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Giovedì, 18 Agosto 2022

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La forza della fede nella poesia

Il mese scorso ho avuto il piacere di incontrare il poeta, scrittore ed operatore culturale Gianni Ianuale, con il quale mi sono soffermata su alcune riflessioni riguardanti la sua ultima fatica editoriale “Lampi degli dèi” (Brignoli Edizioni), un interessante libro di pensieri, massime, aforismi e citazioni che rimandano a pensieri filosofici spesso afferenti la sfera spirituale.

Nato a Castello di Cisterna (Napoli), orfano di padre in tenera età, egli si avvicina molto presto alla poesia con autentica passione.

Ha frequentato corsi, anche a livello accademico, delle più svariate discipline, spaziando fra Sociologia, Filosofia, Logica, Psichiatria, Astrologia ed ha all’attivo decine di pubblicazioni di libri. Per quanto attiene agli studi sulla ricerca del linguaggio, Ianuale è stato allievo del gesuita Angelo Arpa; fa parte di diverse prestigiose Accademie e frequenta da sempre centri di ricerca ed associazioni culturali. Inoltre, partecipa a commissioni e giurie di importanti premi nazionali ed internazionali e porta avanti un laboratorio poetico in qualità di esperto della creatività.

Ha fondato l’Accademia Internazionale Vesuviana, della quale e presidente, negli anni ha recensito considerevoli numeri di libri e cura la formazione culturale dei poeti attraverso laboratori strutturati sull’etica e stili personalizzati. Iscritto alla SIAE, è autore di testi per gruppi e cantanti di musica leggera.

In quarta di copertina dell’opera “Lampi degli dèi” lo scrittore e critico letterario, artistico e musicale Aldo G. Jatosti  ha scritto: L’opera di Gianni Ianuale “Lampi degli dèi”offre una panoramica di pensieri ed espressioni che fanno meditare, inquadra tasselli sociali come frutto monolitico e opinioni personali. L’autore sprigiona un potenziale esercizio visivo tra simboli, sostanza e scenari quotidiani, poiché l’uomo è tempo nel tempo.

Ho letto il suo ultimo libro dal titolo “Lampi degli dèi” (2017, Brignoli Edizioni) e ne sono rimasta particolarmente affascinata. Mi ha colpito la componente spirituale che emerge chiaramente  dalla sua espressione letteraria. Vorrebbe parlare ai nostri lettori del suo rapporto con la Fede?

Bisogna capire che Dio  si rivela in energia, quindi Dio è energia dell’uomo e, viceversa l’uomo è energia di Dio a tutti i livelli.

I suoi aforismi racchiudono concetti filosofici di rara intensità. Quando ha iniziato ad esprimersi attraverso massime, che nella loro brevità, abbracciano in modo significativo saggezza e grandi verità?

La ricerca del bel verso, come nel caso degli aforismi, è fonte essenziale per l’autentico poeta, poiché l’autenticità non sta solo nelle parole, ma soprattutto nei comportamenti. Vi sono uomini che di domenica in chiesa sono in prima fila, nella convinzione che la chiesa possa trovare la sua massima espressione solo entro quelle mura, mentre io sostengo che essa si incontra soprattutto nelle strade e nelle case, quindi, anche al di fuori del luogo sacro. Ricordo un pensiero apprezzato dai prelati: “L’uomo è un luogo, una chiesa mobile, abita quelle virtù che lo rendono tale”.

A proposito dei suoi aforismi, scrive - Le vibrazioni rafforzano il tessuto teologico dell’individuo - un pensiero sul quale mi sono soffermata. Mi chiedo: il tessuto teologico appartiene al Dna di un individuo, oppure va conquistato giorno per giorno?

Il tessuto teologico è insito nell’individuo, ma vi è chi lo scopre e chi lo ignora. La meraviglia è che Dio offre e dona tutto all’uomo, ma questi, talvolta, desidera sopravvivere in punto di morte. Le vibrazioni fermentano nel sangue, ragion per cui il sangue alimenta anche il cervello: una centrale elettrica con i poli positivi e negativi, sta a noi tramutarle in azioni positive per raggiungere qualsiasi scopo.

Lei è nato in Campania, una Terra affascinante, ricca di storia e con una felice posizione geografica, che ha contribuito a renderla famosa nel mondo. Nell’antichità i Greci  vi fondarono importanti colonie, come Ercolano e Pompei; più tardi arrivarono i Romani e in quel periodo storico la sua Regione conobbe un certo benessere. Il passaggio di tante civiltà ha lasciato ai posteri una notevole eredità culturale.  Cosa è rimasto oggi di tali valori?

Certamente tutte le civiltà hanno lasciato in eredità veramente tanto; ciò si evince consultando dispense e libri di autori di questa regione che hanno scritto veramente tanto. Anzi, devo dire che proprio il mio cognome “Ianuale”, è di origine greca (G. B. Crollalanza, pag. 464), basta consultare l’araldica nella biblioteca dello Stato, oppure Guelfi, colui che ha scritto su tutti i cognomi. Oggi la nostra società sta vivendo una crisi dei modelli valoriali di riferimento, ma dobbiamo essere fiduciosi.

