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Martedì, 07 Luglio 2020

Un’antica leggenda narrava che un imperatore cinese periodicamente ascoltava le musiche che si suonavano nel suo impero per capire con quale mentalità ragionassero i suoi sudditi.

Lo facevano per magia ? Per divinazione ? Per abitudine ? No ! La sua era una vera e propria perizia medica.

Per analogia, oggi qual'è la "musica" che si suona nel nostro “impero”, cioè nella nostra società ?

La perizia medica è impietosa: la nostra società ha perso il "linguaggio simbolico"? Sempre meno si "suona" il linguaggio dei simboli perché la cultura dominante li ha bollati come vecchi, superati e quindi da reprimere.

E' dagli anni ‘60 che i Valori-Simbolo vengono considerati alla stregua di “catene" e quindi da recidere.

Già qualche decennio prima una psicanalista, Melanie Klein scriveva: "è   in corso una inversione del processo di simbolizzazione o più esattamente un processo di sublimazione. Una società che si era costruita su grandi riferimenti simbolici si ritrova oggi a doverne constatare il corrosivo regredire di senso. La Patria sta diventando interesse collettivo più che identità nazionale; la Religione sta diventando religiosità individuale; il Popolo sta diventando moltitudine di massa; la Famiglia sta diventando un contenitore di soggettività a moralità multiple; la Ragione sta diventando "petite raison"; il Lavoro sta diventando un’operazione di secondo livello rispetto all’arricchimento facile con mezzi facili; l’etica sta diventando un elenco di indicatori di social responsability;, la Passione si sta sfarinando in pulsioni".

Orbene, questi processi secolari (nati con la rivoluzione francese e proseguiti con la rivoluzione bolscevica e la sessantottina) hanno corroso le idee comuni e le convergenze sociali e hanno ridotto il tutto in mucillagine, in poltiglia.

Ma se il dettato evangelico “dai frutti li riconoscerete” è vero, mi sembra di poter affermare che il frutto è immangiabile. Forse quelle che venivano giudicate “catene” non erano così male, anzi forse erano cordoni ombelicali al punto che averli recisi ha determinato la morte del corpo sociale.

E forse non hanno del tutto torto coloro che affermano che l’attuale crisi non è una crisi economica ma una crisi antropologica.

E allora che fare? Un nuovo Sant’Ambrogio oggi cosa farebbe, sembra che ci stia domandando il grande Benedetto XVI, nel discorso agli amministratori di Milano?

Jacques Derrida ci ricorda che “in principio erano delle rovine”. Cosa ci vuol dire il filosofo francese?

Che prima di esserci rovine, prima, all’inizio, in principio appunto, c’era qualcosa. Un qualcosa che nel tempo è stato distrutto e che oggi bisogna ricostruire. Ecco perché bisogna ripartire dai Principi.

Il Cristianesimo realizzò un nuovo umanesimo, riconoscendo nei fatti la dignità della Persona, cosa fino ad allora sconosciuta.

Donne, bambini, ammalati, anziani, poveri, carcerati, affamati di giustizia, prima di Cristo erano degli emarginati, dei calpestati, addirittura erano inesistenti. Solo il cristianesimo li ha valorizzati e da quel momento li ha riconosciuti Persone.

E oggi, di fronte a questa crisi antropologica dalle conseguenze devastanti che si fa?

Benedetto XVI ci dice che come Cristo, come Sant’Ambrogio, bisogna ripartire ancora una volta dalla riscoperta della Dignità Umana.

Quante donne, in molti Paesi al mondo, sono calpestate nella loro dignità? E che dire dei bimbi abortiti che hanno meno diritti dei cuccioli di un cane? E gli anziani e gli ammalati che sono minacciati da legislazioni eutanasiche?

La nostra società per risorgere deve ripartire di nuovo da qui, dai Valori-Simbolo, dai Principi.

E agli amministratori alla Sant'Ambrogio che vogliono lasciare il segno nella storia, non resta che diventare "ricostruttori indomiti di Città distrutte" .

