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Domenica, 26 Gennaio 2020

Concludo il mio viaggio nella scuola attraverso il documentato libro di Mario Giordano, 5 in condotta, edito da Mondadori nel 2009.

Nella scuola italiana sono presenti ancora gli ultimi fumi pestiferi del sessantotto, o meglio del postsessantotto, i protagonisti sono una ben ristretta e chiassosa minoranza di professori e di presidi che forse hanno dimenticato che il 9 novembre del 1989 il Muro di Berlino non c’è più. Il VI capitolo del libro di Giordano è dedicato all’argomento: la scuola delle ideologie. Dove si studia che i gulag sono stati un ‘errore di valutazione’. Per essere più chiari dove si studiano ancora idiozie, a cui, non credono più neanche i più duri e puri samurai del sol dell’avvenire. Così capita che per la questione delle classi ponte per gli stranieri, che esistono in tutto il mondo, si strumentalizza, definendoli razzisti e contro l’integrazione. Hai voglia a spiegare che, invece, l’intento delle classi ponte è proprio quello di inserire gradualmente lo studente straniero ,che non sa l’italiano, e che quindi rischia di bloccare il programma degli insegnanti. Di fronte alla realtà i compagniprofessori insistono per partito preso.

E quando il ministro Gelmini cerca di invertire la rotta del lassismo delle violenze, delle prevaricazioni a scuola reintroducendo il grembiule e il 5 in condotta, sempre l’esercito degli epigoni di don Milani, si sono rivoltati contro: “ci vuole ben altro”. Ecco rispunta il benaltrismo, il nostro sport preferito. Ma non sarebbe opportuno mentre si aspetta ‘il ben altro’iniziare da qualche parte? Pertanto, ricordareche la scuola non è una sfilata di ombelichi in mostra, bensì un impegno, sicuramente è un buon inizio.

Giordano da buon giornalista offre all’inizio del capitolo una buona sintesi di quella strana Storia che imparano i nostri studenti a scuola. “Lenin, un sincero democratico. I Gulag? Un errore di valutazione. E le foibe? Mai esistite. Gino Strada è un santo, Pio XII, invece, un complice di Hitler. Berlusconi? Non ne parliamo: ha messo a rischio la democrazia. Le Br? Compagni che sbagliano. Gli ebrei bravi sono morti tutti nei campi di sterminio, quelli che vivono oggi sono tutti feroci. I palestinesi, invece, tutti buoni. Quando si arriva alla Resistenza, è un trionfo: i partigiani sono degli eroi come quelli dei fumetti. Cefalonia? Mai esistita. I soldati italiani? Tutti vigliacchi”. Giordano, purtroppo, fa riferimento soltanto alla Storia più o meno recente, contemporanea, ma sarebbe importante parlare anche di quella meno recente, del nostro cosiddetto Risorgimento, delle Insorgenze popolari italiane contro gli eserciti francesi di Napoleone e poi del cosiddetto Medioevo, 10 secoli sbrigativamente licenziati come un’età di mezzo da attraversare velocemente.Si dovrebbe istituire una bella commissione per revisionare i manuali di Storia? Facciamola, se ne parla ormai da qualche anno e poi niente. Del resto per i recenti festeggiamenti dell’unità d’Italia si è continuato a ripetere la solita storia edulcorata dei cosiddetti Padri della Patria. Napolitano è rimasto sordo a chi chiedeva di riscrivere la nostra Storia del Risorgimento.

Ricordate il Camera-Fabietti, su cui si sono formate generazioni di ignari studenti, quante bischerate ha scritto, quanto veleno ha inoculato nelle menti dei nostri studenti.

