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Alla fine del 2011 la casa editrice Thule ha festeggiato il quarantesimo compleanno (40 ANNI) fondata e tuttora diretta dal professore, poeta e saggista, Tommaso Romano. Per l’occasione è stato pubblicato un corposo volume di 250 pagine, un monumentale catalogo, Thule, l’isola dei libri. Le Edizioni Thule e la fondazione Thule Cultura: 1971-2011”, curato da Vito Mauro, edito da ISSPE (Istituto Siciliano Studi Politici ed Economici). Il libro ripercorre tutte le tappe dell’impegno culturale civile e contro tutti i conformismi di Thule, attraverso una lunga intervista a Romano, un dettagliato Catalogo Storico ricco di oltre 800 titoli di saggistica, poesia, teatro, arte, di riviste come “Terra di Thule” e “Spiritualità & Letteratura” (giunta al ventiseiesimo anno di ininterrotte pubblicazioni), il testo continua con una puntuale ricognizione sui numerosi Convegni nazionali e internazionali, sulle mostre d’arte e storico-documentarie, con un archivio fotografico degli eventi organizzati dalla Fondazione Thule. Infine il libro si arricchisce di testimonianze autorevoli di uomini di cultura e specialisti e di opere d’arte appartenenti alla stessa fondazione.

Il testo sui quarant’anni di Thule oltre ad essere un elenco di libri, è uno spaccato di storia della cultura di Destra, in particolare, quella tradizionale conservatrice cattolica, sicuramente per chi vorrà raccontare la storia della cultura della destra in Italia non potrà non fare riferimento al prezioso testo Thule, l’isola dei libri. Sfogliando le pagine del libro, si resta per davvero impressionati dalla molteplicità e varietà dei temi trattati, il lettore troverà una miniera di notizie e soprattutto di nomi che hanno avuto qualche rapporto con la casa editrice, un lungo elenco, oltre 1.900, addirittura, c’è anche il mio.

Il catalogo, pubblicato nel mese di novembre dell’anno scorso, è un giusto riconoscimento di un uomo, Tommaso Romano, palermitano, figura poliedrica, docente di Filosofia, di Estetica nell’Accademia di Belle Arti di Palermo e di Scienza delle Comunicazione all’Istituto Superiore di Giornalismo, Cultore universitario di Antropologia. Attivo anche in politica, quattro volte assessore alla Cultura della Provincia (di cui è stato pure Vicepresidente per quattro anni) e del Comune di Palermo. Romano ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti culturali in Italia e all’estero.

La storia culturale ed editoriale di Thule s’intreccia con quella di Tommaso Romano, dal lontano 1971, quando usciva il primo bollettino interno, col titolo di Thule: “l’isola artica, bianca, della perfezione possibile, la Britannia o la Scandinavia…ricca di valenze allegoriche, un mito e un simbolo…greco, medievale, rinascimentale, romantico…Thule, nome mitico e primordiale dell’’isola dei quattro signori’”. Nella conversazione con Vito Mauro il professore Romano ricorda i suoi maestri che non intende rinnegare, da Julius Evola a Mircea Eliade da Ernest Junger(entusiasmante il racconto della giornata palermitana col filosofo tedesco), fino a Giovanni Volpe, figlio di Gioacchino, grande editore di tanti libri, fondamentale per la cultura di destra, direttore della mitica rivista “La Torre”( ero abbonato). Fin da giovane Romano cercò di far partire da Palermo un progetto per riunire i vari esponenti del mondo tradizionalista, controrivoluzionario e legittimista, evoliani e cattolici. Vi parteciparono Francesco Perfetti, Roberto De Mattei, Giorgio Cucentrentoli di Monteloro, Maurizio Di Giovine che allora dirigeva, I Quaderni della Controrivoluzione (possiedo tutte le copie pubblicate, che tengo gelosamente, in particolare quelli sull’insorgenza vandeana del giovane generalissimo monseur Henri de La Rochejaquelein).

