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Giovedì, 23 Settembre 2021

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Nel settembre dell’anno scorso, lo storiografo greco Haris Koudounas, direttore dell’Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale con sede ad Ancona, ha pubblicato un sostanzioso volume dal titolo: La Sacra Sindone e la Santa Casa di Loreto. Il Passaggio ad Atene (Edizioni Efesto, Roma, 2019) con le prefazioni del Presidente dell’Accademia Angelico Costantiniana di Roma P.pe Alessio Ferrari Angelo Comneno e della sindonologa di fama internazionale Dott.ssa Emanuela Marinelli.

Il saggio è apparso da subito molto interessante attirando l’attenzione dei lettori e degli studiosi che da anni si interessano della Sindone e della Santa Casa di Loreto.

Secondo lo storico del Santuario di Loreto p. Giuseppe Santarelli, “si tratta di un ampio e articolato saggio, condotto con grande impegno e profonda conoscenza della storia medievale greca e della relativa bibliografia”. E continua: “Attraverso un ampio e articolato discorso egli propone l’ipotesi, secondo cui la Santa Casa da Acri sarebbe stata trasportata a Cipro e quindi ad Atene nel monastero di Dafni insieme con la Sacra Sindone, la quale poi sarebbe finita in Francia, mentre il sacello nazaretano nel 1288-1289 sarebbe arrivato a Pyli, nella chiesa del monastero di Porta Panagià, attraverso la Via Sacra e l’antica “Via degli Angeli”, poste tra il Ducato di Atene, la Tessaglia e l’Epiro. Suppone inoltre che nel loro trasporto i monaci cistercensi, i templari e i maestri comacini avrebbero avuto un ruolo non secondario”.

Il dott. Alessandro Piana, biologo molecolare, studioso della Sindone ed autore di diverse pubblicazioni di livello internazionale scrive: “Attraverso un lungo e articolato studio, fatto di ricerca sui documenti, e nei luoghi ove si sono svolte le vicende, descrive la sua ipotesi che si regge sull’innegabile ruolo svolto dalle famiglie de La Roche – primi Signori, e in seguito Duchi di Atene – e gli Angelo Comneno Dukas, nobile famiglia imperiale di Costantinopoli. 

 
La lettura del testo ci induce ad analizzare e approfondire quanto ipotizzato con la certezza che l’ipotesi del passaggio della Sindone in Grecia all’inizio del XIII secolo rimane un filone ancora aperto della storiografia sindonica contemporanea. Haris Koudounas nell’ineguagliabile contesto della Grecia bizantina, percorre l’antica “Via degli Angeli” – tra l’antico Ducato francese di Atene, la Tessaglia e l’Epiro – alla ricerca di elementi che fanno supporre un passaggio comune in terra ellenica delle pietre della Santa Casa di Loreto e della Sacra Sindone”.

Un altro studioso e sindonologo, autore di molti articoli sulla Sindone, il dott. Fabio Quadrini scrive: “Il fascino di storia e tradizione che ruota attorno alle più preziose reliquie della cristianità, coinvolge non solo i fedeli, ma tutta la collettività che, in un modo o nell’altro, ne viene coinvolta. Lo studio si inserisce pienamente in questo contesto, recando il proprio contributo per tentare di rendere luce, nel versante della ricerca storica, all’interno del Sacellum della Santa Casa di Loreto, tinto profondamente di devozione e di ineffabilità. L’autore introduce la Reliquia marchigiana nello scenario della Grecia bizantina, la quale ha ospitato, verosimilmente, anche la Sindone che oggi si trova a Torino. 
 
Queste due Res Sacrae, probabilmente, avrebbero sostato e viaggiato assieme lungo un comune tratto, che ebbe per cuore il territorio greco a cavallo tra XIII e XIV secolo, per poi dividersi e dirigersi ognuna verso una propria destinazione. Immergersi nel saggio di Koudounas, e lasciarsi trasportare dalla rigorosità e dal fascino delle sue ricerche, riempirà il lettore di nozioni, cultura, meraviglia e, certamente, fede. Lo studio dell’autore è, sicuramente, ricchezza per chi crede, nonché impulso che dà vigore a tutti gli altri possibili approfondimenti conoscitivi, sia in merito alla Santa Casa di Loreto, sia con riguardo alla Sindone”.

