Il Presidente, il Papa e il Primo ministro

1.L'Autore John O'Sullivan

John O'Sullivan

 

Per comprendere adeguatamente l'epoca recente, e perfino la politica attuale, non si può prescindere da quello strano conflitto (superficialmente) incruento che fu la cosiddetta “Guerra Fredda” (1946-1989), ovvero la stagione di contrapposizione politica e militare - seguita alla Seconda Guerra Mondiale - tra l'Occidente libero e cristiano, raccolto principalmente intorno all'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (cioè la NATO, con a capo gli Stati Uniti) e i Paesi del blocco comunista legati tra loro dal Patto di Varsavia e guidati dall'Unione Sovietica. L'ultimo libro dello scrittore e giornalista inglese John O'Sullivan (che è stato a lungo consigliere speciale del Primo ministro inglese Margaret Thatcher), presentato a Roma nei giorni scorsi (Il presidente, il papa e il primo ministro, Pagine, Roma 2010, pp. 168, Euro 15,00), si rivela come una fonte di prima mano per comprendere tanti avvenimenti importanti della politica internazionale degli ultimi anni. L'Autore, infatti, che attualmente dirige Radio Free Europe, la radio impegnata a promuovere un'informazione libera nelle principali aree di crisi del mondo e che durante la Guerra Fredda è stata una delle poche voci libere che riusciva ad arrivare Oltrecortina, ha raccontato numerosi episodi che legano l'uno all'altro Giovanni Paolo II, Ronald Reagan e Margaret Thatcher nella straordinaria lotta per la libertà condotta dall'Europa e dagli Stati Uniti nella seconda metà del secolo scorso.

1.Il libro di John O'Sullivan

 

I tre personaggi – ha spiegato O'Sullivan – hanno dovuto affrontare tutti dei forti scetticismi iniziali e delle critiche diffuse alla loro storia personale. Giovanni Paolo II (1920-2005) era considerato “troppo cattolico” da molti nella scena internazionale. Nessuno si aspettava un Papa polacco nel 1978 e, quando uscì il suo nome, più di un diplomatico commentò che l'Europa sarebbe tornata indietro nella storia. Giovanni Paolo II era infatti un uomo che leggeva ordinariamente gli avvenimenti della realtà - e soprattutto della politica - alla luce del Vangelo e dei Dieci Comandamenti (come ogni buon cristiano dovrebbe fare, d'altronde) ma questo all'epoca era considerato decisamente troppo, perfino per un Papa. Ronald Reagan (1911-2004), a sua volta, fu accusato di essere “troppo americano”, cioè di essere convinto che allora fosse compito dell'America, l'unica potenza rimasta in Occidente, dover difendere la libertà dell'Europa. Ed era anche, contro ogni legislazione abortista, un convinto difensore della vita, un militante pro-life diremmo oggi e un nemico giurato di quella “cultura della morte” tanto avversata proprio da Giovanni Paolo II. Infine, Margaret Thatcher,  l'unica oggi ancora vivente “della formidabile triade della libertà”, che allora era la discussa nuova guida del partito conservatore, era considerata da più di un osservatore “troppo inglese”, troppo severa negli atteggiamenti pubblici e distaccata dalla realtà e dai suoi problemi sociali. Contro ogni aspettativa, invece, i tre si rivelarono le migliori espressioni della grande tradizione cristiana della cultura occidentale. Il Papa, con la sua instancabile predicazione per promuovere compiutamente per la libertà religiosa, in ogni sua forma, ad Est del Muro di Berlino, si affermò come una delle voci più coraggiose, e controcorrente, di fronte al mondo intero; la lungimiranza politica e strategica con cui Reagan seppe affrontare la temibile sfida militare sovietica salvò, di fatto, il mondo da un terzo probabile conflitto mondiale; e la rivoluzione economica-liberale, fondata sul primato pratico della libertà d'impresa, con cui la Thatcher risollevò l'Inghilterra da una spaventosa crisi finanziaria costituì un modello per tanti anni a venire, nonchè la causa principale dei tre mandati consecutivi a Downing Street (la residenza del Primo ministro britannico).

L'Autore ha raccontato poi che un fatto decisivo per comprendere quegli anni resta il primo viaggio in Europa di Giovanni Paolo II, quello che il Papa compì dal 2 al 10 giugno 1979 nella sua amata Polonia. Quello che accadde in quei giorni non si può descrivere se non lo si è vissuto: il fatto che milioni e milioni di persone confluirono su Varsavia per seguire ogni passo del Papa e ogni suo intervento, nonostante il regime comunista avesse fatto di tutto per impedire - prima - e ostacolare - poi - la visita, fu il segnale più evidente che “l'impero del male aveva le ore contate”. Chi aveva spinto tutte quelle persone a rischiare la vita solo per vedere da vicino un uomo, apparentemente come tanti altri? Il motivo evidentemente era Dio, ma Dio per il regime “non poteva esistere, non doveva esistere”. O'Sullivan, che era presente, racconta che fu un'esperienza di popolo impressionante, in cui svolse un ruolo decisivo il sindacato cattolico Solidarnosc, che poi sarebbe stato messo fuorilegge. Non sorprende quindi, che, come spiega più in dettaglio nel suo libro, sia Giovanni Paolo II che Reagan e Thatcher, dovettero subire degli attentati – in tempi diversi – a cui riuscirono peraltro a scampare. Un'epopea grandiosa da ripercorrere, anche per riscoprire quelle radici profonde, e autentiche, della vera libertà, che ancora oggi possono fondare il vero sviluppo dell'Europa.

 

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