Comunque sia Giordano elenca qualche episodio diretto di lavaggio di cervello degli studenti ad opera dei soliti insegnanti, comincia dai propri figli incappati probabilmente nel docente amante del Che. Purtroppo, ce ne sono tanti insegnanti che confondono l’ideologia con l’insegnamento, scrive Giordano, anche se per fortuna non tutti i prof sono così. Certamente, scrive Giordano,“i docenti possono (devono) avere le loro idee. E, personalmente, sono del parere che sia persino giusto che le manifestino a scuola. Però non in modo surrettizio e vigliacco. E, soprattutto, mettendo i ragazzi nelle condizioni di capire, di documentarsi, farsi un’idea. Magari di discutere. Così li si aiuta a crescere. Altrimenti è un plagio, una violenza senza pari nei confronti di adolescenti che non potranno mai scegliere liberamente e che cresceranno convinti che la verità sia da raccogliere tutta su un’unica Strada, anche quando quella strada porta a sfasciare le teste altrui con un fazzoletto calato sul naso”.

Giordano giustamente da la colpa di questo comportamento scorretto degli insegnanti al sessantotto: “il disastro è cominciato proprio da lì, dal mito di Barbiana, da don Milani. La nostra scuola non è così lontana da quella che sognava don Milani, quella con il contratto dei metalmeccanici al posto della Divina Commedia (…) è la scuola che butta via i libri, nell’attesa di buttare via anche il resto, che divide i buoni tutti da una parte e i cattivi dall’altra, quella in cui gli apolitici sono ‘fascisti’ e il linciaggio morale dei professori non progressisti è legittimo e consentito”.

E’ la scuola di don Milani, simbolo di questi professori che vogliono mantenere l’istruzione italiana sempre uguale a se stessa. Anche se non funziona, ecco perché paradossalmente questi prof progressisti sobillano periodicamente i ragazzi alla rivolta contro ogni progresso. Ci avete fatto caso? Scrive Giordano, non c’è ministro, negli ultimi quarant’anni, che non sia stato dileggiato, non c’è riforma che non sia stata presa di mira”.E’ possibile che nessun ministro vada bene? E’ possibile che nessuna riforma contenga qualcosa di buono?

A proposito di certa scuola, segnalo l’ottimo intervento pubblicato dal sito www.miradouro.it, Passioni di un professore di campagna del professore Enzo Nardi, nella sezione collaboratori,sulla cosiddetta Idra Pedagogica che si è abbattuta sulla nostra scuola.

 

Quanto si spende per trovare un supplente nelle scuole? A pagina 103, del libro 5 in condotta, Mario Giordano citando il giornale scolastico “Tuttoscuola”, racconta l’odissea di una segretaria di Latina che nel 2006 è stata costretta a fare ben 574 telefonate per trovare un supplente, significa che in 573 non si sono fatti trovare oppure hanno rifiutato.Magari aspettavano la chiamata di un’altra scuola, per una supplenza più lunga.

Poi ci sono i casi di supplenti che appena accettata la nomina vanno subito in maternità, tra l’altro, è un loro diritto. A scuola non ci mettono piede nemmeno per un istante e in più la scuola deve cercarsi un terzo insegnante, una cattedra, tre stipendi. Per cercare e trovare supplenti, addirittura sempre secondo Tuttoscuola, si spende quasi 100 milioni. Solo a Roma, la spesa ammonta a 2 milioni di euro l’anno.

La burocrazia- scrive Giordano - non produce solo pessimi risultati, asini al cubo e professori scontenti: produce anche costi elevati”. Nel 1999 il bilancio della Pubblica istruzione era di 32 miliardi di euro, oggi è di 42 miliardi.“In dieci anni sono stati realizzati investimenti significativi? Migliorie? Interventi decisivi? No? E allora perché oggi spendiamo 10 miliardi in più rispetto a dieci anni fa?”. Pertanto secondo Giordano, “non è vero, che l’Italia spende meno degli altri Paesi del mondo, spende peggio”. Giordano fa riferimento al “Quaderno Bianco sulla scuola”, a cura del ministero della Pubblica istruzione. Fa due, anzi tre esempi: il primo, lo prende dalla rivista specializzata Tuttoscuola, che ha messo a confronto gli esami di maturità in Francia e in Italia. “In Francia ogni maturando costa 62,6 euro, in Italia 368 euro. Sei volte in più”. In sostanza, in Italia per 497.000 candidati spendiamo 183 milioni di euro, in Francia per 615.000 candidati (1000.000 in più) spendono 38 milioni di euro (150 milioni in meno). Come mai? Si domanda Giordano.

