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Venerdì, 01 Luglio 2022

Riparto da La Roccia

la roccia n. 5

Mi è già capitato altre volte, a settembre quando inizia la scuola, la mia piacevole e faticosa attività di giornalista freelance subisce qualche contraccolpo, si presentano varie tentazioni, prima fra tutte quella di lasciar perdere, con la solita frase che risuona nell’orecchio: “chi te lo fa fare”. Quest’anno però l’arrivo del nuovo numero de “La Roccia”, e la sua veloce lettura, mi ha trasformato, in un certo senso rinvigorito, ricaricato, per continuare quell’umile opera di testimonianza missionaria a cui ciascun credente è chiamato a fare, ognuno secondo i propri talenti.

Ricomincio a scrivere presentando questa rivista, nata a gennaio di quest’anno, edita dalla casa editrice Shalomsrl. Esce ogni due mesi, nata per “seguire il Papa sempre”, infatti in ogni copertina primeggia una immagine di papa Francesco, ma soprattutto è una rivista per dare una spinta alla Nuova Evangelizzazione. E’ diretta da Marco Invernizzi, che oltre ad essere un esponente di punta di Alleanza Cattolica, è collaboratore dagli anni 90 della battagliera Radio Maria.

Ma c’era bisogno di un’altra rivista cattolica? Certamente si, se intende seguire, come ha scritto nel 1° numero il direttore Invernizzi, il Magistero non di un Papa, ma del Papa, cercando di incarnarlo nelle scelte di apostolato, nei criteri e nelle valutazioni che sono all’origine delle nostre azioni. Questo comporta di seguire, di leggere i suoi interventi, encicliche, discorsi, omelie e catechesi. Mi pare che “La Roccia”, sta adempiendo nel migliore dei modi questo compito.

Nella storia della Chiesa, soprattutto degli ultimi due secoli, dopo l’esplosione delle ideologie, il laico cattolico ha avuto spesso bisogno di una bussola, di un punto di riferimento, di un giornale, di libri per poter difendersi meglio dagli attacchi più o meno violenti delle ideologie che via via si sono presentati nella storia. La storia del movimento cattolico italiano è piena di iniziative culturali, penso a don Davide Albertario a don Giacomo Margotti, che alla fine dell’Ottocento hanno fondato battagliere pubblicazioni, ma anche a don Giacomo Alberionecon la sua vasta opera della famiglia Paolina. Pertanto anche nel nostro tempo servono riviste, pubblicazioni per “evangelizzare la cultura” come auspicava il beato Paolo VI.

La Roccia, è arrivata alla quinta uscita, nell’ultimo numero di settembre-ottobre oltre al consueto editoriale del direttore si possono leggere interessanti e documentati articoli di sicura dottrina, scritti in maniera agevole da collaboratori attenti e preparati.

Il bimestrale è un ottimo strumento per i laici cattoliciper essere “testimoni di una Chiesa che ‘esce da se stessa’. Papa Francesco seguendo il costante Magistero dei suoi predecessori, “ha sempre insistito nei sui interventi per promuovere una Chiesa missionaria, - scrive Invernizzi nell’editoriale - orientata a evangelizzare le periferie, non soltanto quelle geografiche dove vivono i poveri della terra, ma anche quelle esistenziali, frutto del peccato, del dolore, dell’ignoranza e dell’assenza della fede, dell’ingiustizia”. Invernizzi, biasima i frequenti brontolii, le polemiche, gli scontri fra scuole diverse, di queste settimane e mesi che circolano nel mondo cattolico.Tuttavia “è come se, davanti a un mondo di evangelizzare e ricostruire, ci si perdesse nelle miserie umane, che pure ci sono e ci sono sempre state, anche perché non ogni diversità di opinione è un’eresia e la Chiesa, felicemente, non è una caserma”. Pertanto secondo il direttore della rivista ai cattolici di oggi manca quello “zelo apostolico, - di cui parlò il cardinale Bergoglio -, il desiderio di evangelizzare a 360 gradi, senza pregiudizi ideologici. Dobbiamo parlare a chiunque, non soltanto a quelli che sono più in sintonia con la nostra impostazione culturale”.Invernizzi ritorna sulla grande importanza della manifestazione per la famiglia del 20 giugno a Roma. Qui “finalmente il laicato cattolico in autonomia, e senza il permesso previo di alcun vescovo ‘vescovo pilota’ hanno promosso una grande manifestazione pubblica per affermare la bellezza della famiglia…”.

