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Il direttore dell’Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale Haris Koudounas, ospite del giornalista della stampa estera Giorgio Lambrinopulos, intervistato in esclusiva per il Corriere del Sud. L’intervista è dedicata alla prima presentazione dell’Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale in Italia avvenuta sabato 10 maggio ore 10,00 presso il Museo Omero di Ancona.

Cosa è l’Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale?

E’ una fondazione scientifica costituita ad Atene nel mese di Marzo 2017. Non governativa e senza fini di lucro, dove i suoi membri sono persone di grande levatura scientifica ed accademica, ispirati da una visione comune, che vogliono valorizzare il carattere culturale della Grecia con il sostegno e la collaborazione di personalità riconosciute nel campo delle scienze, lettere arti diplomazia. Con tante sedi nel territorio ellenico e altre tante all’estero ambisce di costruire il ponte del glorioso passato della Grecia culla della Civiltà, della filosofia e della democrazia con il presente, creando ogni giorno nuove possibilità di dialogo con le nuove generazioni. Non escludendo la prima e concentrandosi sulla seconda cerca di trovare attraverso i tantissimi settori della diplomazia culturale l’armonia e la sintesi di entrambe due epoche, l’antica e questa nostra attuale.

Come sarà svolta Cosa la giornata del 27 maggio presso il Museo Omero?

Nella prima parte dell’evento io come direttore dell’istituto per l’Italia ed il fondatore e presidente dell’istituto dr. Petros Kapsaskis che verrà da Londra – il 20 maggio è stata inaugurata la sede in Gran Bretagna dell’Istituto- presenteremo il nostro istituto.

Nella seconda parte avremo modo di captare i messaggi della diplomazia culturale. Avremo tre interventi con il titolo generale “Un viaggio nella diplomazia culturale”, e si affronterà il tema della Diplomazia dei Musei, della Diplomazia Economica e della Diplomazia del Mare.

Interverranno: Il Prof. Aldo Grassini, Presidente Museo Tattile Statale Omero; Il Dott. Gianfranco Iacobone, Vicepresidente dell’Accademia Marchigiana; Il Dott. Carlo Giacomini, Vicedirettore Archivio di Stato di Ancona. In questa occasione verrà presentata per la prima volta al pubblico, la riproduzione del più antico documento conservato presso l’Archivio di Stato di Ancona, vale a dire la Crisobolla, un privilegio rogato a Costantinopoli per la Communitas di Ancona che Andronico II Paleologo, Imperatore Bizantino, concesse alla città nel 1308. Al termine l’Orchestra giovanile Marche Sotto la direzione del Maestro Stefano Campolucci, l'orchestra si è esibita, oltre che nei maggiori centri della Regione, anche a Gerusalemme, Betlemme, Sarajevo, Mostar, Assisi, Varese, Lugano, Venezia, Rijeka, Zagabria, accompagnerà i partecipanti su musiche del ‘700. Giovani musicisti iscritti nelle migliori scuole marchigiane ed in Conservatorio, nonché di musicisti diplomati e concertisti

L'Orchestra Giovanile delle Marche nasce nel 2012. In programma musiche di Leclair, Rameau, Mozart, Hendel, Vivaldi.

Qual’ è stata la necessità di fondare ad Atene l’istituto Ellenico della Diplomazia Culturale?

Tutto parte dall’esigenza di valorizzare e diffondere la Cultura Ellenico nel mondo e nello stesso tempo di conoscere la Diplomazia Culturale come un mezzo potente per l’unione fra i popoli.

Ma prima ancora esiste una questione d’identità. Definire oggi la nuova identità Ellenica è priorità del nostro Istituto.

Rappresento l’Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale in Italia perché credo con vivacità che una nuova identità Ellenica può diventare un canale di comunicazione universale! Non dimentichiamo che la cultura greca è stata da sempre un prodotto che è stato esportato in tutto il mondo.

Ma come questa nuova identità greca può diventare un canale di comunicazione universale?

La risposta penso che si trova in un’altra domanda! Come oggi il cittadino greco può creare e produrre cultura nella sua vita quotidiana!

Siamo certamente convinti che questo modello che proponiamo è valido per tutti e potrà essere realizzato con tre parole chiavi:

Educazione ed Etica (dove all’interno della nostra etica ci sono i nostri Valori, i nostri Principi). Due parole che non valgono solo per i cittadini greci ma anche per i cittadini di mondo intorno a noi, per gli Italiani, e visto che Italia e Grecia sono portatori di messaggi linguistici, culturali ed umanistici da migliaia di anni è sottinteso che devono collaborare utilizzando le chiavi dell’educazione e della cultura per risolvere le grandi problematiche che caratterizzano oggi l’Uomo. Queste poi due parole chiavi ci inducono ad una terza parola: Il dovere.