Il secondo esempio: i corsi per migliorare la qualità della scuola. Nel solo Sud il ministero ne ha finanziati 32.000, coinvolgendo oltre 668.000 studenti. Secondo il “Quaderno bianco” i risultati sono stati scarsi, stessa sorte anche nel resto d’Italia. A Torino nel 2008, un corso di formazione per insegnanti , costo 30.000 euro è stato frequentato da soli 4 insegnanti. I giornali, giustamente, lo hanno definito, il seminario dei quattro gatti”. Il terzo esempio lo scandalo delle scuole italiane all’estero, che all’origine sono una realtà nobile, con motivazioni sacrosante: “dare un punto di riferimento e magari anche di aggregazione agli immigrati sparsi per il mondo e bisognosi di ritrovare le loro radici culturali”. Invece risulta che oggi gli italiani all’estero snobbano le scuole italiane, preferiscono i corsi locali, così capita che nelle scuole italiane all’estero, otto studenti su dieci sono stranieri. Allora ci sarebbe da chiedersi perché il contribuente italiano deve spendere i suoi soldi per consentire a ragazzi svizzeri o francesi di frequentare corsi gratis? A che serve? A parte a quei 500 professori da 6.000 euro al mese.

Altro esempio di spreco nelle scuole sono i furbetti del manualino. Mi riferisco ai libri di testo che costano molto cari alle famiglie italiane. Certo qualche sacrificio per la cultura sarebbe anche giusto farlo, ma quando si viene a conoscenza del bieco businessdei libri di testo nelle scuole italiane, allora subito passa la voglia.

Il V capitolo del testo “5 in condotta” di Mario Giordano edito da Mondadori, è dedicato allo squallido problema della scuola dei bulli. Dove le cartine geografiche sono state sostituite dalle cartine per l’hashish. Anche qui il giornalista illustra una serie di episodi più o meno noti. Si possono trovare su internet, si va dal professore che esce dalla scuola tra i cori da stadio: “Sei un buffone”, “Sei un coniglio”, “Dove scappi?”, al prof di ginnastica che gli tirano giù i pantaloni della tuta. Ma c’è anche la prof di fisica che piange davanti alla classe che la spernacchia, quella che rimane immobile sulla sedia, durante la lezione, mentre il ragazzo sale sulla cattedra e si mette a ballare. Interessante, raccontare quello che viene scritto dagli insegnanti sui registri di classe, lo ha fatto, Giovanni Floris, nel suo La Fabbrica degli ignoranti, c’è da rimanere basiti.

Quindi esiste un bullismo contro i docenti, ma c’èquello più diffuso tra gli studenti. Tanto che a Milano nasce il primo ambulatorio per curare le vittime del bullismo. L’ex ministro Fioroni parla di “emergenza del vivere civile”, per la Gelmini era un problema prioritario da affrontare subito. Ma prima di prendere le necessarie misure contro le violenze, bisognerebbe fare delle serie riflessioni sulle cause che hanno portato a questo sfascio.“L’Italia è un Paese che non conosce più la severità”, scrive Giordano. Se un insegnante si fa dire dall’alunno ‘devi scopare di più’ e per giunta lo ringrazia, c’è qualcosa che non funziona.

Si è perso il concetto della severità, della responsabilità, dell’autorità. Allo studente è permesso tutto, all’insegnante, nulla. A scuola proliferano picchiatori, allagatori, a volte anche ladri, “ormai la delinquenza scolastica è così diffusa – scrive Giordano- che nemmeno la classica gioia dell’ultimo giorno di scuola riesce ad essere vissuta serenamente. Infatti a giugno, appena suona la campanella finale, scatta regolarmente il coprifuoco. Attorno alle scuole si vive in una specie di stadio di assedio, con chiusure anticipate e presidi che assoldano vigilantes manco ci fosse da proteggere una missione a Baghdad”.

