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Giovedì, 30 Marzo 2017

Il cristianesimo non è moralismo

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C'è un pericolo in agguato, quando si parla di etica, quell'insieme di norme destinate a regolare la vita degli uomini nei rapporti con se stessi, con gli altri, con la società. Il pericolo è quello che le leggi di uno Stato, che dovrebbero colpire i comportamenti esterni, si proiettano per“raggiungere quel livello più profondo che attiene la coscienza di ciascuno”. Lo Stato che fa questo diventa pericoloso: uno Stato etico, sostituto di Dio, che spesso coincide con lo Stato di Polizia e che finisce inevitabilmente per limitare la libertà dei singoli, ottenendo spesso gli effetti contrari a quelli che ci si proponeva”. E' un tema che viene affrontato da Rosanna Brichetti Messori, in “Credere per vivere”, Sugarcoedizione (2007), dove fa qualche esempio storico di Stato etico, come il “regime giacobino nato dalla Rivoluzione francese che voleva instaurare una nuova moralità fatta di libertè, egalitè, fraternitè e che rovesciò le promesse in un inenarrabile terrore. Ma, ancor prima. La Ginevra di Calvino, che il famoso riformatore cercò di trasformare in una città in cui il peccato veniva considerato un reato”. Aggiungerei anche un altro esempio, quello degli anabattisti di Munster, dove tra il 1534 e il 1535, fu instaurato il “Regno di Sion”, un anno di follie, di psicosi collettiva e di terrore diffuso, dove tutto veniva regolato per legge da Bockelson, un santone-re, un ex sarto. Si poteva essere decapitati per futili motivi. Tra le tante leggi draconiane, era prevista,“La pena di morte per tutte le donne che rifiutino la poligamia [...]”. Le decapitazioni avvenivano ogni giorno, fino a che il Regno assediato dovette arrendersi per fame. Su questo argomento, consiglio di leggere un ottimo libro che ho letto negli anni 70', “Il Re degli Anabattisti” di Friedrick Reck-Malleczewen, Rusconi editore (1971), che dovrebbe essere letto e studiato nelle nostre scuole.

C'è un altro pericolo, osserva la Messori nel suo libro, quello di “trasformare il cristianesimo in un moralismo”. Come può accadere questo? “[...]ogni volta che quelle norme che la Chiesa, attingendo al Vangelo, ci propone come regola di vita, vengono da noi vissute per abitudine, per tradizione, per adeguamento al costume dominante in un dato ambiente, con un rispetto formale e non con una vera partecipazione interiore, con una adesione sincera e profonda”. In questo caso, il cristiano non agisce “per seguire davvero quella via che è al contempo verità e vita che Gesù ci ha insegnato- e che è lui stesso, la sua persona eternamente vivente e operante - , ma guardiamo alla fede soprattutto come a un sistema di norme ecclesiali spesso percepite come un peso da rispettare con fatica quando non con fastidio”. Il cristianesimo così viene trasformato in moralismo, per la Messori diventa,“una sorta di gabbia ideologica che racchiude e limita profondamente l'essere umano, restringendolo in un orizzonte soffocante”. In questo modo il Vangelo, Gesù sulla croce, la sua redenzione e resurrezione restano lontane e inoperanti. Proprio come avveniva “a quei farisei in Palestina che, scrupolosi osservanti della legge ma poco aperti al Dio vivo, non sapevano riconoscere il Messia”.

Tutta la Tradizione della Chiesa, ha sempre creduto che“o la morale si aggancia strettamente alla fede o finisce prima o poi per diventare moralismo”. Nello stesso tempo occorre riflettere sul momento storico che stiamo vivendo, sicuramente difficile per il cristiano, c'è il mondo occidentale che si è progressivamente allontanato dalla morale evangelica, che per secoli, magari formalmente, veniva osservata dalla maggioranza. Al cristiano oggi non è facile resistere alla nuova etica” laica che propone “divorzi, aborti, eutanasie, matrimoni omosessuali e quant'altro[...]lo si poteva fare in epoca di cristianità dove i valori cristiani erano generalmente condivisi, anche se magari non amati. Ma non oggi”.

Tuttavia per la Messori, è bene che i cattolici oggi si battano perché i valori cristiani perdurano anche all'interno delle leggi dello Stato, perchè le leggi contrarie alla morale cristiana, fanno costume e il male si diffonde. Ma nello stesso tempo occorre spingere alla riflessione sui temi etici agganciandoli al diritto naturale, per trovare un terreno d'intesa anche con chi non è cristiano o addirittura non credente.

E tra i temi etici da agganciare al diritto naturale c'è sicuramente il divorzio, l'aborto e l'eutanasia. Anche se ormai la mentalità laicista è maggioritaria su questi temi, ed ha contagiato molti credenti, bisogna fare di tutto per cambiare questa cultura di morte, come veniva chiamata da San Giovanni Paolo II.

E' probabile che le proposte della Chiesa su questi temi siano impopolari, ma per la Messori si possono osservare soltanto se i cristiani presentano“il valore salvifico della croce nella vita di ognuno e dalla certezza che il percorso che tiene conto della verità del Calvario è una via che porta non ad una vita triste e oppressa, limitata nella sua libertà ma, al contrario, alla vera realizzazione umana”.

Anche se occorre tenere sempre presente che ci sono le conseguenze del peccato originale, che rendono confusi la nostra mente e il nostro cuore. Cosicchè, giungiamo spesso a scambiare il male per il bene, a credere che ciò che viene proibito dalla Chiesa sia frutto di una chiusura che impedisce uno sviluppo in senso moderno della persona umana”.

Sappiamo bene come i paladini della “cultura di morte” siano riusciti a ribaltare ogni concetto logico su ciò che è bene o male per la persona umana. Lo vediamo in questi giorni con la questione delle unioni civili del ddl Cirinnà. Il testo della Messori esamina appunto quali sono le nefaste prospettive laiciste su questi temi etici. Interessante infine l'ultima sezione del libro dedicata alla Vergine Madre di Dio, Maria, porta e colonna della fede cristiana.

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