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Giovedì, 20 Giugno 2019

crociate e rosario

Riprendiamo i nostri temi “caldi” degli avvenimenti storici attraverso i quali tanti pseudo storici e gazzettieri per troppo tempo hanno infangato la Sposa di Nostro Signore, cioè la Chiesa. Leggendo e commentando l’ottimo testo-sintesi di Hasemann, “Contro la Chiesa”, edizioni San Paolo (2009), ci siamo lasciati con il fenomeno cataro, dove uomini e donne rifiutavano tutto ciò che era mondano e materiale e viveva nella povertà e sobrietà. Questa gente era ammirata perché sembrava più coerente dei preti intemperanti e corrotti della Chiesa romana. “In alcune regioni il catarismo, nonostante la radicalità della sua dottrina (o forse proprio per questo), si trasformò in un vero e proprio movimento popolare e assunse la fisionomia di un’autentica psicosi di massa”.Peraltro, l’estremismo rituale dei catari, in particolare quello del suicidio, fu apprezzato dai nazisti, da Himmler e da Otto Rahn, che ne sottolinea i modi preferiti dei catari per darsi la morte. Infatti per Hasemann, “il catarismo era una religione della morte, del disprezzo per la vita, e fu proprio questo aspetto a renderla così attraente agli occhi degli ideologi del Terzo Reich”.

Il libro del giornalista tedesco racconta la crociata della Chiesa contro i catari dal 1178 al 1208, che combatté con “le armi di una tigre sdentata”. Gli artefici furono gli ordini religiosi, i cistercensi e poi i domenicani, che ricevettero l’incarico di riportare il popolo cristiano alla fede cattolica attraverso la predicazione. Dopo l’assassinio del legato papale Pietro di Castelnau, la situazione precipita e comincia la guerra contro gli eretici. In questo contesto il testo poi affronta il tema del “Santo Gral”, che per molti secoli è il “simbolo per eccellenza del grande, eterno mistero che gli uomini cercano di penetrare”. In tanti hanno cercato di penetrare il mistero fino alle sciocchezze del romanzo di Dan Brown, Il Codice da Vinci, ma Haseman fa riferimento all’autentico Gral, quello di Valencia, dove Papa Benedetto XVI, nel 2006, sostò davanti alla rinomata reliquia del Santo Calice. Un gesto carico di significato, in totale contrasto con le banalità del Codice da Vinci.

Dopo i Templari Hasemann affronta il tema Inquisizione, e qui vale più di ogni altro periodo storico, per capire l’inquisizione non possiamo misurarla con il metro del presente. Anche la Chiesa era immersa nel mondo medievale, spesso segnato da crudeltà, dall’intolleranza, dall’intrinseca insicurezza di un’epoca nata dalle migrazioni di popoli, che viveva credendo alla prossima fine del mondo. Peraltro, “il Medioevo non conosceva la ‘società pluralistica’ fondata sul consenso della base ma si considerava come un’unità, il cui fondamento spirituale era il cristianesimo, una Chiesa che legittimava il potere dei sovrani e nello stesso tempo lo controllava. Il cristianesimo diede al medioevo i suoi ideali, impedì che precipitasse nella barbarie. L’èlite monastica coltivò le scienze, preservò l’eredità degli antichi, si prese cura degli ammalati e si fece carico di quelli che oggi chiamano ‘lavori socialmente utili’”(…) In seno alla Chiesa fiorirono l’educazione, le arti, e la cultura. Le più grandi e straordinarie opere architettoniche d’Europa, le cattedrali gotiche, sono l’espressione monumentale della devozione ardente che abbracciava ogni cosa(…) La Chiesa era il fondamento incontestato della civiltà occidentale, una luce nelle tenebre”. Sostanzialmente, Hasemann conferma quello che ha ben sintetizzato in un ottimo eccellente saggio lo storico americano, Thomas E. Woods, “Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale”. Pubblicato da Cantagalli(2007).“Se si chiede a uno studente, scrive Woods, che cosa sa della Chiesa cattolica, questi pronuncia immediatamente la parola corruzione, mentre dovrebbe rispondere con un'altra: civiltà. La civiltà occidentale deve alla Chiesa cattolica molto di più di quanto sappia la maggior parte dei nostri contemporanei, inclusi gli stessi cattolici. Quello che si conosce è una grottesca caricatura che non arriva a essere nemmeno una parvenza di conoscenze, il triste esito delle ‘leggende nere’”.

Nacque la Christianitas, la società unita nella fede, chi attaccare questo principio fondamentale, “era percepito come un pericoloso anarchico, un fanatico sovversivo che rifiutava la società”. La Chiesa ora che è diventata maggioranza e fondamento dell’ordine pubblico “pretendeva che anche lei partecipasse a perseguitare chi disturbava la pace sociale”, scrive Hasemann, “ma sui modi in cui adempì questo impegno forzato circolano così tante notizie errate e distorte che vale la pena di gettare uno sguardo ai fatti storici”.