C’è un abuso del termine legalità. Non c’è ambiente che ormai non ne parli, ma bisogna intendersi bene sul significato di questa parola.

Ritengo che la legalità debba avere alcuni requisiti:

  1. La legalità si deve coniugare con la responsabilità.

Solo una contemporanea responsabilità verso se stessi e verso gli altri, infatti, garantisce una vera   giustizia sociale. In altre parole, i diritti o meglio si potrebbe dire, la dignità verso gli altri si esercita solo se si fa il proprio dovere. Un po’, tanto per fare un esempio come quando ci si ferma al semaforo rosso. Solo così la circolazione stradale è fluida e sicura, consentendo a chi ha il verde di poter passare liberamente ed in sicurezza. In assenza di rispetto del proprio dovere-obbligo, la circolazione dei mezzi diverrebbe caotica, se non addirittura pericolosa.

  1. La legalità vale sempre, anche per le cose che apparentemente sembrano di piccolo spessore.

Quando la società accetta o tollera le piccole illegalità, la coscienza si intorpidisce e si auto-giustifica. I ragazzi “pizzicati” a deturpare i muri esterni ed interni (talvolta anche di scuole), o gli adulti rimproverati da qualche raro vigile urbano zelante quando buttano a terra le cicche delle sigarette, spesso si giustificano con la abusata, quanto terribile frase, “così fan tutti”.

Fra l'altro questo atteggiamento remissivo verso le piccole illegalità produce nelle persone positive e di buona volontà, una sfiducia deleteria: “ E’ inutile intervenire, dicono costoro, perché tanto le cose non cambiano". Anticamera questa per successive grandi illegalità.

  1. La legalità va coltivata in tutti, soprattutto nei giovani.

I giovani hanno il cuore intrepido e tendono a non essere conformisti. Ecco perché bisogna instillare in loro atteggiamenti, ideali e pensiero forte. La "ribellione positiva" nei giovani, infatti, va coltivata perché solo da loro può nascere il cambiamento sociale.

Vale la pena a questo punto recensire un film che al recente Festival di Cannes ha avuto una grande accoglienza, confermata anche da un premio importante al 29° Torino Film Festival.

Il film è francese, delle sorelle Delphine e Muriel Coulin e dire che è   coraggioso, è dire poco. Si   intitola "17 Ragazze" ed è tratto da una storia vera accaduta in Massachusetts (USA) nel 2008.

Una liceale rimane incinta e sulla scia dell’andazzo comune e della cultura dominante riceve pressioni per abortire. Partner, genitori, bidelli, tutti a spingerla a togliere di mezzo quella vita che le pulsava dentro. La pressione su di lei è inaudita, ma Camille (questo è il nome nel film), tra l’amore per il suo bimbo e la voglia di ribellarsi al conformismo progressista, trova la forza per dire no all'aborto. E così pian piano comincia un opera di contestazione e di reazione verso il suo ambiente. Lei è così forte e originale che pian piano tutte le 16 compagne di classe per solidarietà decidono consapevolmente di restare incinte, di avere un figlio e di crescerlo aiutandosi fra loro, possibilmente in modo differente da come sono state cresciute loro stesse.

"La gravidanza delle 17 minorenni procede dunque contemporaneamente, lasciando interdetti la comunità e le autorità scolastiche, che non trovano ragioni né spiegazioni. In un’epoca in cui per una donna trovare “in coscienza” le condizioni ideali per avere un figlio è un impresa titanica, osservare che non una, ma diciassette ragazzine minorenni abbiano avuto sufficiente “incoscienza” per farlo, è fattore che deve fare riflettere.

Alla fine "17 filles" ci conduce incredibilmente ad ammirare queste ragazze anziché commiserarle. Come eroine che hanno compiuto l’impresa (Marianna Cappi. Il migliore cinema francese: giovane, ribelle, vitale).

Ma quale impresa hanno compiuto Camille e le sue amiche ? L'impresa in cui in un mondo dove la cultura dominante è quella che un cucciolo di uomo vale meno di un cucciolo di cane, dove la legalità viene sbandierata a parole ma senza legarla alla Responsabilità, c'è qualcuno, guarda caso delle ragazzine, che hanno spiegato nei fatti cosa significano amore verso la vita, legalità e giustizia sociale.