Romano ricorda il suo avvicinarsi al pensiero tradizionalista di Attilio Mordini, autore del Tempio del Cristianesimo e soprattutto al pensiero controrivoluzionario di Plinio Correa de Oliveira, grande pensatore cattolico brasiliano, autore, tra l’altro, di una fondamentale opera Rivoluzione e Controrivoluzione. A far conoscere De Oliveira in Italia è stato Giovanni Cantoni, direttore della rivista Cristianità, nonché reggente nazionale di Alleanza Cattolica, associazione che Romano ben conosce e collabora in particolare con l’amico Alberto Maira di S. Cataldo. Il professore Romano ricorda gli incontri napoletani con la rivista L’Alfiere di Silvio Vitale, dove ha conosciuto il grande pensatore spagnolo carlista Francisco Elias de Tejada, autore di La Monarchia Tradizionale. In questo mondo si tracciava il profilo di un nuovo tradizionalismo e di Cristianità non codina ridotta a difendere le parodie della Monarchia. Piuttosto si voleva difendere il Diritto Naturale e una solidarietà antica fra Spagne e antico Regno delle due Sicilie.

Romano ricorda un’altra figura importante della cultura tradizionale di destra, Piero Vassallo, grande polemista, sarebbe stato un ottimo inquisitore. E’ stato un vero protagonista delle imprese culturali, politiche e metapolitiche di quel gruppo Cattolico Tradizionale Monarchico. “Eravamo convinti, con Piero, e lo siamo a maggior ragione oggi, che senza basi dottrinali chiare e una precisa visione della crisi umana e di civiltà che ci ha segnato, e vieppiù ci segna, è impossibile fondare una politica seria, duratura, ispirata ai valori imperituri della Libertà, della Cristianità e della Tradizione”. E’ evidente in Romano una critica a un certo centrodestra odierno privo di radicamenti identitari e di un progetto finalizzato al bene comune. Tommaso Romano ha tenuto a battesimo con articoli e libri, scrittori, studiosi, giornalisti, tra questi Marcello Veneziani con la pubblicazione della sua prima opera su Evola nel lontano 1979.

Ritornando alla storia di Thule, Romano ricorda la fondazione con Pino Tosca e don Giuseppe Pace di Tradizionalismo Popolare, gruppo cattolico, schieratosi poi collateralmente al MSI-DN di Pino Rauti, avversario di Gianfranco Fini, una scelta profetica vista l’attuale deriva dottrinale e politica dell’attuale presidente della Camera.

Romano non dimentica nella conversazione i suoi rapporti anche con tanti scrittori e intellettuali appartenenti a posizioni culturali e ideologiche diverse dalle sue, ne cito qualcuno, il latinista Ettore Paratore, Giuseppe Montalbano, Giulio Bonafede, Vittorio Vettori, Melo Freni, Ignazio Buttitta, il celebra poeta.

A conclusione della conversazione il professore Romano incoraggia i giovani alla “bellezza” dello scrivere, certamente l’uso di internet, dei mezzi di comunicazione come facebook ampliano le possibilità di comunicare, ma il fascino che può dare la lettura di un libro resta sempre insuperabile. Oggi nella nostra società asfittica si evidenzia una mancanza di senso e di valori, la colpa non è sempre dei giovani, spesso è degli adulti che non hanno saputo dare dei chiari messaggi di alti e significativi. Forse serve un uomo come Romano, “maestro di milizia spirituale, testimone di un pensiero forte, autentico esempio di pensatore della Tradizione, un uomo che ha fatto crescere la Cultura, ma anche perché la consegna accresciuta alle nuove generazioni secondo il ritmo impressole dal verbo tradere. Servono uomini come Romano che non ha avuto paura di guerreggiare contro la mala bestia del nichilismo contemporaneo.

