Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Sabato, 15 Dicembre 2018

Jazz Appreciation è termine caro ad Amedeo Furfaro, studioso "ad ampio spettro" nel senso che concepisce la musica afroamericana in un quadro di riferimento estetico molto ampio che interconnette dinamiche artistiche, sociali e culturali nonchè vari addentellati  extrajazzistici.

La definizione la si può rintracciare all'interno di un suo recente volume, dal titolo

Agenda Jazz. Appunti di Jazz Appreciation, una raccolta di idee e scatti, profili di generi musicali e musicisti oltre a resoconti su grafica, animazione, dischi, lirica, futurismo, poesia improvvisata, filatelia, psicanalisi ... 

Valutare, "apprezzare" il jazz significa infatti guardarlo non solo in termini di personaggi e generi, analisi di forme strumenti e pratiche musicali, ma anche come fenomeno storico, oggetto di rappresentazione, grumo concettuale, interstilistico, interculturale. Persino con risvolti scientifici tant'è che "Musica News", la rivista bimestrale diretta dall'Autore, ospita su ogni numero una pagina dedicata a argomenti come l'amusia di Pat Martino, la propriocezione in Glenn Gould, il comportamento del cervello di fronte alla musica jazz, i suoni del mare, frequenze acustiche ed evoluzione dell'orecchio etc. 

E comunque, quantomeno per assonanza lessicale, Jazz Appreciation è una sorta di  eco di quella che gli americani chiamano Music Appreciation. Con tutta una serie di particolaritá che indirizzano verso una più profonda comprensione del valore stilistico e del significato di questo tipo di musica come ad esempio colori, tratti e segni, rumori delle immagini, memorie e tradizioni, identitá e background, meditazioni ed immediatezze nell'improvvisazione. 

Il tutto raccontato come esperienza personale dettata da conoscenze e occasioni maturate nel tempo. Ne vien fuori una definizione fluida dell'arte jazzistica vista appunto nella sua portata di faccia inscindibile del Poliedro Novecento.

Per la cronaca Furfaro, giornalista/critico musicale e musicista, ha al proprio attivo numerosi volumi sul jazz fra cui i recenti "Jazz Notes", "Il giro del jazz in 80 dischi" (www.amedeofurfaro.it) e Brutium Graffiti. Jazz a Cosenza nel 900 (sempre editi dal Centro Jazz Calabria). Quest'ultimo volume è stato segnalato dal critico Guido Michelone, su "Jazz Convention", come proposta fra i trenta volumi sul jazz da acquistare col bonus di 500 euro. Se ci fosse posto per un trentunesimo, forse anche Agenda Jazz meriterebbe una "nomination" in quanto saggio che racconta ai giovani, in modo scorrevolmente irrituale, cosa si possa intendere per Jazz. E, per questa godibilitá, potrebbe meglio avvicinarli alla relativa lettura, oltre che all'ascolto, ed alla relativa "appreciation".

