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Domenica, 22 Settembre 2019

brutti_sporchi_e_cattivi

 

Premetto “sono nato al Sud e amo il Sud: i valori, i colori, gli odori, i sapori del Sud”, così inizia Giovanni Valentini, giornalista di Repubblica, in un suo libro, “Brutti, sporchi e cattivi. I meridionali sono italiani?”, edito nel settembre 2012 da Longanesi.Non ho difficoltà a fare mia la frase di Valentini, solo che poi bisogna raccontare che cosa realmente è il nostro Sud, quali sono le sue debolezze, i difetti, i vizi, le sue colpe. Certo evitando di fare facili generalizzazioni, i meridionali come tanti altri popoli hanno caratteristiche positive, però, ci sono anche ignobili bassezze e atroci infamità, che da troppo tempo conosciamo bene.

Valentini titola il suo libro riprendendolo dal noto film degli anni 70’di Ettore Scola e scrive che molti sono quelli che ritengono i meridionali, “brutti, sporchi e cattivi”, per alcuni, questo è addirittura un vizio d’origine, scritto nel loro codice genetico, come una tara ereditaria, che si tramanda di generazione in generazione.

Attenzione, il libro di Valentini, non è una novità, ci sono tanti testi scritti sul meridione e a questo punto, si potrebbe scrivere: “nulla di nuovo sotto il sole”. L’analisi di Valentini sul nostro Sud, a volte spietata, è nota e arcinota e, potremmo pensarla come quel noto editore di origine siciliana, che sostiene che il Meridione ormai è irrecuperabile e che forse è meglio lasciarlo andare alla deriva e abbandonarlo al suo destino. Tuttavia, nonostante Valentini faccia un elenco spietato delle cose che non vanno, è fiducioso e crede che il Sud si possa e si debba salvare. Anche se non sottovaluta le difficoltà di carattere storico, economico, sociale e anche culturale, che ostacolano la rinascita del Sud.

Il libro fa riferimento ai tanti numeri, dati, ai rapporti annuali dell’Istat, che evidenziano come effettivamente l’Italia è spaccata in due. “Nelle regioni meridionali, quasi una famiglia su quattro si trova nell’area della povertà, e lì vive il 68,2% degli italiani indigenti”. Così in pratica per l’istituto centrale di statistica, la crisi non è uguale per tutti. “Al Nord solo il 4,9% dei nuclei familiari è sotto la soglia della povertà, contro il 23% del Mezzogiorno. E particolarmente grave risulta la situazione in Basilicata, Sicilia e Calabria”.

Come si può colmare questo divario? Con quali strumenti e con quali risorse? Il Sud può e deve fare da solo o ha ancora bisogno di essere aiutato, sostenuto, assistito? Il Mezzogiorno è condannato a un irreversibile declino oppure può riuscire finalmente a riscattarsi? Riuscirà a liberarsi dai veleni della criminalità organizzata? “I ‘terroni’, insomma, sono destinati a restare ‘brutti, sporchi e cattivi’ oppure sono in grado di emanciparsi per raggiungere o almeno avvicinarsi ai livelli di vita e di benessere del centro-Nord?” Sono degli interrogativi, per certi aspetti angosciosi, che gravano sul destino del Mezzogiorno e dell’intero Paese. Infatti per Valentini, la “questione meridionale”, in realtà è la questione nazionale. Senza il Sud, l’Italia diventerebbe una provincia dell’Europa.

Ma i meridionali sono italiani? Fanno parte dello Stato italiano o lo sentono distante, estraneo, addirittura nemico? Sono domande che per il notista di Repubblica, trovano “un riscontro nella vasta e variegata aneddotica dei cattivi comportamenti che sul piano sociale e civile- o meglio, incivile- gli abitanti del sud sono capaci di mettere in pratica ai danni dello Stato, in un mix di inesauribile di indigenza, furbizia e fantasia. E’ la loro proverbiale ‘arte di arrangiarsi’ che, sulla base di una necessità effettiva o magari immaginaria, li spinge a inventarsi continuamente un imprevedibile campionario di soluzioni, espedienti, truffe, frodi, raggiri. Quando non si tratta di infrazioni o reati veri e propri, di attività illecite o illegali, di abusi edilizi, di evasioni o elusioni fiscali, si tratta comunque di atteggiamenti ribellistici, vagamente anarchici o comunque ostili”.

Certo qualcuno potrà dire che questi sono mali che non sono una prerogativa esclusiva dei meridionali. E’ vero, questo è un “male oscuro”che corrode l’intero Paese. Tuttavia, però, è indubbio che nel Mezzogiorno il fenomeno raggiunge il suo apice. Perché al Sud c’è una forte carenza di cultura delle regole, anche quelle più elementari, eticamente si è deboli, esiste una certa mancanza di senso civico, di rispetto di sé e degli altri.

Valentini tra i tanti scandali, comincia con quello più diffuso delle pensioni d’invalidità, a questo proposito, sembra che la Puglia detenga la maglia nera dell’Imps su questa pratica. Ci sono migliaia di vertenze , di processi pendenti con l’ente; solo nella città di Bari i processi pendenti si aggirano intorno alla cifra record di 60 mila. Tra l’altro, gli ispettori dell’Imps calcolano che in Puglia c’è un imbroglione ogni 153 abitanti, contro una media nazionale di un falso bracciante ogni 611. Il libro accenna all’assenteismo consueto nei vari uffici pubblici, ai soliti lavoratori forestali sospettati di appiccare gli incendi nei boschi per poi spegnerli e giustificare così i loro salari. E ancora la Sicilia che spende otto volte di più della Lombardia per il proprio personale.

Come si può definire tutto questo? Assistenzialismo, clientelismo, parassitismo? Qualcuno la considera una forma di welfare perverso:“una degenerazione dello Stato sociale che elargisce falsi posti di lavoro, false pensioni, false invalidità a spese della collettività?” Un malcostume purtroppo diffuso che, dietro l’alibi della disoccupazione, della miseria, della necessità, e magari in nome del voto di scambio, dispensa favori a destra e a sinistra in un rapporto di complicità reciproca, sostenendo così un sistema di potere corrotto, danneggiando i cittadini onesti.

Il libro di Valentini fa riferimento anche all’acceso dibattito messo in moto, da qualche decennio, dai cosiddetti revisionisti in merito alla “conquista del Sud” delle camice rosse garibaldine sotto l’egida di Cavour e Vittorio Emanuele II di Savoia, che hanno annesso con la forza il Regno delle Due Sicilie. E’ nata qui la “questione meridionale”, intesa come divaricazione economica e sociale fra le “due Italie”. Valentini che è pugliese cita naturalmente il libro del suo conterraneo Pino Aprile, “Terroni”, che ha un eloquente sottotitolo: “Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali”. Il libro di Aprile ha avuto un grande successo perché ha toccato un nervo scoperto, così ha alimentato un “nuovo meridionalismo non solo meridionale” con uno spirito rivendicazionista il suo Terroni esordisce senza mezzi termini: “io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto”. Valentini cita anche “Il Sangue del Sud”, di Giordano Bruno Guerri, e “Terronismo” di Marco Demarco, che tra l’altro cerca di superare una logica di contrapposizione che certamente non giova a nessuno. Secondo Valentini non si può giustificare l’attuale desertificazione socioeconomica del Sud, dando la colpa ai “piemontesi” (il Nord) che 150 anni fa hanno occupato e depredato il Sud. Pertanto, conclude Valentini,“i conti fra Nord e Sud, allora, si possono anche regolare sul piano storico, ma ormai non ha più senso pretendere di regolarli su quello politico, economico e sociale”.

copertina Bollettino DSC n. 4-2013

 

Potere, politica, legge: l’eredità di Benedetto XVI” è il titolo del “Focus” tematico dell’ultimo numero, appena pubblicato dalle Edizioni Cantagalli di Siena, del “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa” (anno IX, n. 4/ottobre-dicembre 2013, pp. 48), dedicato all’eredità di Papa Ratzinger, ad un anno dalla sua rinuncia al pontificato.

Diretta da Stefano Fontana, questa rivista si avvale di collaborazioni internazionali ed è pubblicata anche in Spagna ed America Latina. Esce con cadenza trimestrale (4 fascicoli annui) a cura dell'Osservatorio Internazionale “Cardinale Van Thuân”, il cui presidente è Monsignor Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo di Trieste.

Anche questo numero monografico, come di consueto, si apre con l’editoriale di Mons. Crepaldi, intitolato Il posto di Dio nel mondo. Il vescovo triestino vi sottolinea una delle specificità dell’insegnamento di Benedetto XVI, cioè quella di spiegare chiaramente come di fronte a Dio non esistano “neutralità”, né da parte delle persone né da parte delle società. «Costruire un mondo senza Dio - scrive Crepaldi - non vuol dire costruire un mondo neutro. Un mondo senza Dio è un mondo senza Dio e non un mondo neutro. In questo modo Benedetto XVI, che ha avuto sovente parole di apprezzamento per le società caratterizzate da una “laicità aperta”, ci ha insegnato a non illuderci che possa esistere una laicità che non accetti la centralità di Dio esimendosi dall’essere perciò contro Dio e contro l’uomo».

Sullo stesso tema, ma da una angolazione diversa, verte il saggio del Direttore responsabile della rivista, il prof. Fontana, Le preoccupazioni di Benedetto XVI e la Dottrina sociale della Chiesa. A fronte dell’enorme, inedita, urgenza cui si trova di fronte oggi la Chiesa e la comunità internazionale, vale a dire la ricostruzione dell’umano a partire dalla riproposta di Dio, Fontana evidenza il fatto assolutamente «significativo che Benedetto XVI abbia insistito sulla legge morale naturale in una cultura che rifiuta il concetto stesso di natura».

