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Sabato, 04 Dicembre 2021

La battaglia della Chiesa contro il nazismo

Burtscheidt_Andreas_-_Edmund_Freiherr_Raitz_von_Frentz

 

Il ruolo di opposizione politica e spirituale e la resistenza svolta dalla Chiesa contro i totalitarismi della prima metà del Novecento, in particolare in rapporto al nazionalsocialismo tedesco, continuano ad essere oggetto di accese controversie e discussioni tra gli storici. Nonostante il successo di pamphlet polemici e mirati film 'a tesi' però, la ricerca storica lentamente continua a fare i suoi passi e a rimettere a posto le tante verità oscurate dall'ideologia. Ne è testimone da ultima una recente iniziativa tenutasi in Vaticano, presso l'aula del Pontificio Collegio Teutonico, all'interno del Campo Santo Teutonico (meglio noto come Friedhof der Deutschen und der Flamen in tedesco, si tratta della più antica fondazione nazionale tedesca presente nella Penisola), dove si è svolta la seconda del ciclo di Conferenze pubbliche (Öffentliche Vorträge) dell'anno accademico 2013/2014 organizzate dalla filiale romana della Görres-Gesellschaft, la società di studi nata nel 1876 in memoria dello scrittore e storico Johann Joseph von Görres (1776-1848) istituita per rispondere al duro Kulturkampf bismarckiano e in generale ai progetti di aggressiva laicizzazione della società portati avanti allora dal nascente Stato unitario tedesco guidato dalla Prussia. Ospite e relatore per l'occasione, introdotto dal direttore Stephan Heid, lo studioso Andreas Burtscheidt di Bonn che, prendendo spunto da una sua recente ricerca in materia – molto documentata e pubblicata in un volume tutto da leggere per i tipi della Kommission für Zeitgeschichte (cfr. A. BURTSCHEIDT, Edmund Freiherr Raitz von Frentz. Rom-Korrespondent der deutschsprachigen katholischen Presse 1924-1964, Ferdinand Schöningh Verlag, Paderborn 2008, Pp. 340, Euro 30,00) – ha trattato la singolare, quanto ai più purtroppo poco nota, vicenda umana e professionale di un giornalista cattolico tedesco, Edmund Raitz von Frentz (1887-1964), oggi sepolto proprio nell'omonimo Campo Santo, nella Roma degli anni Trenta e Quaranta (“Zwischen Mussolini, Hitler und dem Papst: Edmund Raitz von Frentz als katholischer Journalist im faschistischen und nationalsozialistichen Rom” [Tra Mussolini, Hitler e il Papa: Edmund Raitz von Frentz giornalista cattolico nella Roma fascista e nazista]).

Nativo di Bonn da una famiglia dell’antica nobiltà germanica, dopo gli studi e la formazione giuridica a Berlino, Kiel, Münster e ancora Bonn, Reitz von Frentz si trasferisce a Breslavia dove più tardi incontrerà anche il filosofo Max Scheler (1874-1928), neoconvertito al cattolicesimo, che anima diversi circoli culturali esplicitamente in senso apostolico. Quindi, messa da parte l’attività di giurista, inizia a scrivere per la Kölnische Volkszeitung, il più importante quotidiano d’ispirazione cattolica dell’epoca, che lascerà solamente nel 1925 quando diventerà inviato da Roma per diverse testate d’informazione legate al Zentrumspartei, l’aggregazione politica più grande e rappresentativa dei laici cattolici tedeschi, fondata nel 1870. A Roma trascorrerà praticamente quarant’anni, il resto della sua vita (dal 1924 al 1964), diventando anche cameriere pontificio (Päpstlicher Kammerherr) e quindi membro a tutti gli effetti della Famiglia Pontificia, con la possibilità d’interloquire settimanalmente con il Pontefice in persona: sarà in questa veste che il suo ruolo di vero e proprio mediatore politico-diplomatico tra la Santa Sede e la Germania assumerà notevole rilievo, particolarmente per quanto riguarda l’opportuno orientamento politico e culturale che i cattolici tedeschi afferenti al Zentrum dovevano seguire proprio quando la morsa del regime iniziava a farsi sentire in modo più stringente. In effetti, oltre ai suoi reportage giornalistici e alle sue numerose lettere, l‘intera sua vicenda personale – in questi anni stringe amicizia anche con personalità di primo piano del cattolicesimo e della politica nazionale tedesca come il teologo Ludwig Kaas (1881-1952) e l’ex cancelliere della Repubblica di Weimar Franz von Papen (1879-1969) – ci permette di comprendere meglio numerosi aspetti spesso superficialmente criticati della politica diplomatica della Santa Sede (su tutti, il Concordato con il regime hitleriano appena insediatosi, il cosiddetto ‘Reichskonkordat’, siglato il 20 luglio 1933, né aupicato, né desiderato – ha spiegato Burtscheidt – ma un passo obbligato nel quadro di quelle condizioni storiche e geopolitiche per cercare di tutelare nel modo più efficace la già vessata comunità cattolica) e apprezzare più in profondità la portata dei reali equilibri in campo. Il Concordato, infatti, fu steso proprio sotto la direzione del cardinale segretario di Stato Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII, che a sua volta conosceva bene la situazione tedesca (oltre a parlarne fluentemente la lingua) e che Raitz von Frentz aveva conosciuto già negli anni Venti quando quest’ultimo era Nunzio apostolico (in quella veste il Nunzio non a caso aveva portato già a conclusione due importanti concordati con due Länder: la Baviera nel 1925 e la Prussia, nel 1929). E, ancora, la sua opera di mediazione culturale vedrà da vicino anche la nascita della famosa Mit Brennender Sorge, l’enciclica di condanna del nazionalsocialismo scritta direttamente in tedesco (unica nella storia della Chiesa) da Papa Pio XI e pubblicata il 10 marzo del 1937.

. Per chi è interessato a saperne di più, oltre che in consultazione presso il cospicuo fondo della Biblioteca della società di studi tedesca (oltre 35.000 volumi), aperta quotidianamente al pubblico, il volume si può richiedere per l’acquisto direttamente qui: http://www.kfzg.de/Publikationen/Reihe_B__Forschungen/Reihe_B__Band_101-120/Burtscheidt__Andreas__Edmund_F/burtscheidt__andreas__edmund_f.html.

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