Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Mercoledì, 21 Agosto 2019

La Biblioteca Frassati co…

Lug 24, 2019 Hits:870 Crotone

Taormina Film Fest: il ma…

Lug 08, 2019 Hits:3348 Crotone

A Nicole Kidman il "…

Lug 02, 2019 Hits:1336 Crotone

Maria Taglioni: 11 diplom…

Giu 24, 2019 Hits:1392 Crotone

Giuseppe Castagnino nomin…

Giu 14, 2019 Hits:1684 Crotone

Giornate Internazionali d…

Giu 13, 2019 Hits:2120 Crotone

aranda_una_nuova_evangelizzazione 1

 

In occasione dell'Anno della Fede sono stati pubblicati diversi testi, qualcuno l'ho presentato ai lettori. In questi giorni sto leggendo un ottimo libretto, “Una 'Nuova Evangelizzazione'. Che fare? Come fare, di Antonio Aranda, edito da Ares (2012, Milano) volutamente breve, e ridotto, come scrive l'autore. Un testo che intende “contribuire a promuovere – insieme con altre opere analoghe e soprattutto accanto ai documenti emanati dalla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi – le desiderate riflessioni su un tema tanto importante per la Chiesa”.

A parlare di Nuova Evangelizzazione aveva iniziato Paolo VI con l'esortazione apostolica “Evangelii nuntiandi”, ripresa energicamente dal beato Giovanni Paolo II. Poi con Benedetto XVI, il progetto si consolida con l'istituzione di un Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, ora spetta a Papa Francesco promuoverla con rinnovato vigore e vitalità per rievangelizzare il mondo soprattutto quello occidentale che aveva già avuto una prima evangelizzazione.

Il testo del professore Aranda contiene una impietosa analisi della situazione culturale odierna e offre spunti operativi concreti, come si può dedurre dal sottotitolo, “Che fare? Come fare?”. Il libro viene definito da monsignor Rino Fisichella, un“prezioso strumento per aiutare a comprendere il momento attuale e soprattutto l'urgenza della Nuova Evangelizzazione”.

Oggi c'è una crisi di fede, ma anche antropologica: l'uomo si ritrova “solo e confuso, in balia di forze di cui non conosce neppure il volto, e senza una meta verso cui destinare la sua esistenza”. Pertanto si rende necessario “ricostruire il tessuto culturale in modo da proporre un'antropologia nuova, capace di ricollegare Dio con l'uomo”. Perciò per monsignor Fisichella “è urgente una Nuova Evangelizzazione che si assuma la responsabilità di entrare nella cultura per conoscerla, comprenderla e orientarla al Vangelo”.

Giovanni Paolo II è stato forse il pontefice che ha insistito di più sull'urgenza della Nuova Evangelizzazione. Ai vescovi latino-americani che si preparavano a celebrare il V centenario di evangelizzazione del loro continente, egli diceva: “La commemorazione del mezzo millennio di evangelizzazione avrà il suo pieno significato se sarà un impegno(...)non certo di rievangelizzazione, bensì di una nuova evangelizzazione. Nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nelle sue espressioni”.

Ovviamente secondo Fisichella, “il messaggio del Vangelo è immutabile, tuttavia dobbiamo prendere nota dei cambiamenti avvenuti nella società, negli uomini e nelle donne ai quali è diretto l'annuncio”.

Le riflessioni del libro di Aranda, potrebbero essere sintetizzati così: “la nuova evangelizzazione è l'occasione propizia per rianimare l'azione apostolica dei cristiani in tutti gli ambiti della società”. Questo però potrà accadere soltanto se la Chiesa recupera vitalità. In questo momento storico per Aranda serve una Chiesa efficace non debole, sembra aver preannunciato il grande gesto del ritiro di papa Benedetto XVI. I cristiani di oggi si comportano come una squadra in condizioni atletiche precarie, senza il desiderio di giocare e di vincere.“La grande partita della storia che si gioca ogni giorno - scrive Aranda - sta per essere perduta”. Peraltro, l'eclissi di Dio o di Cristo nella società contemporanea, secondo Aranda, è “l'eclissi dei cristiani in quanto cristiani, ossia in quanto discepoli di Cristo”.

