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Gentile amico degli ebrei

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Tra le bufale circolanti in rete, nel caso specifico riportate dalla più consultata “enciclopedia” internettiana, ossia Wikipedia, figura l’adesione di Giovanni Gentile al razzismo. Ecco come viene spiegata: “Gentile, personalmente, non condivide le leggi razziali del 1938, come si evince da un carteggio con Benvenuto Donati durato per tutto il periodo tra il 1920 ed il 1943. Tuttavia nel 1938 compare come firmatario del Manifesto della razza, pubblicato sui giornali, in appoggio alle leggi razziali stesse appena emanate, insieme a molti altri intellettuali.” Quale sia la fonte, non è indicato. Il motivo è semplice: non esiste. Infatti, non solo Gentile non sottoscrisse alcun documento ispirato al razzismo, ma si espresse sempre, anche in pubblico, in senso opposto.

A chiarire una buona volta il comportamento del grande filosofo (oltre che massimo organizzatore di cultura nella storia italiana) viene un documento studio di Paolo Simoncelli, che esce presso la casa Le Lettere col titolo “Non credo neanch’io alla razza” e il sottotitolo Gentile e i colleghi ebrei (pp. 288, € 16,50). Simoncelli, ordinario di storia moderna alla romana Sapienza, ha all’attivo numerosi lavori sul Cinque e sul Novecento, fra i quali non poche pagine dedicate a Gentile, alla sua presenza nella Scuola normale superiore, a suoi carteggi, ai rapporti con la religione. Conosce benissimo il personaggio e sa quanto e come egli abbia operato per i colpiti dalle leggi razziali. Anzi, i rapporti di stima e di amicizia tra Gentile e molti colleghi ebrei s’intensificano dopo le leggi razziali.

Il ricorso a Gentile per consiglio, per aiuto, per un sostegno purchessia è esteso e spesso non rimane vano. Gentile incontra Mussolini a palazzo Venezia la sera del 29 agosto 1938, dicendogli ben chiaro di non credere alla razza. Non solo protesta, ma aiuta i colleghi ebrei che a lui si rivolgono; e non unicamente in privato. Man mano escono testimonianze e carteggi gentiliani, si resta stupefatti nel contemplare l’attività perfino frenetica del filosofo, tanto impegnato nella teoresi elaboratrice del proprio sistema, quanto concretamente inserito nei problemi grandi e infimi quotidiani, accademici, culturali, organizzativi, editoriali. In queste molteplici direzioni s’inseriscono così gli interventi di sostegno (non solo morale, tutt’altro) ai colpiti dalla legislazione razziale, come le ripetute e pubbliche prese di posizione antirazziali.

L’ampia documentazione inedita raccolta da Simoncelli deriva da accurati scavi negli epistolari e negli atti d’ufficio presso i ministri dell’Educazione nazionale e della Cultura popolare, Bottai e Pavolini. Ne esce un quadro ampio e variato dei ripetuti interventi a sostegno d’intellettuali ebrei, noti e meno noti, i quali vedono in Gentile un ausilio, fidando nella sua sensibilità umana e contando che il suo prestigio possa ottenere almeno alleviamenti agli effetti deteriori delle leggi razziali. Il caso di Paul Oskar Kristeller, negli anni trenta giovane studioso della filosofia e della cultura umanistica (destinato a divenire uno dei massimi specialisti del pensiero rinascimentale), è esemplare, per la continuità, molteplicità, varietà d’interventi attuati da Gentile. Il filosofo seppe dare accoglienza, lavoro, sistemazione concreta, impegno intellettuale all’ebreo tedesco, fino ad avviarlo negli Stati Uniti. Kristeller ricordò sempre con parole commosse l’attività svolta dal filosofo in suo favore, senza che alcun obbligo, neppure astrattamente morale, gravasse in alcuna maniera su Gentile.

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