Assumere la responsabilità del presente nella nostra società guardando però il nostro futuro, le nuove generazioni.

Ed ecco che siamo difronte a dover intrepretare la nostra vita quotidiana tramite una innovazione presente nel nostro Istituto. Introdurre quindi nuove tipologie di diplomazia nei vari settori è un passo nuovo per poter andare oltre i soliti meccanismi della quotidianità sia nella vita politica di un paese sia a quella di politica estera quando le relazioni tra diversi paesi si bloccano e rimangono per tanto tempo ferme senza passi di crescita. Le nuove tipologie sono: La Diplomazia dei Musei, del Mare, del Teatro, della Musica, della Salute, la Diplomazia Economica, della Gastronomia etc.

Come vuole affrontare l’istituto della Diplomazia Culturale il tema delle nuove generazioni?

Per noi il tema dei giovani è molto importante. Negli ultimi cinque anni in Grecia più di 220.000 giovani ben istruiti sono fuggiti all’estero non potendo trovare una occupazione in Grecia, ma questo è anche un fenomeno che incontriamo ultimamente anche in Italia.

Negli ultimi tempi appunto sia i greci che gli italiani si sono spinti facilmente all’estero per conoscere nuove strade o per trovare altre vie personali di carriera o spirituali. Purtroppo, negli ultimi anni specialmente in Grecia, le necessità di sopravvivenza e le condizioni economiche svantaggiose non danno ora la possibilità, come prima, di poter andare in un altro paese e rimangono quindi in Grecia, in un paese che mancano purtroppo le basi e le infrastrutture per poter trovare un lavoro equivalente dello studio eseguito.

Comitati qualificati del nostro istituto sia in Grecia che all’estero stanno studiando il fenomeno eseguendo approfondite analisi sociologiche, geopolitiche ed antropologiche per poter offrire alle problematiche della nostra società nuove opportunità ai giovani e contribuire consegnando una importante chiave di lettura attraverso la diffusione di ogni aspetto della diplomazia culturale. Devo dire che la diplomazia culturale non è conosciuta né in Grecia né in Italia. Ultimamente in Italia ma soprattutto in Grecia grazie al nostro Istituto sta facendo i primi passi ma è davvero poco. In Grecia non si insegna alle università e non esistono istituzioni o enti che si occupano della divulgazione dell’arte di trattare le questioni di politica internazionale per conto dello stato.  L’ obiettivo della nostra sede di Atene è di diffondere tutti gli aspetti della Diplomazia culturale e di sviluppare delle attività riguardanti la produzione della cultura ellenica, per poi promuoverla e divulgarla all’estero tramite le sedi dell’Istituto nel mondo.

Quali sono i prossimi programmi dell’Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale?

La priorità della sede italiana dell’Istituto che si trova ad Ancona, è di contribuire a restringere le relazioni e i rapporti con l’Italia con le istituzioni e le associazioni di categoria, con le università, vari istituti ed accademie attraverso la cultura, l'arte, la lingua, i progetti scientifici, auspicando in possibili nuove strade di comunicazione, quando le strade tradizionali sono chiuse. Le nostre

prossime iniziative dello IEDC sono: Organizzare Conferenze, seminari e incontri di approfondimento su diversi temi di carattere storico, religioso, spirituale, sociale e sulla cultura imprenditoriale; organizzare incontri musicali con artisti greci contemporanei, mettendo quindi le culture musicali a confronto; Promozione della cultura e della letteratura nella Grecia contemporanea: incontri quindi con poeti, scrittori ellenici di oggi; Creare una nuova frontiera delle arti visive con una rassegna internazionale di cortometraggi; Inoltre individuare nuovi percorsi turistici alternativi per il turismo industriale, turismo religioso, percorsi ed itinerari che possono essere sia culturali che scientifici.

Infine, instaurare dei comitati scientifici con studiosi e accademici italiani che si interessano della cultura ellenica, proteggere e conservare tracce, documenti, stampe, scritti di cultura greca, premiare chi per tati anni ha protette, conservato e diffuso la cultura greca in tantissime strutture di carattere culturale nel territorio italiano.

La Grecia, e l'Italia sono Paesi portatori di messaggi culturali umanistici ed universali.

Noi cercheremo di contribuire al meglio puntando sulla collaborazione per costruire ponti culturali i quali non dipendono da una limitata diplomazia dei governi - stati ma dall’etica e dai valori forti di una Diplomazia Culturale.

