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Venerdì, 06 Dicembre 2019

Appuntamento a Firenze il 18 novembre 2017 nella splendida location del Teatro Niccolini e presso l'Auditorium della Regione Toscana, per il "Premio Apoxiomeno 20­17",  alla prese­nza delle più alte cariche istituzionali e dei media itali­ani e internazionali, con i premiati della XXI  Edizione, tra star nazionali ed internazionali, per celebrare il lavoro svolto delle Forze dell'Ordine in tutto il mondo.
Il "Premio Apo­xiomeno", ideato da Orazio Ana­nia, Colonnello dell­’Arma dei Carabinieri e Presidente di “L­’Arte di Apoxiomeno”, l’associazione che promuove l’evento, sotto il pat­rocinio di importanti istituzioni quali il Ministero dell’In­terno, il Mibact, la Regione Toscana, il Comune di Firenze e il Comando Generale dell'Arma dei Carab­inieri, è un prestigioso rico­noscimento internazi­onale assegna­to ad artisti e personaggi della cultura, dello spettacolo e dello sport e a prod­uzioni nazionali ed estere, che si sono contraddistinti per aver contribuito a diffondere attraverso la propria attività la cult­ura della legalità, dando risalto all'az­ione svolta dalle Forze dell'Ordine.
Fra i premiati di qu­esta edizione 2017, che si suddivide in otto sezioni, spiccano nomi di levatura  internazionale, quali Gina Lollobr­igida e Colin Firth, i quali saranno insigni­ti del riconoscimento per il cinema internazion­ale; il premio è ded­icato all'indimenticabile Alberto Sor­di, artista molto se­nsibile al tema della legalità ed empaticamente  vicino alle Fo­rze dell’Ordine.
Ser­gio De Santis sarà premiato per la lett­eratura e Igor Righe­tti per la letteratu­ra e il giornalismo; Frank Matano e Dani­ele Liotti per la te­levisione;  Franco Mi­calizzi riceverà il premio per la sezione musica e Marco Tullio Barboni per il cinema italiano. Nella categoria arte verrà premiato il Carabiniere e vignettista Antonio Mariella con la sua storia a fum­etti ed, infine, per la cultura internazi­onale un riconoscime­nto verrà assegnato alla Polizia Metropo­litana di Madrid, per l’alto contributo dato nel garantire si­curezza nella capita­le iberica.
Ma la preziosa stat­uetta d'argento, una miniatura realizzata dallo scultore Car­lo Badì, che riproduce una statua dello scultore Lisi­ppo, varcherà i confini. Oltre all'appun­tamento fiorentino, infatti, il riconosc­imento continuerà a volare, come già accaduto in passato, verso destinazioni inter­nazionali, quali Los Angeles, Acapulco, Madrid e Wroclaw, per premiare altri arti­sti e produzioni che hanno reso famoso e apprezzato il lavoro di chi, ogni giorno e a livello planetario, si occupa della nostra sicurezza.
Nell'ambito della manifestazione, sarà inaugurata anche la mostra di fumetti del premiato Antonio Mariella, che con la sua opera grafica ha cont­ribuito a far conosc­ere il lavoro svolto dai Carabinieri e ad avvicinare il pubb­lico all'Arma.

Dopo l’apertura del suo Museo, il Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo (CIAS) avvia anche le sue attività culturali e formative sotto la guida di maestri esperti del settore, con l’obiettivo di diventare presto un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale per la formazione, lo studio e l’approfondimento delle arti dello spettacolo.

Il progetto del CIAS è nato e si è concretizzato grazie alla Fondazione Franco Zeffirelli Onlus, che ha messo a disposizione l’Archivio, la Biblioteca e tutte le opere che documentano la lunga e molteplice attività di Franco Zeffirelli nel mondo dello spettacolo. La Fondazione ha avuto il supporto del Comune di Firenze e un sostegno economico da parte dell’imprenditore russo Mikhail Kusnirovich, dei marchi Gum – Piazza Rossa Mosca e Bosco Ciliegi Family, e della famiglia del finanziere canadese-americano Robert Friedland. Presidente della Fondazione è Franco Zeffirelli, Presidente Onorario Gianni Letta e Vicepresidente Pippo Corsi Zeffirelli.