 

 

la gloria di san rocco atrista giò battipaglia  proprietà Associazione europea amici di san rocco

 

Uno dei Santi più venerati nel mondo cristiano certamente è San Rocco di Montpellier,

Possiamo porre la sua figura accanto a quella di San Francesco, di Sant’ Antonio di Padova, di Padre Pio e Madre Teresa di Calcutta ormai divenuti popolarissimi e conosciuti in ogni angolo del mondo, in quanto la loro vita si è conformata a quella di Cristo, nostro Signore ed unico salvatore del mondo.

In qualità di Procuratore dell’Associazione Europea Amici di San Rocco, di Padre Guardiano dell’Arciconfraternita madre e custode delle sue preziose e insigni reliquie, ho potuto costatare una grandissima devozione a San Rocco, uno dei più illustri santi della storia.

Le testimonianze di devozione sono certamente vive nelle espressioni di immagini e titoli a lui riferibili in quasi tutte le chiese , ma soprattutto vive nel cuore dei fedeli che a lui e al suo patrocinio seguitano a rivolgersi.

San Rocco, il pellegrino di Dio, l’innamorato di Cristo Gesù e della sua celeste Madre.

Dio infatti è amore, secondo la definizione giovannea; San Rocco ha fatto della sua vita una peregrinazione di amore verso le sofferenze umane del suo tempo per testimoniare e comunicare l’amore di Dio. Audace soccorritore degli appestati , egli ne rimase contagiato.

Miracolosamente guarito si sottrasse ad ogni forma di esaltazione popolare e riprese il cammino verso la sua patria, con un vestito di umiltà che lo rese irriconoscibile ma con un trionfo di luce alla sua morte che segnò l’inizio del ricordo dei suoi devoti che ricorrono alla sua efficace intercessione per guarire nel corpo e nell’anima.

La sua vita fu un luminoso insegnamento di testimonianza della carità, alla cui scuola si formano i Santi di ogni tempo, suscitando in tutti noi iscritti all’Associazione Europea Amici di San Rocco e ai suoi devoti, ai lontani, ai giovani e alle famiglie la sensibilità a trasmettere in nome di Cristo l’amore di Dio ai fratelli sofferenti di oggi.

Auguro di vero cuore una buona e santa festa di San Rocco a tutti.

PROCURATORE E PADRE GUARDIANO

Associazione euopea Amici di san Rocco

FRATEL COSTANTINO

 

San Rocco un Santo per amico

 

Recentemente mi è capitato di osservare una curiosa inchiesta televisiva, dedicata ai nostri Santi, ovvero alle immaginette sacre diventate oggi oggetto di culto non solo devozionale, ma anche collezionistico.

Ebbene, quando ascoltai che l’immagine più riprodotta nel mondo era quella della Madonna, la cosa non mi stupì di certo; era più che ovvio, considerato il ruolo centrale di Maria nella vita di ogni cristiano e nel culto secolare della chiesa cattolica.

Mi sorprese invece la successiva notizia, che dava al secondo posto (perdonatemi la brutta espressione) San Rocco.

Il santo più amato e venerato è proprio il nostro caro San Rocco.

Intendiamoci: non si tratta di fare sciocche classifiche, la santità è una cosa seria e vive di ben altri contenuti.

Però non posso negare che la cosa mi aveva incuriosito essendo, per grazia di Dio, custode delle reliquie del Santo in quanto Procuratore e Padre Guardiano di San Rocco.

Sono Fratel Costantino e nel 1999 ho voluto donare la mia vita al Signore seguendo le orme del campione della carità San Rocco e sono nato in un paesino di nome Stornara (FG), sono cresciuto all’ombra del campanile della chiesa parrocchiale di San Rocco; gli incontri, il catechismo, gli amici alla messa domenicale hanno avuto un ruolo centrale nella mia vita e nella mia crescita cristiana.