Grazie

Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale

L’Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale è una Fondazione scientifica civile e non governativa costituita ad Atene il 25 marzo 2017.  La Fondazione dell’Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale si è resa necessaria per una nuova valorizzazione della cultura greca, ovvero per la creazione di una nuova identità culturale. L’interesse predominante dell’Istituto consiste nella valorizzazione della cultura, nella promozione della cooperazione e nella creazione della fiducia reciproca al fine di instaurare delle relazioni di vicinanza emotiva con i cittadini di altre nazioni che potranno continuare ad esistere a prescindere dagli avvicendamenti dei governi. L’Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale con sede centrale ad Ancona, desidera svolgere nel territorio italiano un ruolo importante nella vita culturale contribuendo all'evoluzione dell’immagine della Grecia, rafforzando e sostenendo i suoi giovani artisti e creando l’humus culturale, importante elemento d’identità di ogni cittadino Europeo contemporaneo. Per l’attività e la realizzazione degli scopi dell’istituto Ellenico della Diplomazia Culturale sono state create le seguenti Sezioni della Ricerca Scientifica (S.R.S):

1. Diplomazia del Melodramma 2. Diplomazia del Horodramma 3. Diplomazia della Salute 4. Diplomazia della Comunicazione e dei Media 5. Diplomazia dei Musei 6. Diplomazia del Teatro e del suo insegnamento 7. Diplomazia Economica 8. Diplomazia del Mare 9. Diplomazia Ecclesiastica 10. Diplomazia dello Sport 11. Diplomazia del Turismo Culturale 12. Diplomazia del Turismo Medico 13. Diplomazia Parlamentare 14. Diplomazia del “Brand Name” 15. Diplomazia Pubblica 16. Diplomazia Culturale 17. Diplomazia Congressuale 18. Sound Diplomacy

Haris Koudounas

Accademico, scrittore, poeta, ricercatore storico e docente di sistemi della decodificazione della lingua greca. È amministratore unico dello “Studio di Consulenze & Interpretariato” con sede ad Ancona e si occupa di: Consulenza legale ed infortunistica nel territorio italiano per gli automobilisti ed autotrasporti ellenici; Consulenza per le ricerche di mercato e le strategie di comunicazione tra Italia e la Grecia. Tra le cariche ricoperte annovera: Consigliere del Commissario Straordinario presso International Emergency Management Organization e Consigliere delegato presso Accademia Angelico Costantiniana nonché Direttore dell'Istituto Ellenico di Diplomazia Culturale per l’Italia.

 

 

In un contesto internazionale caratterizzato da conflitti e guerre e dalle sfide di una rivoluzione digitale ancora in corso, la cultura possiede enormi potenzialità per superare le divisioni, rafforzare le società più fragili e migliorare le relazioni internazionali. Consapevoli di ciò, le istituzioni dell’Unione europea considerano la cultura un potenziale volano dello sviluppo sociale ed economico sostenibile dei Paesi membri e, allo stesso tempo, un efficace strumento per rafforzare il ruolo dell’Unione Europea a livello globale. 

La cultura, infatti, sta gradualmente acquisendo un ruolo fondamentale nelle relazioni internazionali, assumendo la dimensione di un vero e proprio strumento di diplomazia. Il riferimento è in particolare alla diplomazia culturale, generalmente definita come lo scambio di pratiche culturali tra diversi Paesi e popolazioni con il fine ultimo di rafforzare la reciproca comprensione e promuovere quindi la stabilità internazionale. In tale contesto, il 13 aprile 2018 nasce l’Istituto Ellenico di Cultura, associazione senza scopo di lucro che, attraverso gli schemi della c.d. diplomazia culturale, promuove la diffusione delle idee, dei valori, delle tradizioni, delle arti, della storia e degli altri elementi tipici della cultura e dell’identità del popolo greco. 

Nelle intenzioni dei soci fondatori, l’Istituto rappresenta un luogo di incontro e di dialogo culturale non solo per intellettuali ed artisti, ma anche e soprattutto per tutti gli emigranti greci e gli ellenofili accomunati dalla convinzione che la Grecia non ha esaurito la propria missione culturale, ma è in grado di ricoprire anche oggi un ruolo fondamentale per la formazione del pensiero e dell’identità di generazioni presenti e future di cittadini europei. 

L’Istituto ha lo scopo di promuovere all’estero l’immagine della Grecia e la sua cultura, classica ma anche e soprattutto contemporanea, mediante l’organizzazione, la gestione e la promozione di attività culturali, artistiche o ricreative di particolare interesse sociale. Presente per il momento a Milano ed a Torino, l’Istituto Ellenico di Cultura aspira a diventare il punto di riferimento per la promozione della cultura ellenica su tutto il territorio italiano ed all’estero, facendo rete con le istituzioni pubbliche e private che condividono i medesimi valori. 

