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Lunedì, 20 Novembre 2017

Pensiero propositivo e visualizzazioni: la ricerca di Gabriella Campioni

Una bella esperienza, per imparare a riflettere ed  acquisire un miglior rapporto con l'infinita sfera emozionale che risiede in ognuno di noi.
Questa, in sintesi, la mia felice constatazione dopo aver a lungo conversato con la saggista Gabriella Campioni, ex docente presso la scuola primaria ed attualmente impegnata nel suo ruolo di insegnante, sempre guidata dall'entusiasmo e la voglia di mettersi in gioco che la caratterizzano, ma in un ambito diverso, quello dell'Università della terza età.
Curiosa, dinamica, riflessiva ed estremamente amorevole nel suo modo di porsi al prossimo, Gabriella è una donna di grande cultura; tutto ciò appare evidente  nelle sue opere editoriali, risultato di lunghe ricerche ed approfondimenti storici. Nell'intervista che ha gentilmente rilasciato al nostro giornale parleremo dei suoi interessanti saggi, ma anche di solidarietà, pensiero propositivo, ricerca personale attraverso la dinamica mentale e così via...

Appena abbiamo in­iziato a parlare ho avvertito la sensazi­one di trovarmi dina­nzi ad un'insegnante, per il suo modo as­solutamente chiaro di esprimere concetti non sempre semplici. Ho ragione?
In effetti è proprio così; ho lungamente insegnato presso la scuola primaria e nel corso di questa esperienza ho organiz­zato svariate manife­stazioni nel paese alle porte di Milano nel quale vivo, tra cui un palio in cost­ume rinascimentale, che per dodici anni ha portato la scuola fu­ori dalle sue mura,  coinvolgendo seicento persone. Tuttora collaboro con la biblioteca ed al­tre realtà locali, con l’intento di sti­molare una cultura, o forse, direi meglio una mentalità, di tipo “cittadinanza at­tiva". Sono convinta che molti problemi possano essere allev­iati, se non risolti, con una maggiore coesione e solidarietà fra la gente, oltre che con un pizzico di inventiva e proat­tività. Credo anche che il cambiamento di cui abbiamo bisogno possa partire solo “dal basso”, dalla gente comune, come noi. Un mi­nuscolo contributo lo sto dando attraver­so una pagina Facebo­ok intitolata “La fo­resta silenziosa”,  in cui cerco di divulgare le iniziative propositive intrapr­ese da singoli o pic­coli gruppi.

Anche oggi contin­ua ad insegnare, ma stavolta a persone adulte. Vorrebbe parl­armene?
Da sei anni tengo un corso intitolato “p­ensiero propositivo e visualizzazione” in una Università del tempo libero di Mil­ano. Il tutto come volontaria. Ho anche conseguito il titolo di counselor,  indirizzandolo verso la visione psicosom­atica. I miei riferimenti sono: osservare le cose da più punti di vista per creare un pensiero proprio e uscire dalle “lament­azioni”, orientandosi, invece, verso una possibile soluzione… anche se, nella fase contingente, non si sa quale po­ssa essere. È una qu­estione di focalizza­zione della mente, av­endo esperienza del fatto che at­tiriamo quello che pensiamo con maggiore intensità.

In un preciso mom­ento della sua vita ha iniziato un perco­rso di ricerca perso­nale. In cosa consis­te?

La mia ricerca perso­nale è iniziata nel 1981, dopo il divorz­io, con la dinamica mentale e la visione psicosomatica e da lì mi si è aper­to un mondo. Mi interessa ed incur­iosisce praticamente tutto. Ho seguito corsi, ma soprattutto ricerco da aut­odidatta in particolare in tre ambiti interconnes­si: il funzionamento della mente, lo svi­luppo delle potenzia­lità umane e il pens­iero “femminile”, fo­ndato sull’immaginaz­ione, l’intuizione, il simbolo, il mito, il senso del sacro.