Ora io risiedo nella bellissima e barocca chiesa di San Rocco che è nel centro storico di Roma dove ha sede la grande famiglia degli amici di San Rocco ed è custodita la reliquia del braccio destro del nostro santo.

Ancora oggi mi imbatto nello studio e nella ricerca della vita di San Rocco che mi hanno permesso di farmi un’idea sempre più precisa dello straordinario valore del nostro santo.

Ormai sappiamo che il culto di San Rocco varca i confini italiani, sono ben sessanta i comuni a lui dedicati, mentre le chiese, le cappelle e gli oratori innalzati in suo onore sono circa tremila, di cui 280 elevate a parrocchie.

Dati impressionanti, che diventano ancor più stupefacenti considerando la diffusione del culto in tutto il mondo, dal Canada al Libano proseguendo per l’Indocina e arrivando, oltre naturalmente a tutta l’Europa, anche in California, Brasile, Argentina, Messico. Il tutto, peraltro, straordinariamente allargato a testimonianze che si inseriscono a pieno titolo nel campo dell’arte, della cultura e dell’impegno umano e sociale. Ancora una volta ho la gioia di poter parlarvi di San Rocco, di un uomo, un santo, un amico che nella sua semplicità è un grande esempio, che ha cambiato la mia vita dandomi la gioia dell’incontro giorno per giorno con Cristo Gesù.

San Rocco “Un Santo per Amico” è anche il titolo che ho dato al mio libro che racconta la vita del santo pellegrino di Montpellier, narrata in maniera facile ed affascinante per rivivere le vicende terrene di San Rocco, intessuta di carità eroica a servizio degli appestati e i poveri. Mai come oggi la chiesa e il mondo hanno un così grande bisogno dei santi, capaci di tradurre nell’oggi della chiesa e del mondo la vita e le opere di Cristo; di santi il cui volto diventi epifania di Dio, veri testimoni di Cristo e del Suo Vangelo.

In un mondo che cambia, in un’epoca di indifferenza, sta sorgendo una nuova attenzione verso i santi e la genuina devozione popolare, figure singolari nelle quali si incontra non una teoria e neanche semplicemente una morale, ma un disegno di vita da narrare, da scoprire con lo studio, da amare con la devozione, da attuare con la imitazione; sono le paterne e belle parole e insegnamenti del nostro amatissimo Vescovo S.E. Rev.ma Mons. Pietro Farina Vescovo di Caserta che con amore assieme a me umile strumento nelle mani di Dio guidiamo la grande famiglia degli Amici di San Rocco.

Personalmente in questi tredici anni di cammino ho potuto constatare quanto è diffusa la devozione a San Rocco e faccio voti che tale devozione sia coltivata sempre di più e sempre meglio presso le nostre comunità parrocchiali e invito coloro che ancora non conoscono l’associazione europea – Arciconfraternita Amici di San Rocco di voler approfondire questa conoscenza spirituale e fraternità per vivere secondo il desiderio ed il cuore del santo.

Di questo risveglio di attenzioni verso i santi e in questo caso specifico di San Rocco, non c’è che da rallegrarsi perché la nostra associazione ed io per primo vuole farsi accompagnare da San Rocco in questo viaggio di santità e di coraggio; seguiamo tutti le sue orme di pellegrino della fede cristiana, per riproporre all’uomo di oggi la gioia e la forza che provengono dall’incontro con Cristo.

Ringrazio tutti i miei più stretti collaboratori che con me lavorano e danno il massimo per la crescita della famiglia degli Amici di San Rocco e lavorano nel silenzio e nascondimento; un grazie al segretario Prof. Antonio Viccione, alla consigliera Suor Rachele Fuentes Ein, al Prof. Nicola Mastrocinque, al diacono Michele Pantano e all’amico Cav. Onofrio Mancini.

Grazie a tutti i gruppi iscritti di tutta Italia, Spagna e Portogallo che si impegnano con me e Mons. Filippo Tucci alla diffusione dei valori evangelici, attraverso la preghiera, l’accoglienza e la carità operosa che si tengono nella chiesa di San Rocco.

La figura esemplare di San Rocco, la sua affascinante vita terrena di questo grande eroe della carità e della solidarietà deve diventare un esempio e un modello di vita degno di essere amato, imitato e divulgato.

Insomma invitiamo le comunità e i devoti di San Rocco, il nostro santo con la nascita dell’Associazione Europea Amici di San Rocco sta raccogliendo una “Squadra” che vuole al suo fianco per invadere con il suo amore l’Italia e il mondo intero.

Vuoi far parte di questa squadra?

 

Contattaci: www.amicidisanrocco.it

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338.6627422

Un caro saluto

Vostro procuratore di San Rocco

Fratel Costantino

bosone-di-higgs

 

Gli scienziati del Cern esultano, praticamente hanno scoperto il bosone di Higgs, la 'particella di Dio' che spiega come mai tutte le cose nell'universo hanno una massa, la particella che mancava per capire come e' fatto l'universo secondo il modello Standard concepito dai fisici

L'annuncio e' stato dato ieri mattina dal Cern e la scoperta e' stata realizzata dai due esperimenti di punta di Lhc, Atlas e Cms. Il margine di sicurezza dei dati mostrati oggi dal Cern e' pari al 99,999%. Insomma X e' stato trovato. L'annuncio del Cern arriva in apertura del maggiore congresso di fisica delle particelle che prende l'avvio oggi a Melbourne, in Australia.

Nella sala delle grandi occasioni, gli scienziati del Cern di Ginevra hanno ascoltato le parole di Fabiola Gianotti, la responsabile dell'esperimento Atlas all'interno di Lhc che, con Joe Incandela, numero uno dell'esperimento Cms, ha di fatto annunciato al mondo la scoperta dell'elusivo bosone di Higgs. Una caccia che andava avanti da 50 anni. "Abbiamo osservato nei nostri dati chiari segnali di una nuova particella, al livello di 5 sigma, nella regione di massa intorno ai 126 GeV" dice Gianotti. E per 5 sigma i fisici intendono una percentuale di certezza pari al 99,999%. Anche lo champagne e' pronto per festeggiare quella che per molti e' la piu' grande scoperta scientifica degli ultimi 100 anni.

"I risultati sono preliminari ma il segnale a 5 sigma intorno ai 125 GeV che abbiamo visto e' incredibile. E' l'indizio di una nuova particella" afferma Joe Incandela, responsabile dell'esperimento Cms che, pur mantenendo ancora un velo di cautela, aggiunge secco: "Sappiamo che deve essere un bosone ed e' il bosone piu' pesante che abbiamo mai visto". Incandela sottolinea che le ricerche continueranno, certo, perche' "le implicazioni" di questa scoperta "sono assolutamente significative" motivo per "essere estremamente diligenti in tutte le nostre verifiche e studi" aggiunge ancora lo scienziato. Ma il dado e' tratto.

"E' difficile non esultare con questi risultati" dice il direttore della Ricerca e Computing del Cern, Sergio Bertolucci, il fisico italiano a capo di tutte le ricerche del centro di fisica nucleare di Ginevra. I risultati diffusi oggi dal Cern sono stati definiti preliminari ma hanno un sapore davvero forte per il progresso della scienza. "I dati sono basati su studi realizzati nel 2011 e nel 2012 che sono ancora sotto analisi e la pubblicazione dei risultati di queste ricerche e' attesa per la fine di luglio" spiega il Cern che ha scelto di rendere pubblici i risultati oggi proprio mentre anche oltreoceano la comunita' dei fisici che lavora all'acceleratore di particelle Tevatron nell'Illinois, in Usa, ha annunciato di avere a sua volta scoperto una particella che coincide con le caratteristiche di Higgs. La certezza dell'osservazione dei fisici del Tevatron e' pari al 90%. Cosi' il Cern, forte del suo 99,999% ha deciso di non aspettare oltre.