Sintetizzando si può scrive che a procedere contro gli eretici fu lo Stato, che spesso veniva sollecitato dal popolo, come nel 1144 a Colonia, la folla inferocita mise gli eretici al rogo contro la volontà del vescovo. L’episodio suscitò le proteste di Bernardo di Chiaravalle, che non approvava il gesto, ribadendo che la fede è frutto di convinzione e non si può farla accettare con la violenza. Occorre ricordarlo, non fu la Chiesa a pretendere che gli eretici venissero mandati al rogo, ma fu l’autorità temporale a dichiarare l’eresia un crimine passibile di pena di morte. Il diritto canonico conosceva solo una punizione, la scomunica.

Anche Hasemann distingue le due inquisizioni, quella spagnola e quella romana. La prima non era una istituzione ecclesiastica ma secolare. Qui va sottolineata la figura dell’inquisitore più famoso della storia: Tomas de Torquemada, che in patria fino al XVIII secolo fu considerato un eroe e un santo, fuori di Spagna invece, un mostro diabolico. Fu l’Inghilterra e la Francia a dipingerlo come una figura cupa e assetato di sangue. In realtà secondo Hasemann, Torquemada“fu un asceta zelante fino al fanatismo, rifiutò tutte le onorificenze e i piaceri terreni ed ebbe la fama di uomo incorruttibile e coscienzioso”. Comunque sia non sono veri i numeri che hanno diffuso i nemici della Spagna sugli eretici condannati a morte, per Hasemann si tratta di 800 casi e non centinaia di migliaia. “Naturalmente – scrive Hasemann - anche la revisione di un quadro storico distorto non giustifica assolutamente l’ingiustizia compiuta. Serve solo a ristabilire le giuste proporzioni del quadro”.

In un eccellente saggio, “I segreti dell’inquisizione”, il professore a Oxford Peter Godman scrive che se ci accontentiamo di condannare il passato, condanniamo anche noi stessi a non comprenderlo. “Avvenimenti e metodi si devono giudicare solo inseriti nel quadro generale della loro epoca e in questo caso l’Inquisizione ecclesiastica ne esce molto meglio di quanto si è soliti credere, i suoi processi erano molto più equi di quelli (quasi sempre più rapidi) dell’autorità civile”. In pratica gli inquisitori erano intenti a salvare le anime dalla dannazione eterna. Certo per noi oggi, con il nostro pensiero individualista e relativista è difficile capire. Ma il Medioevo aveva una concezione teocentrica e omogenea, come oggi lo è solo quella del mondo islamico. “Prima di infervorarci tanto dovremmo ricordarci di quanto è recente e fragile la tolleranza del nostro ordinamento democratico e liberale. Dopotutto, - scrive Hasemann–appena vent’anni fa metà Europa era governata da una dittatura del pensiero molto più totalitaria del Medioevo più buio”. Pertanto chissà come le generazioni future giudicheranno la nostra epoca. Secondo Walter Brandmuller, storico del Vaticano e presidente del Pontifico comitato di scienze storiche, il nostro secolo, che ha prodotto Auschwitz e l’Arcipelago Gulag e che, in Germania, uccide ogni anno, nel ventre materno, più bambini di quante furono le condanne a morte pronunciate dall’Inquisizione nel corso dei secoli, dovrebbe guardarsi bene dall’indignarsi sull’Inquisizione medievale.

contro la chiesa hesemann

Un altro libro che si presta ad essere letto in estate è “Contro la Chiesa”. Miti, leggende nere e bugie” dello storico e giornalista tedesco Michael Hesemann, Edizioni San Paolo (Milano, 2009). Per Hesemann, l’anticlericalismo «si è servito della tradizionale arma segreta dei perdenti: la diffamazione. Il tutto attraverso falsificazioni mirate, alterazioni grottesche e storie dell’orrore gonfiate ad hoc. Sembra che un pugno di autori si superino a vicenda nel rappresentare i Vangeli come storie di menzogna, i papi come criminali assettati di potere, la Chiesa come strumento di oppressione e Roma come baluardo dell’intolleranza» (pag. 5). Così la nascita delle famose leggende nere, che ripescano favole macabre inventate dai persecutori dei primi cristiani, dai riformatori, dai filosofi illuministi, dalla massoneria o dagli ideologi delle moderne dittature. Teorie cospiratorie risalenti a secoli fa diventano presto ingredienti per bestseller moderni e non è difficile trovare in alcune librerie un’area dedicata a questo tipo di romanzi (magari a fianco di quella Il Codice da Vinci riservata all’ufologia).