L’Occidente, così come lo conosciamo, è il frutto di una corretta impostazione della relazione Creatore/creato; relazione, che raggiunse la sua massima sintesi, nel pensiero di San Tommaso d’Aquino(1225-1274), il quale seppe amalgamare, adeguatamente, elementi del pensiero giudaico-cristiano. Pensiero cristiano, ovviamente, ben innervato dalla filosofia greca. Evidenza, questa, che per motivi ideologici, non si volle riconoscere ufficialmente, al tempo del varo dei Trattati europei. Sull’argomento, ha scritto cose puntuali il padre domenicano Giovanni Cavalcoli. La citazione è un po’ lunga, ma meritevole di essere riportata per intero:«Il vero Dio biblico è un Assoluto che appare al vertice e al di sopra della scala degli esseri, come sommo Ente, come l’“Altissimo” su tutti gli altri enti del mondo e su “tutti gli dèi”: un Ente imparagonabile con tutti gli altri, eppure dal Quale tutti gli altri provengono ed al Quale tutti gli altri conducono. Certo anche per la Bibbia il mondo appartiene a Dio, ma non come un qualità o un accidente dell’essenza divina, bensì come un insieme di sostanze o di beni appartiene ad una persona dei quali essa è proprietaria e che sono soggetti al suo governo. Il vero concetto di creazione, confermato dalla Bibbia, è raggiunto dalla ragione sulla base di un cammino ovvero un procedimento induttivo, per il quale il nostro sapere, iniziando con la percezione delle cose sensibili, da questa percezione giunge a sapere che Dio esiste come creatore dell’universo. Nella Scrittura la ragione scopre che le cose sono state create dal nulla e con ciò stesso scopre l’esistenza di Dio e di Dio libero creatore e governatore del mondo. Il Dio biblico quindi non è un’anima del mondo che dà forma al mondo o un principio impersonale del mondo dal quale il mondo vien dedotto come si deducono le proprietà di un triangolo dall’essenza del triangolo o le conseguenze necessarie di un primo principio razionale o intuitivo. Il Dio biblico è invece una persona infinitamente sapiente, potente e provvidente, dalla quale il mondo trae origine non in modo deterministico come dalla scintilla nasce il fuoco o dalla pianta nascono i frutti o dal sole escono i raggi o per sviluppo logico, come dall’implicito sorge l’esplicito o dall’indeterminato si ricava il determinato o come il singolare deriva dall’universale. Dio infatti è una persona, per cui il mondo trae origine da lui in modo simile al quale una nostra opera trae origine da una nostra idea e da una libera decisione della nostra volontà […] l’uomo biblico ha coscienza del fatto che il mondo è contingente, che esiste ma potrebbe anche non esistere. […] L’uomo biblico sa per esperienza che esiste il mondo come insieme di enti finiti, divenienti, diversificati, contingenti, causati, relativi. Il mondo non è l’essere, ma un insieme innumerabile di esseri. Essi hanno l’essere, ma non sono l’essere. Solo Jahvè è l’Essere sussistente. […] Tutto ha una ragione, ha un senso, un perché, che però rimanda a un principio e ad un fine estrinseci: Dio ordinatore e Signore dell’universo». L’uomo occidentale medio dei nostri giorni, dunque, non ha la più pallida idea di quanto sia debitore, rispetto alle cosiddette conquiste – non sempre lo sono … – civili di cui va fiero, di una corretta concezione del Creatore e del suo rapporto con le creature. Se ne accorse, eccome, il  sociologo delle religioni Rodney Stark, il quale riflettendo sul ruolo del Cristianesimo e, in particolare, della Teologia razionale nella genesi dello sviluppo, della libertà e delle ricchezze dell’Occidente scrisse: «E’ stato il cristianesimo a creare la civiltà occidentale. Se i seguaci di Gesù fossero rimasti un’oscura setta ebraica, la maggior parte di voi non avrebbe imparato a leggere e gli altri leggerebbero papiri scritti a mano. Senza una teologia affidata alla ragione (…) il mondo intero sarebbe oggi più o meno dove le società non europee erano, diciamo, nel 1800: un mondo pieno di astrologi e alchimisti, ma non di scienziati». Il perché è presto detto. Il pensiero medievale avendo combattuto l’emanazionismo di Plotino (204 d.C-270d. C), – secondo il quale il mondo sarebbe uscito obbligatoriamente, di necessità, dalle mani di Dio, dunque, come un prodotto, eventualmente, non voluto, – giunse alla retta conclusione, che il mondo dovesse essere una cosa buona. Una cosa obbligata, infatti, non essendo voluta, potrebbe essere anche negativa: questo, peraltro, è quel che ha sempre insegnato il pensiero gnostico, interpretando la creazione materiale, come uno sbaglio di Dio sul quale era doveroso intervenire mediante la sapienza nascosta e nota solo a pochi iniziati. Inoltre, l’Assolutezza di Dio significava, che non avendo Egli bisogno delle creature per giungere a perfezione, ha creato il mondo volontariamente. La volontà è sinonimo di Amore: Dio ci ha chiamati ad esistere, ad uno ad uno, partecipandoci Lui stesso. È facile accorgersi, di come un conto sia l’essere “sbattuti” nel mondo da forze cieche ed oscure, ed un altro sia quello di essere chiamati all’esistenza dall’Amore, che null’altro vuole, se non il nostro bene.

Il 9 e 10 maggio l’Università di Firenze ricorderà con un convegno la figura di Alessandro Serpieri, uno dei più importanti anglisti italiani e insigne studioso dell'opera di Shakespeare che ha lasciato una traccia profonda e indelebile nelle molte aree di studio e di ricerca in cui ha lavorato, con l’energia creativa e l’instancabile curiosità che lo hanno portato a percorrere strade sempre nuove e coltivare interessi molteplici.

Il convegno vuole testimoniare il grande contributo di Alessandro Serpieri alla cultura italiana degli ultimi decenni attraverso le voci di studiosi, colleghi e amici che hanno seguito le sue “avventure dell’interpretazione”. Per l'occasione sarà presentato anche l'ultima sua avventura shakeasperiana il “Re Lear”, edito postumo dalla Marsilio. 

Alessandro Serpieri, anglista, considerato uno dei più insigni studiosi dell'opera di Shakespeare. Ha insegnato all'Università di Bologna e Firenze dove è diventato Prof. Emerito di Letteratura inglese. Dal 1979 al 1993 è stato presidente dell'Associazione italiana di studi semiotici e dal 1991 al 1993 ha presieduto l'Associazione italiana di anglistica. 

Ha tradotto e curato gran parte dei capolavori di Shakespeare: con la traduzione dei “Sonetti” ha vinto nel 1992 il premio Mondello, nel 1998 con “Il primo Amleto” il XVIII premio Monselice per la traduzione letteraria, nel 2009 gli è stato assegnato il premio Grinzane Cavour per le sue traduzioni letterarie. 

Ha tradotto e curato anche Conrad, Yeats, Lewis Carroll, John Done e Eliot. Alessandro Serpieri è stato anche autore del romanzo “Mostri agli Alisei” (Bompiani), “Mare scritto” (Manni) e del testo teatrale “Dracula”. Per Marsilio ha tradotto e curato Drammi romanzeschi (2001), Amleto(2003), Misura per misura (2003), Il primo Amleto (2005), La tempesta (2006) e Otello (2009) di Shakespeare, Falkdi Conrad (2002), Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie di Carroll (2002). Nato il 9 maggio 1935 a Molfetta. Morto il 6 febbraio 2017 a Firenze.

Per ricordare Alessandro Serpieri, nei giorni 9-10 maggio nell'Aula Magna di “Studi Umanistici e della Formazione”. ,la collega Cecilia Sandroni dichiara al Corriere del Sud :  

"che per tutti noi allievi diretti (tanti) e indiretti (innumerevoli), che lo abbiamo amato, noi a cui ha insegnato tutto, sia l'indagare, l'apprendere, il conoscere, il mettere in discussione; il confronto e anche lo scontro di idee, percezioni, sentimenti, per noi è sempre qui, presente, dolcissimo amico e rigoroso maestro. Da lui abbiamo imparato tutto quello che ci serviva. Dalla teoria alla pratica di lettura dei testi. Abbiamo appreso la semiotica, quando a molti sembrava una bizzarria. 

Abbiamo scoperto l'applicazione della psicoanalisi alla letteratura, quando ai più appariva una forzatura. Abbiamo derivato dal suo pensiero, acuto e flessibile al contempo, come e quando amare la letteratura: quella vera, quella profonda, quella qualche volta scomoda. Serpieri sapeva - ci sia consentito il paradosso, figura retorica peraltro a lui cara - come “manipolare” i testi: renderli duttili, plasmarli, adattarli al pensiero di chi li interpreta senza deviarne il senso, ma facendolo scintillare di nuova luce. Grande lezione ermeneutica di un unico, inimitabile, innovatore".

 

 

Ci sono fior di studiosi che sostengono che per cambiare il mondo, la nostra società bisogna studiare molto, non solo leggere. Condivido pienamente, occorre però studiare opere importanti e significative che possano cambiare la nostra vita. Un testo che ha cambiato la vita di molti giovani, non solo in Italia, ma in tutto il mondo è stato “Rivoluzione Controrivoluzione”, scritto nel 1959 da un professore, un pensatore cattolico, un uomo d'azione brasiliano, Plinio Correa de Oliveira, nato a San Paolo, il 13 dicembre 1908, da genitori appartenenti all'aristocrazia, “paulisti di quattrocento anni”.Per il cinquantenario dell'opera, la casa editrice SugarcoEdizioni di Milano, su sollecitazione di Alleanza Cattolica, ha pubblicato nel 2009 il testo integrato da cinque Appendici, precedenti e seguenti la sua pubblicazione di mezzo secolo fa. Corredato dall'Autoritratto filosofico dell'autore e dal suo testamento. Infine nel testo sono proposte testimonianze e presentazioni dell'opera nelle diverse edizioni. Complessivamente la nuova edizione arriva a ben 493 pagine.

Per quanto riguarda, l'edizione della Sugarco, ristampata nel 2016, è la 5a edizione del testo che possiedo e quindi che ho letto. La 1a edizione del testo del pensatore brasiliano è uscita nel 1963 per volontà del giovane intraprendente piacentino Giovanni Cantoni per le edizioni Dell'Albero di Torino. Poi è stato pubblicato per la casa editrice Cristianità nel 1972 e nel 1977. Nel 1999, l'Associazione “Luci sull'Est”, ne ha pubblicato una edizione non commerciabile. A suo tempo il testo del professor Plinio oltre a leggerlo, l'ho studiato attentamente individualmente, ma anche in gruppo con gli amici militanti di Alleanza Cattolica.

Ma chi è il professor Plinio? E' una figura poliedrica, per avere l'idea del personaggio, elenco qualche incarico, ben presto in Brasile si è qualificato come l'esponente più in vista del Movimento cattolico, nel 1929 fonda l'Acao Universitaria Catolica. Nel 1932, promuove la formazione della LEC, la Liga Eleitoral Catolica, nelle cui liste, l'anno seguente viene eletto all'Assemblea Costituente: è il deputato più giovane e più votato di tutto il paese.

Scaduto il mandato parlamentare, viene chiamato alla cattedra di Storia della Civiltà e poi diventa titolare di Storia Moderna e Contemporanea. Nel 1940 è uno dei fondatori dell'Azione Cattolica paulista.

Plinio Correa de Oliveira, scrive Giovanni Cantoni, nella presentazione del testo pubblicato dalla Sugarco, è “un uomo di pensiero, oratore, conferenziere e giornalista, attratto fin da giovane dall'analisi della crisi contemporanea, della sua genesi e delle sue conseguenze. Correa de Oliveira è autore di studi di carattere sociologico e storico, sempre sollecitati da situazioni della vita della Chiesa e del mondo cattolico, nonché da frangenti del mondo religioso e sociopolitico internazionale o iberoamericano, cattolico convinto e militante, la sua parola e la sua penna sono sempre state al servizio della Chiesa e della civiltà cristiana.

Nel 1960, fonda la Sociedade Brasileira de Defesa da Tradicao, Familia e Propriedade, la TFP brasiliana, il cui statuto si ispira a quello dei Comitati Civici costituiti in Italia nel 1948 da Luigi Gedda (1902-2000). Da allora si dedica completamente alla funzione di presidente di questa associazione. L'obiettivo era quello di diffondersi tra i giovani brasiliani e di organizzarli per la Contro-Rivoluzione.“Il suo metodo consisteva nell'attrarre e nel formare giovani che potessero contribuire alla promozione contro-rivoluzionaria della Società attraverso giornali, libri, radio e televisione e contribuire alla vendita di materiali pubblicati dalla Società in campagne pubbliche per le strade”. Un ideale che ha attirato l'entusiasmo di tanti giovani in tutta l'America Meridionale, facendo nascere società autonome simili. Naturalmente queste associazioni hanno combattuto il comunismo organizzato e dichiarato.“Insomma, si può dire che, se non fosse stato grazie all'esistenza delle TFP, forse la tattica cripto-comunista avrebbe soggiogato l'intera America Meridionale a Mosca”.

In qualità di scrittore, giornalista e pensatore, lascia oltre 2500 articoli e manifesti. E' stato direttore del settimanale O Legionario, collabora regolarmente al mensile di cultura Catolicismo, peraltro dove ha pubblicato per la prima volta nel 1959 il best seller “Rivoluzione e Controrivoluzione”. Inoltre De Oliveira ha collaborato con alcuni quotidiani brasiliani come la Folha de S. Paulo. I suoi scritti sono ripresi in tutto il mondo in particolare in Italia, dalla rivista Cristianità, organo ufficiale di Alleanza Cattolica.

Il pensiero e l'azione di Correa de Oliveira, che troviamo in “Rivoluzione e Controrivoluzione”, prendono l'avvio e ruotano attorno a un giudizio storico:“è esistita una civiltà cristiana occidentale, animata dalla Chiesa Cattolica, frutto dell'inculturazione della fede prima nell'Europa Occidentale, poi, via via, nella Magna Europa. Di tale civiltà cristiana - scrive Cantoni - è in via di realizzazione il processo di distruzione, la Rivoluzione, una dinamica storica in quattro fasi: la prima religiosa, la Riforma protestante, preceduta e accompagnata da una rivoluzione culturale rappresentata dall'Umanesimo e dal Rinascimento; la seconda politica, la Rivoluzione Francese; la terza sociale, la Rivoluzione comunista; e, infine, la quarta, la Rivoluzione Culturale iniziata con il Sessantotto francese e a esso emblematicamente, anche se non sempre fattualmente, collegabile”. E' un lungo processo storico di lunga durata, oltre cinquecento anni, che si sviluppa abbracciando tutte le attività dell'uomo, come la cultura, l'arte,le leggi, i costumi e le istituzioni. Fino al secolo XVIII, il processo rivoluzionario fu eminentemente religioso: le istituzioni politiche rimanevano più o meno intatte. Invece dal 1789 alla fine del XIX secolo fu essenzialmente politico.

Nella I appendice si può leggere una conferenza del dott. Plinio che ha tenuto sulla Civiltà Cristiana del Medioevo. Qui viene esposto l'ordine cattolico che “si realizzava in una gerarchia in cui le diverse classi sociali – fra le quali vi era una transizione perfetta – erano l'esito dello stesso ordine naturale delle cose”. De Oliveira espone i rapporti sociali improntati sulla paternità e la bontà. Naturalmente qui si viene a smontare tutte quelle sciocchezze scritte senza documentazione sul “buio medioevo”. A questo proposito per comprendere quei mille anni, può essere utile l'ottimo testo scritto da Regine Pernoud, “Luce del Medioevo”. Ma anche tutti i fondamentali testi scritti dal sociologo americano Rodney Stark. Il professore brasiliano evidenzia la notevole differenza tra la schiavitù dell'antichità e i servi della gleba. Per de Oliveira,“Soltanto con l'instaurazione della Cristianità medievale in Europa si conobbe, per la prima volta nella Storia, un continente intero senza la schiavitù”. Il servo della gleba, godeva di molti diritti, non poteva essere espulso dalla terra ove lavorava ed esercitava una specie di diritto di proprietà sulla casa in cui abitava. Poi c'erano le corporazioni di mestieri con una propria legislazione del lavoro. E poi le università, le scuole dei conventi, dei religiosi. Gli ospedali erano mantenuti dal clero o dagli ordini femminili.“Il clero fondò molti ospedali durante il Medioevo e iniziarono a essere praticati i principi igienici nel trattamento degli infermi e di feriti. La medicina moderna è nata in quegli ospedali”. Mentre la nobiltà era obbligata a combattere in tempo di guerra, i plebei non erano obbligati. Nel Medioevo esistevano le libertà regionali.“La libertà provinciale e municipale conobbe in tale epoca una straordinaria possibilità di espansione”. Al contrario degli Stati moderni che posseggono una sola Costituzione che regge tutto il paese. Il nostro autore sostiene con forza che la“civiltà cristiana non un'utopia. Si tratta di qualcosa di realizzabile e che, di fatto, si è realizzata in una determinata epoca”. E puntuale il professor Plinio cita il grande Papa Leone XIII, in riferimento al Medioevo, nell'enciclica “Immortale Dei”, poteva scrivere: “Ci fu un tempo in cui la filosofia dell'evangelo governava gli Stati...”, “quando la forza e la sovrana influenza dello spirito cristiano era entrata ben addentro nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in tutti gli ordini e apparati dello Stato; quando la religione di Gesù Cristo, posta solidamente in quell'onorevole grado che le spettava, andava fiorendo all'ombra del favore dei principi e della dovuta protezione dei magistrati; quando procedevano concordi il sacerdozio e l'impero, stretti avventurosamente fra loro per amichevole reciprocità di servigi. Ordinata in tal modo la società, apportò frutti che più preziosi non si potrebbe pensare, dei quali dura e durerà la memoria, affidata a innumerevoli monumenti storici, che nessun artificio di nemici potrà falsare od oscurare”. Ma anche Paolo VI, interviene sul ruolo del Papato nell'Italia medievale: “[...]non dimentichiamo i secoli durante i quali il Papato ha vissuto la sua storia [d'Italia], difeso i suoi confini, custodito il suo patrimonio culturale e spirituale, educato a civiltà,, a gentilezza, a virtù morale e sociale le sue generazioni, associato alla propria missione universale la sua coscienza romana ed i suoi figli migliori”. E ancora Papa san Pio X, ha potuto scrivere sempre riferendosi al Medioevo: “[...] non si deve inventare la civiltà, né si deve costruire la nuova società tra le nuvole. Essa è esistita ed esiste; la civiltà cristiana, è la società cattolica. Non si tratta che di instaurarla, ristabilirla incessantemente sulle sue naturali e divine fondamenta contro i rinascenti attacchi della malsana utopia, della rivolta e dell'empietà: 'Restaurare ogni cosa in Cristo”.

RcR, il testo scritto da de Oliveira, consta di due parti: La Rivoluzione e la Controrivoluzione.

 La Rivoluzione è promossa dall'orgoglio, e dalla sensualità, due passioni che suscitano la rivolta dell'uomo contro la morale e contro la fede cristiana. In pratica, per de Oliveira, la Rivoluzione “non è essenzialmente un moto di piazza, una sparatoria o una guerra civile, ma ogni sforzo che mira a disporre gli esseri contro l'Ordine”. E' un fenomeno eminentemente spirituale, il campo d'azione è “l'anima umana e la mentalità della società”. Scrive nel suo autoritratto filosofico:“Le crisi non nascono dalla mente di qualche pensatore, ma dalle passioni disordinate, eccitate dal Potere delle tenebre”. Tuttavia,“le passioni disordinate, eccitate dall'azione preternaturale del Potere delle Tenebre, sollecitano continuamente gli uomini e i popoli al male[...].

La Contro-Rivoluzione è ogni sforzo che miri a circoscrivere e a eliminare la Rivoluzione. Nella storia ci sono stati diversi movimenti e brillanti talenti che hanno combattuto la Rivoluzione, ma la maggior parte si limitavano a contrastarla in qualche sua espressione, mai nella sua totalità.

La Contro-Rivoluzione sarà una “re-azione, cioè un'azione diretta contro un'altra azione”. Il de Oliveira ha in mente una Cristianità nuova, tutta splendente di fede, di umile spirito gerarchico e d'illibata purezza, chiaramente questo si farà soprattutto attraverso un'azione profonda nei cuori. Ora, quest'azione è opera specifica della Chiesa, che insegna la dottrina cattolica e la fa amare e praticare. La Chiesa è, dunque, l'anima stessa della Contro-Rivoluzione”.

“La nostra epoca - scriveva Eugenia Adams-Muresanu, una scrittrice e poetessa rumena - presenta tutti i segni evidenti delle rovine con cui la Rivoluzione ha ricoperto la terra”, che poi “è tutto un mondo, che occorre rifare dalle fondamenta”, ha dichiarato con tono profetico Pio XII. Certo qui non possiamo affrontare tutti i temi che ci ha offerto il professor Plinio con il suo prezioso manuale, “Rivoluzione Controrivoluzione”.

In conclusione mi preme segnalare l'ultimo testo del professore brasiliano, scritto qualche anno prima della sua scomparsa. Si tratta di “Nobiltà ed èlites tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII al Patriziato e alla Nobiltà romana” del 1993. Al solo enunciare il titolo, sembrerebbe un argomento per soli storici ma non è così. Anzi il tema affrontato è di estrema attualità.

Il professore si riferisce alla mancanza di èlite, di équipe, di classi dirigenti adeguate nel proprio paese, ma vale anche per gli paesi.“Perché non abbiamo le élite necessarie. Dove vi sono le élite moralmente e intellettualmente capaci, non mancano gli uomini idonei per la loro competenza e per la loro moralità. Dove non vi sono élite, gli uomini di reale valore sono rari, poco noti e condannati a vegetare anonimi nella moltitudine dei mediocri o dei ladruncoli”.

Il Pontefice Pio XII aveva previsto che, presto o tardi, le condizioni morali del mondo moderno, si stava avviando verso una crisi totale profonda. Per questo ha pronunciato, nel suo pontificato, quattordici importantissime allocuzioni, che contengono un appello a che fossero preservati con cura, nei paesi con tradizione nobiliare, le rispettive aristocrazie. E che, nello stesso tempo, le élite nuove, originate dal lavoro esercitato nel campo della cultura come in quello della produzione, trovassero condizioni propizie per costituire élite autentiche, dello stesso genere della nobiltà per la loro formazione morale e culturale, come per la loro capacità di comando. Sarebbe loro compito formare, al modo della nobiltà, autentiche élite capaci di dare origine a uomini scelti nei più diversi campi”.

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