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Giovedì, 21 Febbraio 2019

A rischio di passare per populista, presento, dopo aver letto, l'ultimo libro inchiesta di Mario Giordano,Vampiri. Nuova inchiesta sulle pensioni d'oro”, edizioni Mondadori (2017). Leggere i libri di Mario Giordano fa male, ci viene il mal di fegato, lo dice lui stesso, però bisogna leggerli, hanno il pregio di avere una sintesi ben documentata delle spese folli e dagli sprechi di questo “Stato canaglia”, onnivoro, ben descritto dall'economista Piero Ostellino in un suo fortunato pamplhet di qualche anno fa.

Giordano dedica il libro ad una certa Aurora B., parrucchiera di Pisa, che dovrà lavorare fino al 2064.“Se ho scritto questo libro, è colpa tua”, esordisce il giornalista. O meglio colpa della busta arancione che Aurora ha ricevuto dall'Imps, che gli ha fatto la sua “storia previdenziale”, un'operazione di trasparenza, un'esigenza di chiarezza, anche se può sembrare invece “un'offesa a mezzo posta”. Vediamo cosa ha scritto l'Imps: “Cara Aurora siamo lieti di farle sapere che dovrà lavorare ancora per 48 anni”. C'era scritto proprio così.“Chissà come sarà il 2064, se avremo trovato una soluzione per il traffico in tangenziale, chissà se Bruno Vespa condurrà ancora 'Porta a Porta', se finalmente sarà finita davvero la Salerno-Reggio Calabria[...]”. O magari nel 2064 arriveranno gli alieni. Aurora ha 27 anni e fa la parrucchiera in Toscana ormai da 10 anni. Giordano, ricorda, che ci sono parlamentari che già a 10 anni di “lavoro” (si fa per dire), ma che dico a 5 anni, perfino con 1 anno, percepiscono il vitalizio (pensione). Anzi, precisa Giordano,“ci sono parlamentari che non hanno 'lavorato' (lavorato: si fa per dire) neppure un'ora, eppure i loro parenti continuano a incassare, ogni mese, un bell'assegno”. Ad Aurora, hanno chiesto di stare 58 anni a massacrarsi, fra“le metto i bigodini” o “facciamo le meche”.

Dopo qualche mese che è arrivata la lettera ad Aurora, in un'altra casa è arrivata un'altra lettera, dal sapore diverso. Questa volta in Puglia, ad un consigliere regionale che ha avuto il via libera dall'Imps per andare in pensione a 55 anni con un assegno di 5020 euro lordi al mese in virtù dei suoi 8 anni di lavoro (lavoro: si fa per dire), “Ora mi chiedo: come può lo stesso Stato, a distanza di poco tempo, mandare due lettere così? Come può concedere a un consigliere regionale la pensione a 55 anni, mentre pretende che una parrucchiera lavori fin oltre i 75?”. A lui bastano 8 anni per maturare una pensione, mentre da Aurora ne pretende 58? Non solo, il consigliere per 8 anni di lavoro(?) matura una pensione lorda di 5020 euro, Aurora che lavora 58 anni  matura una pensione di 1288 euro lordi, meno di mille euro netti.

Giordano ha volutamente iniziare il libro con la lettera arancione di Aurora, perché è “la certificazione di un'ingiustizia oltre che un bollo di schiavitù, la promessa di eterna infelicità, l'annuncio di un futuro che per te e per la tua generazione assumerà le sembianze di un inferno previdenziale. Siete dei condannati dell'Imps”.

Quella di Aurora, è una lettera che Mario Giordano ha sempre presente in questo viaggio tra Baby Vampiri con vitalizio d'oro, cumulatori seriali di assegni e Paperoni assortiti. Ce l'ha sempre davanti agli occhi mentre mette in fila uno dietro l'altro i privilegi di politici, giornalisti, sindacalisti, banchieri, grandi commis di Stato, tutti quelli che in questi ultimi vent'anni hanno guidato il Paese allo sfascio.