Nel “pugno di autori”, il giornalista tedesco annovera Corrado Augias, Pierluigi Odifreddi, Dan Brown, quelli che con toni colti scrivono spesso tomi “scandalistici”, e che mirano a distruggere la verità storica del cristianesimo. Raccontare“le leggende nere della Chiesa cattolica, le storie dei suoi ‘oscurantisti’, conviene, è quasi una garanzia di alte tirature, di successo”. In pratica, c’è una vera industria culturale contro la Chiesa, spesso si tratta di una vera e propria storia alternativa del cristianesimo. Cinema ed editoria, “entrambi partono dalla comune premessa, considerata di validità universale, che la Chiesa è capace di tutto quando si tratta di conservare il proprio potere. Di conseguenza, in caso di dubbio, la Chiesa è sempre colpevole, anche quando i fatti dicono esattamente il contrario. Il titolo più noto di questo genere, quello che ha raggiunto la più alta tiratura, è il bestseller planetario di Dan Brown, Il Codice da Vinci (2003), che nel 2006 è diventato un film con protagonista Tom Hanks, attore più volte premiato con l’Oscar”.

Nel testo il giornalista di Dusseldorf affronta in ogni capitolo, una spinosa ed annosa verità storica, precedentemente messa in discussione da movimenti, sette, documenti pseudo-scientifici, ritrovamenti archeologici o semplici leggende metropolitane secolari, esamina con teutonica precisione i soliti argomenti che più di altri si prestano a buttare fango sulla Chiesa, come la disputa sul ritrovamento a Gerusalemme, nel 1980, per mano del dottor Joseph Gath, di un sepolcro per molti appartenente alla Sacra Famiglia, per il solo fatto di aver ritrovato al suo interno incisioni coi nomi dei defunti, tra cui Yeshua, figlio di Yehosef, cioè Gesù figlio di Giuseppe. In una Gerusalemme che al tempo di Gesù contava ottantamila abitanti era facile trovare una combinazione simile. Inoltre fa riferimento al ritrovamento di manoscritti, tra questi uno sembra scritto da Giuda Iscariota, una delle figure più controverse della storia mondiale.

In particolare il libro di Hesemannaffronta le bugie sui Vangeli:“La peggior bugia sulla Chiesa primitivae la sua tradizione è affermare che i Vangeli sono stati manipolati. Niente può essere più lontano dalla verità. Ogni volta che un nuovo frammento di una copia originaria del II o , del III terzo dei quattro Vangeli canonici è stata rinvenuta, gli esperti sono rimasti stupiti dal fatto che vi hanno trovato meno variazioni rispetto al testo già conosciuto. I Vangeli sono i testi dell'antichità meglio conservati: nessun autore antico ha una tradizione migliore. La maggior parte dei lavori dei classici greci e romani, scrittori, storici o filosofi, sono conservati in traduzioni arabe dei primi secoli del Medioevo o in copie conservate nei monasteri medievali, scritti forse un migliaio di anni dopo. Nel caso dei Vangeli, meno di un secolo separar i loro autori dai manoscritti più antichi».

Il testo sviscera le varie leggende nere a cominciare dalla figura di Maria Maddalena, la donna più controversa, più diffamata, più frequentemente fraintesa e forse anche la più appassionante del Nuovo Testamento, la papessa Giovanna, le Crociate, i Catari, il Santo Gral, i Templari, l’Inquisizione, la caccia alle streghe, Giordano Bruno, il caso Galileo, Pio IX e la fine dello Stato Pontificio, Pio XII e i presunti silenzi sugli ebrei.

Attenzione “Contro la Chiesa”, si badi bene, non vuole essere né un'apologia né una resa dei conti. Hesemann storico serio, cerca di comprendere la storia partendo dalla storia stessa, invece di giudicarla e condannarla da una prospettiva contemporanea. E così affronta anche le ingiustizie indicibili e crimini terribili commessi in nome della Chiesa. Per esempio la “leyenda negra”, gli spagnoli non furono né migliori né peggiori dei loro vicini, così anche gli uomini di Chiesa furono in primo luogo figli della loro epoca, e come tali segnati dalla mentalità del loro tempo. Spesso volevano il bene e fecero del male. Ma la vera domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: la nostra epoca è già così perfetta da non dover temere il giudizio delle generazioni future? Noi osiamo dubitarne. Anche perchè, se è facile giudicare, è invece difficilissimo capire”.