Infine una delle maggiori esperte di Sindone a livello internazionale, autrice di diversi libri sull’argomento, la dott.ssa Emanuela Marinelli scrive: “La storia di preziose reliquie si intreccia in uno scenario affascinante: la Grecia bizantina, che ha visto passare e sostare sul suo territorio le sacre pietre della Santa Casa della Madonna e la Sacra Sindone di Gesù Cristo. Questi percorsi segreti sono stati scoperti e svelati dall’Autore di questo saggio, un ricercatore storico che ha seguito senza sosta, per anni, ogni minimo indizio lasciato da chi ha custodito e trasportato, fra mille pericoli, questi reperti inestimabili. 
 
Estenuanti sopralluoghi, notti insonni di ricerca frenetica, approfondimenti in svariate discipline portano oggi l’Autore a comunicare la sua ipotesi divenuta certezza: il percorso di quei sacri oggetti attraverso il Ducato di Atene, la Tessaglia e l’Epiro si può ricostruire fedelmente con l’aiuto dell’interpretazione di arcane simbologie e di codici segreti presenti in antichi monasteri, che furono un loro rifugio. Al termine, come sempre accade per un libro così documentato, il lettore sarà arricchito di cultura, di fede, di meraviglia. E sarà questo un notevole stimolo a cercare ogni possibile approfondimento su questo affascinante tema, con tanta gratitudine e ammirazione per l’Autore, che ha saputo generosamente fornire questo prezioso contributo”.

A quasi un mese dalla chiusura dei cancelli del Parco Archeologico di Ercolano, l’affollamento dai luoghi d’arte si è trasferito e riversato sul web. Sono decine e decine le proposte di visita e di approfondimento di tour virtuali nella rete. Il Parco Archeologico di Ercolano, sposando la causa #iorestoacasa# con la facciata illuminata dal tricolore, grazie all’iniziativa del Comune di Ercolano in collaborazione con Engie, ha lanciato da subito “I Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano”, un viaggio virtuale nel Parco Archeologico nell'attesa di mostrarsi di nuovo dal vivo. I Lapilli fino ad ora mostrati riguardano i Fornici e la Barca di Herculaneum, il Teatro antico di Herculaneum, la Casa dei Cervi, la ricerca sul cervello vetrificato. Un percorso di visita sul web diffuso attraverso l’uso di hashtag e tag istituzionali per il networking social e comunicato attivando la rete di servizi e di partners del parco: dai comunicati stampa, agli spot sui canali video della Metropolitana di Napoli, ai canali istituzionali nazionali e internazionali, come quelli UNESCO.
Tra gli approfondimenti pubblicati in rete dal Parco di Ercolano, il caso studio della Casa del Bicentenario raccontato dai protagonisti del progetto, la domus è stata restituita al pubblico dopo oltre trent'anni dalla chiusura, tra conservazione, ricerca e sperimentazione; la visita virtuale alla mostra "Bound for disaster. Pompei and Herculaneum" al Moesgaard Museum della città di Aarhus in Danimarca, dedicata in particolar modo alle tavolette cerate ritrovate nella città di Herculaneum, il Direttore  del Parco Francesco Sirano è nelle vesti di guida virtuale.
Nell’ambito dell’arricchimento delle proposte sui diversi canali, con gli approfondimenti video, le collaborazioni internazionali e i contenuti digitali, il Parco di Ercolano sta implementando anche il canale youtube del Parco e registra una crescita esponenziale dei followers sul canale istagram.
In piena attività intanto il partenariato con HCP per progetti avviati e in preparazione e, nel quotidiano, con le traduzioni in inglese de "I Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano".
Lo staff del Parco di Ercolano tutto impegnato in smart working nella prosecuzione dei lavori avviati, nello studio di temi da lanciare in rete per rendere viva la cultura e appassionare i visitatori impossibilitati a recarsi di persona tra le antiche mura; il Direttore del Parco si reca intanto puntualmente al Parco per le sue ispezioni e per il richiamo che viene da testa e cuore per la sua casa di lavoro “Mi sembra di essere in battaglia, quasi in trincea, per difendere la cultura, -dichiara Sirano - il cancello del Parco Archeologico di Ercolano chiuso è per tutti noi del Parco una stretta al cuore. Vorrei ricordare in questa occasione il lavoro silenzioso dei nostri addetti ai servizi di vigilanza che assicurano H 24 la tutela del sito con spirito di servizio superando i timori che in queste ore ci assalgono tutti. In questi giorni di smart working stiamo portando avanti i nostri progetti di conservazione e di valorizzazione. Allo stesso tempo stiamo facendo davvero di tutto per raggiungere ogni singolo visitatore nella propria casa. Abbiamo riorganizzato in maniera rapida ma efficace l’intera offerta di visita al pubblico, con una totale virtualizzazione della fruizione e la riformulazione del programma della nostra comunicazione con una forte implementazione delle risorse che viaggiano sui canali virtuali. I lapilli di Ercolano mi stanno particolarmente a cuore, sono pensati proprio per non interrompere quel filo che ci lega nell’amore per questi luoghi e nel dovere di condividere la conoscenza. Il numero dei collegamenti è salito notevolmente con i video che superano le 100.000 visualizzazioni con picchi anche di 35000 per il video dai fornici, va considerato che gli stessi sono fruiti anche su canali diversi e questo ci dà il feedback del grande impegno messo in campo da tutto lo staff del Parco che con totale abnegazione sta mettendo in campo tutte le energie per raggiungere ognuno nella propria casa. Usciremo da questo momento complicato ma intanto seguiteci sui nostri canali social.” 