Qui Giordano evoca una vera e propria discriminazione previdenziale nei confronti dei comuni mortali lavoratori che non possono beneficiare di tanti e costosi privilegi. Non si comprende come uno Stato possa relegare in un ghetto senza speranza gente come Aurora, mentre “continua a pagare all'eletto Mauro Sentinelli un assegno da 90.000 euro lordi al mese”.

Giordano nel 2011 aveva scritto “Sanguisughe”, per la prima volta aveva posto con forza il problema delle pensioni d'oro, qualcosa è stato fatto, ma ancora è troppo poco. Siamo soffocati ancora dei cosiddettidiritti acquisiti, la formula magica con cui si pretende di cristallizzare l'ingiustizia perché 'così dice la legge'.

Tuttavia Vampiri, è un libro scritto anche per tutti i pensionati che non arrivano a fine mese, per tutti quelli che sono costretti a lavorare per oltre 40 anni, mentre esiste in Sicilia una signora“che da quarant'anni, ogni mese, incassa un assegno senza bisogno di lavorare solo perché il papà (monarchico) era stato qualche decina di mesi in Parlamento fra il 1947 e il 1951...”. Dovete saperlo: alla gentile signora abbiamo regalato, in questi quarant'anni, oltre 2 milioni di euro. Ma vi pare possibile?C'è il nome nel libro, per carità di patria io non lo scrivo, è della provincia di Messina.

Qualcuno a rinfacciato a Giordano che il vitalizio non è un pensione. Ma sono stati a trattarlo come pensione, proprio loro, i politici, a cominciare dalla reversibilità estesa in ogni dove e in ogni come.

Giordano tira fuori una dopo l'altra, storie davvero bizzarre come il dipendente comunale al comune di Perugia che prende una pensione di 49.000 euro lorde al mese. 1.633 euro al giorno e pensa che sia un diritto acquisito. Attenzione si tratta di 637.000 euro all'anno.

Poi c'è un ex consigliere della Valle d'Aosta che prende 1 milione e 636.000 euro lordi, un vitalizio incassato tutto in una volta, si perché si può anche così. In Valle d'Aosta, le pensioni hanno un'alta gradazione, Giordano fa alcuni nomi eccellenti.

Poi ci sono i nomi dei “custodi del rigore”, i politici dell'Europa,“gli inflessibili censori di Bruxelles, quelli che ci hanno ordinato lacrime e sangue, quelli che ci hanno imposto l'austerity, la legge Fornero e l'innalzamento dell'età pensionabile, quelli per cui ogni spesa è di troppo [...]”. A noi rispondono non si può, mentre loro “se ne stanno lì nella bambagia, immersi nei loro lussi, nei palazzi degli sprechi, nelle spese allegre e nel superfluo che si concedono mentre tagliano il necessario altrui”.

Il 1° capitolo del libro, Giordano lo dedica ai “Giovani Vampiri”, quelli che dopo aver fatto pochi anni di lavoro (si fa per dire) in Regione o in Parlamento, prendono un ricco vitalizio ad un'età così giovane, senza bisogno di Ape, la nuova diavoleria del governo sinistrorso, senza indebitarsi con le banche, senza accendere mutui. E qui Giordano fa alcuni nomi, di questi signori, gente che passa da un partito all'altro e che magari si permette di criticare e di fare la morale contro gli sprechi e intanto intascano 5000 euro di vitalizio. Questo capita nella regione Puglia, in Calabria, in Sicilia, ma anche nelle regioni del Nord, consiglieri regionali che finiscono perfino in carcere e prendono il vitalizio di 3000 euro al mese per aver fatto 3 anni e mezzo di “lavoro”, conclusosi con l'arresto.“Allora  - scrive Giordano - a chi lavora (davvero) da 40 anni, magari alla catena di montaggio, senza poter andare in pensione e senza mai essere indagato che cosa è concesso? L'uso del lanciafiamme? La protesta al napalm? La rivolta imbottita di tritolo?”. Gente che magari per riscattare un certo periodo mancante alla maturazione del vitalizio, versa una certa somma, come quel tizio calabrese, e poi in meno di un anno, recupera la somma versata. C'è anche un consigliere regionale, in Calabria, invalido che prende il vitalizio, e guarda caso viene beccato in un video, che gioca a basket, in compagnia di un fido amico. Miracolo di San Gennaro in trasferta calabrese. Non solo poi il baby pensionato è arrestato con pesanti accuse sulle sue spalle e continua a prendere il vitalizio. Giordano, descrive, il plastico paradosso assurdo: “da una parte lo Stato lo accusa di aver lavorato per la 'ndrangheta, dall'altra lo paga perchè inabile al lavoro. E mica lo paga poco: 7490 euro al mese, a 50 anni. Se gli altri invalidi, quelli da 200 euro al mese, vogliono provare a raggiungerlo, si organizzino: giochino a basket, si candidino alle elezioni. O, in alternativa, si facciano almeno sospettare di collusione con qualche cosca”.