Ad ascoltare i risultati della ricerca, in lacrime per la commozione, c'era oggi anche il fisico Peter Higgs, il 'papa'' del bosone che porta il suo nome. Higgs. Questo è davvero un giorno speciale per lui. "Mai stato cosi' felice" ha sussurato lo scienziato davanti alla standing ovation che la comunita' del Cern gli ha tributato.

Membro della Royal Society inglese, Peter Higgs, classe 1929, e' principalmente noto per la proposta avanzata negli anni Sessanta, all'interno della teoria elettrodebole, che mira a spiegare l'origine della massa della particelle elementari in generale e dei bosoni W e Z in particolare.

Il noto "Meccanismo di Higgs" ha predetto l'esistenza di una nuova particella subatomica denominata appunto bosone di Higgs, e ormai universalmente nota col soprannome di "Particella di Dio". Con la scoperta di oggi, il meccanismo di Higgs viene ratificato come importante ingrediente del Modello standard.

Higgs ha elaborato la sua teoria nel 1964 mentre passeggiava per le colline scozzesi, quando all'improvviso e' corso in laboratorio dichiarando di aver maturato "one big idea", una grande idea. Higgs, pur dichiaratamente ateo, sembra si sia sia dispiaciuto del soprannome 'particella di Dio' dato alla 'sua' creatura in quanto lo scienziato avrebbe paura che questa definizione possa in qualche modo offendere le persone religiose.

Si prevedeva che il Large Hadron Collider, il piu' grande acceleratore di particelle mai costruito al mondo, inaugurato al Cern di Ginevra nel settembre 2008 e che, per inconvenienti tecnici, ha iniziato a fornire dati dal novembre 2009, potesse essere in grado di verificare l'esistenza del bosone di Higgs.

Oggi e' dunque arrivata la conferma che l'intuizione di Higgs e' una realta' e il papa' della particella di Dio e' a Ginevra per raccogliere l'abbraccio della comunita' scientifica considerata tra le piu' forti e importanti del mondo. Per il suo notevole contributo alla fisica teorica, Peter Higgs e' stato decorato numerose volte con premi e riconoscimenti, tra i quali la medaglia Dirac e il premio Wolf per la Fisica.

Concludo il mio viaggio nella scuola attraverso il documentato libro di Mario Giordano, 5 in condotta, edito da Mondadori nel 2009.

Nella scuola italiana sono presenti ancora gli ultimi fumi pestiferi del sessantotto, o meglio del postsessantotto, i protagonisti sono una ben ristretta e chiassosa minoranza di professori e di presidi che forse hanno dimenticato che il 9 novembre del 1989 il Muro di Berlino non c’è più. Il VI capitolo del libro di Giordano è dedicato all’argomento: la scuola delle ideologie. Dove si studia che i gulag sono stati un ‘errore di valutazione’. Per essere più chiari dove si studiano ancora idiozie, a cui, non credono più neanche i più duri e puri samurai del sol dell’avvenire. Così capita che per la questione delle classi ponte per gli stranieri, che esistono in tutto il mondo, si strumentalizza, definendoli razzisti e contro l’integrazione. Hai voglia a spiegare che, invece, l’intento delle classi ponte è proprio quello di inserire gradualmente lo studente straniero ,che non sa l’italiano, e che quindi rischia di bloccare il programma degli insegnanti. Di fronte alla realtà i compagniprofessori insistono per partito preso.

E quando il ministro Gelmini cerca di invertire la rotta del lassismo delle violenze, delle prevaricazioni a scuola reintroducendo il grembiule e il 5 in condotta, sempre l’esercito degli epigoni di don Milani, si sono rivoltati contro: “ci vuole ben altro”. Ecco rispunta il benaltrismo, il nostro sport preferito. Ma non sarebbe opportuno mentre si aspetta ‘il ben altro’iniziare da qualche parte? Pertanto, ricordareche la scuola non è una sfilata di ombelichi in mostra, bensì un impegno, sicuramente è un buon inizio.