Ma quanti sono le violenze dei bulli nelle scuole italiane? Quanti adolescenti sensibili vengono umiliati e offesi? Si domanda Giordano. Quanti ancora devono subire i soprusi dei prepotenti? E, soprattutto, quanti professori osservano senza rendersi conto di quel che succede? Qualcuno si consola affermando che l’umiliazione in classe è sempre esistita, si è vero, ma oggi è diventata più cattiva, senza regole, senza barriere. Collegato in parte a questo fenomeno, c’è la questione degli studenti stranieri, che subiscono violenza, ma che nello stesso tempo, a volte, sono protagonisti di violenze. Secondo una indagine del ministero che combatte il fenomeno del bullismo, conferma che, “il ruolo di vittima o di carnefice è quasi sempre assunto da ragazzini stranieri, ovvero quelli maggiormente esposti al senso di emarginazione che genera questi comportamenti”.

5 in condotta m.giordano

 

Ogni fine anno scolastico sui media irrompono i soliti commenti più o meno negativi sulla scuola italiana. Quest’anno, per la verità, i commenti non sono stati molti, è probabile che la crisi economica abbia contribuito a distogliere i vari commentatori e poi, forse non c’è un ministro degnodi essere attaccato o criticato, com’è capitato con i precedenti ministri, vedi Gelmini.

Comunque sia i problemi della scuola restano, e ad oggi non si vedono soluzioni possibili. L’anno scorso ho letto e presentato l’ottimo libro provocazione della professoressa Paola Mastrocola, Togliamo il disturbo, in questi giorni, nonostante la fatica del trasloco, sto leggendo l’altrettanto libro provocazione, “5 in condotta”. Tutto quello che bisogna sapere sul disastro della scuola (il sottotitolo), di Mario Giordano, edito da Mondadori.

Il libro di Giordano è del 2009, ma gli argomenti puntigliosamente proposti dal giornalista sono di una straordinaria attualità, anche perché i problemi nella scuola ci sono sempre. La scuola italiana, che è ultima nei rapporti Ocse sulla preparazione degli studenti, in dieci anni nelle Superiori ha promosso nove milioni di alunni (tanti quanti la popolazione della Svezia). Le lacune degli studenti italiani sono gravissime, a partire dalla scuola Elementare e proseguendo con la scuola Media, quindi alle Superiori, per concludere all’università.

Mario Giordanocol piglio giornalistico, raccontail disastro della scuola italiana, senza fare sconti , a volte esagera, ce n’è per tutti, dagli insegnanti ai bidelli, pardon collaboratori scolastici, fino ai presidi, anzi i dirigenti scolastici. “Mario Giordano ci accompagna in un viaggio, dai risvolti sorprendenti e inediti, dentro un disastro che non possiamo più sopportare, ma anche dentro quel ‘miracolo che si ripete ogni giorno’, grazie al quale la scuola ‘resta in piedi, nonostante tutto, contro tutto’. Quindi non tutto è perduto, si può ricominciare dal positivo che ancora c’è nella scuola.

Ma vediamo cosa non va nella scuola. Che cosa si insegna a scuola? Di tutto, meno che studiare.Giordano comincia la sua analisi sul disastro scolastico con gli insegnamenti inutili e fa riferimento al gigantesco paradosso, dove si impiegano ore ed ore per studiare la coltivazione biologica della cipolla, educazione alimentare del provolone, dal salame alla pancetta. Giordano con meraviglia racconta come alle elementari i bambini vengono portati a lezione nella stalla, e poi a coltivare l’orto, ma anche alberi da frutto. Nulla di male se poi ci fosse il tempo per studiare altro. A volte sembra di insegnare a perdere tempo, come quando si impara ad annullare il francobollo, capita anche questo, in uno dei tanti progetti scolastici. Pare che si insegni anche a fare le scommesse clandestine, non può mancare la solita educazione stradale, che non fa spiegare alla Mastrocola, l’Eneide.

