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Mercoledì, 08 Dicembre 2021

Le origini del progressismo cattolico

A partire dagli anni 40’, probabilmente, non c’era cattolico già impegnato in politica o desideroso di farlo, che non avesse sulla sua scrivania una copia di uno dei libri più influenti nel secolo scorso: ”Umanesimo Integrale”, del filosofo francese Jacques Maritain (1882—1973). Gli storici fanno risalire alla pubblicazione di quel volume la nascita del cosiddetto “progressismo cattolico”, cioè di quella corrente di cattolici, detti democratici, che assunse acriticamente, finendo quasi col dissolversi, le categorie politiche nate con la modernità, cioè con la Rivoluzione Francese.

Il progressismo, dunque, ebbe come padre fondatore il filosofo tomista Jacques Maritain. Lo studioso francese, ovviamente, è considerato una delle più grosse personalità espresse dalla cultura cattolica nel novecento; tuttavia, se il suo pensiero filosofico, come tomista, merita, almeno in parte, di essere ricordato, - sua fu, a es, la confutazione più completa, mostrandone la contraddizione della pretesa e del razionalismo cartesiano e dell’idealismo hegeliano di negare i primi principi metafisici, - la sua analisi della modernità fu fallimentare e originò tutta una serie di equivoci giunti fino a noi. Lo scrittore Eugenio Corti lo definì l’errore di Maritain; in pratica, nella sua opera politica fondamentale —Umanesimo integrale – giudicando irreversibile l’ascesa della modernità, ritenne di dover legare ad essa il destino del pensiero e della prassi cattolica. In particolare, pensò bene di stringere una santa alleanza con il marxismo, —elogiò perfino l’esperimento sovietico— in nome degli ideali comuni di giustizia, solidarietà, rispetto per la classe operaia ect. creando così una piattaforma comune tra cristiani e marxisti. Una simile operazione prevedeva, come conseguenza, una sorta di “abbassamento” dei valori cristiani per non urtare la sensibilità/suscettibilità dei comunisti. Il cristianesimo doveva, dunque, assecondare la secolarizzazione del mondo rinunciando al concetto stesso di cristianità ossia alla formazione di una civiltà cristianamente orientata; infatti, se la società è il tessuto delle relazioni degli uomini viventi in un determinato tempo, la cultura, cioè l’approccio nei confronti di tutti i problemi dell’esistenza umana, da Dio a come ci si veste, è il colore di questo tessuto. Una società si trasforma in civiltà, quando il “colore”del “tessuto”diviene tendenzialmente omogeneo; si forma una civiltà cristiana, ossia una cristianità, quando i suoi valori di fondo sono esplicitamente ispirati al Vangelo: ebbene, Maritain teorizzò, e con lui tutti i cattolici democratici, l’abbandono esplicito di questo valore. Si perdeva, così, la funzione di essere “sale” del mondo; Maritain ha trasformato, in parte inconsapevolmente, il sale evangelico in “zucchero”politicamente corretto. In questo modo camuffò la vera natura del marxismo e delle sue incarnazioni storiche: Unione Sovietica, Cina, Cambogia e tutti i paradisi artificiali in Terra, promessi e mai realizzati. Tanto che, ancora oggi, nella coscienza collettiva i crimini comunisti non sono avvertiti al pari di quelli nazional—socialisti; anzi, nella comunità ecclesiale non mancano i seguaci di Maritain— in pratica, tutti i cattolici adulti— e, in larga parte, l’insignificanza culturale del cattolicesimo attuale dipende proprio da questa strategia mariteniana di “sciogliersi”all’interno della modernità, ormai trasformatasi in postmodernità, con la perdita di ogni certezza.

Occorre pur dire, che negli ultimi anni della sua vita scrisse l’opera Il contadino della Garonna, nella quale sferzava, e non poco, le deviazioni e gli scatti in avanti non giustificati di quanti, a Concilio Vaticano II appena concluso, già ne invocavano un terzo: la cosa gli valse non pochi nemici, fra coloro i quali prima lo seguivano. Come ricorda Vittorio Messori, in uno dei suoi ultimi articoli, a proposito dell’eroina che dopo il 68’iniziò a diffondersi, disse: ”Quel buco è il sacramento di Satana (…) è l’effusione dello spirito di una cultura che ha preso congedo dal Cristo per volgersi all’Ingannatore”. Ottimo, certamente, e, infatti, la cultura dominante iniziò a rimuoverlo, ma la rivoluzione, anche con il suo contributo, ormai era partita…

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