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Mercoledì, 28 Giugno 2017

Misericordia, fede, giudizio

Marcotullio Misericordia, fede, giudizio

Misericordia, fede, giudizio. Pagine scelte dei Padri della Chiesa sulla Misericordia, è un agile libretto di Giovanni Marcotullio (tau editrice, Todi 2015, pp. 96, € 5,00), specializzatosi in patristica all’Istituto Augustinianum di Roma ed attualmente capo redattore de “La Croce”, il quotidiano diretto da Mario Adinolfi (ha pure curato Il cuore indurito del Faraone per Città Nuova). Si tratta di una breve ma significativa raccolta antologica di letture sulla Misericordia tratte dagli scritti dei Padri della Chiesa, ciascuna introdotta con una guida alla lettura da parte del curatore.

Si parte da Gregorio di Nissa a Basilio di Cesarea, da Ilario ad Agostino ed Epifanio, per giungere a Origene (Alessandria d'Egitto, 185-Tiro, 254), che è considerato uno tra i principali scrittori e teologi cristiani dei primi tre secoli. Nelle pagine di questi Padri emerge la giusta via cristiana nel rapporto tra misericordia e giudizio. Il criterio scelto per affrontare questi temi, centrali in questo Anno della Misericordia proclamato da Papa Francesco, è il Vangelo, del quale viene scelto un passo e proposta la citazione di quello dei Padri che l’ha affrontato meglio, a parere di Marcotullio, per la sensibilità dei contemporanei. Per esempio, a commento del “Guai a scribi e farisei ipocriti” di Gesù (Matteo 23,18-23), osserva il giovane studioso (è nato a Pescara nel 1984): «L’alternativa non è tra giudicare ed essere misericordiosi, sembra dire Gesù, ma tra tenere insieme, con la fede, il giudizio e la misericordia, o non tenerli insieme, e andare così incontro a un fatale svuotamento dell’intero cristianesimo».

Ma nel libro sono riprese anche citazioni sulla Misericordia in commenti sull’Antico Testamento. Di particolare interesse sono i testi ripresi dall’Omelia sui Numeri di Origene (pp. 41-46), nei quali lo scrittore alessandrino promuove efficacemente la «lettura cristiana» dell’Antico Testamento, respingendo la sfida di quegli eretici, soprattutto gnostici e marcioniti (sotto altri vesti presenti ancora oggi) che opponevano tra loro i due Testamenti fino a rigettare l’Antico. A questo proposito, nella citata Omelia, Origene afferma tra l’altro: «Io non chiamo la Legge un “Antico Testamento”, se la comprendo nello Spirito. La Legge diventa un “Antico Testamento” solo per quelli che vogliono comprenderla carnalmente», cioè fermandosi alla lettera del testo. Ma «per noi, che la comprendiamo e l’applichiamo nello Spirito e nel senso del Vangelo, la Legge è sempre nuova, e i due Testamenti sono per noi un nuovo Testamento, non a causa della data temporale, ma della novità del senso ... Invece, per il peccatore e per quelli che non rispettano il patto della carità, anche i Vangeli invecchiano» (9,4).

Le riflessioni di Marcotullio a premesse degli splendidi passaggi dei Padri della Chiesa sono dirette in particolare a tutti coloro che nutrono ancora fiducia nelle sorti della società. La Misericordia, infatti, non è per chi continua a proporre attenuanti alle colpe dell’umanità, indulgendo all’intollerabile buonismo. La Misericordia, nel Magistero perenne della Chiesa, è una via per chi confida nel dovere di giustizia verso i più deboli e, nello stesso tempo, nel perdono derivante dalla bontà del Padre.

La misericordia provoca ed esige un cambiamento, non per la rigidità, ma per quanto è irresistibile l’amore “da” e “verso” Dio e verso il prossimo. Altrimenti non si chiama perdono, ma in un altro modo – leggerezza o superficialità. È sempre un amore che ci precede, un amore che non meritiamo, ma gratuito. Dio si intenerisce per i suoi figli che sbagliano strada, e li vuole riportare a casa.

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