La struttura del libro viene presentata dall'autore nell'introduzione: le questioni di fondo sono raccolte in due sezioni: Che fare? (cap. I) e Come fare? (cap. II). Ultima sezione, Quattro priorità (ca. III).

Nel primo capitolo si esamina la nozione di evangelizzazione come tale, nel significato della nuova evangelizzazione, nella sua novità, legata ai destinatari, dei modi di realizzazione e degli operatori. Prima di iniziare l'opera evangelizzatrice occorre “identificare e formulare con la maggiore chiarezza possibile le ragioni religiose, culturali e sociologiche che hanno favorito il fenomeno dell'oscuramento della identità cristiana e, con ciò, il cambiamento di modello antropologico e delle convinzioni etiche”.

Il chiarimento di queste cause permetterà di pianificare la nuova evangelizzazione, che deve essere:“un amichevole e attraente invito a riscoprire Cristo e nell'appartenenza alla Chiesa le proprie radici personali e collettive”. Intanto i mezzi impiegati nella prima evangelizzazione sono necessari anche oggi. Mezzi che“si possono riassumere nella testimonianza di vita di fede personale e collettiva da parte dei fedeli, testimonianza di carità, di allegria e di servizio nelle relazioni con tutti gli altri cittadini”. A questo proposito è interessante l'opinione del sociologo americano Rodney Stark, sull'espansione del cristianesimo nell'Impero romano. In quella società dura e crudele con le persone, la Chiesa si espanse perché era una società accogliente, dove si poteva fare esperienza di libertà e di amore. I cristiani erano gli unici che si prendevano cura degli anziani, dei malati, dei poveri, dei bambini...

Trovo interessante il II capitolo: la crisi di identità della coscienza cattolica.Qui il professore Aranda pone una interrogazione provocatoria: che cosa significa essere cattolici oggi, in Francia, in Spagna, in Italia? Le società occidentali da decenni soffrono il grave fenomeno dell'indifferenza religiosa, che dipende da concezioni culturali, politiche ed economiche. L'oscuramento del senso religioso è legato a due motivi: lo stile clericale, una tendenza di vita cattolica, dove si vede operare un laicato immaturo. In pratica si collocano i tratti dell'identità cattolica nei dintorni del mondo ecclesiastico.

L'altro motivo è quello della spinta alla secolarizzazione da parte della cultura illuminista, che si è diffusa fino ai nostri giorni. Questa cultura per Aranda ha prodotto in molti intellettuali cattolici una furia iconoclasta, provocando una sorta di “complesso di nferiorità e una certa timidezza nel sostenere con vigore la dottrina e la morale cattolica e difendere in modo coerente la contiguità tra fede e ragione”. Sostanzialmente il pensiero cattolico secondo Aranda è rimasto intimidito e in silenzio troppo a lungo. Questo ha provocato a partire dall'epoca conciliare, gli anni sessanta e settanta, una crisi di identità, una crisi esistenziale e anche una crisi teologica-dottrinale.

“Perché viva la memoria”. Era il titolo di un saggio di Alexandr Solzenicyn, pubblicato in italiano da La Casa di Matriona nel 1982, che riportava l’elenco delle chiese profanate e distrutte in URSS affinché non si dimenticasse la loro storia. A maggior ragione è utile ricordate le vittime del regime comunista sovietico perché non vadano dimenticati i nomi e il loro esempio. Questo enorme lavoro viene portato avanti da Memorial movimento che riunisce varie organizzazioni nei paesi ex comunisti e non solo e si adopera per la ricerca dei nomi dei condannati ingiustamente nei campi sovietici e per la loro riabilitazione. Molte sono le persone riabilitate le cui famiglie vengono indennizzate con una pensione, modesta, ma di alto valore simbolico.