Secondo una magistrale definizione del prof. Danilo Castellano, già allievo di padre Cornelio Fabro ( 1911-1995), il  68 è l'epifania  della radicalizzazione della modernità; in pratica, un trionfo dell'Io, che a partire da Cartesio (1596-1650) e compiendo l'intero percorso della filosofia moderna, ha portato fino all'affermazione del soggettivismo contemporaneo, caratterizzato,come vedremo, da uno sviluppo abnorme della volontà, all'interno dell'uomo, a scapito dell'intelletto. Conseguenza immediata di questa gerarchia ribaltata, è stata l'imposizione della volontà del soggetto sull'ordine reale che, ricordiamolo, è s-coperto, ma non posto dall'intelletto. Analizzeremo, in breve, alcuni lasciti che questo ribaltamento del modo di pensare ed agire, ha operato prima in noi stessi e poi nel  corpo sociale. Iniziamo dalla rivoluzione nel pensiero. Il fondatore di Alleanza Cattolica Giovanni Cantoni (1938-2020) - recentemente tornato alla Casa del Padre-amava ricordare che per affrontare adeguatamente i problemi di ordine storico-filosofico, occorreva partire sempre dal peccato originale; e partire dal peccato originale, significa sapere davvero cosa è l'uomo, quello reale, non quello "studiato" a tavolino da tutte le ideologie moderne. Lo riconobbe persino uno studioso laico come Norberto Bobbio (1909-2004), che all'indomani della caduta del comunismo, sorpreso ed incredulo, disse:" La natura dell'uomo è cosa decisiva. E se non possiamo cambiarla,addio speranze di rinnovare i nostri rapporti. Noi credevamo che, togliendo all'uomo la paura e i bisogni essenziali, potessimo migliorarlo. E, invece, scopriamo che lo abbiamo peggiorato. Capite che cambia tutto?Rimane il vizio d'origine,qualcosa che assomiglia molto al peccato originale." Seguendo, dunque , la  lezione di Cantoni, procediamo con ordine, per vedere come si è invertito il pensiero, circa il rapporto, per noi cruciale, tra intelletto e volontà; inversione"trionfante",appunto, nel '68 .Secondo l'insegnamento di san Tommaso d'Aquino (1225-1274), il nostro intelletto, la nostra razionalità, non è che il puro "affacciarsi" dell' Ordine nella nostra anima. Come ha scritto il filosofo e padre domenicano Battista Mondin (1926-2015), riferendosi al pensiero dell'aquinate, circa i rapporti tra intelletto e volontà: "La sua dottrina sui rapporti tra intelletto e volontà è articolata e sottile(...)secondo Tommaso, assolutamente parlando, il primato spetta all'intelletto, perché l'oggetto dell'intelletto è più semplice e più assoluto che quello della volontà: essendo l'oggetto dell'intelletto l'idea stessa di bene appetibile; mentre oggetto della volontà è il bene appetibile la cui idea si trova già nell'intelletto". La colpa originale ha distrutto questa gerarchia e tra i tanti effetti negativi conseguiti, fra gli altri, il CCC, al par 377, ricorda:"L'uomo era integro e ordinato in tutto il suo essere, perché libero dalla triplice concupiscenza che lo rende schiavo dei piaceri dei sensi, della cupidigia dei beni terreni e dell'affermazione di sé contro gli imperativi della ragione. Il predominio della volontà sull'intelletto lasciò impronte indelebili nella cultura e nella società; "forgiò" ,letteralmente, il "nostro" tempo "liquido"-secondo la nota definizione del sociologo Zygmunt Bauman (1925-2017) - non rispettandone, però,  minimamente, i tratti essenziali, le linee guida portanti emerse nel corso della storia, circa una corretta antropologia. Il '68, epoca utopistica per eccellenza, partendo da una giusta necessità di svecchiare ambiti certamente arretrati – la famiglia, la scuola, la cultura, una parte del clero e della concezione della Chiesa- e bisognosi di un "restyling", dimentico della lezione "storica", anziché ripartire dalle cose buone,ovviamente, presenti in esse, al pari di tutti i rivoluzionari d'ogni tempo e d'ogni risma, pretese di travolgere tutto, cancellando ogni cosa e mediante la propria"Volontà" rifare il mondo da capo: cosa impossibile all'uomo, evidentemente. Lo scrittore Vittorio Messori ha efficacemente descritto, quale dovrebbe essere il modo di procedere realista in campo socio-politico, a differenza di quanto hanno sempre proposto e,ahi noi, spesso realizzato, utopisti e rivoluzionari :"In effetti, partendo dalla fede in un Dio creatore, il cristiano deve avere chiaro che, più che a inventare un ordinamento della società in base alle sue elucubrazioni "razionali" e ai suoi pericolosi sogni utopici, è chiamato a scoprire il progetto divino nascosto nella profondità degli uomini e delle cose. La scienza politica,così, più che una questione di volontà, o di mutevole capriccio umano, diventa questione di riflessione sul mistero dell'esperienza". Al contrario, il '68 nella sua foga demolitrice, con l'acqua sporca, gettò via pure il bambino, dichiarando erroneo e superato ogni elemento del passato, ogni sfaccettatura della tradizione, ergendo il "presente" come nuovo idolo. L'"oggi", l'attualità, divennero l'unico criterio veritativo accettabile : in altre parole, era nato "un mondo nuovo" . Un "mondo" così descritto dal prof. Leonardo Allodi:"Ciò che si determinò fu anche un essenziale cambio di paradigma culturale, con il quale ancora oggi la storia occidentale sta cercando di fare i conti. Se non un tramonto certamente una prolungata eclissi dei valori della tradizione europea, e, come avrebbe osservato un protagonista di quegli anni, J. Ratzinger, “l’ultima cesura storica in seno all’Occidente…inizio o esplosione della sua grande crisi culturale”.