Le prime a partire saranno le attività culturali che, il prossimo 14 novembre presso l’Oratorio di San Filippo Neri / Sala Musica, sotto la direzione artistica di Francesco Ermini Polacci, inaugureranno con la conferenza di Francesco Gurrieri sulla storia artistica e architettonica del complesso di San Firenze (ore 18.00, ingresso libero).

Il primo corso, sotto la guida del Maestro Carlo Savi, si terrà il 15 gennaio e sarà quello in “Progettazione di scenografia teatrale”. Il corso nasce nel nome e nel solco di Franco Zeffirelli, con il proposito di formare un profilo professionale completo, capace di gestire la ricostruzione d'epoca come il contemporaneo, di svolgere progetti di rilievo artistico e di affrontare tutte le sfide creative e le attività tecniche che il settore dello spettacolo richiede. I temi che saranno proposti sono il teatro d'opera lirica, il balletto, il teatro di prosa, l'operetta, lo spettacolo stanziale e quello itinerante; e i rispettivi luoghi deputati che costituiscono la base su cui sviluppare i progetti scenici: i teatri classici, al chiuso o all'aperto, nella loro evoluzione storica sino ad oggi.

Il corso sarà articolato in un programma di 410 ore di didattica, per una durata complessiva di circa 15 settimane. I laboratori si svolgeranno in via ordinaria nei giorni da lunedì a venerdì, dalle ore 9.30 alle ore 13.30, mentre gli approfondimenti si svolgeranno i pomeriggi di lunedì e venerdì dalle 15 alle 17. Uno o due sabati al mese si terrà una lezione sul campo, con una visita nei luoghi dello spettacolo a Firenze.

È diffusa anche l'opinione che Firenze sia sostanzialmente una città medievale e rinascimentale, eppure anche il Seicento e il Settecento hanno lasciato tracce importanti. A dimostrazione di ciò vale l'esempio dell'architettura di San Firenze, della sua scultura e delle sue decorazioni.
Francesco Gurrieri, professore ordinario di “Restauro dei Monumenti” nell'Università di Firenze, è fra i più attenti protagonisti del dibattito internazionale sui non facili problemi della conservazione e valorizzazione dei beni culturali, e nell’occasione ripercorrerà, per la prima volta, l'intero percorso artistico dei Complesso di San Firenze.

Il ciclo di conferenze (“Corrispondenze”) proseguirà con un approfondimento sulla vita e l’opera in musica di Franco Zeffirelli, a cura del critico musicale e studioso del teatro Luciano Alberti (21 novembre, 12 dicembre). A seguire si terranno una serie di interventi mirati ad illustrare le incursioni di Zeffirelli nel mondo di Shakespeare, sia nel cinema che nel teatro, tenuti da Masolino d’Amico, professore, scrittore e critico letterario che a lungo ha collaborato con Zeffirelli con sceneggiature e adattamenti di soggetti.

Accanto al ciclo delle conferenze al CIAS si svolgeranno “I Concerti di San Firenze” con lo scopo la promozione e la valorizzazione dei giovani talenti musicali. L’Oratorio diventerà così anche uno spazio di aggregazione, un punto di ritrovo per i giovani interpreti, vincitori di premi e concorsi, e comunque i migliori frutti nati da percorsi di formazione di respiro internazionale.

I Concerti di San Firenze costituiranno il terminale fondamentale di un vero e proprio network di collaborazioni con conservatori, scuole di musica, accademie e istituzioni che dal territorio cittadino e nazionale sarà finalizzato ad estendersi in tutto il mondo.

Il debutto avverrà il 6 dicembre p.v. (ore 21.00) con un recital di arie e duetti tratti dalle opere più amate da Zeffirelli e affidati alle giovani voci dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino, qualificata realtà di Alta Formazione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. I biglietti per i concerti (euro 10 interi, euro 7 ridotti) possono essere acquistati direttamente presso la Biglietteria del CIAS, lunedì-mercoledì e venerdì-sabato, ore 10-18. Info: tel. 0552658435. Per gli spettatori dei concerti, presentando il biglietto d’ingresso, sarà possibile usufruire di un servizio di rinfresco presso la Tea Room al prezzo di Euro 10.

Dal 13 Novembre aprirà il BAR&RESTAURANT della ZEFFIRELLI’S TEA ROOM nel suggestivo cortile interno del Complesso di San Firenze, allestito con orci e piante di limone provenienti dalla villa del Maestro ( per prenotazioni: 3481186299 e 3283416254 ).