Fiorenzo Emilio Reati, sacerdote francescano che vive e svolge il suo apostolato a Brescia, è stato 16 anni in missione in Russia e ha raccolto una documentazione sulla chiesa ortodossa (La chiesa ortodossa, l’altro sole, E.T.S., Pisa, 2009) e sui martiri cattolici (Martiri cattolici del XX secolo in URSS, 2011) facendo proprio l’invito di P. Georgij Friedmann: “Ci hanno spento il grido in gola con un colpo di pistola alla nuca. Ti prego: racconta di noi. Se tacerai, tu ci uccidi una seconda volta”. È membro attivo di Memorial-Italia e si dedica a mantenere vivo il ricordo delle persecuzioni in particolare dei religiosi e di quanti hanno sofferto per la loro fede. Purtroppo i dati e i documenti sono incompleti, ammesso che siano stati conservati negli archivi del SFB, l’erede del KGB, ma p. Reati ci propone, nel suo volume, le brevi biografie di 16 martiri di cui è in corso la causa di beatificazione e il ricordo di 238 vittime delle repressioni comuniste, per la gran parte sacerdoti, perseguitati proprio della loro fede. Di queste non è stato ancora istruito il processo di beatificazione per carenza di documentazione. Nel volume di p. Reati questi 238 cristiani sono stati disposti in ordine cronologico in base alla data della loro morte “quasi fosse una specie di ideale calendario liturgico dei santi”.

Il volume è suddiviso in due parti, la seconda dedicata alle biografie e la prima dedicata alla descrizione della storia dei cattolici nell’Unione Sovietica dopo la rivoluzione inquadrata in un più ampio capitolo dell’ «odio» nei confronti di “chi difende la libertà della persona e fonda la libertà sul valore trascendente della persona umana”. Odio che i poteri di questo mondo, dalla rivoluzione francese al comunismo al nazionalsocialismo, hanno sempre alimentato. Nella storia di questi uomini troviamo i martiri, ma anche i traditori, i collaborazionisti, sfruttati e anche loro condannati. Senza giudizi per nessuno, anzi, tenendo conto delle condizioni disumane della prigionia e dei metodi crudeli con cui venivano estorte le confessioni con ricatti e false promesse, prevale la comprensione. Cosa avremmo fatto noi, come ci saremmo comportati?

“Nella storia della Chiesa il martirio risplende grazie al coraggio di chi fu fedele, ma anche grazie alle debolezze di chi tradì: perché nel martirio – sottolinea Reati- si dà a vedere il Mistero di Cristo, che si fa visibile nei suoi testimoni, siano essi forti, siano essi deboli”.

Il sistema giudiziario sovietico prende corpo e si organizza abbastanza rapidamente, ma fin da subito: il 21 febbraio 1918 veniva introdotta la pena di morte e dal febbraio del 1919 si davano disposizioni, alla VCK, chiamata poi CK (Ceka) per le condanne alla reclusione nei campi. Nacque un doppio sistema giudiziario, parallelo, dove la Ceka emetteva condanne in maniera sommaria. Negli anni le sigle cambiarono fino ad arrivare al KGB, ma rimaneva la costante dell’assassinio di milioni di innocenti. Il lavoro di Reati si sofferma sulla parte cattolica, piccola, ma significativa e che da subito entrò nel mirino dei persecutori e Reati riporta alcune significative testimonianze specialmente del periodo della seconda guerra mondiale.

Prima della rivoluzione vivevano in URSS 2134 sacerdoti cattolici di essi la metà furono uccisi, gli altri, poiché stranieri, furono espulsi. Teniamo viva la loro memoria per non ucciderli una seconda volta.