E poi la Sicilia, il vero e proprio Eldorado dei baby pensionati d'oro. Anche qui si fanno i nomi eccellenti. Naturalmente si va a indagare all'Assemblea Regionale, che manda in pensione contemporaneamente due segretari generali, uno di 61 anni e uno di 57 anni, entrambi con vitalizi da nababbi, e poi c'è anche un terzo segretario generale dell'Ars che dimettendosi, porta a casa la bellezza di 11.000euro netti all'età di 53 anni.

Nel maggio 2016 il Fondo pensioni della Sicilia rivela che, fra gli ex dipendenti regionali, “ci sono ben 2000 cinquantenni. Fra questi 800 hanno meno di 54 anni, 50 hanno meno di 44 anni, 6 sono i trentenni, 8 i ventenni e addirittura 12 hanno appena 19 anni”. Soltanto mostruoso. Assegni mensili calcolati con il vecchio metodo, quindi sono in media pari al 105-115 per cento dell'ultimo stipendio. Un lusso. Anche qui Giordano fa alcuni nomi di dirigenti privilegiati. Tra l'altro Giordano riferisce come in Sicilia è stata interpretata la legge 104, grazie alla reinterpretazione di questa legge che si poteva andare in pensione a qualsiasi età, per esempio, se tuo padre aveva avuto un infarto etc. Il più famoso dei pensionati della legge 104 alla siciliana è Pier Carmelo Russo, alla bella età di 47 anni, con un assegno mensile di 10.980 euro lordi, per assistere papà. Ma poi la storia non è finita, ritorna nella giunta regionale, per un incarico.

Poi c'è il più famoso baby papà Nichi Vendola, l'ex governatore della Puglia, storico leader della sinistra alternativa (a che cosa) fondatore di Sel, è andato in pensione alla tenera età di 57 anni. Del resto, “lui l'ha sempre detto che non bisogna chiedere troppi sacrifici ai lavoratori. E così per dare l'esempio, di sacrifici ne fa assai pochi”. Sono bastati 10 anni di contributi per aver diritto in eterno alla bella somma di 5.618 euro lordi al mese. I commenti li lascio a voi.

Attenzione ci tiene a precisare Giordano che è tutto legale. “L'intera truffa dei vitalizi è legale in Italia per il semplice fatto che le leggi le fanno coloro che dei vitalizi godono. E che sono bravissimi a rendere legali le peggiori nefandezze, purchè siano convenienti per loro”.

La lista dei baby pensionati è davvero lunga. Giordano racconta la storia dell'enfant prodige Giuseppe Gambale e poi tanti altri nomi, che un tempo erano conosciuti, ora si godono l'assegno mensile, da troppi anni. Tra questi c'è il Walter Veltroni, che ha percepito l'assegno per la prima volta nel 2004, all'età di 49 anni. Poi c'è “la reginetta di tutti baby pensionati, la star assoluta del vitalizio in fasce”, la mitica Claudia Lombardo, aveva 41 anni, quando ha percepito la prima pensione.

Giorni fa qualche tg nazionale rilevava che esiste in Italia, un certo numero di italiani che percepiscono la pensione da 30 o 35 anni, quindi li considerava dei privilegiati. Allora che dire di questi italiani super privilegiati, anche perchè prendono degli assegni super. Giordano fa l'esempio di un ex presidente della regione Puglia che da 37 anni, gli abbiamo versato, 3 milioni e 600.000 euro per 10 anni di lavoro (?). Ma ce ne sono tanti altri.