A distanza di cinquant’anni da quegli eventi vi è oggi chi, non a caso, pone in relazione quella ‘ultima cesura storica’ dell’Occidente con una “prima generazione incredula” di giovani appiattiti in un nichilismo banale e pratico.

   Ritorniamo a riflettere sulla ragione umana; -generata dall'affacciarsi dell'Ordine nell'anima-correttamente usata, ricordiamolo, può risalire, analogicamente, dall'ordine del mondo, al suo Creatore e alla legge morale che ne deriva. Una ragione, però, come abbiamo visto con Cartesio, che proprio a partire dal pensatore francese, è stata distorta dall'uso abnorme del soggettivismo che, da lui in poi, ne è scaturito. Un soggettivismo storicamente cangiante nei suoi aspetti esteriori, come evidenziato da una puntuale riflessione di mons. Antonio Livi :" con quello dominante di volta in volta nel contesto culturale europeo: il cogito cartesiano, la critica kantiana, il sistema hegeliano, lo scientismo neopositivistico, il vitalismo irrazionalistico, l’attualismo gentiliano, il marxismo, Heidegger, la filosofia analitica.3 Il 68' è più direttamente legato col vitalismo irrazionalistico, a proposito del quale, ha scritto con puntualità il prof. Castellano:"Si può dire che l'essenza del 68'(...) sta nel vitalismo, vale a dire nel recupero della filosofia orientale che, non sapendo spiegare la vita, faceva e (fa) della vita stessa e di talune sue manifestazioni(soprattutto sessuali) l'origine e il fine di tutte le cose.(...)È significativo, infatti, che la «Bibbia», ovvero il libro sacro, della «Contestazione» sia stata un’opera di Wilhelm Reich.(...) Reich con la sua opera Rivoluzione sessuale è stato l’ispiratore del movimento che ha generato l’«evento» del ‘68 e che va penetrato per comprendere la nuova mentalità, i nuovi costumi, le mode di pensiero e di vita che si sono imposte in questi ultimi decenni.(...)La prima conseguenza del vitalismo è la dissoluzione del soggetto, identificato con un fascio di pulsioni (non controllabili e da non controllare) che «irrompono» nella vita e come vita e che, pertanto, vanno lasciate dispiegarsi secondo il modo corrente di intendere l’autenticità (per il quale ha giuocato un ruolo importante Heidegger)(...)La seconda conseguenza del vitalismo è il coerente (ancorché assurdo) rifiuto di ogni ordine dato. Il suo negativismo totale investe non solamente la civiltà e i valori ma la realtà stessa. È la conclusione irrazionalistica del razionalismo che, come si sa, rivendica il diritto di onnipotenza: la realtà è solamente quella da esso creata, costruita.(..)Quello, però, che il vitalismo coerentemente sostiene è che né verità, né morale, né giustizia devono esistere: l’ordine naturale della realtà e dei fini rappresenterebbe, infatti, un «limite» al vitalismo medesimo. In altre parole, la realtà sarebbe repressiva della volontà." Quanto scritto dal prof. Castellano, è un affresco realistico dell'"ora presente". L'aver ridotto il soggetto ad un fascio di pulsioni non controllabili e nemmeno da controllare, forse, è stato il lascito più influente e duraturo di quella pseudo rivoluzione targata 68', che in fondo non toccò minimamente gli assetti sociali,politici ed economici dell'intero occidente. Un soggetto così ridotto, non poteva che "rivoluzionare" un solo settore: la sessualità, appunto. Il problema è ,che ne ha annientato gli aspetti spirituali, riducendola a mera ginnastica, calpestandola nella sua dignità più profonda; una sessualità,dunque, non più intesa come relazione esclusiva, aperta e feconda, tra un uomo e una donna nel contesto della cornice familiare. In un attimo, furono spazzati via valori millenari quali :verginità, continenza, purezza dono di sé,portando , invece,alla ribalta, quella che il filosofo Augusto Del Noce (1910-1989) "battezzò" come pornocrazia; termine indicante una visione dell’uomo simile a quella evocata dal prof. Castellano come di un fascio di pulsioni ,di un insieme di bisogni fisici, in testa ai quali si colloca il piacere sessuale. Un piacere da soddisfare, sempre e comunque, posto come fine supremo della vita. Naturalmente, elevare il "piacere" a paradigma della vita, equivaleva, sulla scia del pensiero di William Reich (1897-1957), a teorizzare la cosiddetta liberalizzazione sessuale. Che significa? Significa giungere ad una sessualità "liberata" dai legami repressivi, cioè la famiglia e la procreazione. Un ruolo importante per giungere a questo risultato, -come ricordato dal prof. Castellano- lo svolse, la nozione heideggeriana di "autenticità": "Limitiamoci ora alla questione famiglia. E' chiaro che il vitalismo deve considerarla(...)istituto repressivo per eccellenza. La famiglia,infatti, è inseparabile dall'ordine dei fini di cui la realtà naturale è portatrice. Essa ,cioè, rivelando