Sono note le difficoltà che incontrano ogni giorno i piccoli e medi editori locali per ottenere visibilità. Spesso si tratta di editori con una lunga esperienza alle spalle e un catalogo importante, con pubblicazioni riguardanti la storia del luogo e le tradizioni popolari, nonché ristampe e riedizioni di “vecchi” volumi altrimenti introvabili. O testi di forte valore sociale. Ma soprattutto un ampio spazio dato a scrittori locali, in diversi casi autori di opere di pregevole livello narrativo, non di rado anche superiore ai romanzi che vanno per la maggiore semplicemente perché pubblicati da grandi editori, forti di mezzi pubblicitari enormi che fanno vendere un libro, sebbene sia di scarso valore.

 

Libri, questi dei piccoli editori, più che altro confinati, anche nelle grandi librerie della loro regione, nell’angolo riservato appunto all’editoria locale, ma mai – se non rari casi editoriali – presenti negli scaffali più visibili all’interno delle medesime librerie.

 

E sono anche note le straordinarie potenzialità comunicative di internet, che permette di avere qualsiasi tipo di informazione a portata di un semplice clic. Dalla coniugazione di queste due riflessioni, l’agenzia letteraria Isola Editoriale di Messina ha dato vita al portale www.editoriasiciliana.it, primo sito di un network sull’editoria regionale in fase di creazione.

 

Su Editoria Siciliana sono presenti oltre venti editori siciliani e un’ampia selezione dei loro migliori libri, spesso con approfondimenti, affinché l’utente-lettore possa “conoscere” meglio il singolo testo. Il catalogo è in continuo aggiornamento, e col tempo verranno aggiunti non solo nuovi volumi, man mano che saranno pubblicati, ma anche nuovi editori, per offrire un servizio di informazione che sia il più ricco possibile.

 

L’home page evidenzia all’utente-lettore diversi libri, con un simpatico slideshow e un modulo tabs diviso in sezioni. Inoltre, ogni settimana, nell’home page sarà presentato un volume di particolare interesse. Naturalmente i testi sono divisi in categorie, a cui si può accedere sul menù apposito a sinistra, mentre, nella colonna di destra, a parte il classico “Cerca”, è anche disponibile la funzione “Seleziona editore”, che permette di avere immediatamente visibili tutti i libri presenti nel database di Editoria siciliana dell’editore selezionato. È pure attivo un servizio newsletter, che consentirà all’utente iscritto di ricevere periodicamente un’email di avviso di aggiornamento del sito, affinché possa andare subito a visionare le novità presenti nel sito e quindi “conoscere” nuovi e interessanti volumi.

 

Editoria siciliana, infine, è anche su Facebook: per aggiungerci agli amici, basta cliccare sul bottone in alto a sinistra, e l’utente sarà costantemente informato sugli aggiornamenti caricati nel portale.

Si intitola “Natuzza di Paravati” ed è il nuovo fascinoso volume pubblicato da Valerio Marinelli per le “Edizioni Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” di Paravati di Mileto. Marinelli è un serissimo professore universitario che insegna all'Unical di Rende, presso la facoltà di ingegneria, ma è anche, e da tanti anni, il vero biografo ufficiale della mistica Natuzza Evolo. Da oggi questo ottavo volume è in distribuzione, un nuovo libro che ha una impostazione tipologica e narrativa consolidata dai precedenti sette, con un testo che mantiene la suddivisione del materiale in capitoli con lo stesso titolo di quelli dei volumi precedenti, in modo da rendere più facile la consultazione, la fruizione e l’approfondimento dei vari aspetti dei carismi di Natuzza. Tra le pagine del nuovo libro di Valerio Marinelli numerosi supporti fotografici di Lorenzo Giacomelli che testimoniano emografie e stimmate, tanti nuovi e inediti approfondimenti biografici sulla mistica, redatti con la collaborazione di don Pasquale Barone, padre Michele Cordiano e don Maurizio Macrì. Seguono i capitoli con le attività della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime e con le attività dei Cenacoli di preghiera. Il quarto capitolo del volume tratta, e affronta con estremo rispetto, le tematiche legate alle sofferenze mistiche di Natuzza, mentre il quinto capitolo si riferisce al fenomeno dei misteri dell’emografia ed il sesto riporta i messaggi della Madonna della festa dell’Assunta e altri straordinari fatti mistici. Il settimo capitolo del libro contiene episodi della bilocazione di Natuzza; l’ottavo tratta il carisma della visione dei defunti; il nono riporta testimonianze di grazie e di guarigioni; il decimo capitolo riporta dichiarazioni e testimonianze di religiosi e l’undicesimo dichiarazioni e testimonianze di laici. Il volume contiene tantissime tracce inedite su cui riflettere, elementi utili a cercare di capire meglio gli straordinari insegnamenti spirituali di Natuzza Evolo. “In particolare - sottolinea lo stesso autore - questo ottavo volume contiene notizie biografiche, testimonianze, dichiarazioni e documentazione di varia natura e concernenti Natuzza, raccolte nel triennio 2004-2006”. In occasione della distribuzione di questo ottavo volume, la Fondazione di Paravati ha annunciato la pubblicazione, a breve, di un nono volume che completerà la stessa collana editoriale.