I volumi possono essere richiesi direttamente a p. Reati: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Si sta completando il ciclo di conferenze organizzate in occasione dell'Anno della Fede, dall'Associazione Alessandro Maggiolini e da Alleanza Cattolica. Gli incontri dovrebbero far comprendere meglio il grande evento del Concilio Vaticano II, apertosi cinquant'anni fa.

Venerdì scorso si è svolto il 7° incontro, l'ultimo si svolgerà il 17 maggio prossimo, con la relazione del cardinale Raymond Leo Burke, predetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Relatore della serata del 5 aprile, è stato padre Giovanni Cavalcoli OP, docente di Metafisica nello Studio domenicano di Bologna e di Teologia Sistematica nella facoltà Teologica dell'Emilia Romagna, Officiale della segreteria di Stato dal 1982 al 1990. Da oltre dieci anni svolge corsi per catechisti a Radio Maria.

Padre Cavalcoli conosce bene il tema del Concilio perché è autore di un ottimo volume dal titolo “Progresso nella continuità”, edito da Fede & Cultura (Verona, 2011).Tra l'altro, il testo, l'ho letto e recensito qualche mese fa, ho approfittato della presenza a Milano di padre Giovanni per farmi fare una dedica sul suo testo.

L'incontro è stato presentato da Marco Invernizzi che ha sottolineato il nodo principale del Concilio: “l'ermeneutica della Riforma nella Continuità”, così come la propose il 22 dicembre del 2005 Papa Benedetto XVI. E' proprio papa Ratzinger qualche giorno prima di concludere il suo mandato petrino ricordava, anzi esortava i vescovi, tutto il clero romano a superare quella lettura del Concilio di tipo mediatico e piuttosto a leggere e studiare i documenti, non fermarsi all'evento, come fanno i teologi della cosiddetta scuola di Bologna che hanno costruito una specie di “Concilio virtuale”. In pratica Benedetto XVI con questo discorso ha voluto consegnare con forza un mandato al suo successore, quello di affrontare sistematicamente la questione dei nodi irrisolti del Concilio Vaticano II.

Infatti secondo padre Cavalcoli, dopo cinquant'anni è ancora aperta la questione dell'interpretazione del Concilio Vaticano II. I motivi il domenicano li ha elencati nel suo libro. Effettivamente alcuni passi del Concilio si prestano ad un'interpretazione modernistica. Come la tendenza a valutare la Modernità come una serie di valori positivi, il criterio assoluto per valutare lo stesso Vangelo. In questo modo per padre Giovanni, il criterio interpretativo si pone al di fuori della dottrina tradizionale della Chiesa.

Padre Cavalcoli è consapevole che l'uso del termine modernismo, potrebbe scioccare, perchè chi lo sente lo confronta col termine condannato da S. Pio X, dove il Modernismo era la somma di tutte le eresie. Comunque sia gli studiosi che hanno dialettizzato il Concilio, fanno del mondo moderno una specie di idolatria che giudica addirittura il Vangelo. Certo il cattolico deve confrontarsi anche con il pensiero moderno, ma lo deve fare sempre con discernimento.

Padre Giovanni fa riferimento ai vari passi problematici del Concilio, in particolare, a quelli elencati da monsignor Brunero Gherardini, e precisa“definitivamente i contenuti vincolanti del Concilio, mostrando la loro continuità con la precedente Tradizione”. E di questo lavoro di chiarimento se ne dovrà fare carico l'attuale papa.