E poi c’è il grave problema dei costi della scuola, a pagina 22 il giornalista affronta la questione dei 36.000 consulenti con un costo di 58 milioni di euro. Sono un vero e proprio esercito, i dati sono quelli del 2006. A scuola sono entrati per insegnare (a pagamento) la pesca alla trota o il ritmo del tamburello. ”Ma vi pare possibile – scrive Giordano con tanta amarezza- che mentre le scuole perdono pezzi e gli insegnanti hanno stipendi da fame, un’intera città come Aosta giorno dopo giorno entri in classe per insegnare l’antica arte del guardare le nuvole alla moda atzeca o altre amenità?”

Il libro “5 in condotta”, offre un elenco abbastanza divertente delle tante amenità insegnate nelle nostre scuole. Dalle lezioni di mesh work e celtico allo schiatzu, al thai boxe al kendo e aikido, capita pure di vedere la lezione di spinello, come al liceo classico di Francavilla al Mare (Chieti). Di fronte a questi scandali il professore di Matematica all’università La Sapienza di Roma, Giorgio Israel da la colpa a un certo dirigismo ideologico, si pretende di sostituire lo Stato alla famiglia, occupandosi dell’educazione etica dello studente.

A volte sembra che a scuola trionfi una babele continua, che non giova a nessuno: la grammatica e l’ortografia non le conosce più nessuno – scrive Giordano - In compenso abbiamo scuole dove si insegnano affettività, sessualità ed etica dello spinello.

Ci chiedono di insegnare di tutto, dall’educazione stradale alla corretta alimentazione, fare i psicologi, gli animatori, portare al cinema i ragazzi, in poche parole ci chiedono un mestiere allargato, estraneo alle nostre competenze. Insegnare le discipline tradizionali è diventato un optional.

Il II capitolo è dedicato alla scuola degli asini, dove si impara che Pompei fu distrutta dall’erezione del Vesuvio. Qui Giordano si sbizzarrisce facendo innumerevoli esempi di strafalcioni in cui sono incappati i poveri studenti: la verità viene sempre a palla, ho perso le stoffe, era in preda ai fiumi dell’alcol ed è rimasto morto stecchino, fu un incendio goloso, muoia Sansone con tutti i Piagnistei, questo ragionamento non fa una griglia. Ci sono siti internet dove si raccolgono le varie castronerie degli studenti, ma ci sono anche quelle dei docenti. Il libro di Giordano sostiene che il disastro scolastico italiano è maggiore nel nostro Sud, “E’ sconfortante. Nei test di lettura gli studenti Ocse prendono in media 492 punti. In Italia ne prendono 469. Al Sud 443. Nelle isole 425. Nelle scuole Medie meridionali siamo a livelli prossimi all’analfabetismo: 263. Ancora peggio va nei test di scienza…”. Ricordo le polemiche sui media quando il ministro Gelmini solleva il problema della scarsa preparazione degli studenti del Sud, a questo proposito anche un articolo di Giordano sul Giornale ha destato molto clamore. Purtroppo i colleghi che operano al Sud non hanno accettato le analisi e invece di fare autocritica, hanno reagito a testa bassa contro il ministro definendolo razzista. Ma il problema è reale, i dati lo dimostrano, basta avere la voglia di leggerli. Non è possibile che la maggiore concentrazione di 100 e lode all’esame di maturità si registri proprio in Calabria e Puglia. A Crotone si registra il 34% dei 100 e lode, mentre a Roma nei licei Mamiani e Tasso, si devono tare di appena il 3%. Allora esiste una questione meridionale nella scuola italiana? Per l’ex ministro Luigi Berlinguer, che non è un leghista , ma un noto esponente della sinistra, con tanto di nobile cognome, esiste eccome.