L'autore tratta in questo volume i temi del lavoro e dell'uguaglianza, accompagnando il lettore a comprendere le devastazioni prodotte su scala globale da un capitale invadente, che si alimenta in modo avido e rischia l'implosione. Dapprima censura il modo iniquo con cui la ricchezza viene prodotta ed accumulata, sottratta alla condivisione, e pertanto sterile per lo sviluppo, poi, denuncia un utilizzo del lavoro sottoposto alla dura regola della precarietà, che toglie dignità agli uomini, rende incerta la vita e non assicura il necessario. La riflessione affronta anche i possibili scenari che potrebbero scaturire da relazioni economiche conflittuali ed antagoniste, frutto di strategie contrassegnate dall'interesse e dal tornaconto. Alla critica segue la fiducia che il cambiamento tracciato su un percorso di giustizia distributiva sia possibile. L'autore propone soluzioni con una chiave interpretativa inconsueta. L'esposizione efficace e lo stile lineare rendono l'argomento affrontato coinvolgente e di immediata fruibilità.

Il libro sarà presentato a Roma il 25 maggio 2011 alle 17, presso la libreria Arion di via Veneto 36, dal giornalista di Avvenire, Vincenzo Spagnolo.

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Non capita spesso leggere due libri della stessa casa editrice, che già nel titolo manifestano antagonismo, mi riferisco a Terroni di Pino Aprile e Polentoni, di Lorenzo Del Boca, pubblicati da Piemme. Per la verità, mi aspettavo molto di più, soprattutto da Terroni che è stato il libro più venduto dello scorso anno (pare che abbia avuto almeno 20 ristampe con circa 500 mila copie) e già questo può essere considerato un buon segnale, perché significa che c'è tanta gente che ha sete di sapere e di conoscere, per esempio, come è stato conquistato il Meridione d'Italia. Anche se di scrittori, storici, che hanno raccontato e anche bene la vera storia della conquista del sud, ce ne sono stati. Il primo a svelare i misteri di certo risorgimento è stato il grande Carlo Alianello con la Conquista del Sud, citato sia da Aprile che da Del Boca, e dopo tanti altri per lo più in ambienti tradizionalisti o neoborbonici e proprio per questo forse, non riuscivano a raggiungere il grande pubblico. In più subivano e ancora oggi subiscono l'ostracismo dei cosiddetti storici ufficiali che come cani da guardia stanno attenti che nessuno osi mettere in discussione le loro verità. Nonostante tutto, da qualche anno, molti muri sono crollati.