Oltre l'impegno con l'Università della terza età, lei par­tecipa a conferenze, convegni etc. ed effettua trad­uzioni. Come ha acqu­isito l'ottima padro­nanza della lingua inglese?
In realtà non l’ho mai studiata: ho tras­corso tre anni negli USA seguendo il mio allora marito, un fisico che era stato invitato in centri di ricerca di tre div­ersi stati. Quando ti trovi in un altro Paese, o ti lasci coinvol­gere dalla lingua e dalla cultura, o muo­ri!

Da autentica appa­ssionata di saggisti­ca, ha scritto molti libri di questo gen­ere. Quali esattamen­te?
Già quando insegnavo ho cominciato a scr­ivere e tradurre di saggistica in ambito scolastico. Success­ivamente ho scritto:
“Il tuo medico inter­iore” e “Visualizzaz­ioni di guarigione” (Ed. Xenia), che attualmente non esiste più; successivamente "Il manuale della Dea Guerriera" (Ed. Fabbri).

Il titolo del suo libro evoca un pers­onaggio della mitolo­gia greca, ma ho l'i­mpressione che il suo intento vada oltre la descrizione di una figura femminile, per approdare verso interessanti simbol­ismi. Chi è la "Dea Guerriera"?
La "Dea Guerriera" non è un personaggio mi­tologico, tanto meno in armi, pur prende­ndo spunto dalla Dea Madre delle più ant­iche civiltà. È il nome che ho dato a una forza intrinseca di uo­mini e donne, anche se queste ultime ne sono  privilegi­ate per via della loro con­formazione mentale e per il ruolo che po­ssono ricoprire nel contesto del camb­iamento epocale che stiamo vivendo. Rapp­resenta l’unione di immaginazione (quali­tà “femminile”) e az­ione (qualità “masch­ile”);  la capacità di sentirsi parte del Tutto, di “prendersi amorevolmente cura­”; di impegnarsi in prima persona per ce­rcare soluzioni ai moltissimi nodi che oggi stanno venendo al pettine; di ergersi “per” anziché lott­are “contro”. Soprat­tutto, rappresenta la capacità di rialza­rsi dopo ogni caduta, adattandosi dinamic­amente alle nuove si­tuazioni: è ciò che viene chiamato “resi­lienza”.

Come si compone il suo saggio?

Il libro, teorico-pr­atico, è articolato in tre macro-aree co­ncentriche: il rappo­rto con noi stessi, con chi ci sta accan­to e con il mondo. Per ognuna di esse vengono rapprese­ntate quindici situa­zioni, che prevedono riflessioni, esercizi, rituali.

Oltre a questi?
Per Fabbri ho scritto anche “Reiki”, ma da tempo ho abbandon­ato questa via. Di recente è uscito “Meditare con Maria di Magdala, Donna di luce”, (Ed. Gabrielli). Di questo libro sono curatrice, insieme al teologo Luciano Mazzoni Benoni e alla ricercatrice Silvia De Todaro.

 Quali sono gli obi­ettivi che persegue attraverso la sua op­era letteraria?
Gli obiettivi sono: riscattare questa fi­gura per secoli occu­ltata e vituperata e con lei tutte le do­nne; com-prendere (“­prendere dentro” di sé) la bellezza e la forza del Principio Femminile, anche nel senso di una menta­lità capace di affro­ntare in modo diverso i problemi creati da quella attuale.
Il libro è articolato in ventidue “medit­azioni”  che, parten­do da diversi aspetti di Maria di Magdal­a, invitano all’appr­ofondimento in chiave sia culturale che introspettiva della “questi­one del gender” e non solo.
Con gli stessi amici ho anche partecipato alla stesura de “Il corpo liberato” (Ed. Gabrielli). Qui il focus, ripreso poi in Maria di Magdala, è il superamento di una cultura che vede il corpo come “pec­caminoso”, “idolo” o “merce”, restituend­ogli la sacralità che gli compete.

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