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Domenica, 29 Novembre 2020

Vittorio Sereni, omaggio a un grande Poeta

Nato a Luino, sul Lago Maggiore, nel 1913, Vittorio Sereni vive la sua adolescenza a Brescia poi, per esigenze lavorative del padre Enrico, funzionario di dogana, si trasferisce a Milano dove compie gli studi alla Facoltà di Lettere e Filosofia. Durante il periodo universitario stringe legami con intellettuali allievi del filosofo Antonio Banfi tra cui Antonia Pozzi, Luciano Anceschi, Remo Catoni, Enzo Paci, Renato Gottuso. Si laurea nel 1936 con una tesi in Estetica sulla poetica di Gozzano .

Nel 1937 comincia a dedicarsi all’insegnamento nelle scuole superiori e dopo due anni riceve una cattedra definitiva a Modena, dove si trasferisce con la moglie Maria Luisa Bonfanti.

Nel 1938 diviene redattore della rivista «Corrente di Vita Giovanile» fondata da Ernesto Treccani.

Viene chiamato alle armi nel 1940, dapprima sul fronte francese, successivamente destinato in Grecia per raggiungere l’Africa ed infine preso in forza alla Divisione Pistoia per proteggere il fronte siciliano a Trapani.

Il 24 luglio 1943 è fatto prigioniero con il suo reparto dagli Alleati sbarcati in forze in Sicilia. Fino al 1945 trascorre il suo tempo in prigionia tra Algeria e Marocco francese.

Con il ritorno in patria si trasferisce con la famiglia (è nata anche la figlia Maria Teresa) nella casa paterna di Milano e riceve l’incarico presso l’Ufficio scuole private al Provveditorato agli Studi di Milano per poi essere incaricato alla cattedra di italiano nel liceo classico “Carducci” di Milano. Nel 1947 arriva Silvia, la secondogenita.

Collabora nel frattempo in qualità di redattore presso il «Giornale di Mezzogiorno», diretto da Riccardo Lombardi, con chiara tendenza repubblicana, ed entra nella redazione della rivista «Rassegna d’Italia» diretta da Sergio Solmi, stringendo amicizia con Umberto Saba.

Nel 1952 lascia l’insegnamento per entrare nella grande industria Pirelli alla direzione dell’ufficio stampa e propaganda, pubblicando un’importante rivista Pirelli in cui le sezioni arte e letteratura sono affidate alle sue cure. Nasce nel 1956 la terza figlia Giovanna.

Nel 1958 la Mondadori accoglie nel suo organico Sereni come direttore editoriale, lavoro che lo impegnerà fino al giorno della sua morte avvenuta nel 1983.

L’esordio poetico di Vittorio Sereni avviene nel 1941 con la raccolta Frontiera (edizioni Corrente), volume ampliato poi nel 1942 presso l’editore Vallecchi con il titolo Poesie. Le esperienze ermetiche del periodo si affacciano nel linguaggio di questo testo lasciando scorgere l’esigenza di una maggiore adesione alla realtà quotidiana, ponendo in contrapposizione alla poetica della parola ermetica una visione più realista del verso, un’evocazione dei ricordi che lascino tracce nel presente.

Questa necessità si affermerà nella raccolta poetica Diario d’Algeria (1947, Vallecchi) dove il narratore, dai toni fugaci, rende in versi la cronaca della prigionia nordafricana ponendola come allegoria esistenziale e storica.

Nel 1965, insieme alla seconda edizione di Diario d’Algeria pubblicata da Mondadori, viene pubblicata da Einaudi la nuova raccolta lirica Strumenti umani. Le grandi trasformazioni culturali e sociali dell’Europa del dopoguerra fanno da sfondo alle vicende private e la conoscenza della realtà si scontra con una perdita di sicurezza e di stabilità dell’individuo: con questi presupposti si presentano i versi del nuovo Sereni, con un’articolazione di registri espressivi che variano dal lirico al parlato, con talvolta accesi slanci emotivi.