Per Giordano Bruno Guerri, “Terroni è la rivendicazione dell'orgoglio meridionale, oltre che un tentativo di spiegare - in modo appassionato e polemico - come l'Unità d'Italia abbia danneggiato il Sud e quanto sia costata ai suoi abitanti: ridotti, decennio dopo decennio, a italiani di seconda scelta, forza lavoro malsopportata al Nord, presunti pelandroni e certamente similmafiosi nelle loro terre”. (Giordano Bruno Guerri, Quando l'orgoglio meridionale si trasforma in un bestseller, 28.7.2010 Il Giornale).

Terroni, per Guerri, non ha il pregio del rigore storiografico, sembra un randello buttato contro le celebrazioni per i 150 anni dell'Unità, Aprile, racconta la storia nota soltanto agli storici con una furia iconoclasta, si tratta di “fatti tenuti nascosti - scrive Giordano Bruno Guerri - a tutti gli studenti che si sono seduti sui banchi delle scuole italiane dal 1861 a oggi. Dunque ignorati anche dagli stessi meridionali: che adesso non soltanto loro - scoprono certe verità in Terroni e ne fanno una sorta di Bibbia delle rivendicazioni del Sud. Il testo oggi è sostenuto com'è dai numerosi- piccoli ma combattivi- gruppi neoborbonici come dal Partito del Sud di Antonio Ciano, sindaco di Gaeta, il volume di Aprile potrebbe diventare il testo sacro di una futura Lega Meridionale, contrapposta a quella di Bossi: specialmente se l'attuazione del federalismo fiscale provocherà i danni che al Sud tutti si aspettano”. E proprio questo aspetto che non condivido del libro di Pino Aprile, c'è uno squilibrato e polemico attacco, a volte esasperato, nei confronti del governo Berlusconi, e in particolare, della Lega Nord, che non merita certe critiche ingenerose. E in particolare non condivido il ragionamento di Aprile, quando scrive nelle prime pagine del libro, che “i meridionali abbiano fatto i propri pregiudizi di cui erano oggetto, e così per un processo d'inversione di colpa, la vittima si sia addossata quella del carnefice (…) Chi emigra abbandona una comunità e una terra che figurano deboli e perdenti e mira a radicarsi in in altrove che appare forte e vincente, così, si educano ad altro da quel che sono”. Alla fine al meridionale non resta altro che imitare il carnefice. Infine, Aprile sentenzia: “il settentrionale non ha più bisogno di essere leghista; il meridionale al Nord non può farne a meno, se di scarsa radice”. Caro Aprile, io sarei per te, uno di quei meridionali che ha accettato i pregiudizi leghisti, ora che sono ritornato a vivere al Nord, ti posso assicurare che non ho accetto un bel niente, ma sono consapevole che a volte, le critiche leghiste o nordiste nei confronti del meridione pressapochista, menefreghista, sprecone, e poco sociale, spesso sono sacrosante, l'ho sperimentato personalmente, nei circa quindici anni trascorsi in Sicilia, da quando mi sono con tanto entusiasmo trasferito nel 1991 fino al 2006, anno in cui sono ritornato a Milano. Chi mi conosce sa quanto mi sono speso gratuitamente, e ho lottato per migliorare il mio Paese.

Ma ritorniamo al libro, Pino Aprile inizia il suo Terroni così: “Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni (...) Praticarono la tortura, come i marines in Iraq, i francesi, o Pinochet”. Questi paragoni di Aprile per far conoscere meglio la gravità dei crimini commessi dal nuovo Stato unitario nei confronti della popolazione del Sud, sembrano pugni nello stomaco e per certi versi, forse, si comprende a quale cultura o idea politica appartiene, certamente non alla Destra.

Di questo libro sono apprezzabili i racconti sulle stragi perpetrati dai piemontesi nei confronti della popolazione meridionale. Interessanti i racconti sui cosiddetti briganti del Sud, il Sergente Romano che fu a un passo dal divenire un Garibaldi alla rovescia, accolto come un liberatore nelle cittadine che conquistava. Una volta catturato venne fatto a pezzi ed esposto con orgoglio, per otto giorni, ma il popolo lo venerava. “Indosso – scrive Aprile - non gli trovarono denaro e gioielli, ma 'poesie', preghiere per la Vergine (cui lo legava una devozione profonda), il suo famoso diario e l' ancor più famoso giuramento cui sottoponeva i suoi affiliati ('Promettiamo e giuriamo di difendere gli stendardi del nostro re Francesco II (…) e per non vedersi più abbattuta la nostra Chiesa cattolica romana').

Pino Aprile sostiene che almeno furono ottantamila gli uomini in arme nell'ex Regno delle Due Sicilie contro gli invasori. Nessuno fu capace di farne un esercito: ogni capo banda (e ne sorsero circa quattrocentocinquanta) era dio per la sua parte. Terroni descrive la spietata guerra delle truppe unitarie contro il popolo del Sud: l'invasione e il saccheggio non lasciarono ai meridionali altra scelta che la reazione violenta. Ci sono luoghi che sono simboli e sintesi di quello che accadde allora, al Sud: i due paesi campani, Pontelandolfo e Casalduni, in cui, alla sollevazione contro i soldati piemontesi, corrispose la più feroce rappresaglia mai compiuta in Italia, in tempi moderni, nazisti inclusi; e poi tanti altri centri che hanno pagato col sangue a volte soltanto perché si trovavano in territori di guerra.

“Il Sud divenne terra desolata: corpi lasciati a imputridire in piazza, altri carbonizzati nelle decine di paesi arsi, colonne vaganti di decine di migliaia di profughi, formazioni militari e paramilitari che infierivano, ognuno combattendo la propria guerra: briganti, guerriglieri, soldati savoiardi, milizie private di possidenti filo-piemontesi e di possidenti filo-borbonici...”

I numeri della repressione subita dal popolo meridionale, sono molti alti, si passa dai centomila morti come ha scritto Giordano Bruno Guerri ad Antonio Ciano ne Le stragi e gli eccidi dei Savoia, è convinto che la carneficina arriverebbe a un milione di morti. Poi ci sono le deportazioni, decine di migliaia di soldati borbonici sono internati in campi di concentramento al Nord, veri campi di sterminio, per Del Boca, il più infame a Fenestrelle, una fortezza a una settantina di chilometri da Torino.

La 'pacificazione' piemontese per Giordano Bruno Guerri ha provocato tre conseguenze. “Prima di tutto, la spaventosa miseria del Sud, che tra fine Ottocento e inizio Novecento costrinse milioni e milioni di meridionali a emigrare in Europa e nelle Americhe (Per Aprile sono stati da tredici a oltre venti milioni, secondo i conteggi, che dovettero abbandonare la loro terra, in un secolo). Seconda conseguenza, una sorta di rassegnazione rancorosa da parte dei conquistati, sintetizzabile con la frase: 'Ci avete voluto? Adesso manteneteci.' Infine il brigantaggio - e il modo usato per combatterlo- rafforzarono a dismisura mafia, camorra e 'ndrangheta. Oggi possiamo dire che anche il meridione d'Italia ha finito - molto tardivamente - per trarre vantaggi dall'Unità. Ma non è possibile dire se, rimasto indipendente, avrebbe finito per somigliare più a uno staterello balcanico o nordafricano, o sarebbe diventato una terra felice, con tutte le sue genti al sole, con un'economia propria, il turismo e un ruolo rilevante nel Mediterraneo. Di certo, - conclude Guerri- nascondere quel che avvenne non è servito a una crescita del Paese e della nostra coscienza nazionale: in quasi ogni famiglia del Sud si tramanda il ricordo di antichi lutti, di antichi soprusi subiti. E' per questo che il libro di Pino Aprile - che arriva come uno schiaffo in faccia a chiunque lo legga - ottiene tanto successo. E' come svegliarsi e scoprire che l'incubo appena sognato era una realtà”. (Ibidem).

Alla prossima per Polentoni di Del Boca.

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