Il Bar & Restaurant, gestito da Ludovica e Ginevra Santedicola sotto la guida attenta di Annamaria Tossani, offre la possibilità di degustare dalle 11 alle 17 una accurata scelta di piatti che mettono in risalto la tradizione toscana anche attraverso le ricette della vecchia Tata del Maestro Zeffirelli, la Vige, per poi trasformarsi in un Cocktail Bar con degustazione di “tapas” alla italiana. All’interno delComplesso, è già aperta la Tea Room, un fascinoso angolo arredato con antiche boiserie dell'ex tribunale ed i ricordi della vita di Franco Zeffirelli.

Nel 2018 il CIAS sarà nel pieno delle sue funzioni. Dopo l’apertura del Museo, dell’archivio e della Biblioteca, l’avvio dei Concerti e delle Corrispondenze e l’operatività della Tea Room - Bar & Restaurant, partiranno con l’anno nuovo anche i Corsi di Formazione dedicati ai futuri professionisti delle arti dello spettacolo.

A giugno si terrà quello per i giovani cantanti lirici che desiderino affinare l'arte della recitazione teatrale ed avere nuovi stimoli che possano compendiare la rigida, a volte, schematicità imposta loro dallo studio approfondito delle tecniche del bel canto.

Il corso, a cura di Luigi Di Fiore, avrà una durata di quattro settimane (dal 4 al 29 giugno), per un totale di 80 ore, prevede lo studio della tecnica ideata da Rudolf Steiner. Tecnica che si basa sulla ricerca del “sé” al fine di poterlo mettere a disposizione della recitazione scenica. L'allievo sperimenterà la ricerca della verità nel proprio interno emotivo per sviluppare tutte quelle caratteristiche di potenza semantica, psicologica, filologica e storica che sono gli strumenti indispensabili per la buona riuscita di un'opera lirica.

Nuovi corsi saranno aggiunti nel corso dell’anno con l’obiettivo di coprire nel tempo tutte le discipline artistiche del mondo dello spettacolo e rendere il CIAS un punto di riferimento nel mondo della formazione.

 

Il 19 ottobre 2017, a New York (USA), alle ore 18:00, presso il Consolato Generale d’Italia in New York, alla presenza della dottoressa Bridget M. Rohde - Acting United States Attorney for the Eastern District of New York, della dottoressa Karen Friedman Agnifilo, Chief Assistant District Attorney del New York County District Attorney's Office, del dr. Anthony Scandiffio, Acting Deputy Assistant Director – U.S. Immigration and Customs Enforcement – Homeland Security Investigations (ICE-HSI), e con la partecipazione di S.E. Armando Varricchio, Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti e del Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), si svolgerà la cerimonia di restituzione, al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo On. Dario Franceschini, di alcuni straordinari capolavori appartenenti al patrimonio culturale italiano. 

Le opere, individuate nel corso di varie attività d’indagine condotte dal Comando Carabinieri TPC, nella costante azione di contrasto che svolge da anni per arginare il traffico di beni artistici rubati o scavati illegalmente in siti italiani, sono in particolare: - frammento in marmo romano a mosaico con serpentino e porfido, risalente al II secolo d.C. Il bene, originariamente parte della pavimentazione di una delle due navi da cerimonia dell’Imperatore Caligola, affondate nel lago di Nemi (nei pressi di Roma), era stato rinvenuto nell’ambito di una campagna di scavo condotta dal Ministero dei Beni Culturali tra il 1928 e il 1932. Il reperto, inventariato e in carico al Museo delle navi Romane di Nemi, venne rubato da ignoti nel dopoguerra. Individuato dai Carabinieri TPC in New York, grazie alla collaborazione di esperti del settore, presso una collezione privata di una cittadina italiana residente negli USA, è stato sequestrato dal District Attorney’s Office in Manhattan (New York), sulla base delle evidenze probatorie fornite dal Comando Carabinieri TPC; cratere apulo a figure rosse, 360-350 a.C., attribuito al ceramografo Python, provento di scavi clandestini avvenuti in Italia meridionale (Campania) in data antecedente al 1985. Le indagini hanno dimostrato che il vaso era stato ricettato e illecitamente esportato da un noto trafficante internazionale italiano, per essere poi individuato presso il Metropolitan Museum di New York, ove è stato recuperato dal District Attorney’s Office in Manhattan (New York); 

Nella circostanza, inoltre, saranno consegnati, per rientrare definitivamente in Italia, altri importantissimi beni culturali (reperti archeologici, monete, libri antichi e manoscritti) già recuperati, tra il marzo e il maggio 2017, dal Comando Carabinieri TPC, sempre in cooperazione con l’Homeland Security Investigations, Immigration and Customs Enforcement e con il New York County District Attorney’s Office ed esposti, fino ad oggi, presso il Consolato Generale d’Italia a New York (vds. allegato). Questo importante evento, non solo dimostra come la restituzione alla collettività dei preziosi materiali sottratti alla pubblica fruizione, garantisca la ricomposizione di percorsi storici, culturali e sociali, altrimenti leggibili solo parzialmente, ma costituisce ulteriore prova della straordinaria collaborazione consolidatasi, nel corso degli anni, tra il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e le Autorità Giudiziarie e di Polizia Federali e Statali americane, in particolare con lo United States Attorney’s Office for the Eastern District of New York, il New York County District Attorney’s Office, e l’Homeland Security Investigations - Immigration and Customs Enforcement. 

Anfora attica a figure rosse, 470 a.C., attribuita al pittore detto di Harrow, (dal nome della città inglese che conserva nel suo museo una oinochoe, intorno alla quale lo studioso J.D. Beazley ha raccolto una nutrita serie di vasi attribuibili allo stesso artista), provento di scavi clandestini avvenuti negli anni ’90 in Etruria (Lazio). 

Evidenze probatorie acquisite da archivio Becchina, individuata presso una galleria antiquaria di New York, sequestrata da New York County District Attorney’s Office. Restituita il 16 marzo 2017 Kantharos apulo del gruppo di Xenon, IV secolo a.C., provento di scavi clandestini avvenuti in Sud Italia (Puglia) negli anni ’90. 

Evidenze probatorie acquisite da archivio Becchina, individuato presso una galleria antiquaria di New York, sequestrata da New York County District Attorney’s Office. Restituito il 25 maggio 2017 Lekythos attica a figure rosse, 430-420 a.C., del gruppo del pittore di Palermo (dal nome di uno dei vasi più importanti attribuito al medesimo gruppo di ceramografi e conservato nel Museo di Palermo), provento di scavi clandestini avvenuti in Sud Italia negli anni ’80. Evidenze probatorie acquisite da archivio Becchina, individuata presso una galleria antiquaria di New York, sequestrata da New York County District Attorney’s Office. Restituita il 25 maggio 2017

LA MOSTRA DOCUMENTARIA della Comunità Ellenica di Napoli e Campania, organizzata in collaborazione con istituzioni scientifiche di Cipro, si propone di presentare la distruzione del patrimonio culturale nella parte settentrionale di Cipro a seguito dell’invasione turca del 1974, che ha portato all’occupazione del 36,2% dell’Isola. Cipro, stato membro dell’Unione europea, è un museo galleggiante di storia e patrimonio culturale, che risale ad almeno 9.000 anni fa. 

Il regime di occupazione ha espulso 200.000 abitanti autoctoni dai loro focolari ancestrali, ha cambiato i storici toponimi greci di Cipro, ha installato centinaia di migliaia di coloni dall’Anatolia stravolgendo così l’assetto demografico e ha fatto stazionare sull’Isola 45.000 soldati turchi. Infine, si è proceduto ad una distruzione intenzionale senza precedenti dell’antico patrimonio culturale greco e religioso. Migliaia di icone, mosaici e affreschi, dipinti, manoscritti e opere d’arte sono stati saccheggiati e venduti illegalmente ai mercati di mezzo mondo. Allo stesso tempo, i cimiteri sono stati livellati ed ogni concetto di libertà, di espressione religiosa e dei diritti umani sono stati violati. 

La mostra si suddivide nelle seguenti sezioni: 1 Registrazione dei monumenti saccheggiati appartenenti alle diverse comunità religiose di Cipro (ortodossa, armena, maronita, ebraica, cattolica, protestante). 2 La questione della distruzione del patrimonio culturale di Cipro e il suo traffico illegale. 3 L’uso inappropriato dei monumenti religiosi dal regime dell’occupazione turco. 4 La questione del rimpatrio e del restauro delle opere d’arte e dei monumenti. Il titolo della mostra trae i suoi riferimenti dalla segnaletica rossa con l’iscrizione «ZONE INTERDITE», che l’esercito turco ha installato in molti luoghi nella parte settentrionale di Cipro, come ad esempio a Famagosta. Questa mostra documentaria è un urlo di protesta contro questa «Memoria interdetta” e contro l’innalzamento di “muri» e divieti tra i popoli, le idee, le culture e le religioni.

Lo scopo del Museo è quello di preservare e promuovere l’eredità bizantina e post-bizantina di Cipro. Le sue priorità sono: a) il restauro, lo studio e la promozione delle sue collezioni; b) creare programmi educativi per le scuole; c) promuovere la questione del traffico illegale a Cipro e all;’estero, d) operare come Osservatorio non ufficiale allo scopo di individuare i tesori saccheggiati e reclamarli. 

 

La più stupida guerra è quella contro il passato, lo scrive Paolo Mieli nel suo “In guerra con il passato”. Sottotitolo: “Le falsificazioni della storia”. A che cosa porta questa guerra contro il passato? A confondere le idee sul presente.

“Se vogliamo essere in pace con il passato dobbiamo essere disposti a rivedere qualcosa di importante, anche pezzi della memoria collettiva a cui siamo legati”. Ma non basta dobbiamo anche“essere disponibili a una rivisitazione – in positivo o in negativo – dei grandi del passato. Personaggi che possono – anzi, devono – essere oggetto di un continuo riesame”.

La pacificazione con il passato ci impone di riconoscere gli errori di qualunque parte e soprattutto di non andare a cercare nella storia antefatti alle prospettive politiche del tempo presente.

Nel libro Paolo Mieli ricorda la beatificazione prima da San Giovanni Paolo II e la canonizzazione dopo ad opera di Papa Francesco del gesuita Junipero Serra, nato nel 1713 a Maiorca e trasferitosi nel continente americano, nel settecento aveva evangelizzato la California. Contro questa canonizzazione si è elevato il presidente della tribù Amah Matsun, Valentin Lopez:“Canonizzando Junipero Serra, il papa avvalla e, addirittura, celebra l'uso dell'incarcerazione e della tortura per convertire al cristianesimo gli indiani della California”. Inoltre secondo Ron Andrade, dell'American Indian Commission di Los Angeles, Serra trasformò le missioni in campi di concentramento; in conseguenza del suo operato i nativi furono decimati passando da trecentomila, quanti erano nella seconda metà del Settecento, a centomila, quanti se ne contavano nel 1850. Pertanto, “la sua canonizzazione equivarrebbe alla 'celebrazione del genocidio'”. Papa Francesco, intanto nega e sostiene che fu soltanto un grande evangelizzatore. Peraltro la figura del gesuita è clamorosamente balzato alla cronaca di questi giorni, in merito alla guerra delle statue negli Usa. I militanti indianisti hanno imbrattato la statua del santo.

Un altro tema da rivisitare che Mieli affronta nel libro, è la questione dell'arretratezza del Sud italiano. Alla fine del Medioevo la Sicilia fu motore economico dell'Italia, produttrice di grano e materie prime indispensabili alla sopravvivenza del Nord.

Lo sostiene David Abulafia, nel testo, “Regni del Mediterraneo occidentale dal 1200 al 1500”. In questo studio Abulafia capovolge i termini della questione meridionale. L'autore, docente di storia del Mediterraneo, all'università di Cambridge, è considerato uno dei massimi studiosi dell'Italia medievale.“ Retrodatare”, la divisione tra Nord e Sud ai secoli XIII e XIV è un grave errore per Abulafia, una prova che i pregiudizi culturali contemporanei possono offuscare anche la visione di esperti in buona fede.

