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L'Urlo rosa della scrittrice Rosanna Rivas

Di recente ho conosciuto personalmente Rosanna Rivas, giornalista e scrittrice a tutto tondo, appassionata di arti letterarie, ma con alle spalle una formazione scientifica. Il suo corso di laurea l’ha naturalmente  indirizzata verso varie specializzazioni, tutte riconducibili alle “Scienze naturali” e sempre su tali tematiche ha scritto articoli e testi di programmi televisivi di approfondimento, che ha condotto con successo, in materia fitoterapica, aromaterapica, cromoterapica, argomentando ampiamente su fitocosmesi, macrobiotica, alimentazione biologica, bioarchitettura ed ecologia domestica. Ricercatrice scientifica e cosmetologa, fra i principali programmi da lei ideati e condotti in tv, si ricordano: “L’uomo, l’ambiente e la natura”, “L’altra medicina e poi” e “Natura e salute”, ai quali hanno partecipato vari personaggi del mondo politico.

Inoltre, Rosanna Rivas, attenta alle problematiche legate all’ecosistema, ha più volte organizzato incontri e forum sull’inquinamento atmosferico ed acustico, puntando l’attenzione circa i danni prodotti sull’uomo e anticipando il difficile e gravissimo tema della “terra dei fuochi”. Per restare nell’ambito giornalistico, ha collaborato con diverse testate locali ed intervistato noti politici e personaggi del mondo dello spettacolo; tuttavia, i suoi interessi non si fermano alla cultura. Dopo aver studiato presso l’Accademia del Teatro Augusteo è diventata donna di teatro, oltre che conduttrice radiofonica per una rete australiana di un programma dedicato ai nostri emigrati, del cui successo ha parlato anche “Il Mattino” di Napoli.

Nel corso del suo variegato percorso artistico e professionale ha presentato numerosi concerti di musica classica e durante il Giubileo del 2000 ha curato vari dossier sui Siti Giubilari in Campania, dando visibilità a monumenti di straordinaria bellezza ingiustamente sottovalutati. Sempre nell’ambito dei suoi programmi televisivi, fra cui “Dossier Napoli - Dossier Campania” e “Magazine Sport”, si è occupata di archeologia e di tematiche legate alle periferie, luoghi particolarmente segnati dalle piaghe della tossicodipendenza e della criminalità.

Da tempo di dedica alla saggistica e alla poesia ed ha pubblicato diversi libri, fra cui il romanzo-denuncia “La luce nel deserto”, l’intensa storia di una ragazza palestinese e di un ragazzo israeliano. Quest’opera editoriale ha vinto numerosi premi nazionali ed internazionali. Di recente pubblicazione il libro di poesie e prosa “URLO ROSA” (a cura del MANUALE DI MARI), completamente dedicato all’universo femminile, troppo spesso sottoposto a violenze fisiche e psicologiche dinanzi alle quali non si può tacere.

Il suo libro di poesie e prosa “URLO ROSA” (a cura di MANUALE DI MARI) sito IL MIO LIBRO, piattaforma “Espresso La Repubblica”, è dedicato all’universo femminile, a tutte le donne troppo spesso sono vittime di violenze fisiche e psicologiche; versi intrisi di sofferenza, in un corale grido che non conosce confini geografici.  Qual è il motivo per cui ha iniziato a dedicarsi alla poesia d’impegno civile?

Nel corso degli anni ho visto e notato che alcune realtà non vengono più trattate ai grandi tavoli; questo uno dei motivi che mi hanno portato verso la poesia sociale.

Molto toccante la poesia “Bambina infibulata”, dedicata allo scabroso tema dell’escissione dei genitali femminili. Da alcuni decenni le organizzazioni umanitarie e il mondo della cultura si stanno mobilitando per contrastare tale mutilazione, che fra l’altro può produrre effetti devastanti anche sotto il profilo della salute della donna, oltre all’incontrovertibile trauma psico-fisico. Qualche anno fa anch’io, come lei, ho affrontato in chiave lirica questa drammatica realtà, tuttora presente in numerosi Paesi del mondo. Pertanto, leggendo il testo ho rivissuto in totale empatia la difficoltà che provai nell’esprimere in versi concetti crudi, che comportano delicatissime implicazioni emotive. Come ha vissuto questa esperienza?

Sono esperienze che subiscono le bambine, non solo in Africa, ma anche in Europa, in aree di grandi città, dove si è reso difficile far rispettare le regole del Paese ospitante. Molte bambine perdono la vita dopo questa terribile pratica. Scrivere poesie su tali argomenti significa immedesimarsi nelle situazioni; pertanto non è possibile evitare di provare sofferenza.

Per non parlare della lapidazione, altra realtà culturale verso la quale sarebbe auspicabile che la società del Terzo Millennio  riuscisse finalmente ad attivarsi attraverso azioni concrete volte ad arginarla.  In ogni contesto storico o geografico le norme, gli usi e le tradizioni popolare afferenti la morale e il vivere civile sono generalmente mutuate con le religioni. Ma in questi casi dove finisce l’umanità?

La lapidazione è una pratica terribile. Una donna può essere lapidata solo per aver sussurrato un’ancestrale melodia alle orecchie dei suoi bimbi. Tutto questo avviene nelle piazze dei Paesi integralisti, sotto gli occhi delle autorità.

In un’epoca di globalizzazione, l’incontro fra le varie culture e religioni non dovrebbe stimolare e favorire un confronto dialettico fra i popoli, invece di incrementare lo scontro fra le diverse posizioni culturali?

Penso che siamo ai limiti di un tempo massimo, poiché le guerre, inutili e devastanti, hanno compromesso ogni forma di dialogo.

Nel suo animo di scrittrice, ma anche di giornalista, quale posto occupa la speranza, in un momento storico contrassegnato da guerre, intolleranza, devastazioni ambientali e, non ultima per importanza, una crisi planetaria difficile da superare?

La speranza non è più dell’essere umano; saranno la storia e la natura a cambiare il corso degli eventi, come è sempre accaduto. Nel pianeta Terra sono in corso da tempo pericolosi cambiamenti climatici. Il fattore umano è provato, influenza solo il 4%.

Nella parte finale del suo libro ci presenta alcuni brevi, ma incisivi racconti. Vorrebbe parlarmene?

Sono storie vere, che non devono andare nel dimenticatoio, ma andrebbero ricordate alle nuove generazioni. “Ritorno a Cefalonia”, storia vera di una persona conosciuta, racconta una pagina drammatica della Seconda Guerra Mondiale, di uomini che avevano il senso della Patria, un concetto volutamente in disuso. Vorrei sottolineare che in questo testo un’ultima voce ho voluto darla alle eroine del Regno di Napoli e delle Due Sicilie, donne violentate od uccise  all’indomani dell’Unità d’Unità per difendere la loro Terra dagli invasori, che oggi finalmente gridano il loro “URLO ROSA”.

Nel corso della sua intensa attività letteraria ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti. Oltre l’ incoraggiamento ad andare avanti per affermare i propri ideali attraverso la sua vena creativa, cosa rappresentano per lei?

I riconoscimenti sono un urlo che arriva virtualmente come un abbraccio rivolto a tutte le bambine e donne che subiscono violazioni fisiche e psicologiche, in un mondo troppo distratto dall’egoismo e dal profitto.

 

 

 

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