Ai vari aspetti del Magistero ratzingeriano sono quindi dedicati tutti gli altri contributi del numero, fra i quali Il contributo della Chiesa alla politica secondo Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, di Arturo Bellocq, docente nella facoltà di teologia della Pontificia Università della Santa Croce, Il diritto naturale in Benedetto XVI, del teologo bolognese don Gianluca Guerzoni e Carità e verità nella Deus Caritas Est del giornalista cattolico Fabio Trevisan.

Il Bollettino DSC si riceve per abbonamento ma è anche reperibile nelle principali librerie cattoliche.

Per l’edizione Capone è stato pubblicato l’ultimo lavoro di Orazio Ferrara :"Navi uomini e deità nel Mediterraneo antico".

Orazio Ferrara, nato a Pantelleria nel 1948, vive in provincia di Salerno.

Il libro narra della affascinante storia degli uomini che vivevano sul Mediterraneo antico.

Narra dei miti, dei riti, delle scoperte, delle battaglie, dei trionfi sul mare, delle navi che solcavano le azzurre acque di quello che i romani chiameranno poi Mare Nostrum.

L’autore racconta di Melqart, Colui che estende l’orizzonte, che apriva nuove e sempre più lontane rotte ai marinai spingendoli a raggiungere quella sottile linea blu, dove il cielo incontra il mare, e della benefica Asherah, Colei che cammina sul mare, che al mattino indicava ai naviganti la via del giorno e alla sera quella della notte.

Ma racconta anche della nave siro-palestinese di Ulu Burun della tarda Età del bronzo e del suo ricchissimo carico; dell’ammiraglio cartaginese Annone che, superato lo Stretto di Gibilterra, naviga in quel vasto e sconosciuto oceano, dove tramonta definitivamente il sole; della splendida Nike di Samotracia, esaltazione plastica del divino che scende e celebra l’uomo, spingendolo a cercare il suo destino più alto sul mare.

A partire dal 2013 la rivista "Gradiva. International Journal of Italian Poetry" è pubblicata dalla Casa editrice Olschki in collaborazione con l'Associazione Gradiva.
"Gradiva", attualmente diretta da Luigi Fontanella, è uno dei più longevi periodici di poesia e poetologia italiana diffusi a livello internazionale. Pubblica sia testi originali che studi critici ed è particolarmente attenta alla produzione letteraria novecentesca e contemporanea.
Fondata da Adriano Berengo nel 1976 come rivista di letteratura e psicanalisi, dal 1982 ha aperto le porte anche a nuove impostazioni critiche e a testi poetici inediti, per assestarsi nel 2000 sulla sola poetologia. Tra i suoi collaboratori può vantare, per il passato, Cesare Garboli, Dante Della Terza, Alfredo Giuliani, Glauco Cambon, Octavio Paz, Edoardo Sanguineti, Giuliano Manacorda, e attualmente Giorgio Baroni, Luigi Bonaffini, Alfredo De Palchi, Barbara Carle, Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Jonathan Galassi, Laura Lilli, Valerio Magrelli, Plinio Perilli, Robert Pinsky, Rebecca J. West.
Fedele alla sua vocazione internazionale, "Gradiva" dedica ampio spazio alla traduzione di poeti italo-americani e propone in versione inglese una selezione della migliore poesia italiana contemporanea.
L'annata 2013 è costituita ancora da un fascicolo doppio, mentre a partire dal 2014 la rivista uscirà con cadenza semestrale in fascicoli singoli.

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Dopo quasi vent’anni dall’apparizione del volume La Crusca risponde (1995), ne appare il seguito: La Crusca risponde. Dalla carta al web (1995-2005), a cura di Marco Biffi e Raffaella Setti, con prefazione di Nicoletta Maraschio, da alcuni anni presidente dell’Accademia della Crusca. Il volume esce presso Le Lettere (pp. 260, € 22). Sono riportate le risposte a circa duecento nuovi quesiti sul lessico e sulla grammatica dell'italiano, fornite dagli esperti linguistici della celebre Accademia, i quali affrontano i più svariati casi di sintassi, etimologia, pronuncia, grafia, spaziando dai neologismi ai forestierismi, dal parlato allo scritto al linguaggio in uso nei nuovi mezzi di comunicazione. La “Consulenza Linguistica” della Crusca risponde - sia attraverso il semestrale La Crusca per voi, sia mediante il sito accademiadellacrusca.it - a domande che arrivano a centinaia ogni anno. Il dialogo con scuole e "amatori della lingua", inaugurato dall’allora presidente dell’Accademia Giovanni Nencioni nel 1990 con la fondazione della rivista, è proseguito sotto la direzione di Francesco Sabatini e si è ampliato, grazie alla rete, in modo straordinario. In tal modo si è aperto a un pubblico vasto ed eterogeneo, perfino non italiano.

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