“GENERAZIONE H”, questo il titolo dell’ultima fatica letteraria di Maria Rita Parsi, docente, psicoterapeuta, psicopedagogista e scrittrice che, da più du quarant’anni, si occupa attivamente della tutela giuridica e sociale dei bambini e degli adolescenti, contro abusi e maltrattamenti  e che a Gineva dal 2012 al 2016 è stata unico membro italiano nel  Comitato ONU  per i Diritti dei Bambini e delle Bambine. 
Nel libro, edito da Piemme, la Parsi indaga
un allarmante fenomeno sociale di questi ultimi anni: la dipendenza da internet dei preadolescenti e degli adolescenti. Le cause sono da ricercarsi nell’approccio troppo disinvolto che essi hanno sin dalla più tenera età con il mondo virtuale, nel quale l’assoluta mancanza di limiti può facilmente degenerare.
Si tratta, dunque, dei “millennials”, la generazione di “nativi digitali”, che navigano in Internet certamente  meglio dei loro genitori. Una generazione a forte rischio che andrebbe seguita, anche controllando la loro attività sul web, in modo  attento anzitutto nell’ambito familiare, al fine di educarli ad un utilizzo non sconsiderato della Rete. Il problema è che troppo spesso sono proprio i  genitori e gli adulti in genere a fare un uso improprio del virtuale, determinando l’effetto di una eccessiva pervasività delle alte tecnologie nella vita quotidiana.
Maria Rita Parsi, che ha scritto  questa interessante opera con Mario Campanella, ha utilizzato nel titolo la lettera “H”, che sta per “Hikikomori”, un termine giapponese che letteralmente significa “stare in disparte, isolarsi” e viene coniato per riferirsi a coloro i quali scelgono di ritirarsi dalla vita sociale, a causa di fattori di diversa natura.
Tale fenomeno, presente nella società giapponese già dalla seconda metà degli anni ’80, ha iniziato a diffondersi anche in America e in Europa agli inizi del Terzo Millennio.
Nello specifico, in questo testo viene trattata la pericolosa dipendenza da internet che, se giunge agli estremi, determina un isolamento dal mondo reale degli adolescenti della “Generazione H”. Ragazzi che, in genere, durante il giorno dormono, scollegandosi completamente dal mondo reale, per entrare in quello virtuale e trascorrere la notte a chattare, chiusi in una stanza. Ne consegue l’interruzione della normale vita di relazioni e di ogni attività sociale, come frequentare la scuola, il lavoro, gli amici, lo sport. 
I racconti, in prima persona, di questi ragazzi e ragazze  mettono in guardia proprio relativamente ai pericoli legati ad un impiego incontrollato del web ma dimostrano, pure,  che è possibile affrontare la rete con la corretta maturità, in modo consapevole, qualora i giovanissimi siano educati e guidati in questo percorso da adulti competenti.
A chiusura del libro “GENERAZIONE H” è presente un decisivo  Decalogo rivolto a genitori e ad insegnanti, nel fondamentale ruolo di educatori. In altre parole, si tratta di  una guida  in senso tecnologico all’universo virtuale che  può aiutare a preservare i ragazzi dalla cosiddetta “solitudine tecnologica”, frutto di una società i cui mutamenti strutturali e culturali stanno generando gravi conseguenze.
Per evitare questa annunciata catastrofe, e grazie a questo libro, siamo perciò chiamati ad  intervenire,  rispettando il principio di  “coscienza sociale” che, assai spesso, invece, stenta ad imporsi. 

In una incisione del XVII secolo, viene raffigurato Galileo Galilei in una tetra prigione cui era stato condannato dal papa per aver scritto che la terra gira attorno al sole. E' un falso, perché Galileo non trascorse neppure un solo giorno in prigione. L'incisione farsa è pubblicata nel libro,“False testimonianze”, dal significativo sottotitolo:“Come smascherare alcuni secoli di storia anticattolica”, di Rodney Stark, sociologo delle religioni, pubblicato dalla casa editrice Lindau di Torino (2016).

Nel settimo capitolo,“Eresie scientifiche”, Stark sostiene che la stragrande maggioranza degli esponenti della cosiddetta “Rivoluzione scientifica” erano dei credenti, cristiani e perfino preti della Chiesa cattolica. Ne ha catalogato ben 52, tra questi luminari, solo uno era scettico, “ateo”. Per quanto riguarda Galileo, finì nei guai non per la sua scienza (l'Inquisizione spagnola non proibì mai i suoi libri), ma per la sua doppiezza.

Stark nel testo dimostra che il Medioevo, non era il tempo dei“secoli bui”, anzi in quei secoli è nata la scienza, soprattutto si studiava la filosofia naturale. La maggior parte dei teologi, insegnava anche filosofia naturale, al contrario dei Paesi islamici. Inoltre le università, nate nel Medioevo, gli scolastici studiavano la fisiologia umana, in particolare, la dissezione umana. La rivoluzione scientifica è il prodotto dei secoli precedenti. Infatti,“i grandi successi del XVI e del XVII secolo furono il frutto di un gruppo di studiosi di grande religiosità, che appartenevano a università cristiane, e le cui brillanti conquiste si basavano sull'inestimabile retaggio di secoli di brillante erudizione scolastica”.