“Nella storia bimillenaria del cristianesimo non c’è tema tanto attuale e dirompente quanto le crociate, e pochi argomenti sono carichi di pregiudizi come questo”. E’ la premessa del X capitolo di “Contro la Chiesa”, tuttavia per Hesemann, le crociate appaiono come l’anticipazione dello “scontro di civiltà”, sostenuto dal politologo statunitense Samuel P. Huntington nel 1993 e che, dagli avvenimenti dell’11 settembre 2001, sembra diventato un’amara verità. Hesemann è convinto che per gli islamisti il conflitto tra mondo islamico e Occidente risiede principalmente nelle crociate. Del resto Al Qaida e tutte le organizzazioni terroristiche del fondamentalismo islamico combattono il jihad contro gli ebrei e i crociati. Addirittura nel 2004 gli islamisti fanno saltare un’autobomba al consolato americano di Gedda dichiarando che si trattava di “un attacco a una delle fortezze dei crociati sulla penisola arabica”, come se si fosse nel XII invece che nel XX secolo. Del resto in Occidente, non la pensano diversamente, almeno gli intellettuali, come Baigent e Leigh nel loro tendenzioso bestseller del 2000,“L’Inquisizione. Persecuzioni, ideologia e potere”, le definiscono il prototipo storico dell’imperialismo e del colonialismo occidentale. Ma anche il film del 2005, di sir Ridley Scott, Le Crociate, dipinse i crociati come fanatici intriganti e intolleranti e invece gli arabi come nobili e leali. Sostanzialmente, “L’eroe della pellicola, quasi assunto al ruolo di profeta, è il sultano Saladino(…). Nella pellicola però non hanno fatto vedere che in realtà il sultano dopo aver vinto la battaglia di Hattin, fece decapitare tutti i cavalieri sopravvissuti. Basterebbe questo per non accettare la Storia come qualcosa che sia tutto bianco o tutto nero.

Il Grand Tour Poetico è un’iniziativa che nasce dall’esigenza di risvegliare e unificare l’identità poetica e artistica sopita della nostra penisola con l’intento di riappropriarci di una gloriosa tradizione troppo spesso dimenticata. È un viaggio a tappe, reale e simbolico, fra le varie arti che si estende in tutto il territorio italiano teso all’incontro e al confronto generazionale. A centocinquantatre anni dall’Unità d’Italia, la finalità del viaggio è quella di riconquistare e riunificare la coscienza culturale italiana, riqualificando il territorio nazionale in modo capillare, risvegliandolo alla bellezza e al valore dell’arte italiana contemporanea e antica, attraverso la scelta di luoghi significativi in cui celebrare le tappe. Questo movimento vuole valorizzare i talenti italiani, affermati e ancora sconosciuti, immaginati come principio di salvaguardia dal colonialismo culturale straniero. Nell’ottica del Grand Tour, gli artisti italiani possono rappresentare un fronte di resistenza al degrado culturale contemporaneo. L’Italia ha sempre rappresentato, sin dall’antichità, un punto di riferimento culturale incomparabile oltre che un vertice espressivo nelle diverse arti.  Il viaggio in Italia rappresentava la destinazione finale dei Grand Tour compiuti in Europa, fra il XVII e il XVIII secolo, da aristocratici e intellettuali attratti dalle rarità e dai capolavori del nostro paese, spinti dal desiderio di studiare l’inestimabile patrimonio classico. Il nostro percorso, sulla scia dei Grand Tour del passato, partirà dal nord d’Italia giungendo fino all’estremo sud per concludersi nuovamente al nord, attraversando luoghi fortemente evocativi dal punto di vista storico-artistico e della tradizione risorgimentale, dove avverranno le tappe, eterogenee e diversificate fra di loro per tematiche, artisti e percorsi. Convergeranno nel Tour diverse polarità espressive: da possibilità artistiche più strettamente sperimentali ad ambiti più fortemente correlati alla tradizione classica.

Il viaggio, nato su un piano virtuale e visionario, mira a creare un movimento vettoriale reale fra artisti che si incontrano, si confrontano, si interrogano sui principi ispiratori della nostra tradizione, su chi eravamo, chi siamo, chi possiamo essere, ripensando le radici dell’unità italiana, oggi sempre più frammentata. Questo confronto fra citazioni classiche e innovazioni sperimentali è comunque teso a riconsegnare la memoria, il senso di appartenenza all’ideale tradizionale di questa unità perduta. Si desidera stimolare un processo d’individuazione identitario dell’Italia di oggi, cercando di contestualizzarlo fra la poderosa tradizione e la contemporaneità.

 

La finalità di riconquista dell’anima perduta della nostra identità nazionale è il telos verso cui tende il progetto di bellezza e di valore principio ispiratore profondo del Grand Tour Poetico. Questi sono gli autori :

 

IRENE BATTAGLINI (1969), pittrice e studiosa di psicologia dell’arte, laureata in psicologia, di Barletta. Ha vissuto a Torino e si è trasferita in Toscana nel 2001. Ha curato nel 2012 per Aracne il saggio Psicodinamica del Sé e delle Relazioni Interpersonali nella collana Psicologia Clinica e Psicoterapia, cui partecipa con “Le origini del linguaggio immaginale nella Firenze dell’età di Dante”. Annovera tre mostre personali: Radici di fiume (2012), Ri-generazioni (2007), Re-visioni (2003). Coordina progetti di Alta Formazione in Psicologia dell’Arte, Criminologia, Skill professionali, ed è direttore dell’Agenzia Formativa riconosciuta da Regione Toscana Polo Psicodinamiche. È fondatore e direttore di «Frontiera_di_pagine_ magazine_on_line», di cui cura la rubrica “L’immaginale”. Attualmente coordina, per la Scuola di Psicoterapia Erich Fromm (di cui è socio fondatore, docente e membro dello ScientificCommettee), il progetto “Il narcisismo nell’arte contemporanea” ed è membro del comitato scientifico della collana “L’immaginale” per Aracne editrice, Roma, per la quale ha pubblicato assieme ad Andrea Galgano il volume Frontiera di Pagine(2013) che raccoglie saggi e interventi di psicologia dell’arte, poesia e letteratura.

MADDALENA CAPALBI Nata a Roma, vive a Milano dal 1973. Ha partecipato a numerosi concorsi tra i quali quelli organizzati da Arpanet nel 2003 e nel 2004 con pubblicazione sulle antologie ‘Meccano’, con nota di Elisabetta Sgarbi, e ‘Kermesse’ con nota di Aldo    Nove.  Una sua poesia, nel 2005, è stata inserita nell’antologia ‘Pace e libertà - la battaglia delle idee’ (La Comune) con intervento di Alberto Granado, un’altra nella raccolta ‘Ti bacio in bocca’ e nei diari poetici 2007 e 2009 ‘Il segreto delle fragole’ (LietoColle). Altri testi sono stati inseriti nell’antologia ‘L’Eco del vento’ Ed. Pagine. Un racconto in prosa è stato pubblicato nella raccolta ‘Carte Segrete’ (ed. Besa). Nel 2009 alcune poesie sono state inserite nell’agenda ‘Fotofanie’ Ed. Antony (Trieste). 
La sua opera prima è stata ‘Fluttuazioni’ (LietoColle - 2005) e alcuni testi sono stati tradotti in lingua slovena da JolkaMilic. È seguita ‘Olio’ (LietoColle – 2007), nel 2008 ‘Sapevo’ (Ed. Pulcinoelefante) con pastello di Nevia Gregorovich e ‘Il giardino di carta’ stampato dal laboratorio grafico ‘Fil de Fer’ Freedom Coop. Nel 2009 ha pubblicato ‘Arivojo tutto’ ( LietoColle) poesie in dialetto romanesco ed alcuni testi sono stati inseriti nell’antologia ‘Prova d’orchestra ’ curata da Guido Oldani. Nel 2011 ha pubblicato ‘Nessuno sa quando il lupo sbrana’ ( La Vita Felice), la raccolta si è classificata al terzo posto, sezione poesia edita, nel concorso Guido Gozzano 2013. 
Il testo Imploratio è stato musicato dal Maestro Luigi Donorà. Ha collaborato con Giuliano Turone responsabile del sito Dante Poliglotta, traducendo in dialetto romanesco alcune terzine tratte dal I e V canto dell’Inferno.È redattrice della rivista culturale Qui libri (La Vita Felice). Dal 2006 coordina il laboratorio di scrittura creativa presso la II Casa di Reclusione di Bollate curandone ogni anno le antologie poetiche.

PAOLO BARBIERI, giornalista professionista, ha iniziato a scrivere per il quotidiano Bresciaoggi alla fine degli anni ’70 per poi passare all’Agenzia Ansa, redazione di Milano, dove ha seguito avvenimenti nazionali e internazionali sia di cronaca che di politica. Appassionato di filosofia ha approfondito il pensiero di Martin Heidegger e di Emanuele Severino scrivendo diversi brevi saggi. Nel 2010 ha fondato con l’editore Gerardo Mastrullo la rivista culturale QuiLibri.

In passato ha collaborato con Corrado Augias nella trasmissione di Raitre Telefono giallo e per la casa editrice Editori Riuniti ha pubblicato La strage dai capelli bianchi, saggio sulla strage di piazza Fontana. Ha collaborato con una serie di interviste con Il Fatto Quotidiano e scrive recensioni di libri per la redazione culturale dell’Ansa. Collabora con Maddalena Capalbi e Anna Maria Carpi al coordinamento del Laboratorio di Poesia della Casa di reclusione di Bollate.

FLAMINIA CRUCIANI Romana, si ė laureata in "Archeologia e storia dell'arte del Vicino Oriente antico", presso "Sapienza Università di Roma" sotto la guida del Prof. Matthiae, e ha poi conseguito il Dottorato di Ricerca in "Archeologia Orientale" nella stessa Università, con una tesi sull'iconografia degli dei nella glittica paleosiriana. Ha poi conseguito un Master di II livello in "Architettura per l'Archeologia - Archeologia per l'Architettura" per la valorizzazione del patrimonio culturale.Per lunghi anni ha partecipato alle annuali campagne di scavo a Ebla in Siria, in qualità di membro della "Missione archeologica italiana a Ebla". Attualmente è iscritta presso "Sapienza Università di Roma" per il conseguimento di una laurea specialistica in "Storia della Critica d'arte".È esperta di glittica, di iconografia e di Visual Studies. Presso "Sapienza Università di Roma", tiene annualmente corsi sul rapporto tra l'iconografia e il testo nella tradizione mesopotamica. È autrice di pubblicazioni a carattere scientifico e consulente nell'ambito di diversi progetti archeologici dell'Università e del Comune di Roma.Successivamente, si è specializzata in Discipline Analogiche, attraverso lo studio dell’Ipnosi Dinamica, della Comunicazione Analogica non Verbale e della Filosofia Analogica, conseguendo il titolo di Analogista. Pratica quindi una professione di aiuto per la lettura e la decodifica delle dinamiche emozionali profonde, in grado di promuovere un efficace livello di comunicazione tra l'istanza logico-razionale e quella analogico-emotiva, che consente all'individuo di sbloccare disagi, uscire da difficoltà relazionali, schemi ripetitivi e di orientare la vita ad un rivoluzionario benessere. Da diversi anni è operatore certificato di Psych-K.Nel 2008 ha pubblicato "Sorso di Notte Potabile", ed. Lietocolle. Suoi testi letterari sono presenti in numerose antologie. Collabora con la rivista Qui Libri.