Al 2° capitolo, “i Vampiri al potere”, ci sono i grossi papaveri, i manager, tra i più pagati d'Italia, gente che somma più di un vitalizio, più una serie di incarichi, con nuovi stipendi e nuove prebende. Anzi è gente che va a caccia di incarichi ministeriali e magari diventino simbolo di rinnovamento. Già sento le rimostranze dei Vampiri, scrive Giordano: “Abbiamo seguito le regole, non abbiamo violato nessuna legge”. Soltanto che queste regole e leggi, appaiono insopportabili e insostenibili.

A proposito di questi personaggi super vampiri, Giordano si domanda: “E' possibile che in Italia ci sia una persona che prenda 43.000 euro di pensione al mese per aver passato carte in Senato. E' possibile che tutto ciò avvenga mentre si ripete che non ci sono soldi per aumentare le minime? O per permettere chi ha lavorato 41 anni di godersi il meritato riposo?”.

Tra questi personaggi troviamo il pensionato Di Pietro, Ciro Pomicino, De Mita, Enzo Bianco, Mastella, ex di tutto, insomma, pensionati d'oro che occupano poltrone delle società pubbliche. Ad un certo punto viene il dubbio, se per caso il vitalizio, diventa un requisito fondamentale per accedere al poltronificio pubblico.

Secondo Giordano, i cosiddetti poteri forti, sono tutti pensionati d'oro. In pratica, ci sono imprenditori miliardari che incassano il vitalizio parlamentare.

Al 3° capitolo c'è posto per i “troppo Vampiri”, quelli che esagerano nei privilegi, che incassano troppo, anche tre vitalizi in una sola volta. Praticamente questa gente vive a carico nostro, perché ci sono delle leggi, votate a suo tempo, da loro stessi, certamente non sono piovute dal cielo. Ci sono assegni che vengono pagati per 62 anni, come quello dell'ex presidente della regione siciliana Alessi, passato poi ai figli. Anzi ce né sono anche della durata di 66 anni, dei tre moschettieri duracell, vitalizio lunga-durata. E poi c'è il deputato fantasma, che non ha mai messo piede all'assemblea regionale siciliana, ma la moglie, ora dopo la sua morte, prende l'assegno di reversibilità.

Poi ci sono quelli che hanno incassato di più in una sola volta, l'anti-italiana con 946.000 di vitalizio dall'Italia, Eva Klotz di Bolzano. Altri come il faraone del Sud Tirolo, il ras di Bolzano, con 1 milione di euro, c'è la tabella a pagina 83 e poi c'è anche la tabella, di “quelli che hanno guadagnato di più”. Cioè hanno versato un certo numero di contributi, ma hanno guadagnato il quintuplo. Poi ci sono quelli famosi, li troviamo nella tabella a pagina 90. Qualcuno è stato soltanto ventiquattrore in parlamento  e per questo servigio reso alla Repubblica, lo abbiamo ricompensato con 3.108 euro lordi. E poi c'è la storia del professore Toni Negri,  del sindacalista professore Sergio D'Antoni anche queste molto bizzarre.

Al capitolo 4°, ci sono i “Vampiri senza vergogna”, che ci stanno succhiando il sangue e lo fanno con arroganza, alterigia e con sfacciataggine. Qualcuno di questi, nonostante ha incassato 1 milione e 317.000 e 805 di euro a 54 anni per 17 anni di lavoro(?), ha presentato regolare domanda all'Imps per avere il sussidio di disoccupazione. E l'ha ottenuto.

Naturalmente nel libro di Giordano ci sono altre storie, meritevoli di essere citate, c'è il 5° capitolo dedicato alle caste dei vampiri, tutto da leggere. E poi le truffe delle pensioni false. Vi lascio alla lettura del libro.