Peraltro lo stesso Isac Newton, che viene considerato un grande esponente di quella rivoluzione, era assolutamente serio quando pronunciò la frase: “Se ho visto più lontano è perché stavo sulle spalle di giganti”. E di quei “giganti”, l'opera di Stark ne elenca alcuni.

Sono studiosi scolastici, scienziati, vissuti proprio nel medioevo come Roberto Grossatesta (1168-1253), vescovo di Lincoln, la più grande diocesi inglese. Fu quello che ha inventato il metodo scientifico. Un altro è Alberto Magno (1200-1280) un gigante della teologia, autore di 38 libri. Ruggero Bacone (1214-1294), francescano, indicato come “il primo scienziato”, scrisse l'Opus Maius, un testo stupefacente che arriva a 1.996 pagine. Una “vera e propria enciclopedia che copre tutti gli aspetti della scienza naturale”. In quest'opera per Stark c'erano importanti previsioni su future invenzioni quali microscopio, telescopio e macchine volanti. Un altro studioso è Guglielmo di Ockham (1285-1347), anche lui dell'ordine francescano, e poi altri fino a Nicolò Copernico (1473-1543). Certamente si tratta di un lungo cammino di studiosi che non erano laicisti ribelli.“Non solo si trattava di buoni cristiani, ma tutti erano preti o monaci, se non addirittura vescovi e cardinali”.

Sullo stesso tema, l'anno scorso è stato pubblicato un libro, “Il misticismo dei matematici. Da Pitagora al computer”, edito da Cantagalli (2017), l'autore è Francesco Agnoli, docente e scrittore, collabora con quotidiani nazionali, autore di diversi e e interessanti libri. Il testo mette insieme diversi studiosi di matematica tra i più importanti del mondo occidentale.“I numeri, a quanto pare, dimostrano la presenza del divino nel mondo”.

Agnoli, con il suo notevole stile divulgativo, in soli 140 pagine, ha costruito una piccola enciclopedia sintetica, fatta di brevi ed efficaci schede sulla vita e il pensiero di alcuni immensi scienziati e logici europei, specialmente versati nelle matematiche, ma che hanno ragionato anche di mistica. Il saggio mostra quanto costoro, non furono in nulla atei, laicisti alla Odifreddi o chiusi alla trascendenza e al divino. Anzi il giornalista riscontra un fattore comune in questi scienziati: si caratterizzavano per il loro continuo anelito a conoscere il Creatore.

Sostanzialmente,studiando le leggi di natura, costoro compresero che vi era un Dio creatore, che creò il mondo secondo leggi e formule matematiche. Ci furono matematici, come Pascal, che credettero così al Dio cristiano e altri, come Godel, il noto logico del XX secolo, in un’Entità creatrice, fredda. Praticamente,guardando ai numeri, alla fine hanno scoperto l’Eterno”.

Il testo di Agnoli ristabilisce la verità che non c'è nessuna incompatibilità tra la vera fede e l'autentica scienza, tra la ragione e la religione, tra vero progresso e amore per la tradizione. 

La matematica inizia con Pitagora, e “con lui e in lui è strettamente connessa con una particolare forma di misticismo - ricorda Bertrand Russell - la matematica è, credo, ciò su cui sostanzialmente poggia la fede in una eterna ed esatta verità[...]”. Sono in tanti i nomi della scienza, a ribadire sui media il fondamentale ateismo dei più grandi matematici della storia antica e moderna. Anche noi siamo indotti a credervi: pensiamo che questi grandi “cervelli” fossero dediti ai numeri e alla materia, ignorando completamente la spiritualità.

Il libro di Agnoli ribalta questa prospettiva, svelandoci una verità “scomoda”. Di più, da Keplero a Cartesio, da Pascal a Leibniz, da Cantor a Gödel, i veri mostri sacri del numero furono dei credenti appassionati e appassionanti, e a volte dei quasi-mistici, e lo furono proprio in quanto matematici e profondi conoscitori della realtà fisica-materiale dell’universo.