ANDREA LEONE è nato a Milano. Poeta, narratore e giornalista. Ha scritto L'Ordine (2006, Premio San Pellegrino Opera Prima), Il suicidio di Holly Parker (2008), Stirpe (2009), La sposa barocca  (2010), Lezioni di crudeltà (2010), 168 spaventi mortali (2012), Scena della  violenza (2013), Hyle -Selve di Poesia (2013). È incluso nell'Antologia Un’altra linea lombarda (2014), curata da Milo De Angelis. Letture pubbliche dei suoi testi in vari festival letterari italiani, Salone del Libro di Torino, Bookcity al Castello Sforzesco di Milano, Parco Poesia di Rimini, Contrasti poetici al Teatro Out Off di Milano. Ha appena pubblicato il romanzo Kleist

ADRIANA GLORIA MARIGO vive a Padova. Interrotti gli studi universitari in pedagogia, ha insegnato nella scuola elementare per una decina d’anni dedicandosi in seguito alla scrittura e alla lettura come una disciplina quotidiana. Cura la presentazione di libri, scrive recensioni, collabora con le riviste letterarie L’Estro Verso, Diwali, Samgha, Linea Carsica, il Centro di Ricerca ArtisticaImmaginario Sonoro, il giornale online Il Corriere del Verbano.Ha pubblicato le sillogi Un biancore lontano - LietoColle, 2009 e L’essenziale curvatura del cielo - La Vita Felice, 2012. Suoi testi di poesiae interventi critici compaiono in rete in diversi blog di settore, in antologie; altri contributi critici nell’ottica della relazione tra letteratura e psicoanalisi sono nati per la collaborazione con Polo Psicodinamiche di Prato. Da giugno 2012 partecipa al festival internazionale di Caorle “Flussidiversi. Poesia e poeti di Alpe Adria”, che riunisce i poeti dell’area culturalemitteleuropea. E’ tra i poeti che il 22-23 marzo 2013 partecipano a Trento all’evento annuale “Poeti al Castello” sul tema “ Poesia e Mito”; sempre nel 2013 è fra i tre poeti veneti presenti ai festeggiamenti per commemorare il poeta Andrea Zanzotto a Pieve di Soligo; partecipa agli inizi di agosto 2013 alla prima edizione “ Il soggiorno dei poeti” ad Arta Terme organizzata da Samuele Editore con il Comune di Arta. E’ presente all’edizione La Fiera delle Parole 2013di Padova e a Libri in Cantina 2013 – Susegana, fiera della piccola editoria - dove presenta L’essenziale curvatura del cielo. All’inizio del 2014 è tra le cinque fondatrici il movimento letterario “Saffo e le altre – La scrittura delle maestre” da un’idea di Dona Amati, atto alla salvaguardia e diffusione del patrimonio culturale della produzione letteraria delle donne. Sempre nel 2014 aderisce a “Compitu Re Vivi” sodalizio letterario composto da poeti critici letterari il cui intento è il rinnovamento della lettura critica del testo. Su invito dell’Associazione Scrittori Sloveni nell’aprile 2014 presenta a Lubiana L’essenziale curvatura del cielo e a Capodistria incontra gli studenti della Facoltà di Studi Umanistici dell’Università del Litorale per un dialogo sulla poesia e sul significato di essere poeti. Predilige la diffusione della poesia in una dimensione multidisciplinare e all’interno di altre espressioni artistiche, quali pittura e fotografia: a giugno 2014 presenta a Castelfranco Veneto il suo lavoro poetico sulle fotografie di viaggio di Imaire De Poli nell’evento “Di Terra e Arte” del Centro di Ricerca Artistica Immaginario Sonoro.

GIANPAOLO G. MASTROPASQUA Medico, nato a Bari nel novembre del 1979, è vissuto a Santeramo in Colle nell'Alta Murgia. Dopo aver condotto parte degli studi a Siviglia, si è laureato all'Università di Bari discutendo una tesi in Psichiatria. Si è inoltre perfezionato nel Corso Post- Laurea, dalla stessa Università, in Bioetica con una tesi sul rapporto tra Psichiatria e Arteterapia. E' specializzando in Psichiatria, nella Scuola di Specializzazione dell'Università degli Studi di Brescia, città in cui attualmente vive. Maestro di Musica e Clarinettista, si è diplomato al Conservatorio di Brescia “Luca Marenzio”, dopo i precedenti studi musicali presso il Conservatorio “Egidio Duni” di Matera. E' periodicamente impegnato in una attività concertistica e performativa. Ha pubblicato Silenzio con variazioni, Edizioni Lietocolle 2005 (finalista al Premio Festival delle Arti di Bologna 2006 e vincitore nel 2007 del Premio Internazionale Nuove Lettere, dell'Istututo italiano di Cultura di Napoli) divenuto successivamente “PoesiaConcerto” su musiche originali di A. Ciavarella per “Le Grandi Narrazioni”. Nel 2008, sempre per le edizioni Lietocolle, ha dato alle stampe Andante dei frammenti perduti. Suoi testi sono presenti in riviste specializzate, antologie, quotidiani e blog letterari. Ha curato l'antologia Se/dici/anni, per un progetto anti-dispersione scolastica, e l’Antologia Taggo e Ritraggo (Ed. Lietocolle) sulla poesia ai tempi di Facebook. Con testi inediti, nel 2011, è stato inserito nella rosa dei finalisti del Premio Internazionale Mario Luzi e ha vinto il premio Internazionale Alda Merini, sempre nella sezione inediti, nello stesso anno. Ha promosso varie manifestazioni artistico-letterarie tra cui ricordiamo “Lietocolle Sud Tour” e “Artisti contro il Bavaglio”. Ha partecipato alla Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo. Nel 2013 una monografia sulla sua poetica è apparsa nell'Antologia “A Sud del Sud dei Santi – Cento anni di Storia Letteraria”, edizioni Lietocolle. Alcuni suoi testi sono presenti nel volume “L'evoluzione delle forme poetiche – la migliore produzione poetica dell'ultimo ventennio”, edizioni Kairos 2013.

ISABELLA VINCENTINI ta da una famiglia storica reatina, compiuti gli studi liceali, si trasferisce a Romaper conseguire la laurea in lettere classiche e un perfezionamento triennale in filologia moderna presso l’Università La Sapienza. Tema della sua tesi di laurea sono gli scritti filologici di Nietzsche e il mondo classico della tragedia greca. L’attrazione e la commistione con il mondo greco antico e in seguito contemporaneo, si configura subito come un intreccio inseparabile e una circolarità non casuale che caratterizza la sua intera riflessione poetica e saggistica. Dopo un felice esordio come antologista, recensore e critico della generazione poetica italiana al passaggio degli anni settanta-ottanta, ha pubblicato saggi, monografie, interventi critici, articoli e interviste su poeti, gruppi e tendenze della poesia del secondo Novecento, dai maestri come Andrea ZanzottoAmelia Rosselli Cristina Campo ai più giovani poeti come Milo De AngelisGiuseppe Conte Roberto Mussapi. La sua è una saggistica attenta al dibattito sulle teorie della letteratura e orientata verso una lettura tematica delle poetiche novecentesche. Ha pubblicato due raccolte poetiche, Le ore e i giorni[1] (2008), finalista al Premio LericiPea Diario di bordo (1998), vincitore del premio Alpi Apuane. E’ stata autrice di numerosi programmi culturali della RAI (Radio I, Radio II, Radio III, Isoradio, Rai international), consulente editoriale e redattrice delle riviste AgalmaGalleria, collaboratrice di diverse testate giornalistiche, riviste e e almanacchi tra cui il quotidiano Il TempoAlfabetaPoesia. Ha partecipato come relatore a convegni nazionali e internazionali sulle poetiche e l’estetica contemporanea, tiene dei seminari presso l'Università di Roma Tor Vergata e l’Università di Padova.Ha pubblicatoLa pratica del desiderio. I giovani poeti degli anni ’80, Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta1986. Colloqui sulla poesia. Le ultime tendenze, Edizioni RAI, Torino1991. Varianti da un naufragio. Il viaggio marino dai simbolisti ai post-ermetici, Mursia, Milano1994. Diario di bordo, I Quaderni del Battello Ebbro, Porretta Terme1998. Atene. Tra i muscoli dei Ciclopi, Unicopli Edizioni, Milano2002. Le ore e i giorni, La Vita Felice, Milano2008. Lettere a un guaritore non ferito, La Vita Felice, Milano2009.

 

 

L’Atlante geopolitico del Mediterraneo 2014, prodotto dall’Istituto di studi politici “San Pio V” in collaborazione con il Ce.S.I. (Centro studi internazionali) e pubblicato da datanews (pp. 384, € 20), costituisce un eccellente strumento per comprendere storia e novità degli Stati africani e asiatici che si affacciano sul Mediterraneo, dal Marocco alla Turchia.