 

Jazz Appreciation è termine caro ad Amedeo Furfaro, studioso "ad ampio spettro" nel senso che concepisce la musica afroamericana in un quadro di riferimento estetico molto ampio che interconnette dinamiche artistiche, sociali e culturali nonchè vari addentellati  extrajazzistici.

La definizione la si può rintracciare all'interno di un suo recente volume, dal titolo

Agenda Jazz. Appunti di Jazz Appreciation, una raccolta di idee e scatti, profili di generi musicali e musicisti oltre a resoconti su grafica, animazione, dischi, lirica, futurismo, poesia improvvisata, filatelia, psicanalisi ... 

Valutare, "apprezzare" il jazz significa infatti guardarlo non solo in termini di personaggi e generi, analisi di forme strumenti e pratiche musicali, ma anche come fenomeno storico, oggetto di rappresentazione, grumo concettuale, interstilistico, interculturale. Persino con risvolti scientifici tant'è che "Musica News", la rivista bimestrale diretta dall'Autore, ospita su ogni numero una pagina dedicata a argomenti come l'amusia di Pat Martino, la propriocezione in Glenn Gould, il comportamento del cervello di fronte alla musica jazz, i suoni del mare, frequenze acustiche ed evoluzione dell'orecchio etc. 

E comunque, quantomeno per assonanza lessicale, Jazz Appreciation è una sorta di  eco di quella che gli americani chiamano Music Appreciation. Con tutta una serie di particolaritá che indirizzano verso una più profonda comprensione del valore stilistico e del significato di questo tipo di musica come ad esempio colori, tratti e segni, rumori delle immagini, memorie e tradizioni, identitá e background, meditazioni ed immediatezze nell'improvvisazione. 

Il tutto raccontato come esperienza personale dettata da conoscenze e occasioni maturate nel tempo. Ne vien fuori una definizione fluida dell'arte jazzistica vista appunto nella sua portata di faccia inscindibile del Poliedro Novecento.

Per la cronaca Furfaro, giornalista/critico musicale e musicista, ha al proprio attivo numerosi volumi sul jazz fra cui i recenti "Jazz Notes", "Il giro del jazz in 80 dischi" (www.amedeofurfaro.it) e Brutium Graffiti. Jazz a Cosenza nel 900 (sempre editi dal Centro Jazz Calabria). Quest'ultimo volume è stato segnalato dal critico Guido Michelone, su "Jazz Convention", come proposta fra i trenta volumi sul jazz da acquistare col bonus di 500 euro. Se ci fosse posto per un trentunesimo, forse anche Agenda Jazz meriterebbe una "nomination" in quanto saggio che racconta ai giovani, in modo scorrevolmente irrituale, cosa si possa intendere per Jazz. E, per questa godibilitá, potrebbe meglio avvicinarli alla relativa lettura, oltre che all'ascolto, ed alla relativa "appreciation".

Presentato venerdì a Perugia ‘Il dono di Prometeo’, il libro di Massimo Iiritano, filosofo calabrese e vicepresidente dell’associazione nazionale ‘Amica Sofia’. L’incontro è stato introdotto e moderato da Livio Rossetti, docente dell’Università di Perugia e membro della stessa associazione. Con l’autore, hanno dialogato Aurelizio Rizzacasa e Flavia Marcacci, docenti rispettivamente dell’Università di Perugia e dell’Università Lateranense di Roma.

La presentazione è diventata una riflessione collettiva sui temi affrontati nel libro, tra gli altri, la finitezza, il tragico e la libertà, nel tentativo e nella curiosità “di varcare con Prometeo le soglie dell’impossibile”, racconta Massimo Iiritano che, tra l’altro, insegna all’Itg Petrucci di Catanzaro, dove ha avviato, con la dirigente Maria Murone, un nuovo percorso sperimentale di filosofia negli istituti tecnici.

Il filosofo catanzarese ha partecipato anche all’altra iniziativa perugina dell’associazione Amica Sofia, un convegno di filosofia con i bambini dedicato ai ritmi lenti che ci fanno pensare e ascoltare, in un tempo caratterizzato, invece, dalla velocità.

“Perdere tempo è guadagnare tempo. Elogio della lentezza al tempo dei clic” è il tema comune sul quale sono intervenuti in relatori provenienti da tutta Italia. In parallelo, i bambini e i ragazzi hanno avuto la possibilità di partecipare ai laboratori di filosofia, lettura, problem solving, teatro, fumetto in lingua straniera.

L’iniziativa, organizzata da Luciana di Nunzio, psico-sociologa, ha aperto il decennale dell’associazione Amica Sofia che promuove la filosofia con i bambini e i ragazzi e la pratica dialogica nella società, attraverso laboratori, scuole di formazione, eventi culturali e l’omonima rivista.

«Darsi tempo e rispettare i tempi di ascolto e rielaborazione dei messaggi da parte dell’interlocutore è, una delle regole fondamentali per dar vita ad un pensiero dialogico a valenza filosofica», fa notare la presidente dell’associazione, Mirella Napodano.

“GENERAZIONE H”, questo il titolo dell’ultima fatica letteraria di Maria Rita Parsi, docente, psicoterapeuta, psicopedagogista e scrittrice che, da più du quarant’anni, si occupa attivamente della tutela giuridica e sociale dei bambini e degli adolescenti, contro abusi e maltrattamenti  e che a Gineva dal 2012 al 2016 è stata unico membro italiano nel  Comitato ONU  per i Diritti dei Bambini e delle Bambine. 
Nel libro, edito da Piemme, la Parsi indaga
un allarmante fenomeno sociale di questi ultimi anni: la dipendenza da internet dei preadolescenti e degli adolescenti. Le cause sono da ricercarsi nell’approccio troppo disinvolto che essi hanno sin dalla più tenera età con il mondo virtuale, nel quale l’assoluta mancanza di limiti può facilmente degenerare.
Si tratta, dunque, dei “millennials”, la generazione di “nativi digitali”, che navigano in Internet certamente  meglio dei loro genitori. Una generazione a forte rischio che andrebbe seguita, anche controllando la loro attività sul web, in modo  attento anzitutto nell’ambito familiare, al fine di educarli ad un utilizzo non sconsiderato della Rete. Il problema è che troppo spesso sono proprio i  genitori e gli adulti in genere a fare un uso improprio del virtuale, determinando l’effetto di una eccessiva pervasività delle alte tecnologie nella vita quotidiana.
Maria Rita Parsi, che ha scritto  questa interessante opera con Mario Campanella, ha utilizzato nel titolo la lettera “H”, che sta per “Hikikomori”, un termine giapponese che letteralmente significa “stare in disparte, isolarsi” e viene coniato per riferirsi a coloro i quali scelgono di ritirarsi dalla vita sociale, a causa di fattori di diversa natura.
Tale fenomeno, presente nella società giapponese già dalla seconda metà degli anni ’80, ha iniziato a diffondersi anche in America e in Europa agli inizi del Terzo Millennio.
Nello specifico, in questo testo viene trattata la pericolosa dipendenza da internet che, se giunge agli estremi, determina un isolamento dal mondo reale degli adolescenti della “Generazione H”. Ragazzi che, in genere, durante il giorno dormono, scollegandosi completamente dal mondo reale, per entrare in quello virtuale e trascorrere la notte a chattare, chiusi in una stanza. Ne consegue l’interruzione della normale vita di relazioni e di ogni attività sociale, come frequentare la scuola, il lavoro, gli amici, lo sport. 
I racconti, in prima persona, di questi ragazzi e ragazze  mettono in guardia proprio relativamente ai pericoli legati ad un impiego incontrollato del web ma dimostrano, pure,  che è possibile affrontare la rete con la corretta maturità, in modo consapevole, qualora i giovanissimi siano educati e guidati in questo percorso da adulti competenti.
A chiusura del libro “GENERAZIONE H” è presente un decisivo  Decalogo rivolto a genitori e ad insegnanti, nel fondamentale ruolo di educatori. In altre parole, si tratta di  una guida  in senso tecnologico all’universo virtuale che  può aiutare a preservare i ragazzi dalla cosiddetta “solitudine tecnologica”, frutto di una società i cui mutamenti strutturali e culturali stanno generando gravi conseguenze.
Per evitare questa annunciata catastrofe, e grazie a questo libro, siamo perciò chiamati ad  intervenire,  rispettando il principio di  “coscienza sociale” che, assai spesso, invece, stenta ad imporsi. 

