Maria Biffi, una vita ordinaria per la santità

La nostra fede deve diventare vita in ognuno di noi, diceva il Papa Benedetto XVI a Lisbona in occasione della beatificazione dei due pastorelli di Fatima, Giacinta e Francesco, inoltre è necessario che ogni cristiano si trasformi in un testimone in grado di rendere conto a tutti e sempre della speranza che lo animi. E continuando nel discorso, affermava: “soltanto Cristo può soddisfare pienamente i profondi aneliti di ogni cuore umano e dare risposte ai suoi interrogativi più inquietanti circa la sofferenza, l'ingiustizia e il male, sulla morte e la vita nell'Aldilà”. Credo che Maria Biffi Levati, abbia tutte le caratteristiche di una vera testimone di Cristo come si augura il Papa.

Paola Scaglione, giornalista e saggista, ha scritto, Unico fine, la gloria di Dio. Maria Biffi Levati, fondatrice delle Misericordine, edito dalle Edizioni Ares nel maggio scorso (www.ares.mi.it). Maria Biffi era una donna benestante monzese (1835-1905), visse una storia di santità nell'ordinario. Come ogni essere umano ha operato nel tempo che finisce, ma ha sentito l'urgenza di costruire qualcosa che duri nel tempo come la Congregazione delle suore Misericordine, ormai presenti in tutto il territorio nazionale. Ha lavorato sempre nel luogo dove è vissuta, la città di Monza, secondo la propria condizione di donna di casa, di moglie e di madre prima, di vedova poi.

Maria Biffi, tipica donna della Brianza ottocentesca, con i piedi piantati per terra, con le sue mani operose si è dedicata, nonostante fosse già madre di tre figli, all'accoglienza e al soccorso dei poveri e dei malati della sua città. In lei troviamo una tensione continua verso il paradiso, un luogo reale, in cui ogni bene è per sempre. “Con naturale semplicità Maria testimonia che cosa sia la vita nuova generata dalla fede, manifestandola con praticità tutta briantea nell'agire ben prima che nel parlare”. Maria Biffi per ben 27 anni fu seguita nella sua opera di apostolato da don Luigi Talamoni, sacerdote monzese, proclamato beato nel 2004 da Giovanni Paolo II. Ben presto divenne il suo padre spirituale, sostenendo il suo impegno per dare vita a una famiglia di religiose consacrate al servizio degli infermi, con il fine di portare, attraverso il sollievo delle cure materiali al malato, l'amore a Cristo e alla Chiesa in ogni casa. L'amicizia tra Maria e don Luigi Talamoni, li porterà dritti alla santità.

Rimasta vedova nel 1879, dopo aver pazientemente accudito il marito ammalato per sette anni, si impegna con particolare energia per rispondere alla propria vocazione. “La logica che la muove – scrive Paola Scaglione nell'introduzione – e radicalmente evangelica: il criterio in base al quale agisce non è l'approvazione del mondo ma la volontà di farsi santa per guadagnare il paradiso”. Spesso la Biffi deve subire manifestazioni di ostilità anche da parte dei parenti, ma lei sopporta con pazienza, anche se non manca mai di esprimere il proprio giudizio e di chiarire le ragioni delle proprie scelte. Cerca sempre di non rompere nessun rapporto, è convinta che il compito della vita è lavorare sempre per la gloria di Dio, anche se è cosciente che non tutti sono fratelli e amici di Dio, pertanto, l'amica più grande deve essere la verità. Verità che la Biffi proclama con franchezza assoluta, anche quando si tratta di esprimere giudizi sgradevoli, ma sempre con estrema carità. Del resto, “non si può amare il prossimo se non si ama Dio”, scrisse don Talamoni in una sua commemorazione. La sua vita è intessuta di azioni ordinarie: figlia rispettosa e ubbidiente, moglie innamorata del marito, madre premurosa, custode della casa. Maria Biffi, non è un'intellettuale, per lei Dio è un'esperienza viva,attraverso la concretezza dell'agire quotidiano si esprime la sua risposta all'amore divino. La sua risposta è “senza mezze misure, perchè la regola di Maria è quella di dare tutto ciò che possiede – tempo, energie, lavoro, ricchezze – a chi ne ha bisogno, sempre consapevole che nel venire incontro alle necessità materiale o spirituale delle persone che incontra sta servendo Gesù”. Per fare questo era consapevole che bisognava usare bene il tempo della nostra vita.

Per continuare l'opera caritativa intrapresa la Biffi lascia delle indicazioni ben precise. Non era idealista, né sentimentale, conosce bene le difficoltà della vita, quindi esorta e sollecita le suore a non guardare ai sacrifici, alle bassezze di certi lavori, alle dicerie, ai disprezzi e alle invidie.

Maria Biffi, era convinta che qualsiasi azione doveva portare al bene totale, alla salvezza dell'anima. Neppure un istante, una parola, un gesto possono andare sprecati. Ecco perchè secondo Maria,“avviare al bene una famiglia, mettere sulla retta via un giovine, l'innestare nei bimbi la virtù, il buon costume, l'ammaestrarli col buon esempio, l'istruirli anche mentre affaticate intorno a essi, o in qualunque altro modo, con qualche piacevole detto o esempio dei santi, o qualche fatto della Sacra Scrittura, affezionarli al lavoro, insegnar loro l'ordine, l'economia, la pulitezza, la riserbatezza, la prudenza evangelica, tutto questo non è poca cosa, e val bene la pena di qualche rabbuffo e di qualche sacrificio”. Operare in questo modo non solo serve per diventare buoni cristiani ma anche buoni cittadini, il nostro tempo avrebbe urgentemente bisogno di certe donne come la Maria Biffi Levati.

 

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