Giordano da buon giornalista offre all’inizio del capitolo una buona sintesi di quella strana Storia che imparano i nostri studenti a scuola. “Lenin, un sincero democratico. I Gulag? Un errore di valutazione. E le foibe? Mai esistite. Gino Strada è un santo, Pio XII, invece, un complice di Hitler. Berlusconi? Non ne parliamo: ha messo a rischio la democrazia. Le Br? Compagni che sbagliano. Gli ebrei bravi sono morti tutti nei campi di sterminio, quelli che vivono oggi sono tutti feroci. I palestinesi, invece, tutti buoni. Quando si arriva alla Resistenza, è un trionfo: i partigiani sono degli eroi come quelli dei fumetti. Cefalonia? Mai esistita. I soldati italiani? Tutti vigliacchi”. Giordano, purtroppo, fa riferimento soltanto alla Storia più o meno recente, contemporanea, ma sarebbe importante parlare anche di quella meno recente, del nostro cosiddetto Risorgimento, delle Insorgenze popolari italiane contro gli eserciti francesi di Napoleone e poi del cosiddetto Medioevo, 10 secoli sbrigativamente licenziati come un’età di mezzo da attraversare velocemente.Si dovrebbe istituire una bella commissione per revisionare i manuali di Storia? Facciamola, se ne parla ormai da qualche anno e poi niente. Del resto per i recenti festeggiamenti dell’unità d’Italia si è continuato a ripetere la solita storia edulcorata dei cosiddetti Padri della Patria. Napolitano è rimasto sordo a chi chiedeva di riscrivere la nostra Storia del Risorgimento.

Ricordate il Camera-Fabietti, su cui si sono formate generazioni di ignari studenti, quante bischerate ha scritto, quanto veleno ha inoculato nelle menti dei nostri studenti.

Comunque sia Giordano elenca qualche episodio diretto di lavaggio di cervello degli studenti ad opera dei soliti insegnanti, comincia dai propri figli incappati probabilmente nel docente amante del Che. Purtroppo, ce ne sono tanti insegnanti che confondono l’ideologia con l’insegnamento, scrive Giordano, anche se per fortuna non tutti i prof sono così. Certamente, scrive Giordano,“i docenti possono (devono) avere le loro idee. E, personalmente, sono del parere che sia persino giusto che le manifestino a scuola. Però non in modo surrettizio e vigliacco. E, soprattutto, mettendo i ragazzi nelle condizioni di capire, di documentarsi, farsi un’idea. Magari di discutere. Così li si aiuta a crescere. Altrimenti è un plagio, una violenza senza pari nei confronti di adolescenti che non potranno mai scegliere liberamente e che cresceranno convinti che la verità sia da raccogliere tutta su un’unica Strada, anche quando quella strada porta a sfasciare le teste altrui con un fazzoletto calato sul naso”.

Giordano giustamente da la colpa di questo comportamento scorretto degli insegnanti al sessantotto: “il disastro è cominciato proprio da lì, dal mito di Barbiana, da don Milani. La nostra scuola non è così lontana da quella che sognava don Milani, quella con il contratto dei metalmeccanici al posto della Divina Commedia (…) è la scuola che butta via i libri, nell’attesa di buttare via anche il resto, che divide i buoni tutti da una parte e i cattivi dall’altra, quella in cui gli apolitici sono ‘fascisti’ e il linciaggio morale dei professori non progressisti è legittimo e consentito”.

E’ la scuola di don Milani, simbolo di questi professori che vogliono mantenere l’istruzione italiana sempre uguale a se stessa. Anche se non funziona, ecco perché paradossalmente questi prof progressisti sobillano periodicamente i ragazzi alla rivolta contro ogni progresso. Ci avete fatto caso? Scrive Giordano, non c’è ministro, negli ultimi quarant’anni, che non sia stato dileggiato, non c’è riforma che non sia stata presa di mira”.E’ possibile che nessun ministro vada bene? E’ possibile che nessuna riforma contenga qualcosa di buono?

A proposito di certa scuola, segnalo l’ottimo intervento pubblicato dal sito www.miradouro.it, Passioni di un professore di campagna del professore Enzo Nardi, nella sezione collaboratori,sulla cosiddetta Idra Pedagogica che si è abbattuta sulla nostra scuola.

 

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