Il vizio di fondo è che bisogna promuovere sempre e comunque, nel dubbio promuovere è la regola nella scuola del post-Sessantotto. Del resto in Italia, da tempo, è passata l’idea che gli studenti non si possono punire, non si possono giudicare, che hanno lo statuto e tanti diritti, ma pochi doveri, alla fine diventa difficile bocciarli. Anche la promozione diventa un diritto acquisito. E se poi non bastano i professori o i presidi permissivi, per Giordano, c’è sempre il ricorso al Tar.

Concludo con la Mastrocola che per certi versi giustifica le battaglie di quarant’anni fa contro la scuola severa e autoritaria, troppo astrattamente nozionistica, separata dal mondo. Oggi il problema è esattamente l’opposto. “Adesso è venuto il momento di progettare ‘una scuola alta per tutti, dove tornino la difficoltà, lo studio, la serietà…’”. Il primo passo sarebbe di riscoprire la meritocrazia. Per ora concludo, credo di continuare per affrontare gli altri problemi…

Continuo il racconto sul disastro scolastico italiano, ricordo che sto leggendo l’ottimo pamphlet di Mario Giordano, 5 in condotta, edito nel 2009 da Mondadori. Accettando il consiglio di un amico mi sforzerò di essere sintetico nell’esporre gli argomenti. Partiamo dai professori a scuola sonomeravigliosi, eroici, appassionati, generosi, straordinari professori. Come in ogni professione ci sono quelli che si impegnano, altri che si impegnano meno. Certo su internet abbondano filmati dove il prof non fa una bella figura: “impazzano i video dei prof pazzi”, scrive Giordano. “Hai un bel ripetere che la maggior parte degli insegnanti farebbe follie solo per Dante e Ariosto(…)Basta il prof Sciabolino, mascherato come uno zorro della Tiburtina, a distruggere tutto. Pochi secondi di YouTube travolgono un’intera categoria”.Giordano fa riferimento a quell’insegnante (si fa per dire) di Italiano di un istituto alberghiero che si presenta in aula vestito da donna. Purtroppo, scrive Giordano, non è l’unico caso clinico assurto a dignità di cattedra, ce ne sono altri, saranno una minoranza, ma finiscono per travolgere la maggioranza silenziosa degli insegnanti normali.

Ma come si fa a distinguere nella scuola chi fa bene il suo mestiere e chi no, Mario Giordano auspica di dare i voti agli insegnanti, così come si fa con gli studenti. Anche se è consapevole che a scuola non si può cacciare nessuno, nemmeno chi ruba o molesta i bambini. Il libro di Giordano è ricco di episodi eclatanti, di casi di insegnanti che certamente meriterebbero sanzioni pesanti, anche penali.

Pertanto, Giordano fa riferimento alla bassa percentuale di insegnanti laureati; per insegnare matematica solo il 17% è laureato. Inoltre, gli insegnanti sono troppo vecchi, 1 insegnante su 2 ha oltre 50 anni, bassa la percentuale dei giovani. E poi siamo il Paese dei 300.000 mila precari. Nessun Paese d’Europa ha mai creato un mostro simile.Ci sono casi dove si arriva alla pensione da precari. Giordano è abbastanza pesante sul sistema di selezione dei prof , ai primi posti delle graduatorie spesso non si trovano i docenti più meritevoli, come capita in tutto il mondo civilizzato, per il docente italiano conta di più l’anzianità e il tenere famiglia. Sostanzialmente, si premiamo gli anziani e chi tiene famiglia.

Tuttavia, il carrozzone degli insegnanti per Giordano, non è soltanto pletorico e sovraffollato, è anche squilibrato: in pratica ci sono troppe donne. Alle elementari le maestre rappresentano il 95,4 per cento del totale (nel 1973 erano l’83 per cento). In nessun altro Paese la percentuale è così alta. La situazione non migliora alla scuola media e nemmeno alle superiori. “Un eccesso di femminilizzazione non va bene, perché i ragazzi hanno bisogno di entrambi i riferimenti. Il modello maschile (spesso già assente in famiglia) non può mancare totalmente a scuola. Alle Medie, poi, il fenomeno diventa devastante: ragazzini in pieno sviluppo preadolescenziale si trovano in cattedra donne che sono troppo simili alle loro madri, hanno gli stessi toni, gli stessi nervosismi, e fanno le stesse raccomandazioni”. In sostanza , i conflitti domestici, si traferiscono in aula, “creando classi che a volte sono più ingestibili di una ciurma di pirati”.