Agnoli dimostra, proprio attraverso “il misticismo dei matematici” che la scienza non sta mai contro la tradizione, l’etica e la religione, e in tal senso Einstein ebbe ragione nel dichiarare che un tempo verrà in cui gli autentici scienziati saranno le persone più religiose del mondo. Poiché sapranno che al di là dei limiti della conoscenza e della non-conoscenza, esiste la certezza di un ordine trascendente, intuibile da tutti, esauribile da nessuno.

Leggendo la piccola enciclopedia di Agnoli ci sono alcune curiosità interessanti sui vari matematici, come quella scoperta da Keplero, sui fiocchi di neve, che hanno tutti sei punte, mai cinque o sette, tutti diversi, tutti straordinariamente belli e simmetrici. Altrettanto interessante è poi lo studio sugli alveari delle api, delle loro celle esagonali. Qualche perplessità suscita la fede di Cartesio, e il suo “misticismo matematico”. Ma poi c'è l'altro gigante della filosofia e della scienza che Blase Pascal, giovanissimo, per aiutare il padre nel calcolo delle imposte, inventa la prima macchina calcolatrice, la “Pascalina”,il più antico antenato del computer (per questo è considerato il precursore dell'informatica).

Qualcuno di questi scienziati, per opera dei giacobini, ha perso la cattedra, causa la sua fedeltà alla Chiesa cattolica, si tratta di Paolo Ruffini (1765-1822).

C'è posto anche per il più grande matematico del XX secolo, Alexander Grothendieck, (1928-2014), dalla vita quasi romanzesca, nasce a Berlino, figlio di Alexander Shapiro (1890-1942), ebreo russo-ucraino, anarchico-comunista, che ha partecipato ai moti antizaristi del 1905, in seguito  condannato a morte dai comunisti bolscevichi e poi ucciso ad Aschwitz nel 1942.

Alla fine dell'introduzione del libro, si chiede Agnoli: che cos'è la matematica? La matematica “promuove le facoltà sia intuitive che logiche”, sviluppa “attitudini sia analitiche che sintetiche” e determina “abitudine alla sobrietà, precisione del linguaggio” e “gusto per la ricerca della verità”.

Presentato venerdì a Perugia ‘Il dono di Prometeo’, il libro di Massimo Iiritano, filosofo calabrese e vicepresidente dell’associazione nazionale ‘Amica Sofia’. L’incontro è stato introdotto e moderato da Livio Rossetti, docente dell’Università di Perugia e membro della stessa associazione. Con l’autore, hanno dialogato Aurelizio Rizzacasa e Flavia Marcacci, docenti rispettivamente dell’Università di Perugia e dell’Università Lateranense di Roma.

La presentazione è diventata una riflessione collettiva sui temi affrontati nel libro, tra gli altri, la finitezza, il tragico e la libertà, nel tentativo e nella curiosità “di varcare con Prometeo le soglie dell’impossibile”, racconta Massimo Iiritano che, tra l’altro, insegna all’Itg Petrucci di Catanzaro, dove ha avviato, con la dirigente Maria Murone, un nuovo percorso sperimentale di filosofia negli istituti tecnici.

Il filosofo catanzarese ha partecipato anche all’altra iniziativa perugina dell’associazione Amica Sofia, un convegno di filosofia con i bambini dedicato ai ritmi lenti che ci fanno pensare e ascoltare, in un tempo caratterizzato, invece, dalla velocità.

“Perdere tempo è guadagnare tempo. Elogio della lentezza al tempo dei clic” è il tema comune sul quale sono intervenuti in relatori provenienti da tutta Italia. In parallelo, i bambini e i ragazzi hanno avuto la possibilità di partecipare ai laboratori di filosofia, lettura, problem solving, teatro, fumetto in lingua straniera.

