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Ostensione televisiva della Sindone

sindone

 

30 Marzo 2013: Ostensione televisiva della Santa Sindone.

Il prossimo 30 Marzo,sabato santo, l’Arcidiocesi di Torino, in comune accordo con la Santa Sede ha organizzato un Ostensione televisiva della Santa Sindone: l’unico precedente risale al 1973. Fu un’emozione enorme; milioni di persone,per la prima volta, ebbero l’occasione di vedere,da vicino, il Sacro Telo. Questa volta la trasmissione televisiva, all’interno del programma A Sua Immagine, andrà in onda dal Duomo; sarà presente l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, assieme a 300 persone, scelte- come ha detto il pastore torinese- tra coloro che portano nel proprio corpo e animo la passione di Cristo sofferente: malati, disoccupati ed anche un gruppo di giovani. Mons. Domenico Pompilio, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della CEI, nel presentare l’iniziativa ha richiamato l’attenzione su tre punti nodali :

1) La Sindone rappresenta un caso serio della comunicazione della Fede.

2) Rappresenta uno stimolo capace di accendere la dimensione critica dell’intelligenza che si interroga sulla sua autenticità.

3) E’ capace di accendere la dimensione contemplativa dell’intelligenza.

Per vivere con maggior consapevolezza l’Ostensione del Sacro Telo, abbiamo posto alla prof.ssa Emanuela Marinelli- già nota ai nostri lettori- alcune domande.

Prof.ssa Marinelli, può spiegare ai lettori del Corsud se è scientificamente accertato, che la Sindone ha avvolto un corpo umano?

La Sindone è un lenzuolo che reca l’impronta di un cadavere e le tracce del suo sangue, quindi non è una pittura o un artificio realizzato con qualsiasi metodo. Numerosi medici legali, fra i quali il Prof. Pierluigi Baima Bollone, per molti anni direttore dell’Istituto di Medicina legale di Torino, hanno affermato che le macchie di sangue presenti sulla Sindone testimoniano l’avvolgimento del cadavere di un uomo che ha sofferto le torture descritte nei Vangeli.

Prof.ssa Marinelli, a quali meccanismi è dovuta, dunque, la formazione dell'Immagine sindonica?

Si tratta di un fenomeno unico, straordinario. Oggi l’ipotesi più verosimile è che la formazione dell'immagine sia la conseguenza di un effetto fotoradiante connesso alla Risurrezione. Recentemente presso l’ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente) di Frascati (Roma) alcune stoffe di lino sono state irradiate con un laser ad eccimeri, un apparecchio che emette una radiazione ultravioletta ad alta intensità. I risultati, confrontati con l’immagine sindonica, mostrano interessanti analogie e confermano la possibilità che l’immagine sia stata provocata da una radiazione ultravioletta direzionale.

Prof.ssa Marinelli, può spiegare, in breve, cos'è il test di Pearson e che relazione ha con la Sindone?

Se si vuole esaminare la distribuzione di una certa variabile su un insieme, utilizzando misure effettuate su campioni, l'omogeneità di questi campioni rispetto alla variabile considerata è una condizione essenziale della loro rappresentatività dell'insieme studiato. La verifica di ciò viene fatta con il test statistico χ² di Pearson, il cui scopo è quello di conoscere se le frequenze osservate differiscono significativamente dalle frequenze teoriche. Dai dati pubblicati su Nature in relazione alla datazione radiocarbonica della Sindone, che ne collocava l’origine nel medioevo, e in particolare dal valore 6,4 fornito dal test del χ² per i tre pezzetti di Sindone, risulta che questi campioni non sono affatto omogenei. Il limite massimo di tolleranza è, infatti, di 5,99. Esistono perciò più di 957 probabilità su 1000 che essi non siano rappresentativi della data radiocarbonica dell'intero lenzuolo. La data medievale fornita per la Sindone perde dunque qualsiasi valore di affidabilità.

Prof.ssa Marinelli, documenti come il manoscritto Pray e il codice Skilitzes, rivestono una grande importanza storico-testimoniale riguardo l'esistenza della Sindone in un periodo antecedente alla finestra temporale-1260-1390-,certificata dalla famosa radiodatazione del 1988. Che rispondere ai loro detrattori?

Non solo il Manoscritto Pray e il Codice Skylitzes, ma tanti altri documenti storici e iconografici testimoniano l’esistenza della Sindone molto prima della datazione radiocarbonica. Un esempio per tutti: il criterio forense statunitense richiede almeno 60 punti di congruenza per stabilire l'identità o la similarità di due immagini. Con la tecnica della sovrapposizione in luce polarizzata è stato dimostrato che il volto dell'Uomo della Sindone combacia in circa 250 punti con quello dell'icona del Pantocrator del monte Sinai, risalente al VI secolo. Sono dunque due immagini della stessa persona.

Possiamo dire che l'immagine sindonica, ancora oggi, non è riproducibile con mezzi artificiali e, dunque, a fortiori, nel medioevo?

Tutti i tentativi di riproduzione, anche quelli sbandierati come riusciti perfettamente, sono miseramente caduti davanti alle verifiche effettuate. Basti dire che chi ha tentato la riproduzione, ha realizzato le macchie di sangue con ocra, quando invece è scientificamente dimostrato che sulla Sindone c’è sangue umano che si è decalcato sulla stoffa prima della formazione dell’immagine. E questa è una grande difficoltà per chi vuole fare una copia della Sindone: bisognerebbe avvolgere un cadavere coperto di sangue coagulato con un lenzuolo, toglierlo dopo circa 36 ore con estrema cautela, perché sulla Sindone non ci sono segni di spostamento del sangue riammorbidito per il contatto con il lenzuolo inumidito con sostanze profumate, poi formare l’immagine con una radiazione luminosa. E’ stato calcolato che non basterebbero 10.000 laser! Se si bruciacchia il telo con un bassorilievo riscaldato o con pigmenti mescolati ad acido solforico, come hanno fatto i moderni “falsari”, inevitabilmente si danneggiano le macchie di sangue. Per questo i contraffattori odierni usano l’ocra! Ma quello che ottengono non è confrontabile con la Sindone nemmeno visivamente. Figuriamoci se qualcuno poteva realizzare la Sindone, con l’immagine che mostra il negativo del corpo, nel medioevo, quando nemmeno si conosceva il concetto di negativo fotografico!

Può regalarci una sua personale riflessione, per questa Ostensione televisiva?

Preferisco affidarmi alle parole di Benedetto XVI, che certamente superano ogni mia possibile considerazione: “Si può dire che la Sindone sia l’Icona del Sabato Santo. Infatti essa è un telo sepolcrale, che ha avvolto la salma di un uomo crocifisso in tutto corrispondente a quanto i Vangeli ci dicono di Gesù, il quale, crocifisso verso mezzogiorno, spirò verso le tre del pomeriggio. (…) Gesù rimase nel sepolcro fino all’alba del giorno dopo il sabato, e la Sindone di Torino ci offre l’immagine di com’era il suo corpo disteso nella tomba durante quel tempo, che fu breve cronologicamente (circa un giorno e mezzo), ma fu immenso, infinito nel suo valore e nel suo significato. (…) Proprio di là, dal buio della morte del Figlio di Dio, è spuntata la luce di una speranza nuova: la luce della Risurrezione. Ed ecco, mi sembra che guardando questo sacro Telo con gli occhi della fede si percepisca qualcosa di questa luce. In effetti, la Sindone è stata immersa in quel buio profondo, ma è al tempo stesso luminosa. (…) La Sindone è un’Icona scritta col sangue; sangue di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso e ferito al costato destro. L’immagine impressa sulla Sindone è quella di un morto, ma il sangue parla della sua vita. Ogni traccia di sangue parla di amore e di vita. Specialmente quella macchia abbondante vicina al costato, fatta di sangue ed acqua usciti copiosamente da una grande ferita procurata da un colpo di lancia romana, quel sangue e quell’acqua parlano di vita. E’ come una sorgente che mormora nel silenzio, e noi possiamo sentirla, possiamo ascoltarla, nel silenzio del Sabato Santo”. Benedetto XVI, Torino, 2 maggio 2010.

 

 

 

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