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Sabato, 18 Gennaio 2020

Una riflessione non conformista sui diritti umani

2.Lami_e_giano_Accame

Lami e Giano Accame

Il 23 gennaio scorso è morto improvvisamente a Roma Gian Franco Lami (1946-2011), docente di Filosofia Politica all’Università "La Sapienza" nel Dipartimento di Studi Politici, nonché protagonista della Destra culturale anticonformista, poco amante del clientelismo e del pensiero unico predominante nella gran parte delle università italiane.

Mi lega al prof. Lami la riconoscenza per la generosità ed il coraggio intellettuale che dimostrò accettando di farmi da relatore alla tesi di dottorato di ricerca che, alla “Sapienza”, nessuno (compresi certi docenti “cattolici”) voleva farmi fare. Grazie a lui l’ho invece potuta presentare (anche se non ne condivideva i presupposti teoretico-culturali) e, quindi, discutere con successo nel 2008. Verteva sul dibattito contemporaneo sul fondamento naturale dei diritti umani. Pur essendo Lami un giuspositivista, sebbene tutto particolare, contrario comunque alla mia proposta di una "rifondazione", in chiave giusnaturalistica, della teoria dei diritti umani, che avesse luogo sulla base di un "aggiornamento" della dottrina classica del diritto naturale, nel suo giudizio di ammissione ha voluto comunque riconoscerne la «prospettiva universale, incentrata sulla persona umana e sulla conoscenza di una verità che coniuga giustizia con natura».

Del resto, come scrisse sulla rivista di mons. Antonio Livi in uno dei migliori suoi contributi che a mio avviso dedicò al tema, i diritti umani non sono sorti nel 1948 con la Dichiarazione universale dell’Onu, e si può dire anzi non abbiano affatto una  “data di nascita”, facendo parte piuttosto «[…] del “patrimonio genetico” dell’umanità, quindi si rivelano nelle attribuzioni del cittadino di tutte le epoche, tenendo conto, com’è ovvio, delle differenti caratteristiche (politico-)giuridiche di ogni tempo» [Gian Franco Lami, “Senso comune” e “buon senso” nell’esperienza giuridica, in Sensus communis, vol. 1, n. 4, Roma ottobre-dicembre 2000, (pp. 513-527) p. 518].

Condividevamo anche l’opinione negativa relativa alla loro costituzionalizzazione otto-novecentesca. I diritti umani, infatti, una volta “positivizzati” nelle carte e costituzioni occidentali hanno visto progressivamente alterarsi il loro significato originario, una volta venuta meno nell’età contemporanea la «[…] tenuta coesiva di uno jus gentium di forza divina e naturale, che ancora non aveva subito l’affronto delle codificazioni nazionali, né l’imbarbarimento dei costituzionalismi» (Ibidem.).

A Lami dobbiamo la riscoperta e divulgazione, nell’asfittico e conformistico mondo universitario italiano, di autori come Adriano Tilgher, Augusto Del Noce (di cui era stato allievo e biografo), A. Ermanno Cammarata ed Eric Voegelin. Professore visitatore alla Pontificia Università Urbaniana e Segretario dell'Associazione Nazionale di Cultura nel Giornalismo, era anche dal 1994 collaboratore della Fondazione Julius Evola. Oltre ad animarne gli annuali convegni, Gian Franco ha dedicato al pensatore tradizionalista neo-pagano saggi di una efficace, anche se non del tutto condivisibile, modernità interpretativa, come ad esempio nel suo ultimo studio, Tra utopia e utopismo, del 2008. Mi fa’ piacere, però, che il suo ultimo intervento sia stato quello alla Giornata di  studi su Augusto Del Noce in occasione del centenario: “Modernità, Secolarizzazione, Risorgimento”, tenutasi il 3 dicembre 2010 alla Facoltà di Scienze Politiche della “Sapienza”.

Fra i più interessanti libri di Lami c’è da ricordare a mio avviso Socrate Platone Aristotele (2005), nel quale si presenta il pensiero socratico come ancora oggi valido per «offrire all’uomo l’opportunità di pensarsi capace di vita comune con i suoi simili e quindi in grado di costruire una polis virtuosa e ordinata» (Simone Paliaga, Scomparso lo studioso Gian Franco Lami, esperto delle opere di Evola e Del Noce, in Libero, 25.1.2011). Un legame con Socrate lo vedo anche in riferimento al suo “commiato” se, il 4 luglio 2010, festeggiando il suo compleanno, enunciò una frase
sibillina ma profetica a posteriori: «ho detto tutto quello che dovevo dire, ora posso anche morire» (devo a Claudio Ciani, che era presente, quest’ultima testimonianza).

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