Le vicende dei Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo, a due anni dall’esplosione delle primavere arabe, costituiscono una delle principali sfide che la comunità internazionale e, in particolar modo, l’Europa dovranno affrontare e (chissà?) risolvere nei prossimi anni. L’instabilità politica ed economica ancora perdurante, il problema dei sempre più consistenti flussi migratori, il conflitto in atto oramai da parecchio tempo in Siria, la guerra a Gaza e la crescente destabilizzazione di tutta l’area rendono il bacino del Mediterraneo uno dei teatri più caldi dello scenario internazionale, già oggi. Per tale motivo il volume si propone, attraverso riflessioni puntuali su argomenti pregnanti e tramite complete schede su ciascun Paese, di costituire un utile strumento per comprendere il passato storico e la recente evoluzione dei Paesi del Mediterraneo afro-asiatico.

L’opera è curata da due storici, Francesco Anghelone e Andrea Ungari, al quale si devono svariate schede storiche che permettono di comprendere l’origine, anche remota, di eventi a noi coevi. La prefazione è di Antonio Iodice, mentre l’introduzione è firmata da Andrea Margelletti.

fiabeleggende RODIA

Fiabe e leggende di Terra d’Otranto, di Cosimo Rodia, edizioni Progedit, è una raccolta di 45 fiabe recuperate dalla tradizione orale nell’area geografica della vecchia provincia pugliese (Lecce, Brindisi e Taranto), illustrata in modo accattivante da Francesca Noya e prefata da Angelo Nobile, docente Università di Parma, che offre al lettore una guida per inoltrarsi nei racconti di Rodia e comprendere subito il collante tra le fiabe, i metaconcetti espressi nei personaggi, gli archetipi riscontrabili nelle storie.

I racconti dello scrittore tarantino sono legati alle masserie, ai vigneti, agli ulivi secolari dalle foglie argentate, tra le quali rimangono imbrigliati i raggi di sole e l’odore del mare. Non mancano chiaramente i personaggi in carne ed ossa, l’eroe e l’antieroe. In genere è il contadino e il massaro ad avere la parte principale, tanto da rubare addirittura la scena al re. Questa idea del contadino spesso furbo, rozzo di modi ma di mente acuta, alcune volte ingenuo o gabbato dal pastore, è di antica memoria. Lo troviamo nelle novelle del Boccaccio o ancor più nell’opera secentesca di Giulio Cesare Croce “Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno”.

Come nella tradizione medievale il popolo nelle fiabe non urla, sussurra appena, vinto dalla fame e dal giogo del sovrano. Proprio per questo stato di subordinazione il contadino in questi “cunti” immagina il riscatto sociale attraverso la magia, l’opera di fattucchiere e di pozioni magiche, anche se i filtri magici in questo caso sono sostituiti da pane, formaggio, olive. Elementi con poteri straordinari che solo nelle fiabe meridionali possono trovarsi: questo era quanto conoscevano i villani, non certo le bacchette magiche; era già un miracolo portare il pane, un po’ di olive e un bicchiere di vino sulla tavola! Già, e questo poteva fare invidia alla comare, vicina di casa, che non aveva neanche quell’essenziale. In genere le donne invidiose sono anche brutte e col naso ricurvo, mentre le principesse sono sempre belle, sole e indifese. In alcuni casi, per un amore non corrisposto o per tradimenti, le belle fanciulle finiscono nei flutti del mare per mano dell’uomo: sotto le vesti del mito si nascondono, evidentemente, non pochi drammi familiari. Tanti gli spiritelli che vagano tra tratturi e masserie; certamente bambini morti prematuramente come avveniva agli inizi del ‘900 nel Sud, tanto da non avere avuto la possibilità di ricevere il battesimo; piccoli che diventano nell’immaginario collettivo laùri.

E si continua con storie di nani, giganti, bambine e piccole bambole di pezza. Storie con personaggi del paese che sicuramente avevano lasciato dei segni tanto nel bene quanto nel male. Molti i bimbi, preti, fanciulle che si perdono nei pozzi delle campagne. E queste storie ci portano anche a fatti recenti, come a voler dire che si tratta di fiabe, con radici però che affondano in tragedie realmente consumate e trasformate in …c’era una volta, con l’omicida che si trasforma in orco e la fanciulla in sirena. Ma si scorge il dolore e la presenza della donna con la falce di luna.

Racconti quelli di Rodia costruiti come le cattedrali gotiche, ovvero, con capitelli con draghi, pietre con proverbi popolari, gocciolatoi a forma di leoni, dipinti del Vecchio e Antico Testamento, storie di Santi ma anche di personalità illustri del paese. Tutti questi elementi si trovano in compiuta contaminatio nelle fiabe e leggende di Terra d’Otranto, e la narratio porta il lettore ad ondeggiare tra santi, contadini e massari, fin quasi a perdere l’equilibrio, ma questo è il bello dei racconti popolari: far perdere l’equilibrio a chi ascolta di fronte all’inatteso. Buona lettura.

 

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