A proposito della manifestazione, il nuovo numero evidenzia l’intervista al promotore dell’iniziativa, il neurochirurgo bresciano professor Massimo Gandolfini, presidente nazionale del Comitato “Difendiamo i Nostri Figli”. Un evento organizzato in soli 18 giorni, senza sovvenzioni o sponsor, senza nessuna collaborazione dei mass-media che non hanno voluto diffondere la notizia dell’evento e soprattutto senza nessun bisogno di “vescovi pilota”. Si perché i laici come sancì il Vaticano II, hanno un ruolo fondamentale nell’evangelizzazione della società e poi ancora ribadito da san Giovanni Paolo II con la Christifideles laici, infine per ultimo il santo padre Francesco. Certo i laici si devono muovere in autonomia, ma che non significa “distacco” dai pastori, hanno sempre bisogno della “chiarezza dottrinale magisteriale, strumento indispensabile perché si formino ‘coscienze rette’ e non autoreferenziali, ove si può dire tutto e il contrario di tutto”.

Il professore Gandolfini risponde a quelli che hanno criticato l’importante evento, a quelli che hanno detto che non c’è bisogno della piazza, che è meglio la testimonianza personale e che non bisogna contrapporsi al Governo alzando muri. O a quelli che sostengono che è più importante il lavoro culturale-formativo. Per Gandolfini, sono tutte polemiche artificiose, perché già molte associazioni, i promotori stessi, questo lavoro l’hanno sempre fatto. Per esempio Alleanza Cattolicache fa parte del Comitato organizzatore, nei suoi oltre quarant’anni di attività si è mossa sempre nell’ambito culturale e sociale. Poi per quanto riguarda l’alzare i muri e urlare, non siamo noi a farlo, piuttosto è la militanza omosessualista a farlo che ha reagito come sempre in maniera scomposta alle nostre prese di posizione contro l’ideologia del gender e il ddlCirinnà.

Segnalo altri interessanti interventi presenti nella rivista, in particolare quello dell’economista Ettore Gotti Tedeschi, già presidente dello Ior, conosciuto per avere contribuito in modo importante a diffondere l’idea che l’inverno demografico, cioè il fatto che in Italia dagli anni ’70 nascano sempre meno bambini, non sia una delle tante problematiche che affliggono il Bel Paese, ma sia la questione che ha originato la crisi economica che stiamo vivendo e dalla quale non si riesce a uscire, volendo negarne le vere origini.

Nelle prime pagine de La Roccia troviamo due interventi sull’imminente Sinodo sulla Famiglia. Lo sottoscrivono Andrea Morigi e Massimo Introvigne. Il primo segnala che continuano le pressioni dei mezzi di comunicazione per creare l’idea di un “Sinodo parallelo”, diverso da quello reale. Così come avvenne per il Concilio Vaticano II, per Morigi, “si vuole proporre un Sinodo diverso da quello dei documenti: il primo progressista, aperto, rivoluzionario, contrapposto al secondo, oscurantista e retrogrado”. Mentre Introvigne, vede una vera e propria “intossicazione” dei documenti, dei testi del Sinodo, da parte dei mass-media. Si assiste a una “forzatura dei testi, facendogli affermare quello che si desidera, a prescindere dal reale contenuto. Oppure tacendo quanto vi è scritto chiaramente”. Ci sono titoli sparati in prima pagina su come il Sinodo si appresterebbe a rivoluzionare la dottrina della Chiesa in tema di famiglia, ammettendo il divorzio e aprendo perfino alle unioni omosessuali. Del resto avviene la stessa cosa ai vari documenti della Chiesa, “ci sono addirittura pontificati presentati secondo una classificazione maliziosa”, scrive Introvigne.Quel che è grave che anche molti cattolici bevono con entusiasmo questa alterazione della verità.

Infine la rivista ci regala altri e ben scritti articoli, che certamente aiutano chi vuole essere un vero apostolo della nuova evangelizzazione.

 

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