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Domenica, 29 Novembre 2020

Contro la Chiesa

contro la chiesa hesemann

Un altro libro che si presta ad essere letto in estate è “Contro la Chiesa”. Miti, leggende nere e bugie” dello storico e giornalista tedesco Michael Hesemann, Edizioni San Paolo (Milano, 2009). Per Hesemann, l’anticlericalismo «si è servito della tradizionale arma segreta dei perdenti: la diffamazione. Il tutto attraverso falsificazioni mirate, alterazioni grottesche e storie dell’orrore gonfiate ad hoc. Sembra che un pugno di autori si superino a vicenda nel rappresentare i Vangeli come storie di menzogna, i papi come criminali assettati di potere, la Chiesa come strumento di oppressione e Roma come baluardo dell’intolleranza» (pag. 5). Così la nascita delle famose leggende nere, che ripescano favole macabre inventate dai persecutori dei primi cristiani, dai riformatori, dai filosofi illuministi, dalla massoneria o dagli ideologi delle moderne dittature. Teorie cospiratorie risalenti a secoli fa diventano presto ingredienti per bestseller moderni e non è difficile trovare in alcune librerie un’area dedicata a questo tipo di romanzi (magari a fianco di quella Il Codice da Vinci riservata all’ufologia).

Nel “pugno di autori”, il giornalista tedesco annovera Corrado Augias, Pierluigi Odifreddi, Dan Brown, quelli che con toni colti scrivono spesso tomi “scandalistici”, e che mirano a distruggere la verità storica del cristianesimo. Raccontare“le leggende nere della Chiesa cattolica, le storie dei suoi ‘oscurantisti’, conviene, è quasi una garanzia di alte tirature, di successo”. In pratica, c’è una vera industria culturale contro la Chiesa, spesso si tratta di una vera e propria storia alternativa del cristianesimo. Cinema ed editoria, “entrambi partono dalla comune premessa, considerata di validità universale, che la Chiesa è capace di tutto quando si tratta di conservare il proprio potere. Di conseguenza, in caso di dubbio, la Chiesa è sempre colpevole, anche quando i fatti dicono esattamente il contrario. Il titolo più noto di questo genere, quello che ha raggiunto la più alta tiratura, è il bestseller planetario di Dan Brown, Il Codice da Vinci (2003), che nel 2006 è diventato un film con protagonista Tom Hanks, attore più volte premiato con l’Oscar”.

Nel testo il giornalista di Dusseldorf affronta in ogni capitolo, una spinosa ed annosa verità storica, precedentemente messa in discussione da movimenti, sette, documenti pseudo-scientifici, ritrovamenti archeologici o semplici leggende metropolitane secolari, esamina con teutonica precisione i soliti argomenti che più di altri si prestano a buttare fango sulla Chiesa, come la disputa sul ritrovamento a Gerusalemme, nel 1980, per mano del dottor Joseph Gath, di un sepolcro per molti appartenente alla Sacra Famiglia, per il solo fatto di aver ritrovato al suo interno incisioni coi nomi dei defunti, tra cui Yeshua, figlio di Yehosef, cioè Gesù figlio di Giuseppe. In una Gerusalemme che al tempo di Gesù contava ottantamila abitanti era facile trovare una combinazione simile. Inoltre fa riferimento al ritrovamento di manoscritti, tra questi uno sembra scritto da Giuda Iscariota, una delle figure più controverse della storia mondiale.

In particolare il libro di Hesemannaffronta le bugie sui Vangeli:“La peggior bugia sulla Chiesa primitivae la sua tradizione è affermare che i Vangeli sono stati manipolati. Niente può essere più lontano dalla verità. Ogni volta che un nuovo frammento di una copia originaria del II o , del III terzo dei quattro Vangeli canonici è stata rinvenuta, gli esperti sono rimasti stupiti dal fatto che vi hanno trovato meno variazioni rispetto al testo già conosciuto. I Vangeli sono i testi dell'antichità meglio conservati: nessun autore antico ha una tradizione migliore. La maggior parte dei lavori dei classici greci e romani, scrittori, storici o filosofi, sono conservati in traduzioni arabe dei primi secoli del Medioevo o in copie conservate nei monasteri medievali, scritti forse un migliaio di anni dopo. Nel caso dei Vangeli, meno di un secolo separar i loro autori dai manoscritti più antichi».

Il testo sviscera le varie leggende nere a cominciare dalla figura di Maria Maddalena, la donna più controversa, più diffamata, più frequentemente fraintesa e forse anche la più appassionante del Nuovo Testamento, la papessa Giovanna, le Crociate, i Catari, il Santo Gral, i Templari, l’Inquisizione, la caccia alle streghe, Giordano Bruno, il caso Galileo, Pio IX e la fine dello Stato Pontificio, Pio XII e i presunti silenzi sugli ebrei.

Attenzione “Contro la Chiesa”, si badi bene, non vuole essere né un'apologia né una resa dei conti. Hesemann storico serio, cerca di comprendere la storia partendo dalla storia stessa, invece di giudicarla e condannarla da una prospettiva contemporanea. E così affronta anche le ingiustizie indicibili e crimini terribili commessi in nome della Chiesa. Per esempio la “leyenda negra”, gli spagnoli non furono né migliori né peggiori dei loro vicini, così anche gli uomini di Chiesa furono in primo luogo figli della loro epoca, e come tali segnati dalla mentalità del loro tempo. Spesso volevano il bene e fecero del male. Ma la vera domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: la nostra epoca è già così perfetta da non dover temere il giudizio delle generazioni future? Noi osiamo dubitarne. Anche perchè, se è facile giudicare, è invece difficilissimo capire”.

“Nella storia bimillenaria del cristianesimo non c’è tema tanto attuale e dirompente quanto le crociate, e pochi argomenti sono carichi di pregiudizi come questo”. E’ la premessa del X capitolo di “Contro la Chiesa”, tuttavia per Hesemann, le crociate appaiono come l’anticipazione dello “scontro di civiltà”, sostenuto dal politologo statunitense Samuel P. Huntington nel 1993 e che, dagli avvenimenti dell’11 settembre 2001, sembra diventato un’amara verità. Hesemann è convinto che per gli islamisti il conflitto tra mondo islamico e Occidente risiede principalmente nelle crociate. Del resto Al Qaida e tutte le organizzazioni terroristiche del fondamentalismo islamico combattono il jihad contro gli ebrei e i crociati. Addirittura nel 2004 gli islamisti fanno saltare un’autobomba al consolato americano di Gedda dichiarando che si trattava di “un attacco a una delle fortezze dei crociati sulla penisola arabica”, come se si fosse nel XII invece che nel XX secolo. Del resto in Occidente, non la pensano diversamente, almeno gli intellettuali, come Baigent e Leigh nel loro tendenzioso bestseller del 2000,“L’Inquisizione. Persecuzioni, ideologia e potere”, le definiscono il prototipo storico dell’imperialismo e del colonialismo occidentale. Ma anche il film del 2005, di sir Ridley Scott, Le Crociate, dipinse i crociati come fanatici intriganti e intolleranti e invece gli arabi come nobili e leali. Sostanzialmente, “L’eroe della pellicola, quasi assunto al ruolo di profeta, è il sultano Saladino(…). Nella pellicola però non hanno fatto vedere che in realtà il sultano dopo aver vinto la battaglia di Hattin, fece decapitare tutti i cavalieri sopravvissuti. Basterebbe questo per non accettare la Storia come qualcosa che sia tutto bianco o tutto nero.

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