L’iniziativa, organizzata da Luciana di Nunzio, psico-sociologa, ha aperto il decennale dell’associazione Amica Sofia che promuove la filosofia con i bambini e i ragazzi e la pratica dialogica nella società, attraverso laboratori, scuole di formazione, eventi culturali e l’omonima rivista.

«Darsi tempo e rispettare i tempi di ascolto e rielaborazione dei messaggi da parte dell’interlocutore è, una delle regole fondamentali per dar vita ad un pensiero dialogico a valenza filosofica», fa notare la presidente dell’associazione, Mirella Napodano.

Tutto il secolo scorso e parte dell'inizio del duemila è stato contrassegnato dall'idea che il mondo si sta sistematicamente allontanando da Dio. E' la tesi della secolarizzazione, diffusa dai vari laicisti, pasdaran del pensiero unico che attraverso i mass media di ogni genere hanno fatto credere che l'uomo moderno ha messo in soffitta ogni religione. C'è un libro, uno studio, di un sociologo americano che sfata il mito della secolarizzazione del pianeta, si tratta di Rodney Stark, “Il trionfo della fede. Perché il mondo non è mai stato così religioso”, pubblicato da Lindau (2017). L'importante pubblicazione è stata recentemente presentata da Matteo Matzuzzi, su Il  Foglio del 7 gennaio scorso e ripresa da padre Livio Fanzaga a Radio Maria.

Nei 10 capitoli del libro, Stark fa un ritratto globale della fede, ripercorrendo ogni angolo del globo, soffermandosi non solo sulle religioni più diffuse (dal cristianesimo all'islam, dal buddismo all'induismo, dall'ebraismo allo shintoismo), ma anche sulle tradizioni o credenze soprannaturali presenti in aree più circoscritte. Il testo riunisce un'impressionante quantità di statistiche elaborate da fonti autorevoli. Alla fine il sociologo delle religioni vuole affermare una sola cosa: “ il mondo non è mai stato così religioso”.

Stark smantella uno dei luoghi comuni della modernità più duri a morire: l'idea che le nostre società siano sempre più secolarizzate.“Non ha avuto paura di esagerare  - scrive Matzuzzi - mandando in stampa un libro che ha per titolo Il trionfo della fede”. (Matteo Matzuzzi, Dio non è morto, 7.1.18, Il Foglio)

Le conclusioni del professore americano sono sorprendenti, provocatorie, radicali e difficilmente schivabili, soprattutto per i lettori occidentali e laici. Praticamente l'81% della popolazione mondiale dichiara di appartenere a una religione organizzata; il 50% dichiara di partecipare ogni settimana ai riti della propria confessione. In America Latina, le Chiese protestanti pentecostali hanno convertito decine di milioni di persone e i cattolici che vanno a messa hanno raggiunto numeri senza precedenti. Poi, “ci sono più cristiani praticanti nell'Africa sub-sahariana che in qualsiasi altra parte della terra e ben presto la Cina potrebbe diventare il Paese con il maggior numero di cristiani”. Peraltro ogni spazio lasciato dalle confessioni organizzate, istituzionali, viene preso da innumerevoli credenze nel soprannaturale. In Russia, ci sono più guaritori che medici; il 38% dei francesi crede nell'astrologia.

Eppure nonostante tutto questo i media cercano di riportare “prove” del rapido declino della religione in America e nel resto del mondo. Lo spiega bene nell’Introduzione che nella traduzione italiana ha per titolo “Contro i fanatici della secolarizzazione”: “Si tenga presente soltanto un unico fatto: la stragrande maggioranza degli americani che dichiarano di non avere alcuna appartenenza religiosa pregano e credono negli angeli! Si tratta di una dimostrazione di non religiosità?”. I numeri, in modo inequivocabile confermano che da tempo, nel mondo, è in atto un massiccio risveglio religioso. Non solo cristiano, sia chiaro. Ma islam e induismo non crescono con la stessa rapidità del cristianesimo, nonostante quel che si potrebbe immaginare limitandosi a una superficiale osservazione di quanto quotidianamente accade nel mondo”. Stark nel libro riporta solide prove accuratamente documentate, anche se non si aspetta nessuna approvazione da parte degli intellettuali occidentali,“che sbandierano l'inevitabilità di un trionfo a livello mondiale della secolarizzazione, ovvero la scomparsa della fede nel soprannaturale, sostituita da credenze interamente materiali o laiche. Per loro, la secolarizzazione è un'incrollabile questione di fede”.