Tuttavia, “il Sud di questo periodo è in realtà molto ricco, produce ampie quantità di cibo che sono indispensabili per la sopravvivenza delle regioni settentrionali. Il commercio tra il Nord e Sud Italia è fiorente e le regioni settentrionali dipendono dal Sud per la fornitura di cibo e materie prime. I mercanti del Nord devono recarsi in Campania e in Sicilia per procurarsi cotone e seta”. Certo se noi guardiamo il passato con gli occhi degli abitanti del XX secolo, riteniamo che sia meno importante la produzione agricola, rispetto agli scambi finanziari. Ma in quel periodo i campi e la produzione di materie prime giocavano un ruolo fondamentale nella vita della società. A questo punto Mieli propone la fatidica domanda:“A quando allora va fatto risalire il divario economico tra Nord e Sud?”.  Secondo l'ex direttore del Corriere della Sera, ai secoli XVI e XVII, quando l'Italia meridionale e la Sicilia caddero sotto il dominio spagnolo, incentrato attorno a uno sfruttamento coloniale di queste terre. Gli spagnoli secondo Mieli erano interessati a ricavare dal Sud grano e materie prime, piuttosto che promuovere la vita economica e culturale della regione. Inoltre non vennero mai gettati semi per costruire grandi città come avvenne al Nord.

Altro tema caldo che Mieli affronta è quello de “L'invenzione delle crociate” dal titolo del libro di Christopher Tyerman, dove si denuncia “il vizio di guardare le crociate attraverso il filtro della propria mente e cultura”.

Manipolazione e contraffazione sono le armi più comuni con le quali si combatte questa guerra al passato.

Il libro consta di quattro capitoli: 1. In guerra con la storia tramandata. 2. In guerra con le religioni armate. 3. In guerra con i miti della guerra. 4. In guerra con i grandi della storia. L'autore ha fatto una selezione, forse per lettori specialisti, di alcuni episodi storici particolari, dove sono protagonisti alcune figure celebri della storia: da Cicerone ad Augusto. Andrea Doria, Enrico di Valois, Mazzarino Lincoln Bismarck, D'Annunzio.

Alessandro Barbero presentando il libro di Mieli, scrive:“è una ricognizione puntuale, erudita e divertita, di questa che è, ripetiamolo, la condizione normale della storiografia. È una rassegna bibliografica che in ogni capitolo, e ce ne sono ben 27, propone un tema storico su cui credevamo di sapere tutto e presenta al lettore gli studi più recenti che ne hanno rinnovato l’interpretazione. Verre era davvero quel politico corrotto che ci presenta Cicerone? Con quali mezzi Augusto arrivò al potere? I martiri di Otranto morirono davvero per la fede? Lincoln fece davvero la guerra per abolire la schiavitù? La Seconda Guerra Mondiale è davvero finita nel 1945? La collusione fra Stato e mafia, in Italia, è davvero una novità della Prima Repubblica?” (A. Barbero, “Non fidatevi della Storia, racconta bugie da millenni”, 27.10.16, La Stampa)

Secondo Barbero, Mieli non può essere ascritto ai revisionisti, infatti non nomina mai la parola “revisionismo”. Invece lo studio di Mieli fa parte,“della naturale dinamica degli studi storici, per cui ogni storico che affronta un argomento anche già molto studiato può sempre aggiungere un punto di vista nuovo, può talvolta scovare nuove fonti, e può spesso modificare l’interpretazione del passato”.

Mentre in un'altra interessante recensione, Angelo Panebianco, citando Benedetto Croce, che sosteneva che la Storia, è sempre “storia contemporanea”, però lo è in due modi diversi.“Lo è perché il passato viene sempre inevitabilmente riletto alla luce delle preoccupazioni del presente. Ma lo è anche perché la storia viene usata, manipolata, semplificata eccessivamente, banalizzata e anche falsificata per piegarla alle esigenze delle polemiche dell’oggi, per farne uno strumento utile ai nostri scopi, più o meno partigiani, del momento”. Pertanto, siccome, “il futuro è incerto e largamente imprevedibile, non ci limitiamo a cercare nel passato lumi per comprendere cosa sia meglio fare nel presente (e questo è certamente un modo sano e corretto di fare i conti con la storia), ma ce ne serviamo come arma polemica per imporre, contro le resistenze altrui, la nostra visione delle cose presenti, per spingere gli altri a fare scelte che consideriamo giuste o per noi convenienti, e anche per giustificare scelte già fatte, per esempio per conferire legittimità a un nuovo regime politico”. (A. Panebianco, La storia falsa dei banalizzatori non ci aiuta a capire il presente, 7.10.16, Corriere della Sera)

 

 

 

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