Tra l’altro, esiste tra gli insegnanti un fenomeno, forse sottovalutato, che è quello del crollo psicofisico, della depressione, dell’ipertensione e dei disturbi cardiocircolatori. L’Asl di Milano ha calcolato su un periodo di dieci anni, l’incidenza delle patologie psichiatriche è pari al 49,8 per cento fra gli insegnanti contro il 37,6 per cento degli impiegati e il 16,9 per cento degli operai. “Oggi il mestiere di maestro- spiegano gli esperti – è il più usurante dal punto di vista psichiatrico”.Chissà se il ministro Fornero e i suoi amici tecnocrati sono al corrente di questi dati, invece di sostenere che a 42 anni di contributi, si lascia il lavoro prima.

Poi c’è il problema della distribuzione geografica degli insegnanti, la maggioranza proviene dal Sud, questo crea notevoli problemi, sui trasferimenti e sulle continue cattedre che cambiano titolare. Ricapitolando, gli insegnanti sono troppi, ci sono troppe donne, troppi anziani, troppo depressi e mal distribuiti, infine, gli insegnanti hanno uno stipendio troppo basso. Questa situazione, per Giordano, è il frutto di quel principio dell’appiattimento egualitaristico a ogni principio meritocratico, che ha prodotto una scuola simile ad un ammortizzatore sociale, quasi un surrogato del sussidio di disoccupazione, un’alternativa ai lavori socialmente utili.

Quindi, i risultati non potevano che essere questi: gli insegnati lavorano meno ma guadagnano anche meno, rispetto ai loro colleghi stranieri. Abbiamo gli stipendi più bassi , per anni la retribuzione degli insegnanti cresce al passo della lumaca, e non si può fare nulla per accelerarla, del resto un insegnante non fa carriera, nasce e muore insegnante. Il libro di Giordano ricorda che il 97 per cento del bilancio dell’istruzione serve per pagare gli stipendi, una somma enorme, che non può essere distribuita in premi, incentivi, riconoscimenti per chi merito di più. Tutti prendono gli stessi stipendi, non c’è differenza: se hai le classi di 30 studenti o la meta, non fa niente se poi a casa devi correggere i compiti e prove scritte, il tuo stipendio e uguale ad altri insegnamenti (vedi educazione fisica) Secondo Giordano questo è un egualitarismo folle, un’isola infelice di similcomunismo, che ha inevitabilmente effetti devastanti, infatti la scuola è ormai allo sfascio.

Nel IV capitolo Giordano affronta il problema della burocrazia, la scuola sembra un’istituzione che ha venduto la sua anima alle circolari. Ormai a scuola siamo giunti a due circolari per ogni giorno di scuola, con un linguaggio burocratese, che fa venire il mal di testa, secondo Giordano. Ma ne riparliamo alla prossima puntata, ho promesso di essere sintetico. E soprattutto, essendo insegnante, spero di non essere incappato in qualche strafalcione, ogni tanto qualche dubbio mi assale.

L'ultimo saggio di padre Bernardo Cervellera sulla Cina diffuso in occasione delle Oimpiadi

 

Organizzato dall'associazione Alleanza Cattolica si è svolta a Roma - relatore d'eccezione il padre missionario Bernardo Cervellera, direttore dell'agenzia AsiaNews - una conferenza di approfondimento sulla “Cina, il gigante dai piedi d'argilla”. Da qualche anno, infatti, e ancora prima delle ultime Olimpiadi, l'ultimo grande Paese ancora in mano al potere comunista non cessa di far parlare di sé. Note sono le sue mire ad entrare nel club dei 'grandi' del mondo e il suo vertiginoso sviluppo economico degli ultimi decenni. Molto meno, invece, lo sono le continue violazioni in materia di diritti umani e libertà religiosa che avvengono pressochè quotidianamente. Cervellera ha ricordato a tal proposito la figura eroica di Liu Xiaobo, lo scrittore insignito del Premio Nobel per la pace nel 2010 “per il suo impegno non violento a tutela dei diritti umani in Cina” e promotore del manifesto “Charta 08” - sottoscritto da centinaia di intellettuali e attivisti della società civile - per favorire una serie di riforme politiche volte alla democratizzazione del Paese (il nome riecheggia chiaramente la famosa “Charta 77”, la più importante iniziativa del dissenso anticomunista cecoslovacco degli anni Settanta, capeggiato da Vaclav Havel (1936-2011)). Liu Xiaobo, però, tuttora in carcere (la recente sentenza di appello ha confermato la condanna a 11 anni di prigione) non è l'unico leader del dissenso civile: ne esistono anche molti altri, che, pur meno famosi, combattono quotidianamente nella clandestinità rischiando la vita per sé e per i propri familiari. Tra l'altro, Cervellera ha osservato che la crisi attuale della Cina non ha a che fare soltanto con il tema drammatico dei diritti umani e della dignità dell'individuo, ma anche con vari e molteplici problemi legati al mondo del lavoro e all'eguaglianza sociale. L'anno passato è stato infatti il primo in cui il Paese – da ventidue anni a questa parte – ha registrato un deficit commerciale. L'inflazione è pure molto alta secondo gli ultimi dati, intorno al 6%. Per avere un'idea del 'costo umano' dello sviluppo economico e della sua bizzarra ripartizione nel Paese, basti pensare che lo stipendio-medio annuo di un cinese attualmente si aggira intorno ai 1.500 euro. Non meno inquietanti sono poi i dati relativi all'inquinamento ambientale (l'acqua del 70% circa dei fiumi, danneggiata dallo sviluppo induistriale selvaggio, sarebbe già irrimediabilmente compromessa) che provocano circa 450.000 morti l'anno per malattie di tipo respiratorio. Su questo sfondo, vanno infine calcolate le continue rivolte sociali che si moltiplicano nel Paese: da 8.000 (nel 1996) a 180.000 (l'anno passato), frutto visibile dell'instabilità che – a vari livelli – regna oggi nella Repubblica Popolare Cinese e che costringono a una sempre più massiccia militarizzazione della piazza pubblica.

Dal punto di vista politico, Cervellera ha definito la Cina “un'oligarchia, in mano a nove persone, tante quante compongono il Comitato dirigente del partito” spiegando che il ruolo del Parlamento è ancora assolutamente simbolico (per dire il meno) dal momento che la massima camera rappresentativa si raduna mediamente una volta l'anno e che, comunque, il governo si identifica pressochè integralmente con il partito comunista, non tollerando alcuna 'ingerenza' esterna. Gli avversari – politici e religiosi – vengono così perseguitati, arrestati o anche condannati a morte. Moltissimi - come noto - sono stati in questi anni i sacerdoti arrestati e deportati, mentre non pochi vescovi sono tuttora impossibilitati ad esercitare il loro ministero. Tra questi, Cervellera ha ricordato Giacomo Su Zhimin (80 anni, di cui 40 in carcere) e Cosma Shi Enxiang (90 anni, di cui 51 in carcere): “vescovi di cui da anni non si hanno più notizie, fatti sparire dalla polizia e che hanno pagato così la loro fedeltà al Papa”. Eppure, nonostante tutto, secondo il missionario nel Paese si registra anche “una grande ricerca di Dio” e una “crescita” silenziosa ma innegabile della fede cristiana, anzitutto per la sua attenzione ai diritti della coscienza e del singolo individuo come persona. Il futuro prossimo dirà se i cristiani in Cina potranno continuare - finalmente liberi - la grande avventura al servizio del Vangelo inaugurata dall'indimenticabile figura del gesuita padre Matteo Ricci, nel XVI secolo.

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