In una incisione del XVII secolo, viene raffigurato Galileo Galilei in una tetra prigione cui era stato condannato dal papa per aver scritto che la terra gira attorno al sole. E' un falso, perché Galileo non trascorse neppure un solo giorno in prigione. L'incisione farsa è pubblicata nel libro,“False testimonianze”, dal significativo sottotitolo:“Come smascherare alcuni secoli di storia anticattolica”, di Rodney Stark, sociologo delle religioni, pubblicato dalla casa editrice Lindau di Torino (2016).

Nel settimo capitolo,“Eresie scientifiche”, Stark sostiene che la stragrande maggioranza degli esponenti della cosiddetta “Rivoluzione scientifica” erano dei credenti, cristiani e perfino preti della Chiesa cattolica. Ne ha catalogato ben 52, tra questi luminari, solo uno era scettico, “ateo”. Per quanto riguarda Galileo, finì nei guai non per la sua scienza (l'Inquisizione spagnola non proibì mai i suoi libri), ma per la sua doppiezza.

Stark nel testo dimostra che il Medioevo, non era il tempo dei“secoli bui”, anzi in quei secoli è nata la scienza, soprattutto si studiava la filosofia naturale. La maggior parte dei teologi, insegnava anche filosofia naturale, al contrario dei Paesi islamici. Inoltre le università, nate nel Medioevo, gli scolastici studiavano la fisiologia umana, in particolare, la dissezione umana. La rivoluzione scientifica è il prodotto dei secoli precedenti. Infatti,“i grandi successi del XVI e del XVII secolo furono il frutto di un gruppo di studiosi di grande religiosità, che appartenevano a università cristiane, e le cui brillanti conquiste si basavano sull'inestimabile retaggio di secoli di brillante erudizione scolastica”.

Peraltro lo stesso Isac Newton, che viene considerato un grande esponente di quella rivoluzione, era assolutamente serio quando pronunciò la frase: “Se ho visto più lontano è perché stavo sulle spalle di giganti”. E di quei “giganti”, l'opera di Stark ne elenca alcuni.

Sono studiosi scolastici, scienziati, vissuti proprio nel medioevo come Roberto Grossatesta (1168-1253), vescovo di Lincoln, la più grande diocesi inglese. Fu quello che ha inventato il metodo scientifico. Un altro è Alberto Magno (1200-1280) un gigante della teologia, autore di 38 libri. Ruggero Bacone (1214-1294), francescano, indicato come “il primo scienziato”, scrisse l'Opus Maius, un testo stupefacente che arriva a 1.996 pagine. Una “vera e propria enciclopedia che copre tutti gli aspetti della scienza naturale”. In quest'opera per Stark c'erano importanti previsioni su future invenzioni quali microscopio, telescopio e macchine volanti. Un altro studioso è Guglielmo di Ockham (1285-1347), anche lui dell'ordine francescano, e poi altri fino a Nicolò Copernico (1473-1543). Certamente si tratta di un lungo cammino di studiosi che non erano laicisti ribelli.“Non solo si trattava di buoni cristiani, ma tutti erano preti o monaci, se non addirittura vescovi e cardinali”.

Sullo stesso tema, l'anno scorso è stato pubblicato un libro, “Il misticismo dei matematici. Da Pitagora al computer”, edito da Cantagalli (2017), l'autore è Francesco Agnoli, docente e scrittore, collabora con quotidiani nazionali, autore di diversi e e interessanti libri. Il testo mette insieme diversi studiosi di matematica tra i più importanti del mondo occidentale.“I numeri, a quanto pare, dimostrano la presenza del divino nel mondo”.

