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Martedì, 15 Ottobre 2019

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In un volume le figure di 16 martiri del comunismo

“Perché viva la memoria”. Era il titolo di un saggio di Alexandr Solzenicyn, pubblicato in italiano da La Casa di Matriona nel 1982, che riportava l’elenco delle chiese profanate e distrutte in URSS affinché non si dimenticasse la loro storia. A maggior ragione è utile ricordate le vittime del regime comunista sovietico perché non vadano dimenticati i nomi e il loro esempio. Questo enorme lavoro viene portato avanti da Memorial movimento che riunisce varie organizzazioni nei paesi ex comunisti e non solo e si adopera per la ricerca dei nomi dei condannati ingiustamente nei campi sovietici e per la loro riabilitazione. Molte sono le persone riabilitate le cui famiglie vengono indennizzate con una pensione, modesta, ma di alto valore simbolico.

Fiorenzo Emilio Reati, sacerdote francescano che vive e svolge il suo apostolato a Brescia, è stato 16 anni in missione in Russia e ha raccolto una documentazione sulla chiesa ortodossa (La chiesa ortodossa, l’altro sole, E.T.S., Pisa, 2009) e sui martiri cattolici (Martiri cattolici del XX secolo in URSS, 2011) facendo proprio l’invito di P. Georgij Friedmann: “Ci hanno spento il grido in gola con un colpo di pistola alla nuca. Ti prego: racconta di noi. Se tacerai, tu ci uccidi una seconda volta”. È membro attivo di Memorial-Italia e si dedica a mantenere vivo il ricordo delle persecuzioni in particolare dei religiosi e di quanti hanno sofferto per la loro fede. Purtroppo i dati e i documenti sono incompleti, ammesso che siano stati conservati negli archivi del SFB, l’erede del KGB, ma p. Reati ci propone, nel suo volume, le brevi biografie di 16 martiri di cui è in corso la causa di beatificazione e il ricordo di 238 vittime delle repressioni comuniste, per la gran parte sacerdoti, perseguitati proprio della loro fede. Di queste non è stato ancora istruito il processo di beatificazione per carenza di documentazione. Nel volume di p. Reati questi 238 cristiani sono stati disposti in ordine cronologico in base alla data della loro morte “quasi fosse una specie di ideale calendario liturgico dei santi”.

Il volume è suddiviso in due parti, la seconda dedicata alle biografie e la prima dedicata alla descrizione della storia dei cattolici nell’Unione Sovietica dopo la rivoluzione inquadrata in un più ampio capitolo dell’ «odio» nei confronti di “chi difende la libertà della persona e fonda la libertà sul valore trascendente della persona umana”. Odio che i poteri di questo mondo, dalla rivoluzione francese al comunismo al nazionalsocialismo, hanno sempre alimentato. Nella storia di questi uomini troviamo i martiri, ma anche i traditori, i collaborazionisti, sfruttati e anche loro condannati. Senza giudizi per nessuno, anzi, tenendo conto delle condizioni disumane della prigionia e dei metodi crudeli con cui venivano estorte le confessioni con ricatti e false promesse, prevale la comprensione. Cosa avremmo fatto noi, come ci saremmo comportati?

“Nella storia della Chiesa il martirio risplende grazie al coraggio di chi fu fedele, ma anche grazie alle debolezze di chi tradì: perché nel martirio – sottolinea Reati- si dà a vedere il Mistero di Cristo, che si fa visibile nei suoi testimoni, siano essi forti, siano essi deboli”.

Il sistema giudiziario sovietico prende corpo e si organizza abbastanza rapidamente, ma fin da subito: il 21 febbraio 1918 veniva introdotta la pena di morte e dal febbraio del 1919 si davano disposizioni, alla VCK, chiamata poi CK (Ceka) per le condanne alla reclusione nei campi. Nacque un doppio sistema giudiziario, parallelo, dove la Ceka emetteva condanne in maniera sommaria. Negli anni le sigle cambiarono fino ad arrivare al KGB, ma rimaneva la costante dell’assassinio di milioni di innocenti. Il lavoro di Reati si sofferma sulla parte cattolica, piccola, ma significativa e che da subito entrò nel mirino dei persecutori e Reati riporta alcune significative testimonianze specialmente del periodo della seconda guerra mondiale.

Prima della rivoluzione vivevano in URSS 2134 sacerdoti cattolici di essi la metà furono uccisi, gli altri, poiché stranieri, furono espulsi. Teniamo viva la loro memoria per non ucciderli una seconda volta.

I volumi possono essere richiesi direttamente a p. Reati: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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