Fra le tante foto pubblicate nel suo libro, ho visto quella con il cantautore Roberto Murolo. Quale ricordo conserva di questo grande artista, altamente rappresentativo della canzone napoletana a livello internazionale?

A dir la verità, nei miei percorsi culturali ho sempre incontrato e presentato tanti artisti di fama, sin da bambino quando sono rimasto orfano di papà Ferdinando, che da adulto, momento in cui, fra l’altro, ho scritto la prima poesia dal titolo “Solitudine”. Nel contempo, ho avuto anche alcuni gruppi vocali-strumentali, quali Te Yanua Song, Il Banco Popolare, Majakopa Group, La strana idea ed altri. Quindi, tra cultura e musica mi sono trovato a presentare tanti artisti, come appunto Roberto Murolo, Franco IV e Franco I, Edoardo Vianello, Renato Carosone, Franco Ricci, Aurelio Fierro, il coreografo Angelo Luppino di Zurigo, lo scrittore spagnolo Javier De La Rosa, alcuni parlamentari del passato, ma sono tanti i personaggi della cultura, dello spettacolo e del giornalismo. Infine, desidero ricordare che sono stato allievo del Gesuita Angelo Arpa, Guida spirituale di Federico Fellini. Del bravissimo cantautore Roberto Murolo ricordo la saggezza, la modestia ed un’innata creatività, che lo ha reso grande nel mondo.

Nei suoi pensieri l’elemento simbolico emerge fortemente e si coniuga con fotogrammi di vita, che offrono al lettore la possibilità di entrare nella sua sfera intima ed emozionale. Le immagini fissano un ricordo, un momento importante della vita. Quali sono i motivi che l’hanno spinta a condividere il suo album privato?

Quando si scrive un libro, specialmente di tante e tante pagine, a mio avviso diventa un mattone, che giunto a trenta e quaranta pagine, lo si abbandona; invece, se tra una tantum di pagine vi è un’immagine, una fotografia, un pensiero, in questo caso ogni frammento fa riflettere, quindi, il libro diventa più scorrevole e interessante. Non bastano solo parole e parole, come tantissimi libri attuali, ma soprattutto immagini e immagini e una grafica coerente.

 Una domanda molto personale, che spero mi consentirà:  cosa ha significato per lei aver perso il papà a soli sette anni?

Quando si perde un padre all’età di sette anni con tre fratelli, due sorelle di cui la più grande di 13 anni, si ha il vuoto dentro, quindi, se non si mettono in moto stille di fantasia o lumi di creatività, la vita diventa un abbandono a se stessi. Pertanto, nel mio caso la grande volontà, che caratterizza i nati sotto il segno dell’ariete, ed io lo sono, ha preso piede su tutti i fronti e, a dir la verità, ha generato presupposti che mi hanno consentito di superare tutti i limiti. Poi, ricordiamoci sempre che dobbiamo imparare tanto fino alla morte.

La cultura è da sempre al centro dei suoi interessi. Da anni svolge con sentimento un’intensa attività di volontariato, finalizzata alla promozione letteraria. In una fase storica carica di incertezze, come quella attuale, ritiene che l’impegno sociale rivesta oggigiorno un ruolo ancor più significativo?

Certamente si; siamo nati per contribuire alla crescita del mondo, come supporter del nostri fratelli, quindi, in qualità di uomo sensibile e poeta, il mio tempo libero l’ho sempre trovato, dedicandomi al prossimo in piena trasparenza. Basti pensare che fin dall’età di trent’anni mi sono adoperato a gestire nuclei famigliari problematici, a fare sostegno sociale, a recuperare tossicodipendente, a fare laboratori di tutti i tipi, compreso quello via telefono e per incontri programmati, tutto in cambio di nulla, perché sono convito a qualsiasi livello che se non si fa gavetta, i problemi altri non si capiranno mai. Non bastano parole, promesse, dialoghi convincenti, discorsi perditempo e altro, ci vuole una ferrea volontà, poiché chi ti sta davanti capisce se sei un cialtrone, oppure un uomo da stimare.  Ho conosciuto migliaia di persone nella mia vita in tutti i paesi del mondo, ancora oggi mi scrivono e mi vogliono bene, quindi da questo punto di vista l’educazione e il rispetto di ogni opinione, è il vero biglietto da visita delle persone.

Mi ha raccontato di aver visitato tante parti del mondo. Secondo lei, qual è la città più interessante?

Fra le grandi città e metropoli che ho visitato, quali Amburgo, New York, Monaco di Baviera, Vienna, Palermo, Zurigo, Basilea, Ginevra, Leningrado, Odessa, Washington, Venezia, Mosca, Liegi, Amsterdam, Parigi, Canterbury, Eindowen, Budapest, Roma, Colonia, Strasburgo, Milano, la più interessante dai miei punti di vista è Vienna, dove tra l’altro ho scritto una delle mie trentasei opere: “Nella magia di Schönbrunn”, proprio su quella collinetta di fronte alla reggia.

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