un ordine metaempirico e metasociologico, non può consentire il dispiegarsi del vitalismo che richiede come condicio sine qua non della sua esistenza, l'autenticità come spontaneità non mediata dalla razionalità. Per il vitalismo non è accettabile una donazione personale, totale e reciproca. La donazione,infatti, impegna al rispetto della medesima,"vincola" e i vincoli, per il vitalismo, sono segni di schiavitù, non di libertà. Pertanto, il vitalismo non può accettare né il matrimonio monogamico né il matrimonio indissolubile(...)Si comprende,inoltre, come il vitalismo del '68 rappresenti la condizione per la dissoluzione della morale. La rivendicata autenticità( o spontaneità impulsiva) come condizione normale e irrinunciabile dell'individuo, comporta anche la dissoluzione della morale. Questa ha bisogno,innanzitutto, di un soggetto capace di atti responsabili, non di atti semplicemente "autentici". Anche gli animali,infatti, sono capaci di atti e, a loro modo,di atti "autentici", ma mai di atti responsabili . Non è,quindi, la liberazione dell'istinto ma la sua disciplina(innanzitutto interiore) condizione del bene che, a sua volta, è regola della libertà". In pratica, il sillogismo sofista del '68 recitava così: a)la liberalizzazione sessuale rende gli uomini felici. b) La felicità porta la pace e concordia fra tutti gli uomini. Conclusione: viviamo in una società pan-sessualizzata, la quale, dunque, avrebbe dovuto portarci il Paradiso in Terra, ed,invece, ognuno, può constatare l'assoluta fallacia della silloge sessantottina. Si era partiti disgiungendo sesso e procreazione ; dopo oltre mezzo secolo di "abbuffate", tutte le inchieste evidenziano che,soprattutto i millennial, cioè i giovani nati dopo il 2000, dunque,i frutti "maturi" della rivoluzione sessuale, di sesso reale ne fanno ben poco, scambiando, però, molti partner, alla ricerca di un ideale,che date queste premesse,  non arriva mai. Chiaramente, aver ridotto l'attività sessuale a "ginnastica", ne ha velato il fascino. Non avendo più potuto spiegare loro, che il sesso non può essere disgiunto da una corretta antropologia,- secondo la quale nell'incontro con l'altro sesso, non si può prescindere da una conoscenza di sé , passante anche dalla relazione con l'altro; relazione che,ovviamente, non si può instaurare negli incontri occasionali mordi e fuggi, tanto in voga oggi; relazione che implica fatica, impegno a conoscersi,rispettarsi,aspettarsi nella rispettiva e  diversa maturazione etc, cioè il contrario di quanto propagandato nel '68-,  si è arrivati-come insegnava il filosofo  Giambattista Vico- all'eterogenesi dei fini, cioè al rovesciamento delle intenzioni iniziali. Il pansessualismo si è trasformato in una incomunicabilità di fondo, con la conseguente perdita di interesse verso la sfera sessuale; come evidenziano  le ricerche sociologiche: su tutte , quella portata avanti dall'autorevolissima rivista scientifica americana Archives of sexsual Behavior . Qual è la degna conclusione di tutto questo? Che si è arrivati, mediante la tecnica, a separare la procreazione dalla sessualità; dunque, un figlio come prodotto, relativamente semplice,di azioni meccaniche, anziché come frutto di amore, di relazioni umane troppo "complicate", per essere gestite dalla fragile psiche delle generazioni post '68 Una delle peggiori eredità del 68' egemonizzato dalla sinistra, probabilmente, è l'attuale situazione della scuola, divenuta un "diplomificio", dove diverse generazioni di ragazzi sono state educate in modo inadeguato, sotto l'occhio complice di altrettante generazioni di professori ideologizzati. Su questo argomento ha scritto cose interessanti il politologo ed editorialista del Corriere Della Sera, Angelo Panebianco:  "Una pedagogia irresponsabile, spalleggiata dalla cultura giuridica vigente, ha da tempo tolto agli insegnanti i vecchi strumenti repressivi così come i mezzi per difendersi da genitori talvolta peggiori dei peggiori bulli. Spiace dirlo, soprattutto perché, in mezzo a molte mediocrità, ci sono anche tanti docenti che, per pochi soldi, e con grandi sforzi, fanno molto bene il loro lavoro, ma la colpa del degrado della scuola ricade sul corpo insegnante. Sono stati gli insegnanti a tollerare che sindacati e classe politica lavorassero, per decenni, alla deprofessionalizzazione e alla dequalificazione dell’insegnamento. Sono stati gli insegnanti a permettere ai “loro” sindacati di fare carne di porco della scuola: con le infornate di precari, il gonfiamento degli organici, la fine di ogni selezione meritocratica.(...)Risultato: crollo dello status sociale degli insegnanti con ricadute sugli atteggiamenti di genitori e studenti. E con effetti devastanti sulla qualità dell’impegno scolastico e dell’apprendimento.

Forse è vero che la scuola risorgerà solo quando la generazione del ’68 sarà andata in pensione. Lo “spirito del ’68”, con il suo odio per l’autorità e il merito, ha molto a che fare con l’attuale situazione.." Una sinistra, poi, gradualmente trasformatasi in partito radicale di massa;  avversa,in toto, non solo ai valori naturali e cristiani, ma anche liberali. Un noto esponente della cultura liberale italiana- già presidente del Senato-,il prof. Marcello Pera,  pur partendo da posizioni non confessionali, ha sempre sostenuto, che un'autentica cultura liberale, in linea con i suoi padri fondatori, riconosce il ruolo centrale del cristianesimo, nell'introdurre il valore della dignità personale senza il quale non c'è né libertà, né uguaglianza, né solidarietà, né giustizia. Pensiero, questo del prof. Pera, non nuovo ed in qualche modo già formulato da Friedrich von Hayek1899-1992) che distingueva un liberalismo di tipo anglosassone, da uno di tipo continentale:"Un risultato di questa differenza è che il liberalismo della prima forma-anglosassone-è perlomeno non incompatibile con le credenze religiose e spesso è stato sostenuto e persino sviluppato da uomini con una fede religiosa molto salda, mentre il liberalismo di tipo "continentale" è stato spesso contrario a tutte le religioni e politicamente in costante conflitto con le religioni organizzate".. Chiudo, con una sintesi ben fatta dal giornalista Luca Del Pozzo, il quale, per riassumere ai propri figli, l'intera questione del '68, ha utilizzato queste parole:"A volerlo riassumere in una frase vi direi così: col Sessantotto quel processo di progressiva emancipazione dell’uomo da Dio - iniziato con l’umanesimo, proseguito con il rinascinamento e l’illuminismo, e culminato con le grandi ideologie atee della prima metà del XX secolo – ha cessato di essere circoscritto alle élite culturali per divenire, attraverso la scuola e i mass media, fenomeno di massa investendo tutta intera la società. Detto altrimenti, il Sessantotto è stato un fenomeno storico che ha portato in superficie una rivoluzione di costume e culturale, prima ancora che politica e sociale, già in atto da tempo. "

 

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Nuovo impegno solidale per l’attrice e scrittrice Claudia Conte che, al fine di stare vicino ai medici e al personale sanitario dell’Ospedale Spallanzani di Roma, attualmente “in lotta” per arginare l’emergenza Covid-19, ha deciso di inaugurare la campagna intitolata "Un Libro per lo Spallanzani".