Questi intellettuali basano le loro convinzioni sulla“non frequentazione delle chiese nell'Europa moderna”. Infatti la maggior parte dei sociologi della religione inserisce l'Islanda tra i Paesi più secolarizzati.“Così facendo, però, devono ignorare il fatto che il 34% degli islandesi crede nella reincarnazione e un altro 16% non  ne è sicuro[...]”. Inoltre, pare che recentemente numerosi neopagani islandesi“si è dichiarato favorevole alla costruzione di un tempio dedicato al culto delle antiche divinità nordiche”. Tuttavia, soltanto il 3,5% degli islandesi si dichiara ateo. “Eppure, - scrive Stark - visto che i suoi abitanti non vanno in chiesa, l'Islanda deve essere considerato un Paese secolarizzato”.

Comunque sia qualcuno potrebbe obiettare che quello dell'Islanda è pura superstizione, non meritevole del termine religione,“dal momento che soltanto le fedi organizzate con elaborate teologie possono essere definite religioni”. Ma anche in Cina, c'è la stessa situazione circa il 77% della popolazione dichiara di non professare alcuna religione,“eppure quasi tutti questi cinesi 'non religiosi' si recano spesso nei templi tradizionali, dove offrono preghiere e doni a varie divinità perché vengano esaudite particolari richieste”.

E' evidente che Stark considera come eventi religiosi anche le religioni non istituzionalizzate e le forme di soprannaturalismo, che non dispongono di congregazioni organizzate e di solito non hanno un credo, e sono presenti in molti Paesi, in particolare nell'Asia.“Sebbene i dettagli siano spesso diversi da area ad area, la storia rimane grosso modo la stessa: templi, moschee, pagode, cappelle e chiese sono piene, e persino persone che non le frequentano si dichiarano religiose”.

Dunque, “qualunque cosa si possa dire di queste persone, non possono essere definite non-credenti, e i fanatici della secolarizzazione non possono neppure consolarsi con il notevole vigore delle religioni non istituzionalizzate in Asia o del soprannaturalismo non istituzionalizzato in Europa”.

Peraltro questi fanatici sono zittiti, dal più grande esperimento, il più grande test mai realizzato,“della loro tesi secondo cui modernità e scienza rendono non plausibile la religione”. E Stark riporta l'esempio dell'Unione Sovietica, dove per generazioni, “ha chiuso le chiese, perseguitato i credenti e reso obbligatorio che tutti gli studenti di ogni ordine e grado frequentassero ogni anno corsi di 'ateismo scientifico'[...]”. Peraltro, “il governo sovietico,“pensò bene di accelerare l'inevitabile processo di secolarizzazione, in cui la religione sarebbe scomparsa dalla faccia della terra – un processo che, in una forma forse più moderata, è un articolo di fede per molti dogmatici studiosi di sociologia”.

Attenzione, scrive Stark,“questo sforzo sovietico costituì un notevole esperimento naturale. Quale fu il risultato? Un rilevamento a livello nazionale condotto nel 1990, quando l'Unione Sovietica stava per crollare, rivelò che sessant'anni di indottrinamento intensivo avevano fatto sì che il 6,6% di russi si dichiarasse ateo, una percentuale soltanto leggermente superiore a quella relativa degli Stati Uniti.

Tra i numerosi sociologi fanatici della secolarizzazione, soltanto uno si è ricreduto, ritrattando quello che aveva scritto, è Peter Berger. Stark, usa le sue parole:“penso che quanto è stato scritto, da me stesso e dalla maggior parte degli altri sociologi della religione, negli anni '60 a proposito della secolarizzazione sia sbagliato[...]La gran parte del mondo di oggi non è secolarizzato. E' molto religioso”.