Agnoli, con il suo notevole stile divulgativo, in soli 140 pagine, ha costruito una piccola enciclopedia sintetica, fatta di brevi ed efficaci schede sulla vita e il pensiero di alcuni immensi scienziati e logici europei, specialmente versati nelle matematiche, ma che hanno ragionato anche di mistica. Il saggio mostra quanto costoro, non furono in nulla atei, laicisti alla Odifreddi o chiusi alla trascendenza e al divino. Anzi il giornalista riscontra un fattore comune in questi scienziati: si caratterizzavano per il loro continuo anelito a conoscere il Creatore.

Sostanzialmente,studiando le leggi di natura, costoro compresero che vi era un Dio creatore, che creò il mondo secondo leggi e formule matematiche. Ci furono matematici, come Pascal, che credettero così al Dio cristiano e altri, come Godel, il noto logico del XX secolo, in un’Entità creatrice, fredda. Praticamente,guardando ai numeri, alla fine hanno scoperto l’Eterno”.

Il testo di Agnoli ristabilisce la verità che non c'è nessuna incompatibilità tra la vera fede e l'autentica scienza, tra la ragione e la religione, tra vero progresso e amore per la tradizione. 

La matematica inizia con Pitagora, e “con lui e in lui è strettamente connessa con una particolare forma di misticismo - ricorda Bertrand Russell - la matematica è, credo, ciò su cui sostanzialmente poggia la fede in una eterna ed esatta verità[...]”. Sono in tanti i nomi della scienza, a ribadire sui media il fondamentale ateismo dei più grandi matematici della storia antica e moderna. Anche noi siamo indotti a credervi: pensiamo che questi grandi “cervelli” fossero dediti ai numeri e alla materia, ignorando completamente la spiritualità.

Il libro di Agnoli ribalta questa prospettiva, svelandoci una verità “scomoda”. Di più, da Keplero a Cartesio, da Pascal a Leibniz, da Cantor a Gödel, i veri mostri sacri del numero furono dei credenti appassionati e appassionanti, e a volte dei quasi-mistici, e lo furono proprio in quanto matematici e profondi conoscitori della realtà fisica-materiale dell’universo.

Agnoli dimostra, proprio attraverso “il misticismo dei matematici” che la scienza non sta mai contro la tradizione, l’etica e la religione, e in tal senso Einstein ebbe ragione nel dichiarare che un tempo verrà in cui gli autentici scienziati saranno le persone più religiose del mondo. Poiché sapranno che al di là dei limiti della conoscenza e della non-conoscenza, esiste la certezza di un ordine trascendente, intuibile da tutti, esauribile da nessuno.

Leggendo la piccola enciclopedia di Agnoli ci sono alcune curiosità interessanti sui vari matematici, come quella scoperta da Keplero, sui fiocchi di neve, che hanno tutti sei punte, mai cinque o sette, tutti diversi, tutti straordinariamente belli e simmetrici. Altrettanto interessante è poi lo studio sugli alveari delle api, delle loro celle esagonali. Qualche perplessità suscita la fede di Cartesio, e il suo “misticismo matematico”. Ma poi c'è l'altro gigante della filosofia e della scienza che Blase Pascal, giovanissimo, per aiutare il padre nel calcolo delle imposte, inventa la prima macchina calcolatrice, la “Pascalina”,il più antico antenato del computer (per questo è considerato il precursore dell'informatica).

Qualcuno di questi scienziati, per opera dei giacobini, ha perso la cattedra, causa la sua fedeltà alla Chiesa cattolica, si tratta di Paolo Ruffini (1765-1822).

C'è posto anche per il più grande matematico del XX secolo, Alexander Grothendieck, (1928-2014), dalla vita quasi romanzesca, nasce a Berlino, figlio di Alexander Shapiro (1890-1942), ebreo russo-ucraino, anarchico-comunista, che ha partecipato ai moti antizaristi del 1905, in seguito  condannato a morte dai comunisti bolscevichi e poi ucciso ad Aschwitz nel 1942.

Alla fine dell'introduzione del libro, si chiede Agnoli: che cos'è la matematica? La matematica “promuove le facoltà sia intuitive che logiche”, sviluppa “attitudini sia analitiche che sintetiche” e determina “abitudine alla sobrietà, precisione del linguaggio” e “gusto per la ricerca della verità”.

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