Claudia ha dato il via alla ristampa di una nuova e speciale edizione del suo libro “Soffi Vitali. Quando il cuore ricomincia a battere” e, prima di Pasqua, 100 copie della sua opera saranno distribuite a tutti i medici, infermieri ed operatori socio-sanitari che si stanno spendendo per la causa e che hanno, come obiettivo primario, quello di salvare le vite di quante più persone possibili. “Un piccolo dono per stare vicino ai coraggiosi e silenziosi eroi di oggi e di sempre che rischiano tutti i giorni instancabilmente la propria vita per curare e assistere le persone affette da questo nemico invisibile. Ognuno può fare la propria parte, spero che anche altri autori possano unirsi a me, oggi e non solo oggi. C’è vita in un libro. Ed è bello poterlo donare a chi per la vita lotta e a chi combatte per salvarla”. Una campagna che è stata resa possibile grazie al supporto di Isabella Gambini, Intermedia Edizioni, la casa editrice del libro di Claudia Conte.

 

No, non ho sbagliato a scrivere; so bene che il morbo cinese corona virus non ha né può avere ideologia e il titolo sembra suonare, a prima vista, come il discorso illogico di uno squinternato che voglia relazionare a qualunque costo cose diverse e lontane. Eppure...

Parto da un episodio che, tenuto conto di ciò che è accaduto di più tragico tra febbraio e marzo in Lombardia e in Italia e ancora accade purtroppo, sembra ormai lontano, obsoleto, dimenticato dai più e perfino fastidioso a ricordarlo; io, però, ne ho preso appunto – come faccio sempre per tante cose – sul mio calepino privato: verso la fine di gennaio, alle prime avvisaglie del “virus cinese”, i governatori leghisti di Lombardia e Veneto, forse prevedendo il peggio, avevano auspicato misure restrittive per chiunque venisse dalla Cina. La Sinistra immediatamente li accusò di “razzismo” e di “fascio-leghismo”; non solo, ma si videro nelle “televisioni di Stato” scene esilaranti di alcuni spensierati turisti che senza alcun timore partivano per la Cina perfino vantandosene nelle immancabili interviste in aeroporto, altri che scialavano a gruppi sui Navigli e altri, personaggi pubblici anche importanti, che per smacco ai leghisti abbracciavano amici cinesi e brindavano con loro quasi per mostrare chi fra gli italiani chi era “buono” e chi era “cattivo”…

Mentre sono impedito di andare in chiesa per la Santa Messa quotidiana, come facevo prima del coprifuoco, e prego con la Corona del Rosario  affinché la Madonna salvi la nostra Patria da più grossi sacrifici, voglio condividere coi miei “cinque” amici alcune veloci  considerazioni. Ambedue le accuse – “razzismo” e “fascio-leghismo” – non reggono ad una semplice critica che può imbastire perfino un quidam de populo/uomo della strada qual è il sottoscritto.

Infatti, ciò che avrebbe dovuto fare l’Italia in gennaio, lo hanno fatto in marzo tutti i Paesi d’Europa chiudendo le frontiere non solo con la Cina ma anche col nostro Paese.

Domanda: tali nazioni sono, per questo, razziste? E ancora. Misure molto più draconiane di quelle invocate dai “cattivi” governatori leghisti in gennaio, incalzando la “peste”, è stato costretto a prendere, comunque, il Governo “buono” Italiano di Sinistra nei confronti di cinesi e italiani insieme: può per ciò il nostro Governo essere chiamato “razzista”? Ognuno, senza bisogno di “medici e di speziali”, si accorge che la  primitiva accusa di “razzismo” soffiata in faccia ai due governatori dalla Sinistra a gennaio appare, via via che si aggrava la situazione, sempre più ideologica e, quindi, ridicola; e se penso che, iniziando da quella data, forse si poteva circoscrivere meglio e con più efficacia il virus e che l’ideologia di lorsignori ha impedito questo tentativo di contenimento del morbo, mi viene perfino rabbia nei confronti di una manica di intellettuali e politici che definisco cialtroni.

Paragonare, poi, il Fascismo al Leghismo è una contradictio in terminis, cioè due concetti che si eliminano a vicenda, frutto dell’ignoranza di chi non ha studiato e capito la Storia, il Fascismo essendo stato nazionalista, accentratore e statalista (“noi ci siamo definiti totalitari”, “tutto nello Stato, nulla al di fuori dello Stato”, declamava Mussolini!) mentre il Leghismo è federalista, autonomista, talvolta con velleità perfino separatiste da Roma! Come faranno costoro, alla prossima occasione, quando sarà, pretendere il voto di tutti noi se sconoscono la Storia più elementare e pronunciano simili castronerie?

Intendiamoci, chiunque legittimamente avrebbe potuto obiettare qualsivoglia cosa contro la proposta dei suddetti  governatori anche perché in gennaio, forse, non era ancora chiara la portata disastrosa del corona virus cinese e la richiesta leghista poteva apparire esagerata o, peggio, fatta apposta per mettere in difficoltà il Governo ritenuto “incapace”; ma la Sinistra ha preferito imboccare non la critica legittima e magari costruttiva com’era suo diritto e dovere, ma la scorciatoia più facile e veloce, quella suggeritagli dalla ideologia e ha preferito l’insulto parlando subito di “razzismo” e “fascio-leghismo”.

Occorre, a questo punto, fermarsi e riflettere e studiare il problema di tale “ideologia” onde fare chiarezza a noi e ad altri ed evitare la confusione e il pericolo di dare calci al vento. Per capire meglio qualcosa, occorre partire almeno dal 1945. In quell’anno, finita in Aprile la guerra civile nell’Italia del Nord, completata l’invasione anglo-americana della nostra Penisola semidistrutta dai combattimenti degli eserciti contrapposti e dai bombardamenti terroristici alleati sulle nostre città, si chiuse definitivamente anche la parabola fascista iniziata nel marzo 1919 a Piazza San Sepolcro a Milano; la sua fine tragica a causa della guerra perduta nel peggiore dei modi, fece fin da subito capire che il Fascismo in Italia non sarebbe ritornato mai più. E così è avvenuto.

A tutto questo, per il suo non ritorno, possono aggiungersi vari altri motivi che sono di palmare evidenza e non avrebbero bisogno di essere ricordati fra persone sensate: infatti non si verificarono più, per fortuna, le condizioni storiche che avevano travagliato la nostra Nazione dopo la terribile Guerra 1915-18 e avevano partorito la dittatura; non vi furono più uomini come quelli che cento anni fa avevano combattuto nelle trincee cadendo a migliaia per distruggere l’Impero Austro-Ungarico o come quelli che da Ronchi avevano seguito D’Annunzio a Fiume (1919-20) o come i fascisti e i socialisti che si erano affrontati nelle piazze durante il “biennio rosso” (1920-21) o come chi aveva “marciato” su Roma il 28 Ottobre 1922…

Parlare, dunque, di un “pericolo fascista” oggi perché qualche giovinotto alza il braccio e fa il saluto romano allo stadio o, sconsiderato, verga delle scritte sui muri delle quali  forse non sa manco il giusto significato, vuol dire essere fuori della Storia e “ideologici” a qualunque costo, cioè creare una cosa  fittizia e crederla e farla credere vera ai gonzi. È quello che sembra fare oggi la Sinistra che, fallito il Comunismo da essa fideisticamente accettato, ha bisogno di fabbricarsi un fantoccio contro cui scagliarsi e lo chiama “fascismo” e trascina turbe di ubbidienti – girotondini, pesciolini, sardine, primi della classe – in piazza con “bandiere e trombette” per combattere un “fantasma” e far credere loro di essere perfino salvatori della patria in pericolo; così, avviene che, se non è la Sinistra a convincere l’opinione pubblica ma sono – ad esempio – la Lega o Fratelli d’Italia, allora questi ultimi diventano “fascisti”, “male assoluto”, “pericolo pubblico” da cui difendersi; così è accaduto ai due governatori leghisti che,  avendo tentato di proporre, una volta tanto, qualcosa di sensato, hanno rimediato – ahi loro! – solo insulti.

Questa, in sintesi, è  la mia opinione che, date le giornate dolorose che improvvisamente ci sono piovute addosso e stiamo vivendo con sofferenza, mi permetto di esternare sotto voce sperando che le mie parole non appaiano perfino inopportune in un tale momento drammatico; mi riprometto, comunque, di parlarne più ampiamente in tempi migliori quando, con l’aiuto di Dio, potremo vedere “luce più luce” e saremo fuori da questa tragedia nazionale.

 

 

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