Seguiranno anni di “silenzio creativo” e di lavoro intenso alla casa editrice prima di avere la nuova ed ultima raccolta Stella variabile (1981, Garzanti), riflessione amara sulle occasioni perdute della vita, con un linguaggio essenziale e capace di pura concentrazione lirica. In questo stesso anno pubblica con Einaudi il quaderno di traduzioni Il musicante di Saint-Merry e altri versi tradotti, con il quale si aggiudica il premio Bagutta.

Sereni ha lasciato anche alcune opere critiche e narrative:

Gli immediati dintorni (1962, Il saggiatore), pagine di diario, appunti di lavoro, frammenti narrativi;
L’opzione e allegati (1964, Scheiwiller), racconti;
Letture preliminari (1973, Liviana), scelta delle sue letture critiche dal 1940 in poi.

Appare centrale, nella sua produzione, l'esperienza della prigionia in Algeria e Marocco tra 1943 e 1945. Da essa nasce il Diario d'Algeria, misto di versi e prose in cui la tragedia personale dell'uomo condannato alla segregazione da una guerra insensata diventa simbolo della crisi di un'intera generazione e di un'epoca; lo stesso rimando continuo dall'esperienza individuale alle grandi vicende della storia si ritrova ne Gli strumenti umani, dove il sentimento di estraneità dal mondo (Non lo amo il mio tempo, non lo amo) ben riflette la delusione per la sconfitta degli ideali democratici e socialisti in Italia e nel mondo e l'impossibilità di inserirsi veramente nel corso storico, quasi perdurasse una incaccelabile condizione di prigioniero. 

All'origine dello smarrimento di certezze, psicologiche e ideologiche, sta una radicale insicurezza di sè e del proprio ruolo; si riafferma dunque il primato di quel che vive al di fuori dell'uomo e gli sopravvive, e si precisa anche una tematica già presente nelle prime raccolte, il culto dei morti tramite cui si rivela sia la fragilità che la verità ultima delle cose. A questa disperazione di fondo fanno da controcanto continuo gli scatti della gioia, una gioia che nulla ha a che fare con la felicità ma che riesce tuttavia a illuminare alcuni versi con percezioni fulminee dei sentimenti dell'amore e dell'amicizia. Come ha scritto Guido Piovene "Sereni è uno dei pochi poeti che sanno dare parole adeguate alla gioia".

Uno dei saggi più acuti e brillanti dedicata a Sereni porta la firma di Franco Fortini, che così conclude: "Per quel tanto di sfocato che hanno le liriche, per quella loro instabilità di profilo dove l'improvviso emergere di un particolare perfettamente fisso e come irrigidito è una formula morale, questa poesia unisce il consiglio della cautela e del riserbo, figurato dall'esitazione, con l'imperativo della decisione e della scelta. Si può non sentirsi a proprio agio nelle poesie di Sereni che, d'altronde, non vogliono che ci si senta a proprio agio e anzi introducono di continuo, quasi a ogni parola, un'incertezza angosciosa".

Vittorio Sereni è stato un poeta nato a Luino e vissuto a Milano, Brescia, ha viaggiato, per poi ritornare nella sua città natale. È stato molto amato nella sua città e non solo.

Era attratto dal lago e dalle acque (del lago Maggiore), ispirando la sua scrittura ai luoghi di confine, quelli che idealmente separano città, regioni, stati, che danno quel senso di vago e indefinito.  
Folgorato dalla lettura di Ungaretti, ha conosciuto ed avuto molti amici - per citarne alcuni - come Aligi Sassu, Quasimodo, Ernesto Treccani. 

La chiusura del nostro evento dedicato alla Poesia e al vivere quotidiano (denso di Poesia) vuole essere un omaggio a questo grande poeta che ha visto i suoi natali proprio nel luogo dove esiste anche l'Archivio di tutta la sua Opera.

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