La confusione ad opera di una forte corrente teologica sulla vera interpretazione dei testi conciliari è nata a partire dall'immediato postconcilio, in particolare con Schillebeeckx e Rahner, per quanto riguarda i cosiddetti modernisti, dall'altra parte i lefebvriani che accusano il Concilio di aver falsificato la Tradizione. Pertanto secondo Cavalcoli la lettura sbagliata del Concilio Vaticano II ha ripetuto quello che era già successo con il Modernismo agli inizi del Novecento. I professori hanno insegnato le false interpretazioni del Concilio nei vari seminari, i seminaristi si sono formati con quelle teorie, divenuti nel frattempo sacerdoti, hanno rioetuto il “Concilio mediatico”, e poi magari sono diventati vescovi, fino a raggiungere la stessa segreteria di Stato. Padre Cavalcoli, stigmatizza l'episodio del caso Gabrieli. E' incredibile che un maggiordomo si sia impossessato di certi documenti segreti del papa; a chi potevano servire, non certo a Gabrieli. Padre Giovanni lancia qualche riserva personale e ci tiene a dirlo, sulle dimissioni di Papa Ratzinger, non è convinto sulla motivazione della rinuncia. A questo proposito, introduce il concetto del “Papa crocifisso”, che deve affrontare la Via Crucis, come un nuovo Gesù emarginato, tradito. Anzi sostiene che da Giovanni XXIII in poi abbiamo avuto dei “papi crocifissi e soli”.

Ritornando al Concilio padre Giovanni ha ribadito i criteri per una retta ermeneutica: 1 Il Concilio non ha solo un carattere pastorale ma anche dottrinale. 2 Le dottrine del Concilio ribadiscono dogmi già definiti e soprattutto una migliore conoscenza degli stessi.3 Le dottrine anche se nuove e non definite come atti di fede, sono immutabilmente vere. 4 Grande importanza del Catechismo della Chiesa Cattolica.

Infine padre Cavalcoli ricorda i punti controversi, i soliti, quelli elencati nel suo pampflet,“Progresso nella Continuità”: si va da quelli sulla Liturgia, tra l'altro, forse più vistosi come ha ben esposto don Nicola Bux nel precedente incontro. Fino alla questione dell'ecumenismo.

«Nel mar Bianco, dove le notti sono bianche per sei mesi l’anno, l’Isola Grande delle Solovki sorge dall’acqua con le sue candide chiese contornate dalle mura del cremlino, rugginose di licheni; i gabbiani grigio-bianchi delle Solovki le avvolgono continuamente di voli e di strida”. Questo poetica descrizione apre il secondo capitolo di Arcipelago Gulag di Alexandr Solzenicyn (vol. 2, pag. 27). “L’Arcipelago sorge dal mare” è il titolo di questo intenso capitolo che descrive la trasformazione di queste isole di silenzio e di preghiera in “un lager modello, di esemplare durezza, orgoglio della Repubblica operaia e contadina. E questo dal 1923. La letteratura sul Gulag è, oggi, fortunatamente ampia, ma anche sola la lettura di Arcipelago Gulag dava (agli inizi degli anni ’70) un quadro completo e drammatico. Quadro che il grande dissidente russo riuscì a comporre grazie alle testimonianze di 227 persone, che come lui erano entrate nell’Arcipelago.

A questo quadro, specialmente al quadro della storia delle isole Solovki, si aggiunge oggi un altro volume che raccoglie molto del materiale già tradotto in italiano e ne fa un’efficace sintesi antologica: si inizia con la storia del Gulag che inizia nel 1917 (dal dicembre del 1917 Lenin chiede l’internamento in campi di concentramento per gli oppositori). La storia è precisa e dettagliata e le fonti (pubblicazioni francesi e, ovviamente, Arcipelago Gulag principalmente) sono talmente numerose che il volume si presenta come un punto fermo a oggi della storia del sistema concentrazionario sovietico. Ma l’intento dell’autore, p. Emilio Fiorenzo Reati, sacerdote e religioso francescano che è vissuto 16 anni in Russia, è quello di descrivere la vita e la morte specialmente nel lager sulle isole Solovki e lo fa ricostruendone la storia, dal 1492 fino al 1932 quando gli ultimi monaci furono cacciati. Le lettere, le testimonianze dirette di chi ha vissuto in quel paradiso trasformatosi in inferno, rendono vivo il volume e danno voce a martiri per troppi anni dimenticati e sono il modo più esauriente per descrivere la tragedia del Gulag. Reati è membro della sezione italiana di Memorial che si batte per la riabilitazione delle vittime innocenti del regime comunista sovietico e, attraverso le loro testimonianze essere di esempio per la difesa delle libertà, in particolar modo per la libertà di coscienza.

Fiorenzo Reati O.F.M., La lunga ombra del gulag - Vita e morte del lager sulle isole Solovki , Arca edizioni, 2012

Si è svolta sabato pomeriggio nell’affollata cornice dell’Aula consiliare di Palazzo San Domenico la presentazione del libro “Oggetti senza gloria” di Grazia Dormiente (Edizioni Nemapress).

Il libro della etnoatropologa ripercorre, tra storia e memoria, le vicende del Museo Ibleo delle Arti e Tradizioni Popolari, dalla fondazione (1978) voluta dall’Associazione “S. A. Guastella”, alla chiusura per restauro dell’edificio (2005), fino alle prospettive della sua imminente riapertura.

Un itinerario conoscitivo, quello raccontato dalla Dormiente, che conduce il lettore alla scoperta di un luogo dimenticato dai più, addirittura ignoto alle nuove generazioni, nella speranza che le istituzioni pubbliche sappiano rilanciarlo e valorizzarlo, nel rispetto dei ruoli e delle competenze. L’autrice, dal canto suo, indica la strada da seguire per il rilancio del Museo nell’apertura dell'Associazione a una più ampia partecipazione, con l’immissione di nuove energie e con il relativo adeguamento dello Statuto.

Il sindaco Antonello Buscema e il presidente del Consiglio comunale Carmelo Scarso, nel loro intervento introduttivo, hanno posto l’accento proprio sulla necessità di valorizzare i beni culturali della città e di dare lustro al Museo che rappresenta un patrimonio collettivo.

Giuseppe Barone, preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania e presidente della Fondazione Grimaldi, ha contestualizzato la nascita del Museo negli anni in cui l’industrializzazione del Paese cancellava le identità e le radici della civiltà artigiana e contadina pre-industriale, rendendo più acuta tra gli antropologi, i sociologi e alcune frange di intellettuali l’esigenza di conservare ambienti e pezzi di una memoria altrimenti destinata all’oblio. Oggi, ha concluso lo storico, la globalizzazione ripropone con più forza il tema della preservazione dell’identità locale.

Il giornalista Marco Sammito, moderatore dell’incontro, ha letto l’intervento inviato da Neria De Giovanni, presidente dell’Associazione internazionale dei critici letterari di Parigi e direttrice editoriale di Nemapress, impossibilitata a partecipare. La studiosa ha parlato di un libro a doppio registro: da un lato la memoria storica di un progetto di volontariato culturale che divenne realtà; dall’altro una guida completa al Museo, un vademecum per il turista ma anche per il concittadino che non vuole dimenticare le proprie radici etnico-culturali.

Alessandro Ferrara, dirigente generale del dipartimento Attività produttive e già Sovrintendente di Ragusa, ha fornito una testimonianza diretta dell’impegno e della passione profuse dall’autrice  nel corso delle riunioni e dei sopralluoghi effettuati durante i lavori di restauro del Palazzo dei Mercedari che ospita il Museo.

Salvatore Scalia, giornalista e scrittore, responsabile delle pagine culturali del quotidiano “La Sicilia”, ha preso spunto dal titolo del volume per affermare la necessità di restituire l’aura perduta (il riferimento è al saggio di Walter Benjamin, “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”) agli oggetti e agli ambienti ricostruiti all’interno del Museo.

Grazia Dormiente, nelle conclusioni, ha parlato del Museo come di un inestimabile patrimonio di memoria ereditato dal passato, che le nuove generazioni dovranno custodire e tenere “vivo”, come alberi che gioveranno in un altro tempo.

 

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI