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Giovedì, 21 Gennaio 2021

Continuano a pensare con i piedi

continuano a pensare con i piedi

 

In questi giorni ho letto un libretto che mi ha consigliato Attilio Trentini, responsabile culturale della Sugarcoedizioni. Trentini è fratello di Raffaele Trentini, l’estroso portiere del Foggia calcio degli anni 70’(lo ricordo benissimo perché raccoglievo le figurine Panini), quando trionfava nei campi di serie A, ai tempi di Rognoni, Bigon, Re Cecconi, Saltutti e di tanti altri campioni. Il testo è “Continuano a pensare con i piedi”, di Massimiliano Castellani, pubblicato qualche anno fa dalla casa editrice milanese, Sugarco. Il libro di Castellani racconta un mondo del calcio che non esiste più, quello di Nando Martellini, del presidente Costantino Rozzi, dell’allenatore Carletto Mazzone e purtroppo, anche quei capitoli che riguardano il “calcio malato”, dalla sla al calcio scommesse, sempre attuale come si legge dalle cronache dei giornali in queste settimane.

L’autore del libro ha “messo in campo alcune storie, una piccola squadra di personaggi” che per certi versi a loro modo “hanno inciso profondamente nella cultura e nella poetica di quello che fino a ieri era solo un gioco, il più bello e il più seguito, ma comunque un gioco”. Un libro che secondo l’autore dovrebbero leggere i ragazzi di oggi, sui banchi di scuola, e che imparassero a leggere la storia di questo calcio attraverso i racconti di una vita e di un calcio più vero di quello di adesso. Un libro scritto per tutti quelli che vogliono continuare a pensare con la propria testa. La prima storia riguarda il grande telecronista Nando Martellini, l’uomo che ha insegnato a raccontare la poesia del calcio, che nella notte dell’estate del 1982, urlava: “Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!”

Il 2° e il 3° capitolo si occupano del due morbo del calcio dei nostri giorni: il morbo di Gehrig o Sla (Sclerosi laterale amiotrofica), ribattezzato il “morbo del pallone”. La percentuale di morti fra i calciatori è allarmante, pare che sono 150 ogni anno. Una nuova peste del calcio? Quello che si sa con certezza che ha ucciso 16 calciatori, mentre i casi accertati sarebbero una cinquantina, come risulta dall’inchiesta del giudice Guariniello. Molti sono giovani, a cominciare dal grande capitano del Genoa, Gianluca Signorini, che se ne è andato quando aveva appena 42 anni. E poi Giorgio Rognoni, che negli anni settanta era stato il vice Rivera nel Milan. Il libro racconta la storia di un giovane Luca Pulino, un buon giocatore dilettante del Capranica. Se ne è parlato poco, perché evidentemente, esistono i malati di serie A.B,C.

Pare che questo morbo dovrebbe essere una diretta conseguenza dell’abuso di farmaci, o meglio del famigerato doping. Il doping uccide: “frutto dell’ingenuità e della completa fiducia che il calciatore riponeva nel medico e nel massaggiatore che gli somministrava pillole e flebo, ma comunque tutto parte da lì per arrivare all’estate del 1998: l’anno zero della caccia alle streghe del doping che fino ad allora non aveva interessato proprio nessuno”.

Che cosa è successo che l’allenatore Zdenek Zeman, ha avuto il coraggio, vista la grande omertà che regnava nell’ambiente del pallone, di denunciare: “facciamo uscire il calcio dalle farmacie”. Il tecnico boemo intendeva dire che bisognava smetterla “con tutte le pratiche assurde di giocatori dopati con quel cocktail velenoso di farmaci che le società mettono a disposizione dei loro medici assumendo ormai prima i farmacologi e poi i preparatori atletici. Pertanto sembra che ormai “gli spogliatoi da troppo tempo sono delle infermerie e molti giocatori che ho incontrato, specie quella della generazione degli anni Settanta-Ottanta, mi hanno ripetuto spesso la stessa frase: ‘C’era lo stesso odore delle corsie degli ospedali’. Così per quella massa di medicinali presi per alterare la prestazione, ci sono decine di calciatori malati. Un altro che ha avuto il coraggio di dirlo è stato Nello Saltutti, morto a 58 anni, dopo un trapianto al cuore.

Commovente il racconto in merito a Edo Bortolotti, il giovane difensore di fascia, talento del Brescia, arrivò in nazionale under 21 con Cesare Maldini, quando venne fermato dall’antidoping, da questo momento inizia la sua lente ed inesorabile discesa calcistica e poi anche esistenziale che lo portò al suicidio. Il 4° capitolo è dedicato alle “vittorie dopate”, l’imbroglio del calcio scommesse, dove a volte non si capisce chi è la vittima e chi il carnefice. Un mercato che è cominciato negli anni Ottanta, in maniera casereccia, quasi ridicola, con il gatto e la volpe romani Trinca e Cruciani. In pratica un ristoratore e un fruttarolo, “pesci piccoli di un meccanismo che portò a pagare altre pesci minuscoli del calcio”. Da allora sistematicamente si parla sempre di probabili combine quasi ad ogni campionato, partite truccate, finte, che devono finire secondo patti ben precisi, con valigie piene di milioni per far tacere l’inganno. Il libro di Castellani fa tanti nomi, quelli che poi sono apparsi su tutti i giornali sportivi e non, fino a quello del centravanti Carlo Petrini.

Il libro di Castellani però non racconta le storie di violenza nei campi e fuori dai campi, forse perché nel periodo che ha osservato non ci sono stati casi legati alla violenza. Oggi sono troppe le partite di calcio dove prevale la violenza, soprattutto al Sud, e in particolare nelle categorie inferiori, tempo fa ho commentato i gravi fatti di Lega Pro, Salernitana-Nocerina. Ogni domenica nelle categorie dilettanti, a partire dalla terza categoria, si registrano episodi di violenza verbale e fisica. Quello che non si riesce ad accettare è che quasi tutti minimizzano sia le aggressioni di calciatori, di arbitri, che eventuali invasioni, lo fa la stampa ma anche chi organizza. Capita spesso che la “giustizia sportiva” non sanzioni adeguatamente i vari casi di violenza che si registrano sui terreni di gioco. Pertanto visto che frequentemente ormai si ripetono ogni domenica gravi atti di violenza, non sarebbe il caso di fermare per qualche tempo questi tornei, dove ormai non si riesce a garantire neanche le più elementari regole del vivere civile ?

Mentre attendevo in stazione a Milano, presso la libreria Feltrinelli, ho consultato un interessante volumetto, “Calcio criminale” di Pierpaolo Romani, edito da Rubbettino. Un testo che si affida ai dati acquisiti dalle varie procure e soprattutto alla DIA e Dda dislocate sul territorio. Romani fa una panoramica dettagliata delle vicende che riguardano i campionati di calcio, soprattutto nelle regioni meridionali, dove la criminalità organizzata, dalla camorra alla mafia, si impadronisce di calciatori, dirigenti, squadre, e degli stessi campionati. “Le mafie spendono milioni in scommesse, sia clandestine che legali: enormi lavatrici, che restituiscono denaro ripulito per effetto della corruzione di tante componenti dell’ambiente calcistico, dove truccare una partita è diventato, o diventa, più semplice di quanto si possa pensare”.

Romani usa un tono asciutto, posato, quasi cronachistico, e i commenti dell’autore sono quasi sfumati, come se volesse lasciare al lettore la possibilità di farsi da solo un’idea, di fronte all’enorme mole di dati, fatti, circostanze riportate nelle quasi 300 pagine del suo lavoro.

In questo mondo ormai prevale uno stato di rassegnazione che anche episodi gravissimi non fanno più notizia del resto il “giocattolo” del calcio fa comodo a molti, lo “spettacolo” deve andare avanti sempre e comunque. Probabilmente è vero quello che Castellani fa dire a Osvaldo: “il calcio sta male, è vero, ma perché è l’uomo che è malato”.

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