Certamente Stark osserva che questo risveglio religioso ha anche effetti negativi, “l'entusiasmo religioso troppo spesso generi odio e terrorismo religioso. In effetti, sommandosi alla globalizzazione, l'intensificarsi a livello mondiale della religiosità sta causando quello che Samuel Huntington definisce 'scontro di civiltà'.

Nel 1° capitolo, partendo dalla tabella 1.1 si mostra il numero di aderenti alle principali religioni: i cristiani sono 2,2 miliardi (33%), superano notevolmente i musulmani, che ammontano a 1,5 miliardi (22%), gli indù sono il terzo gruppo religioso, con un miliardo di fedeli (16%), seguiti dai buddisti con 500 milioni (8%). Gli ebrei sono 13 milioni (meno dello 0,2%). I secolarizzati ammontano a 1,3 miliardi (19%).

Naturalmente molti che si dichiarano religiosi sono non praticanti. Ci sono cristiani europei che non hanno mai messo piede in una chiesa e molti altri che ci sono stati soltanto una volta. Altri si dichiarano musulmani, ma non sono mai andati in una moschea. Tuttavia, “il fatto di non essere praticanti non necessariamente deve equivalere a non religiosità”.

C'è un dato significativo, viene smentito lo stereotipo dei musulmani come ferventi praticanti, il loro numero si riduce quasi quanto quello dei cristiani, se i dati si limitano alla frequenza settimanale. Altro stereotipo smentito è quello che “negli ultimi anni del XX secolo molti esperti avevano predetto che presto i musulmani avrebbero superato i cristiani come gruppo religioso numericamente più consistente. Le proiezioni erano basate sul fatto che i musulmani avevano un tasso di fertilità molto più elevato e non si prevedevano cambiamenti. Invece - scrive Stark - il tasso di fertilità iniziò a diminuire. Oggi è al di sotto del livello di sostituzione in Iran, Siria e Giordania; e si prevede che, nei prossimi anni, in generale il tasso di fertilità della popolazione islamica mondiale scenderà a al livello di sostituzione o persino al di sotto”.

Un altro aspetto che riguarda il pianeta Islam è che la religione islamica,“genera una crescita molto ridotta mediante conversioni, mentre il cristianesimo gode di una consistente tasso di conversioni soprattutto in Paesi situati in quello che il mio collega Philip Jenkins descrive come il 'Sud globale', ovvero Asia, Africa sub-sahariana e America Latina”. Tra l'altro scrive Stark, “in queste conversioni non sono conteggiati i milioni di convertiti che si registrano in Cina. Pertanto, i trend di crescita attuali fanno prevedere un mondo sempre più cristiano”.

Stark smonta diversi stereotipi, tipo quello che molti sociologi hanno fatto credere che l'ateismo stia dilagando in tutti i Paesi “moderni”. Anni fa il sociologo Phil Zuckerman, vinse un premio con un libro Society without God, in cui spiega che i svedesi e danesi sono felici “anche se non venerano nessun dio”. Il sociologo aveva basato il suo libro su interviste di appena 150 danesi e svedesi. Avrebbe dovuto consultare i dati dei World Values Surveys (WVS), fondati su un campione vasto e correttamente selezionato, “se lo avesse fatto, avrebbe scoperto che nella danimarca 'senza Dio' soltanto il 5% dichiara di essere ateo e che nella Svezia 'senza Dio' soltanto il 16,8% fa lo stesso”.

Stark può affermare che nella maggior parte del mondo, “gli atei ammontano a una minuscola percentuale della popolazione. Soltanto in undici Paesi raggiungono il 10% della popolazione, e in nessun paese superano il 30%. Gli atei poi sono estremamente rari nei paesi islamici, nell'Africa sub-saharina e nell'America Latina. Persino negli Stati uniti, che hanno trasformato in bestseller libri di 'nuovi atei' come Richard Dawkins, Sam Harris, Daniel Dennet e Cristopher Hitchens, solo il 4,4% della popolazione si dichiara atea”.

La più ragionevole delle conclusioni è che la maggioranza della popolazione mondiale crede in Dio.

Sono interessanti le riflessioni sulle condizioni religiose del continente europeo, si presume che esso rappresenti un gigantesco declino rispetto a epoche più antiche e che rappresenta il rifiuto delle credenze religiose. Per il sociologo americano, questo è falso. Lo dimostra nel 2° capitolo, descrivendo l'anomalia Europa.

L’esempio, che Rodney Stark porta da anni, è quello del medioevo, considerato – “giustamente” “l’età della fede”. Indagini accurate però hanno rivelato che in quei secoli “quasi nessun europeo andava in chiesa, e i teologi cristiani medievali condannavano la religiosità popolare come pura e semplice superstizione e magia, o persino stregoneria. Eppure, nessuno oserebbe ipotizzare che l’Europa medievale fosse fortemente secolarizzata”. Già Walzer, nel 1965, aveva scritto che la società medievale era composta in gran parte da non praticanti e i resoconti giunti fino a noi lo testimoniano. Ci sono diversi fatti curiosi riportati nel libro riguardo i tempi medievali.

Ritornando al presente“in Europa le chiese saranno pure vuote, ma il soprannaturalismo non convenzionale è in pieno boom. Questo è vero soprattutto nell'Europa dell'est, ma ciò non toglie che indovini, astrologi e venditori di amuleti possono guadagnarsi da vivere più che bene anche nell'Europa occidentale”. E poi si potrebbero citare il numero dei pellegrini (66 milioni) che si recano annualmente nei 6.130 santuari presenti nell'Europa occidentale.

Stark fa riferimento al caso Svezia, in testa a tutte le classifiche dei paesi secolarizzati. Nonostante tutto, la grande maggioranza della popolazione si dice cristiana, seppure “a modo mio”. Il settanta per cento ammette di porsi il problema del significato e dello scopo della vita. Il settantotto per cento vuole una funzione religiosa al momento della morte. Il sessantadue, in occasione del matrimonio. Fede un po’ naïf o tiepida? Può darsi, ma l’elemento religioso c’è, di certo più evidente nei paesi a tradizione cattolica rispetto a quelli protestanti. “Il motivo principale – scrive Stark – è che il clero cattolico accetta e predica ancora il messaggio cristiano di base, mentre un gran numero di ecclesiastici protestanti si considera troppo ‘illuminato’ per farlo”.

Altri aspetti da considerare sono quelli del clero “illuminato”, in particolare quello protestante, che paradossalmente non crede più in Dio. Stark porta qualche esempio. C'è poi la questione del pluralismo e delle Chiese forti. La competizione favorisce le religioni identitarie.

Per quanto riguarda l'America Latina, qui il paradosso è eclatante: “L’America latina – scrive Stark – non è mai stata così cattolica e questo perché oggi ci sono così tanti protestanti”. In sostanza, qui la chiesa cattolica ha toccato nuove vette di impegno da parte dei suoi membri grazie “all’adozione di strumenti tipici dei suoi competitori protestanti pentecostali. La scienza si limita a studiare il mondo naturale, ma nulla può dire sull'esistenza o la natura di una realtà non empirica La cattolica America latina del mito sta diventando una terra di cristiani carismatici”. E’ l’attrazione che fa crescere la chiesa, non il proselitismo o il compromesso politico.

Il testo tratta poi della religiosità nell'Africa sub-sahariana, di quella degli Usa, il caso Giappone e Cina, e tanto altro, non posso che rinvirvi alla lettura dell'interessante e documentato testo del professore americano.

“Contrariamente alle costanti profezie secondo cui la religione è condannata a scomparire, che sia in atto un risveglio religioso a livello mondiale è dimostrato da molte prove”. Mai si era verificato nella Storia che “quattro persone su cinque avevano dichiarato di professare una delle grandi religioni mondiali”.

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI