Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Sabato, 25 Maggio 2019

Fondazione D'Ettoris: in …

Mag 23, 2019 Hits:169 Crotone

il nuovo romanzo di Mario…

Mag 23, 2019 Hits:184 Crotone

Alleanza Cattolica: …

Mag 23, 2019 Hits:170 Crotone

Le "Madonne nere…

Mag 21, 2019 Hits:245 Crotone

Il Cardinale Menichelli b…

Mag 14, 2019 Hits:535 Crotone

La Pallamano Crotone chiu…

Mag 14, 2019 Hits:539 Crotone

Cerrelli a Catanzaro con …

Mag 11, 2019 Hits:717 Crotone

I ragazzi della Frassati …

Mag 09, 2019 Hits:671 Crotone

Il diavolo è san Cirillo, i persecutori sono i martiri
Ipazia, nuova eroina dell’Occidente. Il film che esalta le virtù civili e il valore culturale della studiosa di Alessandria “trucidata” dalle folle cristiane, sta esaltando gli animi della società illuminata, sulla scia di una propaganda che molto guarda, molto ascolta, poco apprende, niente sottopone ad esame critico.
E del resto, come non sfruttare quest’occasione d’oro, in un momento di nuova “offensiva” globale contro la Chiesa? come lasciarsi sfuggire un fronte “culturale” di attacco, nelle stesse settimane in cui si cerca di scardinare la fiducia nell’Entità divina, usando quale punto di forza o quale cavallo di Troia le disgraziate e numerose vicende che hanno come squallidi protagonisti tanti sacerdoti pedofili?
Ed ecco che Ipazia prende il volo, lanciata sulle ali della celluloide dopo il grande successo del romanzo Azazel, “il diavolo”, di Youssef Ziedan, in cui il male personificato non è solo il signore delle tenebre ma anche lo spirito di ragione e di libertà, e può addirittura assumere sembianze celestiali ed ecclesiali, quali quelle di S.Cirillo d’Alessandria, grande teologo, patrono dei Copti egiziani e Santo della Chiesa universale. Come non innestarsi su una scia propagandistica che riconosce in Cirillo anche “il mandante” dell’uccisione delle studiosa pagana neoplatonica, trascinata, torturata e bruciata da una folla “esaltata” lungo le strade di Alessandria? “Quando talebani erano i cristiani”, affonda Silvia Ronchey (La Stampa, 14 aprile 2010), lasciando intravedere nelle masse credule di scomposti fedeli, gruppi di paurosi fanatici, pronti a saccheggiare ed assassinare in nome della Fede da poco divenuta religione ufficiale dell’Impero.
Il punto di forza del film su Ipazia, continua la Ronchey, consiste appunto nella rappresentazione della violenza fondamentalista dei Cristiani alessandrini, e “il suo maggiore merito è quello di far riflettere sulla vocazione estremista e sugli eccessi della Chiesa alle origini del suo potere”.
E’ chiaro che presso ogni religione, in ogni tempo e sotto ogni latitudine, gruppi di interesse, fanatici, esaltati, hanno sempre commesso paurosi delitti, tanto più atroci e feroci se si pensa che i colpevoli credevano di agire in nome di Dio. Ma il gioco al massacro che viene compiuto nascondendosi dietro il nome di Ipazia, a mio avviso si può collocare in un generale obiettivo di attacco che mira allo scardinamento dell’immagine esterna della Chiesa.
Certo, significa veramente avere la faccia tosta, nel paragonare Azazel, il diavolo, a S.Cirillo d’Alessandria, dimenticando tutti gli altri diavoli che in quella terra, per millenni, si sono incarnati in tanti persecutori ed assassini dei Cristiani rimanendo serenamente impuniti. L’autore del libro, i giornalisti, i musulmani e gli uomini di cultura occidentali si sono giustamente stracciate le vesti per il dolore causato dalla morte di Ipazia. Ma tutti loro sono rimasti in soffusa letargia quando si è trattato di versare una lacrima su quell’umanità di seconda serie, composta dai Cristiani del Medio Oriente e dell’Egitto in particolare, vessati, perseguitati, uccisi, senza che il culturame occidentale si degni di farne menzione.
Chi ricorda a quante violenze siano continuamente sottoposti i Copti ortodossi egiziani? Una comunità nutrita e serena, la parte più evoluta e quella veramente autoctona del grande Paese africano, viene sottoposta ad un matematico e davvero diabolico tentativo di azzeramento. Nel marzo 1997, nel gennaio 2000, nella Pasqua copta del 2009, morti, feriti, chiese case e negozi assaliti, hanno visto segnare il picco della violenza anticristiana da parte di folle estremiste e scomposte che non erano guidate dai successori di S.Cirillo ma dai fanatici musulmani che volevano far fare a fedeli inermi la fine di Ipazia. Come non ricordare quanto è accaduto solo nel gennaio 2010 a Naga Hammadi? “Il vescovo Kirollos – racconta la cronaca impietosa – aveva anticipato di un’ora la fine della messa della mezzanotte, celebrata alla vigilia del Natale ortodosso, memore delle minacce ricevute. Non è servito a nulla. Pochi istanti dopo la conclusione della cerimonia un commando armato è sceso da tre automobili e ha iniziato a sparare all’impazzata sulla folla dei fedeli che stava lasciando la chiesa della Vergine Maria. Sparavano e gridavano ‘Allah Akabar’. Sotto la pioggia di colpi sette cristiani sono rimasti fulminati. Ucciso pure il guardiano musulmano. Sul selciato decine di feriti invocavano aiuto” (La Stampa, 8 gennaio 2010).
Non si tratta solo di avvenimenti recenti. I martiri cristiani d’Egitto sono sempre stati numerosi, e moltissimi tra loro subirono la morte nel corso della persecuzione di Diocleziano, ossia nello stesso secolo in cui venne assassinata Ipazia.
Ricordiamo quanto scrive a questo proposito Eusebio di Cesarea il quale personalmente ebbe modo di assistere ad alcuni martìri: “in folto numero uomini, donne e bambini – egli ricorda – per l’insegnamento del Salvatore nostro disprezzarono questa vita provvisoria, sopportando tipi di morte diversi: alcuni di loro furono dati alle fiamme dopo aver provato unghie di ferro, stiramenti, flagelli durissimi e infinite altre forme di tormenti terribili a udirsi; altri, invece, furono affogati in mare; altri ancora porsero coraggiosamente la testa a chi doveva tagliarla; altri morirono sotto le torture; altri perirono di fame e altri ancora furono crocifissi, taluni nel modo usato per i malfattori, altri in maniera anche peggiore ed opposta, poiché furono inchiodati a testa in giù, e tenuti in vita finché non perissero di fame sui pali stessi” (Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, VIII, 8). E nello stesso Autore c’è un accenno che dimostra come il tormento con i cocci inflitto ad Ipazia fosse stato usato anche contro i Cristiani egiziani perseguitati: “gli oltraggi e le sofferenze che sopportarono i martiri della tebaide superano ogni descrizione: uomini straziati in tutto il corpo per mezzo di cocci, invece delle unghie, fino a morirne; donne legate per un piede, sollevate in alto con dei mangani a testa in giù, col corpo completamente nudo, senza abiti, offrivano a quanti le vedevano il più ignominioso, crudele e disumano di tutti gli spettacoli. Altri morivano legati a rami d’alberi, con dei congegni, infatti, venivano uniti insieme i rami più robusti, ad ognuno dei quali si fissavano le gambe dei martiri, poi si lasciavano tornare i rami nella loro posizione naturale. Avevano così trovato il modo di squartare in un solo colpo le membra di coloro contro i quali era stato escogitato questo supplizio. E tutto questo non durò pochi giorni, né breve tempo ma anni interi. E talvolta erano messi a morte più di dieci, talaltra oltre i venti, a volte non meno di trenta, oppure una sessantina, e in una sola giornata ne furono uccisi persino cento, uomini, fanciulli e donne, condannati a un susseguirsi di pene diverse” (Id., VIII,9).
Massimino Daia che in quel periodo dominava l’Egitto, personalmente era un tiranno crudele e superstizioso, dedito allo stupro, all’omicidio e alle rapine. “I principali maghi e ciarlatani – scrive Eusebio – furono da lui considerati degni del più alto onore, pauroso com’era all’eccesso e superstiziosissimo, poiché dava grande importanza ad errori che riguardassero gli idoli e i demoni: senza divinazioni ed oracoli, per esempio, non era capace e non osava muovere neppure qualcosa grande, per così dire, come un’unghia. Perciò si adoperò a perseguitarci con più violenza e persistenza dei suoi predecessori, ordinando di costruire templi in ogni città e di rinnovare con zelo i santuari ormai distrutti dal tempo, e mise sacerdoti di idoli in ogni località e città, e sopra di loro, come sommo sacerdote di ogni provincia, uno di coloro che si erano distinti brillantemente in ogni pubblico onere, con una scorta di soldati e guardie del corpo; e concesse senza ritegno posti di comando e i più grandi privilegi a tutti i ciarlatani, come fossero persone pie e care agli dei. Muovendo da un simile punto di partenza, vessò ed oppresse non una sola città o regione, ma tutte le province a lui sottoposte, senza eccezione, con esazioni di oro, argento e ricchezze immense, e con ingiunzioni pesantissime ed ogni altro genere di ammende” (Id., VIII, 14).
E’ chiaro dunque che l’opinione pubblica cristiana e le masse della Tebaide, provate dagli eccidi e memori delle violenze inflitte in passato alle loro famiglie, si trovarono di fronte ad una nuova propaganda pagana e dalla pubblicità offerta ad Ipazia, si siano risentite e abbiano avvertito un rinascente pericolo per la loro stessa incolumità. Non vogliamo con questo giustificare un episodio di violenza, commesso certamente da persone che non potevano essere fari di luce nella comunità. Ma giudicare come estremisti e talebani i Cristiani dell’Egitto perché nella loro “capitale” si è verificato un evento come l’omicidio della studiosa pagana, non è assolutamente giusto.
Pensiamo alla famosa “notte di S. Bartolomeo”, quando motivazioni politiche e giustificazioni religiose mossero all’eccidio degli Ugonotti di Parigi. Certo, un eccidio è sempre un eccidio. Ma come dimenticare i decenni di persecuzioni, di violenze, di sterminio, cui erano stati sottoposti i Cattolici francesi da parte dei violentissimi protestanti? La “notte di S. Bartolomeo” non fu che un atto di difesa più che di guerra: brutale, certo, evitabile forse; ma comunque un evento che bloccava la morte di migliaia di cattolici indifesi, condannati da troppo tempo al macello dei riformati.
L’ambiente sociale e storico in cui maturarono alcuni eventi va dunque indagato e studiato, prima di inneggiare applaudendo all’eroe di turno, entrando inavvertitamente a far parte della propaganda anticristiana.

Presentato l'ultimo numero del mensile cattolico "il Timone"
Quale compito ha la persona umana nei confronti della propria identità sessuale? Accettarla, scrive riprendendo il Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica il prof. Stefano Biavaschi, nel fascicolo di giugno de Il Timone. Mensile di informazione e formazione apologetica (per ordinarne una copia telefonare allo 02/69.31.11.74, o scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">'+addy_text69302+'<\/a>'; //--> ). Dell'ultimo numero della rivista (n. 94, pp. 68, euro 4,2) che, sui temi della identità della persona, dell'omosessualità e del presunto fenomeno della "pedofilia nella Chiesa", ospita altri articoli come quello di Laura Boccenti (Il diritto al pudore) e Angela Pellicciari (Ratzinger, la Chiesa e la pedofilia) oltre che l'interessante Dossier Il celibato ecclesiastico curato, fra gli altri, da don Pietro Cantoni e don Giovanni Poggiali, si è parlato il 15 giugno, a Frascati, in una conferenza organizzata dal Centro culturale “Fides et Ratio – Amici del Timone” di Roma. Presso la Parrocchia dei Castelli romani dedicata a S. Giuseppe Lavoratore, infatti, si è tenuto un incontro dedicato al tema: «Maschio e femmina li creò» (Gn 1,27): il problema dell’ideologia di genere. Dopo una introduzione del dott. Giuseppe Brienza, del Centro promotore, ha trattato l’argomento il prof. Guido Vignelli, collaboratore del Timone e vice-presidente del “Centro Culturale Lepanto”. Entrambi i relatori hanno descritto e denunciato i tentativi, sempre più spesso diffusi negli ambienti politici e culturali italiani, di propugnare una società “multisessuale”, che cioè preveda la difesa, la promozione e la legalizzazione di ogni tendenza sessuale, soprattutto contro-natura. Si tratta di un tentativo che ha peraltro origine a livello internazionale, dove lobby influenti, come alcune ONG, che si avvalgono del sostegno d’istituzioni quali l’ONU, l’UNESCO, l’OMS, l’UNFPA e l’Unione Europea, lavorano da almeno due decenni alla sostituzione della famiglia con un modello di convivenza “pluralistico e allargato”, tanto vago ed elastico da includere i più svariati “orientamenti sessuali”. Durante l'incontro è stato presentato anche il “Quaderno”, edito dal Timone, intitolato “Identità di genere”, dello psicologo e psicoterapeuta cattolico Roberto Marchesini, giunto nell’ottobre 2008 alla sua seconda edizione (Milano 2008, pp. 64, euro 6).

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI