atenei ed istituti d'istruzione per buona parte del Novecento. Per il giornalista e saggista Veneziani, invece, che ebbe l'onore di ricevere dal grande filosofo quello che sarebbe stato l'ultimo scritto della sua vita (la “Prefazione” a Processo all'Occidente, Sugarco, Milano 1990) Del Noce fu il filosofo civile che tentò di saldare – e salvare – fede e popolo, tradizione cristiana e tradizione italiana nell'epoca della scristianizzazione più aggressiva e del tramonto delle identità prevedendo l'esito radicale (nel senso di nichilista: con la droga, l'aborto e l'eutanasia) del processo rivoluzionario che affondava le sue radici nell'illuminismo e nel giacobinismo del 1789. Di fatto fu un profeta e, come tutti i profeti autentici, purtroppo, inascoltato.

Nella rivista internazionale, poi, nel cui comitato scientifico figurano, tra gli altri, i professori della Sorbona Jean Paul Bled e Jacques Heers, Massimo de Leonardis dell'Università Cattolica di Milano, Ronald Witt della Duke University, l'Ambasciatore Antonello Pietromarchi e lo scrittore Vladimir Bukovski, che si rivolge non solo ad un pubblico di specialisti, ma a tutti gli uomini di cultura e in particolare a quelli che operano nel mondo del giornalismo e della scuola (chi fosse interessato può ordinarne una copia scrivendo a: Nuove idee S.r.l., Via Medaglie d'oro 73, 00136 ROMA, http://www.nuoveidee.org/novahistorica.htm, Euro 21,00) compaiono anche articoli di pregio scientifico come quello di Giuseppe Brienza, dottore di ricerca nella Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Roma “La Sapienza”, dedicato a Le politiche familiari tra le due guerre mondiali: appunti per un percorso comparatistico (pp. 124-142) e di Gianandrea de Antonellis, docente di Lettere presso l'Università Europea di Roma, intitolato Un caso letterario e politico: L'Ebreo di Verona di padre Antonio Bresciani (pp. 143-162).

Nel primo contributo Brienza svolge una sintetica ma efficace analisi delle politiche familiari sviluppatesi in Europa tra le due guerre mondiali, che si avvale di un originale confronto dei provvedimenti varati in favore della famiglia e della natalità (per la stretta correlazione esistente fra i due “settori”) nel periodo anteriore e coevo al secondo conflitto mondiale nella Francia repubblicana, guidata dai governi “di unità nazionale” presieduti da Raymond Poincaré (1860-1934), dal 1926 al 1929, da Eduard Daladier (1884-1970), dal 1933 al 1934 e dal 1938 al 1940 e, con tutt'altro contesto politico ed istituzionale, dal Maresciallo di Francia Henri-Philippe-Omer Pétain (1856-1951), dal 1940 al 1944, nell'Italia fascista (1922-1943), nella Spagna franchista (1933-1945), nella Germania hitleriana (1933-1945) e nell'Unione Sovietica staliniana (1922-1953).

Il secondo contributo rilegge invece dettagliatamente un'opera molto diffusa (ancorchè dimenticata) di uno dei protagonisti, il gesuita p. Antonio Bresciani (1797-1862), della polemica pubblica italiana degli anni Trenta, che nel caso specifico riprende alcuni stereotipi letterari della narrativa popolare della seconda metà dell'Ottocento.

Ma altri contributi importanti sono anche quelli a firma di Luca Galantini sull'evoluzione storica delle politiche multuculturaliste (pp. 110-123) e Antonio Donno su un episodio dimenticato della politica americana durante la Guerra Fredda, la crisi con Israele tra il 1967 e il 1970.

Particolarmente, il numero in uscita di Nova Historica, qui appena sinteticamente presentato, riprende ed attualizza quello che è stato il programma delineato fin dal primo editoriale della rivista: proporre una rilettura il più possibile obiettiva e una revisione possibilmente non parziale o faziosa dei protagonisti della politica e della cultura contemporanea, uno smantellamento dei miti storiografici e delle formule ideologiche coniate nell'ultimo mezzo secolo, senza d'altro canto fare con ciò un ‘revisionismo’ a tutti i costi che rischierebbe di infrangere, assieme agli altri idoli e alle vulgate, anche le certezze della conoscenza.

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